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La più ovvia delle conclusioni: il suono è nelle mani
La più ovvia delle conclusioni: il suono è nelle mani
di [user #35724] - pubblicato il

Si potrebbe discutere all'infinito su quanto del suono risieda nelle mani e quanto dipenda dalla strumentazione utilizzata, ma quando ci si trova davanti a un professionista del blues che alterna Gibson di fascia alta a una Squier conservando lo stesso tono ci si pone qualche domanda.
Si potrebbe discutere all'infinito su quanto del suono risieda nelle mani e quanto dipenda dalla strumentazione utilizzata, ma quando ci si trova davanti a un professionista del blues che alterna Gibson di fascia alta a una Squier conservando lo stesso tono ci si pone qualche domanda.

Come la maggior parte di voi lettori di Accordo sono un amante sfegatato delle chitarre, ampli, suoni e tutto ciò che rotea intorno al mondo delle sei-corde.
Leggo sempre articoli riguardanti il vintage, gli strumenti di nuova uscita, l’ultimo valvolare di grido e, mentre lavoro, mi coccolo nell'immaginarmi con la mia nuova chitarra o il mio nuovo ampli a tirare fuori un suono da guitar hero.
Ho sempre ritenuto, però e per mia fortuna, che le mani fossero la parte del setup dove risiede il Santo Graal del suono e quando torno a casa dalla mia giornata di lavoro imbraccio la chitarra con il solo scopo di voler suonare, migliorare o divertirmi. Tuttavia la conferma di quello che dico me l’ha data un chitarrista che risulterà sconosciuto a molti: tale Mr. Jack Pearson.

La più ovvia delle conclusioni: il suono è nelle mani

Il signor Jack Pearson è un chitarrista mostruoso. Un bluesman che può e sa suonare spaziare dal jazz al funk e non solo. Sa fare musica.
Mr. Pearson ha suonato con tantissimi musicisti famosi tra cui gli Allman Brothers, tanto per citare qualcuno.
Quest'uomo mi ha fatto capire che le mani, e ribadisco le mani, sono tutto il nostro suono.
Ho avuto modo di vedere molte sue video-interviste dove gli ho visto tirare fuori dalla stessa chitarra suoni jazz, blues o rock semplicemente giocando sul tocco o agendo sui potenziometri di volume e tono della chitarra.
La cosa più sconvolgente è che una delle sue chitarre che più ama, e con la quale lo si può vedere suonare anche al fianco di Tommy Emmanuel, è una semplicissima Squier Stratocaster così come esce dalla fabbrica.


Ebbene sì, il sig. Jack Pearson, che si può vedere imbracciare anche chitarre blasonate come Gibson Les Paul o 335, ha tra le sue asce preferite una semplice Squier.
Ogni volta che, alla varie clinic, gli viene chiesto perché mai suoni una tal chitarra risponde sempre la stessa cosa: "è risuonante e mi piace il feeling. Perché non dovrei suonarla?".
Quando gli viene chiesto che amplificatore usa. Spesso risponde: "l’ampli che trovo nel luogo del concerto".
Ha dichiarato di aver suonato per anni amplificatori a transistor e di trovarcisi bene a patto di saperli settare. Per gli effetti gli basta un TS9 (ma questo è un altro discorso, poiché dipende dal tipo di musica che si fa).
 Quando gli si chiede del sustain, lui risponde che è nelle dita.


Dice di aver praticato tanti anni nelle stanze di albergo solo con la chitarra senza ampli e ha imparato ad aumentare il sustain con le sue dita e basta, concentrandosi nel far risuonare la chitarra il più possibile. Il compressore? Non sa cosa sia.

In una sua intervista, l’ho sentito dire di aver mollato la scalatura da .011 perché le sue dita soffrivano e non riusciva ad esercitarsi tanto quanto avrebbe voluto. Ha dichiarato di aver suonato con Stevie Ray Vaughan e che, secondo lui, SRV aveva una fissa delle corde molto grosse, ma che qualsiasi chitarra imbracciasse veniva fuori sempre lo stesso suono, quello di Vaughan.

Il suo tocco è talmente sviluppato che riesce a suonare la chitarra slide senza modificare scalatura o alzare l’action della chitarra. Come invece devo fare io. Signori quest’uomo mi ha messo al tappeto. Gli ho visto simulare il suono del wah wah solo con le dita. Bruciare la tastiera di una Squier esprimendo tutta la sua grande musicalità.
Sono un ormai un fan sfegatato di Jack Pearson e soprattutto, secondo me, musicisti come lui mi aiutano a capire che il sogno di suonare come i miei idoli lo si realizza solo e sempre con lo stesso assioma: impegno, sudore e tanta passione.
Quando gli chiedono come fa ad avere delle dita che scivolano sulla tastiera come fossero acqua risponde: "Sono trent’anni che mi esercito", con un bel sorriso.

Grazie Jack Pearson, continuerò a comprare chitarre, ampli e desiderare strumenti vintage, ma da oggi ho un motivo in più per tornare a casa e mettermi a suonare piuttosto che vedere la demo della nuova chitarra messa in commercio da chi che sia.

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