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SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Steppin' out

di scrapgtr [user #12444] - pubblicato il 30 ottobre 2013 ore 12:13

Spesso su Accordo capita di leggere articoli, interventi e pagine di diario che trattano, quasi sempre in maniera critica, dei rapporti tra musicisti (professionisti o dilettanti, poco importa) e gestori di locali dove si fa musica dal vivo. Anch'io, come tutti, avrei le mie storielle sgradevoli da raccontare, ma preferisco affrontare l'argomento in maniera positiva.  Qualche giorno fa un amico, gestore di un piccolo locale che caparbiamente propone musica dal vivo finendo quasi sempre alla pari se non in perdita, mi ha detto: "Il problema è che il passaparola ha funzionato per i musicisti, ma non per il pubblico: pochi sanno che qui si fa musica dal vivo, ma ogni giorno vengono musicisti di ogni genere, preparazione, età a chiedermi di farli suonare. Il bello (si fa per dire) è che anche quelli che vengono qui a suonare non si fanno mai vedere come clienti". Quest'ultima frase mi ha suscitato una serie di considerazioni, che voglio condividere con i lettori sotto forma di:
Dieci buoni motivi perché un musicista frequenti i locali dove si fa musica dal vivo:
1. Autopromozione. Meritatamente o meno, una faccia nota ispira più fiducia, è più facile che il gestore di un locale offra una serata, o comunque le date migliori (quelle non  concomitanti con partite di calcio, scioperi generali, previsioni meteorologiche  disastrose) ad un musicista a lui familiare, anche solo "di vista", e frequente avventore del suo locale.
2. Creazione di un mercato. Se tutti i musicisti che vogliono suonare in un locale lo frequentassero si creerebbe una clientela costante a quasi tutti gli eventi live, ed eviteremmo di sentirci dire la fatidica, umiliante frase "Si, ma quanta gente mi porti?", o peggio di essere costretti  reclutare parenti ed amici per fare colpo la prima volta (che magari è di quelle non retribuite "di prova" secondo il malcostume imperante) ed avere altre date.
3. Ampliamento del mercato. Se un locale ha una clientela costante e numerosa nelle serate di musica live i concorrenti saranno invogliati a proporre serate simili, con un aumento di opportunità per i musicisti e per il pubblico.
4. Creazione di una "scena". Certo non siamo a Londra negli anni '60, ma l'incontro frequente di musicisti  nei locali dove si fa musica dal vivo crea incontri proficui per fare e  disfare gruppi, iniziare collaborazioni, vendere e comprare strumenti, scambiarsi opinioni e consigli.
5. "Spionaggio industriale". Vedere cosa e come suona la concorrenza può essere utile e istruttivo sotto molteplici punti di vista. Ad esempio,  per chi suona cover, serve ad aggiustare il repertorio in modo da non mettere in scaletta metà dei brani suonati dal gruppo che si è esibito nel medesimo locale la volta precedente.  Ma serve anche a confrontarsi con gli altri e a "rubare" qualche buona idea.
6. Conservazione della specie. La sgnacchera che avete conosciuto ad una cena da amici ascolta solo Lady Gaga? Il fustacchione che avete rimorchiato in palestra c'ha la fissa dei neomelodici napoletani? Colpa vostra! Scegliendo come luogo di incontri e corteggiamenti un locale dove si suona musica dal vivo conoscerete gente con interessi simili ai vostri, ottimo presupposto per relazioni felici e durature.
7. Selezione  naturale. Con un pubblico competente i gestori saranno più interessati a proporre performance di qualità,  piuttosto che il figlio del vicino di casa che ha un gruppo che fa schifo ma è gratis e porta due classi intere del liceo, e anche i musicisti saranno spinti a dare il meglio di sé, ed a migliorarsi. 
8. Incremento dell'autostima. A volte verificare la qualità della performance altrui può essere di stimolo a coloro che, troppo perfezionisti e autocritici, non osano cimentarsi col pubblico.
