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Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti
Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti
di [user #17844] - pubblicato il

Al Keynote del 27 ottobre 2016, Apple ha presentato una nuova gamma di portatili MacBook Pro da 13 e 15 pollici. È stata confermata la Touch Bar in cima alla tastiera, tornano le memorie SSD e viene riscritta tutta la connettività. Ecco cosa comportano le ultime novità di Cupertino per i musicisti.
Ieri sera gli occhi di mezzo mondo si sono puntati in direzione della California. Alle 19:00 ora italiana, lo streaming del tradizionale Keynote autunnale ha presentato l'ultima generazione di MacBook Pro, i computer portatili Apple dedicati alla fascia professionale in particolare di creativi, grafici e musicisti.
Le novità non sono poche, ma nemmeno tante quanto alcuni si aspettavano.

La nuova linea si compone di modelli 13 e 15 pollici con processori Intel i5 e i7 di sesta generazione, 8 o 16GB di RAM e scheda video Radeon dedicata (solo sul modello da 15 pollici).
Tra le novità, è stato confermato il rumor di una striscia display touch in cima alla tastiera per funzioni programmabili a seconda del contesto. Ingombri e peso sono ridotti, il trackpad è grande il doppio rispetto alla generazione precedente e anche la dotazione di porte è stata completamente ridisegnata, probabilmente in un modo mai visto prima.
Riveduti sono anche i prezzi, purtroppo al rialzo.

Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti

Al Keynote si è parlato di Siri, di Apple Pay, di display più luminosi e profondi che mai. Poi di grafica 3D, video e anche di musica. Nel tempo, Apple è riuscita a fare dei suoi MacBook parte integrante dei rig di numerosi musicisti, e l'arrivo di un nuovo modello è sempre un evento per la categoria. Stavolta, però, c'è chi ha lasciato il palco virtuale di Cupertino con qualche perplessità.
Cadono questa settimana i 25 anni dalla presentazione del primo portatile Macintosh della storia, e uno sguardo al passato era doveroso. È stato commovente ed eccitante insieme vedere scorrere, uno dopo l'altro, i notebook di casa fino alla prima immagine ufficiale dei MacBook Pro 2016, nuovi fiammanti.



La sensazione, però, è stata che Tim Cook e i suoi si siano concentrati più sui trascorsi dell'azienda che sulla concorrenza e su ciò che accade oggi, nel 2016, al mercato.
Non sono mancati slogan come "il MacBook Pro più potente di sempre" (come se potesse esserlo meno della generazione precedente) e si è fatto addirittura cenno alla differenza tra la potenza di calcolo del nuovo Pro rispetto al notebook di 25 anni fa. È stato un siparietto tenero e di colore, ma non può fare altro che spingere a chiedersi: "sì, ma cosa succede oggi?". La presentazione è giunta al termine senza che arrivasse una risposta.
Qualcuno ha storto il naso per l'utilizzo di un chip grafico integrato nei modelli da 13 pollici, qualcun altro ha fatto notare che la sesta generazione di processori Intel è lì lì per essere rimpiazzata dalla settima, già presentata al pubblico. Altri confidano invece nell'esperienza Apple e nella sua capacità di integrare hardware magari non al top di gamma con un software capace di massimizzarne la resa e di offrire un'esperienza unica nel suo genere anche per molti anni, grazie al supporto e ai continui aggiornamenti di cui i Mac godono a lungo, anche dopo la dismissione dei modelli.

È presto per dare dei giudizi e attendiamo di poter capire quali siano le reali prestazioni di cui i nuovi MacBook Pro sono capaci. Ancora a caldo, però, condividiamo alcune considerazioni partite dritte dallo stomaco su quanto visto al Keynote del 27 ottobre 2016 con gli occhi dei musicisti.

Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti

SSD
Mac e SSD vanno ormai a braccetto, e iOS ottiene notevoli benefici da un sistema simile, in particolare per le prestazioni relative all'accensione e spegnimento dei programmi e alla gestione della memoria RAM (sembra che, da qualche anno, iOS preferisca fare swap su hard disk anche se la RAM non è pienamente occupata, e in questo caso l'SSD è d'obbligo).
Per i musicisti, l'assenza di un hard disk tradizionale vuol dire niente scherzi sul palco, dove scossoni e vibrazioni potrebbero comprometterne l'integrità. Inoltre, la velocità di trasferimento doppia rispetto alla precedente generazione e la possibilità di espanderne la capienza da 256GB base fino a 2TB in fase d'acquisto ne fanno una sicurezza per qualunque utilizzo.

Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti

Connettività
Adattatori. Adattatori ovunque.
I nuovi MacBook Pro non hanno la presa d'alimentazione, non hanno USB, non hanno un lettore di schede SD e non hanno una Mini DisplayPort. Hanno solo (due o quattro, a seconda dei modelli) porte Thunderbolt.
Queste sono compatibili per forma con lo standard USB-C e sono multi-funzione, letteralmente universali. In pratica, ognuna può fare da presa per l'alimentatore (addio Mag Safe), USB, Thunderbolt, DisplayPort (fino a due monitor esterni sommati a quello integrato) e tutto quello che vi viene in mente, purché abbiate l'adattatore giusto.
In un futuro non lontano, l'idea di avere un connettore unico per tutto non è affatto male ma, a oggi, neanche la stessa Apple supporta il proprio standard. Anche se avete appena acquistato il nuovo iPhone 7, per collegarlo avrete bisogno di un adattatore Thunderbolt-USB, o di un cavetto nuovo.
In un portatile, non è il massimo della vita.
Per il sollievo di chi ha assistito con sgomento alla presentazione del suddetto iPhone, i nuovi MacBook conservano invece il jack per le cuffie. Resta da capire se, come nei modelli passati, consentirà il collegamento di auricolari dotati di microfono.

Autonomia
Si parla di una batteria capace di durare fino a 10 ore di navigazione in wifi, o altrettante di riproduzione video su iTunes. In stand-by, i nuovi MacBook Pro promettono fino a 30 giorni. Come sempre, Apple si conferma al top in questo campo. Buone notizie: durante un intero concerto potete lasciare libera una Thunderbolt per collegarci un nuovo controller esterno. A patto che abbiate portato l'adattatore.

Nuovi MacBook Pro 2016: considerazioni per musicisti

Touch Bar
Dulcis in fundo, quella che è stata presentata come la vera novità della serie: una striscia di display Retina touch in cima alla tastiera che va a sostituire i tasti funzione.
Per l'uso del computer in sé come la navigazione nel Finder o Facetime è una buona idea: è un po' come avere un ulteriore sistema di controllo oltre alla barra dei menu in alto e al buon vecchio dock in basso, con il plus del touch. Più che una rivoluzione, la definirei una chicca, ma scendiamo nel dettaglio.
Non pensiamo per un attimo a quanto spazio sia stato dedicato durante la presentazione alle funzioni più frivole come le emoji (che su un prodotto chiamato Pro lasciano un po' il tempo che trovano) e al completamento automatico del testo in stile iOS (dipende da quanto siete veloci a digitare, ma credo abbia senso solo sulla tastiera angusta di uno smartphone), e lasciamo da parte anche l'ottimo lettore d'impronta digitale (Touch ID) finalmente implementato anche sui computer Apple. Soffermiamoci piuttosto sulle funzioni che potranno essere implementate nei software specifici grazie alla Touch Bar.

Molto belli i suggerimenti proposti per Photoshop, interessanti quelli per la navigazione nel Finder, carine ma non essenziali le funzioni accessorie per Mail e Safari. La potenzialità maggiore della barra è senza dubbio quella di affiancare un secondo controllo espressivo al touch del trackpad. Lo scrub nei progetti audio e video è la prima applicazione che viene in mente e, se la risposta al tocco sarà adeguata, potrebbe rappresentare un'interessante alternativa a un controller-knob esterno che avrei trovato utile in più di un'occasione, durante gli editing.
Il modo in cui è stato presentato ai musicisti durante il Keynote di ieri sera, però, mi ha lasciato a dir poco perplesso.

Il pubblico ha potuto assistere alla dimostrazione di un DJ set abbastanza scontato, in cui ci si è limitati a usare la barra a volte come pulsantiera per effetti momentanei, a volte come cursore o fader per regolare l'intensità di un effetto o passare da un "piatto" all'altro. Tutto molto bello a parte il risultato musicale in sé, ma è una dimostrazione e non deve necessariamente avere velleità artistiche, per quanto sarebbero state gradite. Il vero problema è che non mi viene in mente un solo motivo per cui non si potessero assegnare quelle operazioni alla tastiera e al trackpad multitouch che il MacBook (e non solo lui) ha da anni ormai.
La presentazione mi ha lasciato un certo amaro in bocca per la sua impronta "cheesy", per niente in stile Apple. Su YouTube non si trovano ancora dei clip relativi a quello specifico passaggio, ma è andata più o meno così.



"Spiegare" in quel modo la novità di punta della gamma non è all'altezza degli standard a cui ci ha abituato la casa di Cupertino. Sicuramente le potenzialità ci sono, ma sarebbe stato bello vederne qualcuna in più e meglio presentata. Non resta che attendere di vedere come gli sviluppatori di terze parti accoglieranno il dispositivo, magari per strizzare l'occhio a funzioni glissato come quella in cima alla ROLI Seaboard o alla gestione combinata di trackpad e Touch Bar come due porzioni complementari di un controller che i nuovi Pro, potenzialmente, hanno già integrato. Solo che non se ne sono accorti ancora.
apple macintosh
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