Tutto incominciò nel 1979, quando Ned Steinberger (figlio del fisico e premio nobel Jack Steinberger) decise di entrare, da innovatore, nel mondo delle chitarre e bassi elettrici, ma non solo.
Dopo gli studi superiori, Ned decise di iscriversi alla facoltà di Arte del College del Maryland, ove si laureò a pieni voti nel 1975 con una specializzazione in scultura. In seguito, come da lui stesso affermato "essentially alone" aprì il suo laboratorio di costruzione di strumenti musicali a Brooklyn, New York (Steinberger Sound Corp, anno 1980), per traferirsi poi a Newsburgh con la Newsburg Factory, in locali più ampi.
La produzione iniziò prima con i bassi L2, poi decise per una versione chitarristica e ne costruì il primo prototipo denominato GL2 -dove G sta per guitar- che venne presentato al NAMM del 1982. Tra i particolari, l'uso dei primi pickup attivi che gli vennero proposti dalla neonata azienda EMG, magneti che presto verranno installati di serie su tutti i modelli Steinberger, dai bassi alle chitarre).
Nel 1987 vendette tutto alla Gibson, rimanendo come consulente fino al 1990.
Il basso originale XL di Steinberger aveva un body molto piccolo e simmetrico nella forma. Il top del body era asportabile. Cioè, allentando sei viti, la parte del body dove erano montati i pickup e i tre potenziometri veniva via, mentre l'interno del corpo risultava quasi vuoto. I controlli erano perfettamente uguali a quelli di un Jazz Bass, cioè due volumi, uno per ogni pickup, e un tono passivo (il circuito attivo era disponibile nel modello XL Elite). Non veniva usato legno, il body e il manico erano costituiti da un pezzo unico di materiale sintetico chiamato Steinberger Blend (grafite più fibra di vetro) mentre per la tastiera veniva stata usata una resina fenolica (Bakelite).
L'XL era proposto completamente nero, ma volendo era possibile ordinarlo col body White. Non aveva la paletta e le meccaniche erano state spostate all'estremità del body stesso. Su questo basso si dovevano usare delle mute a doppio pallino double ball che non erano altro che corde di lunghezza predefinita, sempre da 34 pollici di diapason, con due ancoraggi: uno piccolo che si infilava nell'apposito alloggiamento all'inizio del manico e quello grande nella meccanica all'estremità del body. Fu anche realizzato, postumo, un accessorio che sostituiva il fissaggio alla sommità del manico con un blocco con viti a brucola.
Nella produzione vi erano anche chitarre a sei corde, ultimamente si erano visti strumenti con il body più tradizionale, mancanti però sempre della paletta. 

Steinberger XL

Altro discorso è l'analisi delle sonorità. C'è chi lo ama e chi lo detesta, ma lo Steinberger ha effettivamente un suono tutto suo, molto diverso dai bassi in legno, piuttosto secco ma molto definito.
Con il solo pickup al ponte si ottine un suono nasale, ottimo per jazz-fusion, però l'utilizzo maggiore è con i due pickup miscelati: ne esce fuori un suono cattivo e presente, concepito a posta per situazioni rock e hard. Le band che suonano questi generi musicali lo hanno molto utilizzato.
Anch'io ne ho avuto uno, ma mi mancavano la palettona Fender con le Kluson giganti per basso. Eppure, ragazzi, ne rimpiango la trasportabilità: lo usavo con un amplificatore Gallien Krueger 200 MB, quest'ultimo del peso di circa 11 kg, Speaker da 12" compreso.

Steinberger XL
Steinberger XL