George Harrison - Brainwashed
<p>Giudizio: Ottimo<br><br><cite>"There never was a time when you or I did not exist, nor will there be any future when we shall cease to be."</cite> (Krishna a Arjuna nel Bhagavad-Gita) </p>
La morte di un Beatle è un fatto che ci coinvolge personalmente.
E' un dolore grande, un po' come scoprirsi invecchiati di colpo e capire che un pezzo della propria vita se ne è andato per sempre.
Per questo motivo ci sentiamo emotivamente coinvolti, e l'ascolto di questo disco ci rende difficile mantenere quel distacco che per un critico è essenziale.
Infatti George Harrison fu la chitarra solista dei Beatles, e quando eravamo troppo piccoli per sapere chi cantasse o chi scrivesse le loro canzoni, era il nostro beniamino.
Il Beatle più giovane, Il Beatle timido e schivo, il Beatle spirituale era un genio al pari di John e di Paul.
(Ringo, il più popolare fra i fans al tempo della Beatlemania, eccelse per simpatia ed umanità ed è importante rilevare come oggi sia in atto una doverosa e sacrosanta rivalutazione del suo drumming.)
"Brainwashed" ne è l'ennesima lampante dimostrazione.
Due sono le presenze fondamentali di questo CD: quella di Jeff Lynne, assurto a "quinto beatle" già ai tempi della storica reunion che produsse due nuovi brani e straordinarie antologie, e quella del figlio Dhani, chitarrista di pregio e non comune sensibilità.
La prima traccia, "Any Road", é una ballad allegra che ricorda più Tom Petty che le fortunate produzioni dei Travelling Wilburys.
La slide di George - è questo il leit-motiv di tutto l'album - ha un suono splendido e ci fa venire un groppo in gola, complice l'accompagnamento sbarazzino del banjulele (banjo + ukulele).
"P.2 Vatican Blues" è un vero blues veloce dal piglio neworleans che non sarebbe dispiaciuto a Dr.John o a Randy Newman; il testo è divertentissimo e la slide irresistibile.
La romantica "Pisces Fish" e la parzialmente fogertyana "Looking for my life" ci portano a "Rising Sun", ariosa e sognante, parente stretta di "Free as a bird".
Segue poi la lenta ed avvolgente strumentale "Marwa Blues", che ha la particolarità di essere costruita sul più tipico e tradizionale battito ritmico degli Hare Krishna quando attraversano le città.
"Stuck inside a cloud" é , come la successiva orecchiabilissima "(can only) Run so far", una ballad gradevole in stile Travelling Wilburys.
Dolcissima e molto lennoniana é la successiva "Never get over you", uno dei brani migliori del CD.
La decima traccia "Devil & the Deep Blue Sea" è un capolavoro: un piccolo e delizioso vaudeville con Harrison alla voce e all'ukulele, Mark Flanagan e Joe Brown alle chitarre acustiche, l'ex Squeeze Jools Holland al piano e Herbie Flowers al basso tuba, brano che ha il grandissimo potere di ridare il sorriso anche in una giornata storta.
E' poi la volta di "Rocking Chair in Hawaii", un tipico "blues delle origini" con riflessi caraibici.
L'ultimo pezzo, "Brainwashed", è il vero manifesto del disco: impianto dylaniano, testo politicamente (vorremmo azzardare "noglobalmente") impegnato, solida base ritmica, Jon Lord al piano e finale indiano di forte suggestione ("Namah Parvarti") suonato da padre e figlio.
Tutto questo,amici, è davvero l'ultimo disco di George Harrison, e ci fa male solo scriverlo.
Però ci piace pensare che sia l'ultimo...soltanto sulla terra, e che, da qualche parte, George stia ancora suonando. Pace.