9. Indagine di mercato. Sapere che tipo di pubblico frequenta un locale nelle serate di musica dal vivo è fondamentale. Assistendo alle serate altrui sarà meno probabile che mettiate a rischio la vostra incolumità presentandovi in un locale frequentato da bikers con il vostro tributo a Baglioni, o che tentiate di proporre le vostre raffinatissime contaminazioni tra trance elettronica e folk celtico dell'alto medioevo in un posto dove avete visto la gente ballare sui tavoli al primo accenno de "La Bamba".
10. Buonumore. A volte musicisti anche bravi danno vita a situazioni di umorismo involontario che non vengono colte dal pubblico, ma che sono divertentissime per un occhio/orecchio esperto quale quello di un altro musicista: c'è quello appena entrato nel gruppo che non conosce ancora bene i pezzi e di tanto in tanto finge di suonare,  quello che non si ferma quando finisce il suo solo (o non inizia quando dovrebbe) perché è distratto, c'è la cantante con atteggiamenti da diva o il cantante con pose da stadio  in un pub da cento posti. Non perdiamo l'occasione di farci quattro risate.


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Sono d'accordo quasi su tutto. ...
di Oliver [user #910]
commento del 30/10/2013 ore 12:40:21
Sono d'accordo quasi su tutto.
La questione dei musicisti che non frequentano i locali dove poi chiedono di poter suonare è però più complessa. Mi spiego: se uno ha la fortuna di vivere in un posto dove può trovare, nel raggio di 20/30 km, un numero accettabile di locali che danno l'opportunità di suonare, si può anche fare, si deve fare e conviene farlo.
Ma se i locali sono sparpagliati, come più spesso succede, a decine e decine di km di distanza, diventa impraticabile. In ogni caso, per trovare una data bisogna contattare -ahimè- decine di locali. Per UNA data: frequentare anche solo saltuariamente i locali più promettenti significherebbe trascorrere una trentina di serate al mese al pub (tranne a febbraio, che di solito ne ha 28).
E questo perchè i gestori, almeno dalle mie parti, chiamano sempre gli stessi gruppi che conoscono da anni. Non ascoltano nemmeno le demo che tu prepari con attenzione e dedizione anche se tu sai -perchè ci sei stato- che la tua band suona molto meglio di tanti gruppi "di famiglia". Sì e no guardano la copertina, e ti dicono che "ormai la programmazione è già stata fatta", oppure "la programmazione è appena terminata ed è presto per fare progetti". Grunt.

Purtroppo questo comporta che, anche quando un gestore illuminato (ne nascono uno o due ogni secolo, in media) si dà da fare per la musica, magari anche originale (uno ogni 5 lustri), si ritrova più gente a suonare che ad ascoltare. E hai voglia ad educare il pubblico, rincoglionito (uso un eufemismo) come accade almeno dagli anni '80: gli spari un dj con quattro boiate tunf-tunf, un karaoke (ma non era passato di moda, maledizione?!?) o il ballo del qua-qua e tutti partecipano, ballano e bevono. Costa poco (troppo per quello che fa, di solito, ma meno di una band) e riempie. Tiè. Alla faccia della musica.
(ecco, non ho potuto fare a meno di sfogarmi :))))
Rispondi
Re: Sono d'accordo quasi su tutto. ...
di fa [user #4259]
commento del 30/10/2013 ore 17:12:34
La cosa ancora più grave è che ci sono un sacco di gruppi che per suonare live e fare soldi propongono dal vivo il ballo del qua qua, le cicale e com'è bello far l'amore da Trieste in giù... il tutto condito da un paio di sbuldrone in minigonna!!!! Situazioni dove la musica non è in secondo piano... è in decimo piano. E anche loro sono "musicisti"! Quindi siamo i primi a tirarci la zappa sui piedi... altro che deejay!!! Ciao Fab
Rispondi
Re: Sono d'accordo quasi su tutto. ...
di Oliver [user #910]
commento del 30/10/2013 ore 20:00:11
... e ne conosco.
Per loro stessa ammissione, "sempre meglio che lavorare".
Ahinoi.
