L'amplificatore che fa per me!
<p>La chitarra è un fatto personale, una relazione "tattile" tra il musicista e la tastiera, un qualcosa che si imbraccia e si abbraccia, mentre lamplificatore è il nostro "megafono" elettronico, quel marchingegno che permette di far sentire a tutti quello che stiamo suonando, ma che non ha lo stesso rapporto di libido che può avere la chitarra. Quindi lo si può giudicare più severamente e soprattutto lo dobbiamo scegliere per fare un servizio ad hoc al nostro suono. Prima di tutto bisogna sapere di che amplificazione abbiamo bisogno: dobbiamo suonare in una sala prove? Suonare in camera nostra? In un club? Questo determina la potenza che ci serve e le dimensioni dell'ampli... </p>
Il peso
Regola n°1: il peso deve essere proporzionato alle nostre possibilità fisiche, ma anche se facciamo tre ore di palestra al giorno dobbiamo ricordarci che le nostre mani ci servono per suonare e non le possiamo "stressare" con pesi inutili per poi lamentare tendiniti o dolori articolari. Lasciamo le testate e le doppie casse a quelli che hanno i "roadies" o i facchini che si occupano di trasportare la "mobilia", mentre noi poveri mortali che abbiamo l'onere di accollarci il peso del nostro ampli dobbiamo cercare un compromesso tra peso e potenza.
Dopo aver individuato l'ampli che abbiamo intenzione di acquistare e prima di accenderlo e di testarne il suono proviamo a� sollevarlo ed immaginiamoci mentre scendiamo gli scalini di un club o mentre torniamo a casa alle quattro di mattina con chitarra a tracolla, pedaliera in una mano, amplificatore nell�altra e troviamo l'ascensore fuori servizio. Un combo per chitarra può essere abbastanza leggero e trasportabile come può diventare un macigno se contiene due trasformatori surdimensionati, una sfilza di valvole e due altoparlanti "heavy duty" da dodici pollici. Prendetemi per pazzo, ma è importantissimo controllare l'ergonomia delle maniglie di trasporto, meglio se sono due in modo da dividere il carico con qualche collega volenteroso. Quante volte ci siamo fatti male alle mani per colpa di una maniglia poco imbottita, tagliente o troppo dura�
Il suono Superata la prova "sollevamento pesi", possiamo dedicarci a quella sonora: non mi stancherò mai di dire che 50 watt di potenza bastano e avanzano in qualsiasi situazione e che i "muri" di Marshall servivano quando Hendrix, gli Who o gli Zeppelin avevano a che fare con palchi rudimentali ed impianti voce che servivano solo ad amplificare la� voce. Oggi qualsiasi impianto è dieci volte più potente del nostro ampli, quindi preoccupiamoci solo della timbrica del nostro amplificatore perché del wattaggio se ne può occupare l'impianto.
Ovviamente 50 watt a valvole pesano quasi il doppio di un 50 watt a transistor, per motivi di circuitazione e di trasformatori� A proposito: quando sollevate l'ampli controllate che i pesi siano distribuiti in modo omogeneo, perché spesso la differenza di dimensioni tra il trasformatore di ingresso e quello di uscita sbilancia la massa dell'ampli e lo fa pesare tutto da una parte e la mano del malcapitato chitarrista si trova sottoposta ad un ulteriore stress fisico.
Paul Reed Smith, noto costruttore di chitarre e, per un breve periodo, costruttore di amplificatori, ha detto una frase a proposito del suono degli ampli che dovrebbe essere scolpita nella pietra: "L'amplificatore deve avere solo due suoni: uno pulito ed uno distorto!� il resto non conta. Le 128 memorie, i gadget sonori, il multi-effetto incorporato e le altre diavolerie servono solo a quelli che fanno i turnisti per i� cartoni animati". Parole sante!
Di base bisogna controllare che il suono pulito sia veramente� tale. Nitido, senza sbavature, potente, trasparente ed in grado di sopportare la potenza dei pickup della nostra chitarra senza andare in crisi e distorcere quando non è necessario. Il fronte sonoro pulito da una coppia di 12 pollici è sicuramente più ampio di quello generato da uno solo di questi coni, ma visto che magari il tutto va ri-amplificato e che spesso viene microfonato solo un altoparlante� a che serve averne due? La nostra schiena ce ne sarà grata!
Il suono distorto deve avere un canale separato e soprattutto deve avere un'equalizzazione propria in modo da poter eliminare le frequenze "zanzarose" che il suono distorto tende a generare. Master separati per "clean" e "distortion", selettore a pedale per passare da un canale all'altro sono le caratteristiche fondamentali. Un altoparlante da dodici pollici può sopportare tanto i "power chords" quanto un suono pulito senza problemi. Il riverbero, a molle, è sempre d'aiuto ed evita il problema di usare effetti esterni per dare spazialità al suono.
Oggi il panorama degli ampli per chitarra si è ampliato con tutta la serie dei "simulatori" di suono che emulano le caratteristiche di varie testate e di varie casse, dai Valvetronix della Vox ai vari Line6, dai Roland della serie VG agli Hughes&Kettner, solo per citarne alcuni, tutti ottimi prodotti in grado di racchiudere in un unico ampli le sonorità dei modelli più in voga, a patto di sapere quel che si vuole senza perdersi nei meandri delle astrusità tecnologiche che non fanno altro che complicare le idee a noi chitarristi più "analogici" che tecnologici.
Valvole o transistor? Questo è il problema� diceva Shakespeare, ma oggi non è più così dato che vi sono ottimi ampli a transistor ed ottimi ampli a valvole. Gli ampli valvolari costano di più, pesano di più e hanno il problema della sostituzione o della scelta delle valvole, ovvero, un buon ampli può diventare mediocre se le valvole usate non sono di qualità. Spesso il compromesso tra filosofia "vintage" e risparmio sui componenti può rivelarsi� disastroso, quindi, attenzione!
Pre e finale separati? Personalmente trovo queste soluzioni molto accattivanti sulla carta, ma in pratica creano un'infinita serie di problemi spesso irrisolvibili senza l'aiuto di un�equipe di tecnici armati di saldatori, oscilloscopi e tester. Una soluzione indolore è quella di interfacciare pre e finali della stessa marca in modo da ovviare ai problemi di impedenza, filosofia costruttiva e collegamenti, ma i guai arrivano quando si tenta di aggiungere singoli effetti o processori multi-effetto ad una catena già abbastanza complicata.
La ricetta è estremamente semplice e disarmante: una buona chitarra collegata ad un ampli costruito attentamente che pilota un onesto altoparlante sono gli ingredienti base per un buon suono e il resto è tutto nelle mani e nella testa di chi suona.
Marco Manusso
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