Toto through the looking glass
<p>Giudizio: Scarsino</p><p> Tutti conosciamo ed apprezziamo i Toto, gruppo compatto la cui creatività, virtuosismo e padronanza della tecnologia sonora sono garanzia di professionalità e qualità. </p>
Qui da noi non c'é musicista professionista/turnista che non abbia per i Toto una smodata ammirazione, anche quando non é il caso.
Ebbene, per questo disco, non é proprio il caso.
"Through the looking glass" é un CD di cover: niente di male in ciò.
Il problema é COME le cover sono fatte.
Una iniziale "Could you be loved" di Bob Marley senza infamia e senza lode lascia posto a una brillante "Bodhisattva" dei grandi Becker-Fagen: splendidi suoni, ottimo lavoro delle tastiere di Paich e Steve Porcaro, ispirati assoli di Lukather.
Purtroppo "Bodhisattva" é l'unico brano riuscito dell'album!
Già "While my guitar gently weeps" fa rimpiangere ....in toto(!) la versione dei Beatles (e Lukather dimentica il significato del titolo - cfr. l'originale dove suonava Clapton - con un solo che é eufemistico definire di ordinaria amministrazione.
"I can't get next to you" perde completamente l'originale sapore funky per diventare un noioso polpettone, e la wonderiana "Livin' for the city", nonostante la buona volontà del recuperato Bobby Kimball, é resa con un hard rock ripetitivo e senza idee.
"Maiden Voyage/Butterfly" di Herbie Hancock é pura jazz fusion strumentale che poco o nulla c'entra col resto del CD, mentre "Burn down the mission" di Elton John é talmente brutta di per sé che non può certo essere migliorata da una cover.
Ci ha poi indispettito "Sunshine of your love" per l'inutile controtempo aggiunto alla strofa e per l'arbitrario inserimento dei cori di "White Room".
Un accenno di riscatto si ha con il traditional "House of the rising sun" grazie ai bei soli di Lukather, ma subito "Watching the Detectives" dove lo stesso Lukather canta imitando la voce dell'interprete originale Elvis Costello fa arrossire di vergogna.
Il (finto?) live di chiusura ovvero la classica "It takes a lot to laugh, it takes a train to cry" di Bob Dylan é trasformata in una insulsa bluesmarcetta sciaguratamente cantata da Paich.
Quanto spreco di talento!
Ma voi non sprecate i vostri euro.