I più smaliziati, si soffermano solitamente alla scoperta dei dettagli. Dal posizionamento dei microfoni al dettaglio più insignificante in assoluto, tutto può diventare fonte di ispirazione capace - oltretutto - di saziare la voglia di sapere e affinare le proprie competenze.
Tra le nostre mani è passato un video realizzato in studio dai Dolcetti del nostro Jana che in questo momento si stanno preparando per il tour che questo autunno faranno come spalla per gli Aristocrats di Guthrie Govan, Marco Minnemann e Bryan Beller. Jana è di casa, e allora quale migliore occasione per porre a lui, Erik e il fonico Gabriele Gritti alcune domande utili a comprendere cosa si cela dietro il loro sound inconfondibile e al lavoro in studio tra elettronica, progressive, dubstep e shred!
Il Fonico

Gabriele Gritti - Spesso i rientri vengono considerati, secondo me erroneamente, “un problema da risolvere”, quando invece fanno parte attiva del suono di uno strumento, soprattutto in questo caso in cui la registrazione è live.
Registrando batteria e chitarra nella stessa stanza inevitabilmente parte del suono degli strumenti rientrerà nei microfoni di entrambi e per gestirli in maniera corretta sono fondamentali due cose: il volume e la posizione.
Il volume dell'ampli non dev'essere né troppo basso né troppo alto, ma correttamente rapportato al volume della batteria in modo che già acusticamente nella stanza ci sia il giusto bilanciamento.
La posizione dei 2 strumenti nella stanza è altrettanto importante per controllare i rientri. In questo caso, dato che si trattata di un video, le posizioni erano vincolate a determinate esigenze estetiche ma siamo comunque riusciti a trovare un buon compromesso tenendo la batteria e gli amplificatori leggermente indirizzati verso il centro della stanza; in questo modo i rispettivi microfoni puntavano verso gli angoli opposti, limitando quanto basta dei rientri eccessivi.
GB - Come hai sfruttato gli ambienti in fase di mix?
GG - Gli ambienti in un mix sono secondo me un aspetto fondamentale quanto l'equalizzazione e la compressione.
Per questo video ho utilizzato 3 ambienti differenti. Il primo è un vero e proprio ambiente reale. In fase di registrazione ho posizionato un microfono a nastro a circa 3 metri dalla batteria per riprenderne il suono nel suo complesso ma soprattutto, dato che questo tipo di microfoni hanno la cosiddetta “figura a 8”, le riflessioni provenienti dal fondo della stanza.
Successivamente poi in mix ho utilizzato altri 2 ambienti, questa volta tramite plug in digitali. Ho utilizzato 2 riverberi a convoluzione (i miei preferiti), nello specifico un gate reverb e un plate.
Il gate reverb l'ho utilizzato sul rullante per ingrossarlo, insieme ad un pizzico di plate per dargli una coda piacevole, eseguendo poi delle automazioni di volume per variarne la presenza durante il brano. Sui tom invece ho utilizzato solamente il plate.
Ho utilizzato lo stesso plate in maniera molto leggera anche sulla chitarra per far entrare anche lei nella stessa “stanza virtuale”.
GB - Come hai equalizzato la chitarra?
GG - Conosco bene l'ottima accoppiata Ibanez e Laney quindi il 90% del suono finale l'ho potuto creare senza problemi già in fase di registrazione, posizionando bene i microfoni e accoppiandoli con il giusto pre e la giusta equalizzazione.
Dall'amplificatore mi piace tirare fuori gran parte del suono lavorando soprattutto sulle medie frequenze che sono le più importanti per la chitarra, controllando in modo corretto gli alti e i bassi.
In fase di mix la cosa fondamentale è pulire il suono dalle tipiche risonanze provocate dalla distorsione utilizzando l'eq a campana strettissima. Le zone tipiche in cui si trovano sono fra i 100hz e i 300hz in basso e fra 1000hz e 3000hz in alto. Ma ovviamente sono solo dei valori indicativi che cambiano da situazione in situazione.
Il chitarrista

