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Fender Strat 1965 contro Custom Shop: gemelle mezzo secolo dopo
Fender Strat 1965 contro Custom Shop: gemelle mezzo secolo dopo
di [user #4093] - pubblicato il

Replicare la magia del vintage forse è impossibile, ma in alcuni casi ci si avvicina in maniera impressionante. La Fender Custom Shop ispirata all'edizione del 1965, ultimo anno sotto la direzione di Leo, ne è un esempio ideale. L'abbiamo confrontata con una Stratocaster originale dell'epoca.
Benvenuti al terzo e ultimo episodio di questi "test a testa" tra strumenti originali Fender delle annate migliori contro i loro cloni usciti in epoche notevolmente più recenti dal famigerato Custom Shop, sempre Fender.
L'idea di fondo di questi articoli, corredati dalle prove relative, era chiarire, per quanto mi fosse possibile, se uno strumento originale con addosso almeno cinquant'anni di concerti, migliaia di chilometri (anche se miglia sarebbe più corretto) e tante mani passate su quei manici potesse essere replicabile in tutto e per tutto da un moderno laboratorio di liuteria.
Il Custom Shop si è sempre avvalso di eccelsi liutai, che sono anche grandi conoscitori delle minuzie del marchio in questione. Uomini abilissimi con gli attrezzi in mano, ma anche dotati di incredibile pazienza nel replicare i dettagli infinitesimali degli originali e, perché no, di ascoltare alcuni consigli molto preziosi provenienti da famosi musicisti. Sulla carta la grande abilità di questi uomini, mista alle indubbie possibilità tecniche date dalla casa madre, dovrebbero rendere il lavoro abbastanza semplice, rognoso, ma semplice. Eppure, se avete letto gli episodi precedenti (il primo a questo link e il secondo qui), il risultato non è mai stato quello sperato.
Gli strumenti usciti dal Custom Shop, splendidi sia chiaro, assomigliano troppo dal punto di vista estetico all'originale, ma poco dal punto di vista sonoro. Mi sono quasi convinto che "quel suono lì" è veramente impossibile da replicare, ma mi sono anche rincuorato dal fatto che probabilmente posso vivere benissimo anche senza "quel suono lì", potendomici avvicinare abbondantemente grazie a degli strumenti costruiti con perizia e rispetto della tradizione. La chiave di interpretazione è sempre la stessa per me: il contesto dello strumento. Suono musica datata che necessita visceralmente il suono tradizionale o suono musica ispirata dai fasti del passato, dove il vecchio e il nuovo si miscelano in un mix bello, ma anche ricco di compromessi? Ecco, a seconda di a quale "parrocchia" appartenete il vostro strumento è lì ad attendervi. Ma tutto quello che ho appena detto potrebbe essere smentito in un attimo, specie dal risultato di questa prova. Ed ecco, quindi, tornare tutte le incertezze a galla.

Fender Strat 1965 contro Custom Shop: gemelle mezzo secolo dopo

Gli ultimi due strumenti che Francesco Balossino di Cesco's Corner mi ha fatto trovare sono due bellezze colore "blu lago tranquillo", ossia Lake Placid Blue (una sorta di blu metallizzato molto discreto e omogeneo nella stesura).
La vecchietta è un'originale del 1965, gennaio del '65, poco prima che Leo Fender lasciasse tutto in mano a CBS. In pratica ho avuto tra le mani uno degli ultimi strumenti contenenti le idee e le innovazioni di Leo stesso, la summa del suo lavoro sullo strumento più fortunato della sua ditta. Lo strumento più "moderno" e, a sua detta, perfetto. Dopo questa esperienza Leo vendette la sua azienda per l'astronomica cifra di 13 milioni di dollari alla Columbia Broadcasting System Inc. (CBS per "gli amici"), perché l'apporto finanziario che questo colosso poteva dare era mostruosamente maggiore di quello a cui poteva aspirare Leo. Nuovi stabilimenti, nuovi macchinari, nuova promozione, insomma nuova linfa alla ditta. Leo rimase come consulente per qualche anno (anche perché, per contratto, non poteva entrare nel mondo degli strumenti musicali per i dieci anni successivi e lo farà nel 1975 con l'acquisizione di Music Man, ma questa è un'altra storia), ma l'opinione comune è che, dal passaggio alla CBS, gli strumenti non fossero più quelli di una volta. Leo non era più dentro alla fabbrica come prima, non stringeva rapporti morbosi coi musicisti utilizzatori dei suoi strumenti, non valorizzava i suoi dipendenti come agli esordi del suo successo. Era semplicemente uno dei tanti in questo colosso degli strumenti musicali. Quindi capirete l'importanza storica di quest'ultimo strumento che ho avuto tra le mani. Per certi versi una specie di testamento degli intenti del suo creatore.

