Oggi vi presento l’ultima arrivata in casa mia: la Gibson SG Melody Maker.
Regalatami dalla mia dolce metà per il compleanno, ma arrivata tra le mie braccia un mese abbondante prima, la definirei buona chitarra "con tanti punti interrogativi”, perché secondo me la cara casa madre si è dimentica di porsene alcuni prima di far uscire questo modello. Oppure se li è posti tutti e semplicemente ha dato risposte totalmente diverse da quelle che darei io, ma su questo mi dilungherò dopo.

La chitarra in mio possesso è il modello nero satinato e si presenta con le seguenti caratteristiche:
palettina “melody maker” con meccaniche Vintage Kluson a bottoncino bianco
capotasto in corian
corpo in acero (eh sì, contenere i costi vuol dire anche questo)
manico in mogano incollato con tenone
tastiera in acero scuro con radius 12 pollici (il manico viene imbrunito dentro un forno che lo "cuoce", tale processo si dice migliori la resistenza e la durata)
segnatasti a pallino
ponte wrap around cromato
pickup humbucker 491T ceramico
un controllo di volume basato su di un potenziometro da 300k coperto da un black top hat
vernice alla nitrocellulosa
mascherina nera
gigbag Gibson.

A differenza di altri strumenti entry level, la chitarra si presenta bene, le poche finiture sono curate, non ci sono tasti che friggono o tagliano, la verniciatura è ben effettuata, il manico è molto scorrevole e piacevole al tatto e il gran utilizzo di acero la rende ancora più leggera delle SG Standard. Praticamente una vera piuma, inoltre anche la gigbag è carina.
Il suono è quello che non mi sarei mai aspettato da un modello con tale nome: se penso a una Melody Maker, mi viene in mente un suono crunchy, molto vintage, un gracchiante suono squattrinato, ma qui è tutto il contrario!
La chitarra ha un buon attacco, puliti ben definiti e un volume “azzesco, cosa che fa ingrossare e pompa molto sui distorti che saltano a piè pari le sonorità vintage per approdare fin da subito sul pianeta hard rock. Anche cambiando amplificatore, dal Marshall JCM900 al meno ringhioso Epiphone Blues Custom, il carattere si attenua ma rimane comunque parecchio evidente: questa è palesemente una chitarra da rock post anni '80.
In generale ha un suono graffiante e abbastanza secco, bassi non esagerati ma comunque presenti insieme a una buona dose di medi che ne fanno una chitarra molto esuberante. Insomma scordatevi una rotonda pastosità da Les Paul.
Per fortuna a me uno strumento con questo carattere mancava, quindi, pur avendo considerato inizialmente un paio di modifiche quali la sostituzione del humbucker con un P90 o un P100 e anche lo scavare il body ricavando la cavità per doppi controlli e modificare gli scassi per inserirci due single coil come le SG Melody Maker degli anni d’oro, per ora ho deciso di lasciarla così.
Gibson Melody Maker SG

A questo punto snoccioliamo un poco di critiche e dubbi.
Come detto poche righe più in alto, Gibson nomina “melody maker” una chitarra palesemente poco vintage e con sonorità molto moderne, e non me ne spiego il motivo. Non bastavano le varie serie metallare di Epiphone a coprire quella nicchia di mercato?
Le scelte cromatiche sono anch’esse poco vintage e poco legate agli storici modelli Melody Maker (a parte il bianco), quindi vedasi il punto precedente.
Se Gibson ha scelto volutamente di fare una chitarra "da poco" con un suono cosi moderno, a questo punto avrebbe potuto anche metterci un secondo pickup e avrebbe fatto un lavoro completo, e il tutto sarebbe costato cinquanta euro in più.
Il posizionamento del potenziometro del volume è tristissimo, troppo in asse con il pickup. A mio avviso doveva esser almeno un paio di centimetri più in giù.
Visto che comunque costa 400 euro forse alla cara Gibson l’inserire almeno un controllo di tono non avrebbe poi causato grossi problemi di aumento di prezzo sia per lei sia per il cliente finale.

Detto questo, per riassumere il mio parere riguardo a questa chitarra, darei i seguenti voti:
- estetica 7 ½, è una chitarra ben fatta e rifinita quindi nulla da eccepire
- suono 7, il fatto che non sia quello che mi aspettavo da questo modello non puo certo farmi dire che non suoni bene, comunque forse avrei dato qualcosa di più se fosse stato rispettato maggiormente il carattere vintage del modello storico lasciando poi al chitarrista l’eventualità di utilizzarla con vari effetti in generi musicali più spinti
- suonabilità 8, ha un bel manico, è leggera e già di fabbrica ha un discreto setting
- prezzo 6 ½ , secondo me ci sono aziende costruttrici che offrono strumenti con dotazioni molto più ampie allo stesso prezzo, quindi Gibson, come al solito, secondo me si fa abbondantemente pagare la scritta dorata sulla paletta.

Essendo stato un regalo mi guardo bene dal dire che non l'avrei voluta, probabilmente però se avessi dovuta comprarla di mio pugno avrei cercato un usato vecchio stampo. Con questo non la sconsiglio perché nel complesso, per chi vuole una Gibson da spendere pochino, è ottima, ma come sempre meglio provarla anche perché i pareri sono soggettivi e dipendono da mani, orecchie, ampli ecc.