Rispondi
In quello che hai scritto ...
di kaio [user #2024]
commento del 30/10/2013 ore 13:05:14
In quello che hai scritto tu, e nella risposta di Oliver in (quasi) antitesi, c'è un concentrato di verità assolute incontestabili!...mi sa che non è possibile aggiungere altro, in pratica il tuo bel post si è autodistrutto dopo una sola risposta! ;)
Rispondi
Re: In quello che hai scritto ...
di scrapgtr [user #12444]
commento del 30/10/2013 ore 15:07:00
Sono convinto invece che gli spunti per aprire il dibattito e sentire gli altri punti di vista ci siano. E a Oliver chiedo: com'è che le band "di famiglia" diventano tali?
E' evidente comunque che io mi riferissi alla frequentazione di locali nella propria cittá, che se avessero una buona base di pubblico di musicisti locali avrebbero una clientela fissa per gli eventi live. Ovvio che non suggerivo l'impossibile, ovvero di diventare frequentatori di tutti i locali nei quali si intende suonare. Il problema vero, al di lá del tono scherzoso che ho usato prima, é che in Italia tra musicisti ci si snobba o si compete, e la cosa fa male sia ai musicisti che al pubblico. Mi è capitato di partecipare a festival in cui musicisti stranieri del calbro di a John Rembourn o Dave Pegg non si perdessero il concerto del più sfigato gruppo italiano (il mio) e cercassero di mantenere rapporti cordiali e paritari con tutti i partecipanti, mentre l'italiano appena un po' emergente usciva dall'albergo solo per suonare. E questo é l'atteggiamento che vedo in generale.
Rispondi
Re: In quello che hai scritto ...
di Oliver [user #910]
commento del 30/10/2013 ore 20:07:4
L'atteggiamento ca**one, purtroppo, esiste eccome, ed e' tipicamente italiano.
Riguardo alle bands "di famiglia", sono solitamente gruppi che esistono da diversi decenni, e che si sono fatti conoscere quando la realta' era radicalmente diversa e la musica live era diffusa e seguita. Da allora vivono di rendita, facendo piu' o meno sempre le stesse cose. Oppure sono i gruppi di cui si parla piu' su, che suonano il Ballo del Qua Qua o... Ligabue, Vasco...
Rispondi
Quoto l'autore del post in ...
di Oskar77 [user #17983]
commento del 30/10/2013 ore 14:57:21
Quoto l'autore del post in pieno e anche Oliver..
Rispondi
Re: Quoto l'autore del post in ...
di Claes [user #29011]
commento del 30/10/2013 ore 16:57:31
Avete ragione tutti! Un commento sui locali e managers vari in zona: scelgono di solito bands già professionali avendo la certezza che "tutto sarà a posto". Non è facile invitarli a vedere un umile concertino da qualche altra parte. È importante l'aver fans! Sia tra musicisti che pubblico - questi possono ad esempio dire al proprietario di un locale "dovresti invitare una band che può contare su fans".
Rispondi
Re: Quoto l'autore del post in ...
di Oskar77 [user #17983]
commento del 30/10/2013 ore 17:21:2
Si.. la componenete fan (inteso come consumi durante un concerto nei locali) e' importante.. quando cercavo di proporre il mio gruppo qualcuno mi chiedeva "Quante persone mi porti?"..
Rispondi
Condivisibile!
di fa [user #4259]
commento del 30/10/2013 ore 17:05:55
Il post è assolutamente condivisibile. Per suonare in un locale bisogna prima andarci, conoscere il proprietario o il gestore, andare a vedere che gruppi suonano e come suonano e poi chiedere una serata. E' molto più importante andare al locale che semplicemente lasciare il Cd o il Dvd! Una buona tattica è anche quella di essere proattivi con il gestore ed invitarlo in altri locali dove abbiamo delle date per fargli vedere come ci comportiamo live. Se ti presenti dicendo che il gruppo comunque ha anche altre date, magari anche in locali di un certo livello, dai anche l'impressione di un essere un gruppo "serio" :-)). E poi i ruoli si invertono... se il gruppo rende bene è il gestore che ti chiama e ti vuole a suonare nel suo locale! Ciao Fab
Rispondi
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