Slade Alive!
<p>Slade Alive!, Polydor 1972<br> Giudizio: Ottimo</p><p></p>
CD Indispensabile n°47.
Il profumo dei toast e della pancetta abbrustolita accompagnava il nostro risveglio (in un letto dalle lenzuola viola) unitamente alla musica dei Beatles, dei quali Mrs.Jupp era una fan scatenata.
Era l'estate del 1971, e la prima di una lunga serie di vacanze-studio in Inghilterra presso una famiglia inglese.
A Shoreham-by-Sea, ridente paesino a pochi chilometri da Brighton, era ancora possibile fumare nel piano alto dei double-decker e sbirciare sotto i grembiuli azzurri delle liceali in calzette bianche che li affollavano rumorosamente.
A quindici anni sembrava tutto fantastico: l'erbetta fine su cui giocare a pallone, l'hamburger del Wimpy's, la svedesina in discoteca.
Obnubilati dai primi fremiti di indipendenza e di libertà, assorbivamo entusiasticamente e acriticamente il rock e il pop che ci offriva la terra d'Albione.
L'offerta televisiva musicale della BBC ("Old Whistle Test", "Top of the Pops",ecc.) era ben contrastata da quella radiofonica, poiché spesso Radio One trasmetteva concerti dal vivo alternandoli ai classici format dei disc-jockey, allora assai più famosi e popolari dei calciatori.
Tutti i sabati la famiglia Jupp si riuniva alle 18.00 davanti alla radio del salotto per ascoltare, in religioso silenzio, la Top Twenty, ovvero la hit parade dei 45 giri più venduti in Inghilterra, trasmessi integralmente e - oggi sembra incredibile - senza pubblicità.
Fra un brano dei T.Rex e uno dei Middle of the Road, fra uno dei Mungo Jerry e uno dei terribili Dawn, rimanemmo basiti quando partì "Get down and get with it" degli Slade.
L'attacco "Alright everybody, let your head down, I wanna see everybody get up off their seat!" cantato dalla voce più tagliente che avessimo mai sentito, ci colpì come una mazzata; e il fatto che fosse entrato in classifica insieme a ciarpame come Clive Dunn era ancor più sensazionale.
Costruito da Bobby Marchan ricalcando lo schema di "Lucille" di Little Richard, "Get down and get with it" con i suoi fragorosi clappin' hands e stompin' feet fu un esordio davvero notevole per uno dei gruppi capostipiti del genere che,qualche anno più tardi, fu chiamato glam-rock.
La incredibile voce del chitarrista ritmico Noddy Holder (un "unicum"), il possente accompagnamento del bassista Jimmy Lea e del batterista Don Powell e i "lancinanti" soli dell'altro chitarrista Dave Hill regalarono al quartetto una fama nazionale e una carriera brillante, interrotta da un incidente d'auto nel quale Powell, miracolosamente sopravvissuto, perse completamente la memoria.
Snobbati dalla critica inglese, (anzi, additati come approssimativi e dilettanteschi fenomeni da baraccone), gli Slade infilarono un numero uno dopo l'altro alternando rocker a ipnotiche ballad in minore in un certo senso anticipatrici del suono dark degli anni '80 (Echo & the Bunnymen,Stranglers ecc.).
Le loro performance dal vivo riportarono in auge un rock fracassone ma genuino che incontrò i gusti delle classi economicamente più basse e li consacrò idoli dei peggiori teppisti del tempo:gli skinheads.
Questo "Slade Alive" ci consegna una band agli inizi del successo (il disco uscì nel 1972 ma fu registrato nel 1971), con una grinta formidabile e tanta voglia di stupire il mondo.
Prodotto dall'ex Animal Chas Chandler (l'uomo che scoprì Jimi), comprende 7 tracks con 4 cover -"Hear me calling" di Alvin Lee, "Darling be home soon" di John Sebastian, la già citata "Get down and get with it", "Born to be wild" degli Steppenwolf - e 3 brani originali:"In like a shot from my gun", "Know who you are", "Keep on rocking" - testimonianza vibrante di una "mania" che non si era più vista dai tempi dei Beatles.
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