GB - Tra la versione registrata nell’album e questa nuova intrisa di dubstep ed elettronica, cosa hai cambiato nel tuo sound?
Gianni "Jana" Rojatti - I cambiamenti principali derivano dal fatto che è rivoluzionato l’arrangiamento del brano. Nel disco ci sono tonnellate di chitarre diverse che con ampli, pre ed effetti diversi creano il paesaggio sonoro della canzone. In questa versione live invece faccio tutto con una sola chitarra e uno stesso suono. Sostanzialmente non ci sono parti di ritmica perché questa è interamente affidata ai synth e alle sequenze elettroniche. Quindi c’è di base un suono solista su cui ho programmato qualche effetto. La parte principale composta da tutti i temi, il riff in tapping e l’assolo centrale è suonata con lo stesso suono, un distorto condito con un ricco delay.
Poi, i suoni più pazzeschi e sintetici li ho creati con uno Zoom G3.
GB - Dedichi molto tempo alla ricerca del sound senza lasciare nulla al caso. Svelaci qualche dettaglio e la strumentazione utilizzata per la realizzazione di questo video.
J - In realtà cerco di dedicare meno tempo possibile alla ricerca del suono. Non perché non sia importante, noi siamo il nostro suono. Ma tra tutte le cose meravigliose che uno può fare nelle vita (studiare musica, scrivere musica, suonare, stare con il proprio cane o fare festa con gli amici…) starsene a provare pedalini, litigare con un tecnico per come ti ha cablato la pedaliera, perdere ore a parlare di valvole credo sia tra le cose più noiose al mondo. Parlo per me ovviamente.
Così, una volta trovato già da tanti anni un set che mi soddisfa (...nel mio caso Laney, Ibanez e un piccolo sciame di pedali di fiducia) mi sono tolto un pensiero. Nel tempo mi sono poi accorto di essermi dannato su che overdrive aggiungere per dare boost a un solo, o sulla scelta del delay…poi però riascolti le registrazione a mente fresca mesi dopo, registrazione dove magari suoni altre cose e non distingui nulla. Questo mi ha portato a capire che rischiavo di perdere tempo su dettagli che in realtà non facevano davvero la differenza. La mia strumentazione è ottima, ho un fonico di fiducia: se qualcosa non suona come deve significa che devo esercitarmi e provare di più io, non comperare un buffer o regolare il bias! Per questo video ho usato due amplificatori: una testata Ironheart per il suono solista e una Lionheart per le parti più crunch. Un phaser p90 della Mxr e appunto lo Zoom g3 per gli effetti più particolari.
GB - Ironheart e Lionheart, ma un po' ti manca la VH100?
J - Scherzi, la VH100 resta la mia testata preferita! Il mio set-up ideale la prevede sempre.
In un mondo perfetto mi porterei sul palco la Ironheart per le ritmiche metal più moderne ed estreme, la Lionheart per i Crunch e i puliti (…anche se ti confesso che quelli della Ironheart sono davvero accattivanti.) e la VH100 per il suono solista inarrivabile.
GB - Qual è il segreto per raggiungere la perfetta intesa che c’è tra te ed Erik, non sbagliate un colpo!
J - Grazie! Nessun segreto. Facciamo prove praticamente ogni giorno e registriamo tutto ogni volta. Ogni sera finito di suonare con gran calma, ci riascoltiamo la sessione di prove e vediamo cosa non funziona. Poi aiuta il fatto che abbiamo molti ascolti in comune e molte cose, il portamento del groove, la maniera di pensare a uno stacco li sentiamo alla stessa maniera. Il segreto è la quotidianità e il relax. Meglio provare un’ora e mezza ogni giorno con in mezzo il tempo per una birra e un caffè che fare tre prove da sei ore alla vigilia di un concerto con l’ansia e la nevrosi. Essere in due è un vantaggio anche per questo!
Il batterista

GB - Come hai costruito l'accompagnamento sul solo di chitarra?
Erik Tulissio - Per l'accompagnamento sul solo di chitarra sentivo l'esigenza di una ritmica molto fitta e per questo ho optato per un ostinato in paradiddle con mano destra sul charly e mano sinistra sul rullante su cui ho suonato con la cassa tutti gli accenti della linea di basso facendo suonare il tutto quasi come fosse un obbligato.
GB - Come gestisci gli unisoni con la chitarra?
ET - Su questo brano la parte di unisoni si divide in note di sedicesimi e sestine. I sedicesimi li accompagno ritmicamente con un tribale mentre le sestine le suono orchestrandole su rullante, tom e cassa seguendo la schema RLRLKK.
GB - Che differenza c'è per un batterista a suonare con un basso synth piuttosto che un bassista vero?
ET - Beh è una sfida continua suonare con un basso synth perchè sai che lui non sbaglierà mai... Sta a me quindi cercare di essere concentrato dal primo all'ultimo secondo di esibizione non solo per essere preciso sul click ma anche nel cercare di dare la giusta intenzione che ciascuna parte richiede. Con un bassista vero queste cose le si cerca di costruire insieme facendo in un certo senso gioco di squadra, ma non sempre si riesce...
GB - Come gestisci gli ascolti in cuffia?
ET - In cuffia cerco di avere sempre tutto quello che mi serve, da un filo di cassa e rullo alla chitarra, ma dove non è possibile le cose a cui non posso rinunciare sono per ovvie ragioni il click e il basso synth che perlomeno mi danno sempre il riferimento di dove sono nel brano.