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SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Spotify, SIAE ed equità

di gigius [user #32013] - pubblicato il 11 luglio 2013 ore 16:34:31.
Spotify! Chi tra noi non lo usa? Credo pochi...Per chi ancora non sapesse di cosa sto parlando questo è il sito.
Per la cronaca è un software che permette a chiunque disponga di un PC e di una connessione a internet (anche non troppo veloce, tipo 640 kbs) di avere accesso gratuitamente a un database praticamente infinito di canzoni, artisti, testi ecc. Attenzione, non sto parlando di gruppi indie sconosciuti, ma di tutti i grandi musicisti che vi possono passare per la testa! I brani non sono scaricabili, ma ascoltabili in streaming senza alcun limite.
In questa pagina viene descritto il metodo di pagamento degli ascolti ai singoli artisti, ma io mi chiedo: come funziona tutto ciò in relazione a SIAE e soci?
Questi servizi al pubblico sono davvero equi per gli artisti?
Non staremo fomentando l'ennesima furberia in stile Major?

Grazie a chi mi illuminerà il cammino.


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Ennesima furberia delle major, pagando ...
di jrizz [user #23356]
commento del 11/07/2013 ore 17:30:38
Ennesima furberia delle major, pagando si possono anche scaricare.
Rispondi
Re: Ennesima furberia delle major, pagando ...
di gigius [user #32013]
commento del 11/07/2013 ore 17:51:29
solo se sei abbonato però... e finchè sei abbonato.
Rispondi
la furberia delle major è ...
di OneForTheRoad [user #21582]
commento del 11/07/2013 ore 21:00:04
la furberia delle major è una sovrastruttura, non è la conseguenza del singolo strumento di vendita (come in questo caso spotify).

I compensi per gli artisti sono determinati dai contratti che questi ultimi hanno siglato con l'editore.
Il fatto che molto spesso l'editore pretenda di vedersi cedere (dietro compenso economico sia chiaro) tutti i maggiori diritti di sfruttamento economico di un'opera è semplicemente la prassi consolidata, che l'artista non ha nessun obbligo di assecondare, fintanto che detiene i diritti sulla sua opera.

Ovviamente nessun editore si sognerebbe di investire nella pubblicazione di un'opera musicale senza assicurarsi un guadagno che ritiene adeguato. Quindi la libertà dell'autore è abbastanza vincolata in questo caso.

Spotify si limita a fornire un servizio all'utente finale, acquisendo i diritti di "messa a disposizione del pubblico" pagando le somme richieste dalla siae o da specifici contratti siglati coi detentori dei diritti (che sono quasi sempre gli editori e/o i produttori del particolare fonogramma) grazie agli introiti pubblicitari derivanti dalle inserzioni sul sito (o altre simili).

Praticamente fa quello che fanno le radio, con la differenza che il particolare diritto coinvolto è diverso e avrà sicuramente dei costi diversi.

Questo per chiarire che non c'entrano nulla le major o l'equo compenso agli artisti...
o meglio, c'entrano relativamente solo come "agenti economici", ma il sistema è autonomo e prescinde dalle politiche contrattuali tra editori ed artisti..
Rispondi
Re: la furberia delle major è ...
di gigius [user #32013]
commento del 12/07/2013 ore 09:54:16
Ecco! era proprio quello che volevo sapere! Quindi dire che spotify paga gli artisti è inesatto... Spotify paga il detentore dei diritti... Grazie del chiarimento.
Rispondi
Re: la furberia delle major è ...
di OneForTheRoad [user #21582]
commento del 12/07/2013 ore 10:23:02
sì, esatto.
generalmente il detentore della maggior parte dei diritti economici è l'editore, apparte casi di artisti molto affermati.

Diciamo che quello che spotify scrive sul sito è che "grazie alla sua esistenza" la musica torna ad avere un mercato legale molto diffuso, e in questo modo in cascata ci guadagnano anche gli artisti..

Non si può dire che sia falso (infatti di solito i contratti con l'editore prevedono una percentuale corrisposta all'artista a seconda delle vendite).. ma di certo non è una causa umanitaria da parte di una piattaforma come spotify..

Rispondi
we, ti ringrazio molto :) ...
di Pinus [user #2413]
commento del 11/07/2013 ore 21:23:14
we, ti ringrazio molto :)
Rispondi
Re: we, ti ringrazio molto :) ...
di gigius [user #32013]
commento del 12/07/2013 ore 09:54:39
e de che? ;-)
Rispondi
"ma di tutti i grandi ...
di blackmorgan [user #33241]
commento del 12/07/2013 ore 08:50:4
"ma di tutti i grandi musicisti che vi possono passare per la testa!"
Purtroppo non è così. Alcuni grandi artisti non ci sono (ancora?).
Ad esempio i Pink Floyd li hanno inseriti circa un mese fa, mentre i Beatles non ci sono proprio...

