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Massimo Varini, chitarrista

Massimo Varini, chitarrista

<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/37266/600x0/00/varini.jpg" alt="varini.jpg" style="float:left;"> Massimo Varini è uno dei musicisti più noti a chi segue il mondo della musica leggera. È innanzitutto un chitarrista, talentuoso e versatile, ma con una sincera inclinazione verso la musica che ha scelto di suonare: il pop. Per questo, visto che si può fingere con la sei corde ma non altrettanto con la scrittura, ricopre spesso il ruolo di autore e arrangiatore per gli artisti con cui collabora. Ha contribuito considerevolmente alle carriere di Biagio Antonacci e Nek (è lui l'autore della musica di &quot;Laura non c'è&quot;), suonando inoltre in una quantità impressionante di dischi, da Mina &quot;con e senza Celentano&quot; a Bocelli, dalla Bertè a Valeria Rossi. </p><p>Pubblichiamo l'intervista rilasciata a Alberto Lombardi per la rivista Chitarre</p>

di rivista Chitarre 01 OTT 1
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Non solo, ma ha trovato anche il tempo di dedicarsi alla didattica pubblicando un metodo e tre video, di collaborare con la stampa chitarristica, fare il dimostratore per Meazzi, aprire una propria etichetta discografica che di recente ha pubblicato il cantautore Strabba e, dulcis in fundo, curare un progetto personale che lo ha accompagnato lungo tutti gli anni della sua carriera, approdando al terzo episodio della saga Progetto Fusione (c'è stato PF uno, PF due e adesso è il momento di PF trio, visto che stavolta Massimo si è fatto accompagnare nelle danze da altri due musicisti). Nel disco che è stato missato a luglio ed è uscito in settembre nei negozi come Massimo Varini Trio, "Progetto Fusione Trio" ci sono quattro pezzi del primo cd e quattro del secondo riarrangiati per il trio live, più quattro brani nuovi e qualche sorpresa; il tutto registrato a 24 bit, 96 Khz. Sul sito massimovarini.it, vasto ed interessante per chi volesse approfondire la conoscenza di Massimo, sono in preview alcuni brani.

Con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere a proposito della sua collaborazione all'ultimo lavoro di Nek, dove chiunque apprezzi il lavoro di un chitarrista pop potrà attingere da un vocabolario interessante e omogeneo, decisamente "in stile", tanto che sembra siano rinomate le "chitarre alla Varini". Con l'occasione sono anche stati molti gli spunti per considerazioni di varia natura, dal lavoro alla tutela del musicista, dall'utilizzo della strumentazione alle vie migliori per trovare accesso alla professione.

"Le cose da difendere" ha un team di produzione diverso dai precedenti lavori di Nek: sono cambiati il management, la produzione artistica e Varini, invece di arrangiare l'insieme, ha curato gli arrangiamenti delle chitarre e la pre-produzione è stata fatta nel suo studio. La chitarra del nuovo singolo "Sei solo tu" è stata registrata a casa sua.

Massimo, anche tu hai uno studio e un buon rapporto con le tecnologie?

Sì, uso Digital Performer, perché ho cominciato con quello e mi sembra che funzioni molto bene.

Quindi nulla di analogico?

Questo disco l'abbiamo fatto col mio computer, dopodiché tutto è stato trasferito su ProTools. Il ProTools ormai viene utilizzato di più, perché è più pratico, anche se non necessariamente suona meglio, dipende sempre dal manico!

Infatti suona comunque molto analogico

Solo il missaggio è stato fatto su mezzo pollice. Comunque, da ProTools esce tutto separatamente e va su un banco analogico. Molte chitarre registrate da me in pre-produzione sono state tenute, poi è arrivato Galardini che ha fatto qualche acustica e uno dei pochi soli: non ce ne sono molti. Già io, di mio, non li penso più, o molto poco.

Curioso, io ricordo un "giovane" Varini alla fiera di Rimini, che dimostrava per Meazzi suonando cose come il "Volo del calabrone"

Sicuramente! Per me Malmsteen era un caposcuola. Ci sono chitarristi che vogliono essere bravi, io cerco di essere un chitarrista intelligente: se faccio i miei dischi ho gli assoli, se lavoro all'interno di un disco pop cerco di essere creativo, di dare un sound. Mi ha fatto molto piacere l'altro giorno conoscere un chitarrista che ha lavorato con Ramazzotti, con Patty Pravo, e mi ha detto che a volte gli chiedono di fare le chitarre "alla Varini". Io gli ho chiesto cosa volesse dire e lui: "suono analogico, abbastanza definito, come rivolti usi note in comune, molto delay"

The Edge?