Fender Strat 1965 contro Custom Shop: gemelle mezzo secolo dopo

La sorellina del Custom Shop, uscita nel 2004, è stata creata da Mark Kendrick. La serie è quella denominata "Master Design", primo anno di questa serie e la firma in questione è di tutto rispetto. Mark è un veterano del Custom Shop e nel ricreare questo strumento (in soli 65 esemplari, quello in prova è il numero 64) si è ispirato a un modello originale, cercando di ricreare in tutto e per tutto suonabilità e suono di quegli anni. Uno strumento da suonare, non da guardare da dietro una teca di vetro. Uno strumento costruito interamente a mano e in edizione limitata, quindi recante tutta la cura possibile del suo ideatore. L'ha infarcita di un particolare molto sfizioso, ossia il binding laterale sulla tastiera, opzione che anche in Fender nel '65 poteva essere richiesta come finitura custom (anche se in realtà non ebbe mai grande successo).


Corpo in ontano per tutte e due, manico in acero (leggermente più vissuto quello dell'originale) e tastiera in palissandro, non slab, ma molto più sottile (quasi un'impiallacciatura). Pickup ovviamente single coil, selettore a tre posizioni per la '65, a cinque per la signorina del CS. Stesse regolazioni, a cura di Francesco stesso, quindi chitarre incredibilmente facili da suonare. Stessa scalatura di corde (.010 - .046), stesso ampli (un Blues Junior con cono Jensen), regolato alla stessa maniera (tutto flat, ossia volume, toni, master, un pizzico di riverbero aumentato gradualmente durante il test per imitare le sonorità surf tipiche degli anni '60), stesse mani (le mie che, mi spiace per chi avesse voluto sentire altri generi, sanno suonare solo musica di ispirazione '50-'60). Unica differenza, il colore: leggermente più verso il viola per la CS e verso il verde acqua per l'originale del '65.
I suoni... Beh, identici per il 99,99%!

So che sarà difficile crederlo e so che probabilmente sarà impossibile da confermare col test audio-video. Eppure credetemi che, se avessi messo una benda davanti gli occhi (e un pezzo di nastro adesivo sul pollice della sinistra di modo da non farmi capire il grado di usura del retro del manico), non avrei saputo dirvi quale delle due chitarre fosse l'originale e quale la copia.
In pratica Leo Fender con il suo strumento nel '65 mirava al futuro, e Mark Kendrick, col suo, ha tentato un salto nel passato. Alchimia, magia, mistero? Eppure tutti e due si sono incontrati allo stesso punto temporale-virtuale. Volendo fare i pignoli a tutti i costi posso dire che la Stratocaster del '65 ha un livello di uscita di un pelo più forte rispetto la stessa chitarra del CS. Un'inversione di tendenza finora (dove gli strumenti nuovi sono stati comunque caratterizzati da un livello di punch maggiore, probabilmente per invogliare l'acquirente all'acquisto immediato), non esagerata come differenza ma comunque evidente. Ma sono quasi certo che se provassi due modelli del '65 sentirei variazioni del genere.


Il Custom Shop qui ha veramente replicato il passato in maniera eccelsa. È anche vero che il passato che ha replicato è quello più prossimo al presente e che uno strumento del '65 ha molte più analogie con la produzione attuale di quelli degli anni '50. Se avete letto le prove precedenti ricorderete come ho sempre notato quel suono spiccatamente vintage sulle corde basse, quasi stoppato, ma carico di grinta. In questa chitarra questa peculiarità (o limite per molti) scompare del tutto. Il ringing delle corde basse è molto presente e predominante.

Alla fine di tutte queste parole, di queste note, queste ore di riprese e confronti, posso tranquillamente ammettere che gli strumenti vintage, se tenuti bene e settati come di deve, hanno sempre quel sapore che li lega al periodo durante il quale sono stati concepiti. Ascoltate la '65 in un contesto surf: perfetto! La Esquire del '52 in un pezzo di Johnny Cash: sublime! La Stratocaster del '59 su un rock and roll primordiale: apoteosi! Al Custom Shop si sono veramente impegnati nel ricreare questi aspetti ma, su tre esemplari stra-pregevoli, ci sono riusciti alla perfezione solo con uno. E questo penso che loro lo sappianno bene, infatti i loro modelli attuali tendono alla rivisitazione della produzione del passato, con piccoli passi dettati dalla creatività dei liutai (pensate alla Cabronita, o l'ultima Ancho Poblano), esperimenti che magari un giorno rientreranno nella produzione di massa (la Cabronita appunto). Scelta ideologica che rispetto e stimo, visto che il clone del passato, a conti fatti, è veramente un'impresa impossibile.
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