Per il resto, grandissimo programma. Poi la funzione 'radio' mi ha fatto scoprire un sacco di artisti poco noti che mi piacciono molto.
Rispondi
Re: "ma di tutti i grandi ...
di gigius [user #32013]
commento del 12/07/2013 ore 09:57:34
Scusa l'imprecisione, ma non avevo mai cercano nè i floyd nè i beatles... :-) comunque sono quelle cose che fanno i "grandi" per fare un po' i preziosi... come gli AC/DC che non volevano vendere in formato digitale fino all'anno scorso...
Comunque hai ragione, per trovare la roba degli artisti meno famosi è una piattaforma stupenda!
Rispondi
Regole generali
di Claes [user #29011]
commento del 12/07/2013 ore 11:40:10
Vi sono due situazioni per un master della casa discografica - l'uno è il dover pagare diritti meccanici ( se mi ricordo bene, in Italia è la FIMI). Questi pagamenti sono sulla base di diiritti editoriali da ripartire agli aventi diritto - editori e autori 50/50.

L'altro... Non saprei se Spotify o altri paghino ROYALTIES alla casa discografica! Se non fosse così, artisti non-compositori e case discografiche sono fregati.

SIAE: questa si occupa di diritti editoriali di compositori / parolieri. Se pezzi vanno suonato dal vivo, su radio/TV/film/jukebox la SIAE percepirà pagamenti per usi. Di nuovo, si ripartisce tra editori (1/3)e autori (2/3).

Se fate pezzi vostri è d'obbligo iscriversi alla SIAE!!!

Come vedete, una casa discografica non percepisce mica molto ma spera che vi sia una buona promozione per vendite CD Editori / autori sono meglio piazzati.
Rispondi
Re: Regole generali
di OneForTheRoad [user #21582]
commento del 12/07/2013 ore 16:45:41
==Se fate pezzi vostri è d'obbligo iscriversi alla SIAE!!!==

Non diciamo cose inesatte, per favore.
Non esiste nessun obbligo di iscriversi alla SIAE.
E' vero che per legge (cosa assurda e che in teoria dovrebbe durare ancora poco) è l'unico soggetto autorizzato a fare da intermediario per la riscossione dei diritti economici sul territorio nazionale, ma detto ciò non esiste alcun obbligo di essere iscritti.

Si possono richiedere compensi economici per i propri diritti d'autore (e anche diritti connessi) direttamente a chi vuole usufruire di una nostra composizione o di una nostra performance live o di registrazione, se ne siamo i detentori.
Questo si fa, senza obbligo di deposito in SIAE, tramite contratto o scrittura privata (in pura teoria non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, perchè sono diritti, e in quanto tali devono esserci corrisposti anche senza un'accordo previo, però restando aderenti alla realtà è molto più pratico avere una carta controfirmata che attesta l'avvenuta presa d'impegno delle parti).

Inoltre chi lo ritiene può affidare mandato di riscossione dei diritti ad una società "consorella" ubicata in un paese estero (che generalmente chiede una quota di associazione molto più bassa). Ovviamente tutto ciò che avviene sul territorio italiano passa comunque attraverso la siae, che però deve a sua volta girare i compensi alle società estere presso cui è depositata eventualmente l'opera.



Rispondi
Re: Regole generali
di Claes [user #29011]
commento del 13/07/2013 ore 11:36:19
È menoso curare pagamenti diretti a compositori / parolieri - per esempio dal padrone del locale che è abituato a pagare alla SIAE che poi ripartisce a chi di dovere! Dovrebbe insomma fare i conti: 20 pezzi dal vivo rispetto a pezzi vostri che magari sono solo 5. Consorelle della SIAE sono tutte membri della BIEM (Bureau International de l'Édition de Musique). Una domanda:

Nel 1970, ho composto pezzi per l'album Blues Right Off - avrei dovuto iscrivermi alla SIAE, ma... a quei tempi ci voleva un qualche titolo di studio. Mi sono quindi iscritto alla KODA danese. Ancor oggi ricevo introiti dall'Italia dato che l'album è stato ripubblicato 2 volte. Qundi, vi sono tuttora regole del genere da parte della SIAE???

Il modello Laid Back: il fondare la Brother Music (diritti master) e Sing A Song Publishing (editore di musica). La Brother si occupa delle licenze con case discografiche. La SASP controlla diritti editoriali in Scandinavia + Finlandia e poi facendo accordi di sub-edizioni nel resto del Mondo.
Rispondi
Conosco un servizio simile che ...
di Stef91 [user #35953]
commento del 15/07/2013 ore 11:56:53
Conosco un servizio simile che si chiama grooveshark con funzioni anche di radio e di proposte di musica in base agli ultimi ascolti. Naturalmente neanche qui so come funzioni con la siae
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