Sì, io sono un suo fan. Ho già convinto la Playgame a fare un video su The Edge, e ora ne farò uno su Andy Summers. Summers ha fatto lui stesso un video, che però è incentrato sul jazz e costa un sacco.

Mentre noi vorremmo sentir parlare di lui come chitarrista pop!

Esatto, di quando ha cambiato la storia della chitarra. Magari 'ha cambiata di più Hendrix, ma -secondo me - anche i due che abbiamo citato hanno contribuito parecchio. Praticamente ho dovuto fare un cambio: io non sono un fan di David Gilmour, mi sono tirato giù "The Wall" come tutti al mondo, però ho promesso alla Playgame di fare un video su di lui, così mi sono fatto un po' aiutare da Paolo Somigli con del materiale che aveva; in cambio ho ottenuto di fare un video su The Edge, e mi ha fatto piacere che sia rimasto primo nella classifica per qualche tempo. Tra i ragazzi di oggi penso che ci sia un po' questo ritorno, a ricercare il "suono". Non è soltanto il fatto di pensare che, maturando, devi suonare meno note e più belle; si tratta proprio di diversi modi di suonare.

Senza contare che è un fatto di moda...

Sì, pura moda! Tanto che io, per rispamiare soldi, vado contro la moda: è uscito il vintage e ho comprato gli EMG, uscivano i multieffetti e compravo i pedalini

Del resto l'hai detto prima: è una questione di manico!

Quando mi capita di fare qualche seminario, mi chiedono quanto siano importanti i pedalini, gli effetti o gli ampli: contano fino a un certo punto. Devi avere il numero di pedalini che puoi "pensare": perché se hai un delay, ma non hai mai sentito in un disco come applicarlo, il limite è la fantasia, non i pedalini! Vuoi fare un riverbero? Prendi un delay cortissimo a volume basso e allunga le ripetizioni: insomma, bisogna anche studiare un po' su quello che hai. Infatti ho dato via molta roba che avevo, come l'Eventide H-3000 o il PCM-80, e uso il Mac come multieffetto.

In studio soltanto?

Sì, dal vivo non potrei. Ma in passato arrivavo in studio con un rack da sedici unità, uno da dieci, due casse Marshall, una cassa Vox, un Hiwatt, un Vox AC-30, due testate, dodici-tredici chitarre... A volte qualcuno si lamentava pure: "Perché hai portato tutta questa roba, tanto c'abbiamo l"Amp Farm!" Delle volte è dura da mandare giù [ride].

Tra l'altro, dopo aver scaricato e compromesso parte della tua colonna vertebrale...

In buona parte è proprio per la mia schiena che ho ridotto l'attrezzatura, però non solo per questo. Quando attacchi un Rectifier, un Brunetti o uno Showman del '73, pensi: "beh, se anche il suono fosse uguale a quello dell'Amp Farm, il mio cervello pensa diverso". L'Amp Farm suona bene, però se vado al di là dello specchio con le cuffie e c'è il Vox che "butta" fuori, questo mi dà feedback su certe note, il mio cervello è sollecitato in modo diverso. Io voglio essere attivo, non passivo nei confronti di un plug in. Suonare diventa asettico, se siamo in una situazione asettica. Non mi verrà in mente di girarmi con il manico per ottenere quella certa vibrazione, se sto in regia con Amp Farm. Magari anche sbagliando viene fuori qualcosa di bello.

Il famoso errore creativo

In uno dei miei assoli preferiti, quello che ho fatto nel singolo "Acqua e sale" dal disco Mina-Celentano, c'è un errore palese. Era stata buona la prima base, stavo leggendo la parte, e mi dicono: "fai un solo? Dove?" "Dove si ferma la batteria!" Si sente che parte con un dito in slide, ma da un punto un po' vago, diciamolo, "a culo" [ridacchia]. Però sono quelle cose che vengono solo così. Se fosse stato tutto più meccanico, tipo "fai la strisciata che poi la metto a tempo con ProTools", sarebbe stato diverso. Come quando ti fanno fare una chitarra, poi ti dicono che la copieranno sull'altro inciso: io chiedo di farmela suonare tutta, perché dopo due minuti di pezzo suoni con un'intenzione diversa; poi puoi anche copiare, ma il secondo inciso magari è meglio e copi quello. Io nel '90 ero un pioniere, perché avevo l'Atari con Notator; gli altri usavano Cubase, che era più limitato. La tecnologia è importantissima, ma...

È importante l'interfaccia uomo.

Ti dico, il plug and play si sta impadronendo del mondo. Secondo me ci sono sempre meno ragazzi che suonano, perché oggi qualsiasi cosa compri, l'attacchi e va. Un monitor, un joystick: ma se attacchi una chitarra, non va! Troppa fatica! C'è contrasto con la filosofia d'apprendimento attuale. Ci vuole troppo tempo.

Non pensi che abbia perso un po' di fascino il fatto di saper suonare? È Più facile far musica usando i campioni

Forse sì. Ultimamente sono stato a contatto con un musicista che non suona quasi più, "suona i dischi". Cioè lui ha fatto un disco suonando quelli di altri: trova dei loop, poi prende vecchie canzoni, tira via con l'equalizzatore gli strumenti che non gli occorrono, cambiando il pitch costruisce delle frasi, le gira alla velocità che vuole, nella tonalità che serve a lui. Si chiama Luca Pernice. In questo caso in effetti c'è un'abilità: lui ha sviluppato un mezzo diverso, ma la creatività è la sua! Invece di inventarsi una chitarra particolare, si è inventato come usare un piatto! Certo, non mi sento di criticare questo tipo di produzione. Intanto, quando lo ascolti è bello. Ti può dare delle emozioni uno con la chitarra e la voce, ma anche uno che fa musica coi dischi. Però un dj che mette su un pezzo con la cassa in quattro e lo missa con un altro, non è detto che sia la stessa roba!

Riprendendo il discorso di prima, parlando di parti, quali sono le qualità giuste che una parte di chitarra deve avere in un disco di musica pop?

La prima qualità è che risponda a un ascolto di insieme, dove si è attenti non solo a quello che fa il chitarrista, ma anche in quale contesto lo fa. Infatti io suono sempre su dei missaggi equilibrati, non su cassa e rullante; chiedo di mettermi la chitarra in cuffia più o meno al volume in cui sarà nel missaggio finale. Un'altra qualità che una parte di chitarra deve avere comunque, è quella di avere una sua piccola vita, anche se si tratta di una chitarra quasi insignificante, anche una nota singola. Se è invece una parte importante, cerco di tenere una nota in comune fra gli accordi che girano. Insomma, bisogna far sì che ogni parte sia interessante in funzione del missaggio. È importante il portamento ritmico, percepire quando sei avanti o indietro: magari quando suoni non ci pensi, però quando ti riascolti devi capire se quello che suoni sta creando una tensione ritmica. A volte c'è bisogno di fare chitarre senza accenti, il che è molto difficile, perché gli elementi ritmici sono sempre in primo piano. O ancora è importante curare la dimensione armonica: a volte bisogna essere molto semplici, mentre noi chitarristi tendiamo "quando siamo freschi di studi" a complicare un po', magari con gli accordi. Con l'acustica, per esempio, spesso deve essere DO, LA minore e via; neanche la settima.

Sono molto importanti anche i rivolti. Ho trovato un sistema per far funzionare gli accordi distorti con la nona aggiunta, o con la terza al basso. Quando ho fatto il disco con Andrea Bocelli, Romanza, Beppe Vessicchio - che è mezzo napoletano anche se vive a Roma - mi fa: "Ué, ch'accord'è quest'?" [suona un MI con la nona al canto]. Quest'accordo suona bene perché il Fa# al canto è un armonico di Si, quindi non crea dissonanze. Allo stesso modo suona bene distorto questo FA maggiore con la seconda Sol perché ci sono il Fa e il Do, che ha come armonico Sol. Non "battono", anche se hai una seconda vicina.

Il resto dell'intervista, con riflessioni sulla professione di musicista e turnista, su Chitarre n.200 in edicola a ottobre

interviste massimo varini



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