Sostieni Accordo
  • Accedi o registrati
  • Info e contatti
    • FAQ
    • Fai pubblicità su ACCORDO
    • Politiche di gestione dei thread
    • Regolamento di Accordo
    • Contatti e info aziendali
    • Privacy
    • Banner e ad-block
    • Servizio consulenza
    • Servizio grafico per le aziende
  • Scrivi
    • ...un post su People
    • ...un articolo o chiedi una consulenza
    • Segnala un appuntamento
  • Pubblicità
SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Eko Chetro 6 1982

di telecrok [user #37231] - pubblicato il 23 novembre 2016 ore 16:14
Sono venuto in possesso di questa chitarra, ne avevo già accennato giorni fà su people, approfitto allora per farvela vedere perchè è davvero una chitarra interessante e devo confessare che ne ignoravo l'esistenza.
E' una Eko "Chetro 6" del 1982.
Ho già una Ranger del 71 che conservo e suono regolarmente, non è una Martin d'annata ma suona magnificamente, è una chitarra economica secondo gli standard del 71 ma posso assicurare che è realizzata con un mogano di primissima qualità così come il resto, ma pasiamo a questa Chetro 6.
La Chetro 6(esiste anche la 12 corde) è stato un'esperimento dei primi anni 80 e subito conclusosi, in casa Eko volevano fare una linea di chitarre di pregio, a tiratura limitata ed il progetto era stato affidato a liutai famosi nel campo, ora non ricordo i nomi.
Le informazioni le ho prese su Wiki e le potrete trovare anche voi, pertanto non mi dilungo, voglio solo dire che sono rimasto stupito della qualità, sia dei legni che dell'insieme costruttivo, una chitarra eccezionale! A Recanati sapevano e sanno fare il loro lavoro ma una cosa così non me la sarei aspettata, da sempre ho creduto che le Eko fossero chitarre decenti e nulla più e non tutte, insomma la nomea della casa italiana non è certo da paragonare ai marchi blasonati e conosciutissimi, bè qui ilo discorso cambia, cosa che appare subito evidente anche dalla scelta del capotasto, non Zerofret come consuetudine per Eko, ma il classico capotasto tipo Martin.
Ok, le cose salienti da dire sono:
-Manico e paletta in mogano e che mogano
-fondo e fasce in palissandro indiano
-tastiera in ebano e che abano
-papotasto in avorio "vero"
Questa ha un ponte piezo Shadow con presa Jack all'attacco posteriore della tracolla e un potenziometro posizionato anteriormente nella spalla superiore, ma penso sia una modifica, non ne sono sicuro però visto che il ponte in palissandro è predisposto per ospitarlo.
Custodia originale in pelle con stampa reptile, tipo quelle Gibson.
La chitarra ha suonato e suonato tantissimo, l'hanno trattata da cani, ha la paletta che si stà rompendo nel solito posto paletta-manico, inoltre la paletta ha un meraviglioso intarsio in vera madreperla che il tempo ha ambrato, il tutto realizzato come per le Gibson su foglio di fibra vulcanizzata e incollata.
Qualcuno può aggiungere qualcosa?
ciao a tutti




 

Dello stesso autore
sanremo 19
Festival Express
campbell
Digitech TRIO Band Creator Bass Drum Guitar Effects
ES 335 1964
VOX
manteniamo la calma
buon Natale a tutti
Loggati per commentare

di chikensteven utente non più registrato
commento del 23/11/2016 ore 16:32:47
ciao devo dire che la qualità dei legni sulla carta è tra i miei legni preferiti, ma mi piacerebbe sentirne il sound! c'è su youtube qualche video dello strumento in prova , fatto da te o da chi ne è in possesso come te?
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 11/05/2017 ore 19:43:58
Clicca si FB FRANCIS KUIPERS, sentirai la chitarra, una delle prime KORRAL, in possesso a FRANCIS! ciao da remo serrangeli
Rispondi
di telecrok [user #37231]
commento del 23/11/2016 ore 19:24:05
Ciao, credevo di non essere riuscito a pubblicare l'articolo, di fatto ci sarebbero dovute essere 4 o 5 foto a corredo, ma non riesco a metterle, sono troppo grandi, non capisco come fare a pubblicare correttamente.
Su Youtube non so se c'é qualcosa, ma la chitarra la conosci? Ne hai una anche tu?
Se parli dei legni ne hai visto qualcuna? Parlo di quelle anni 80 ovviamente non delle attuali.
Riciao
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 11/05/2017 ore 19:45:27
Trovi tutte le notizie delle Korral e Chetro nel libro "i 18 anni della fabbrica di chitarre più grande del mondo" E' ora in consegna la seconda ristampa.
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 23/11/2016 ore 19:42:07
Congratulations! Suonata e maltrattata!!! Meglio di così... Tieniti cmq la Ranger. Per chi ha la 12 corde: è perfettissima per registrare col condensatore senza dovere manovrare EQ sul mixer come per Martin / Gibson. In studio era usatissima per "doppiare" la ritmica di una canzonetta o far sballare Syd Barrett.
Dovrai darci un rapporto sonoro di una chitarra che non conosco e... Ltd Edition! Magari pure un confronto tra Ranger e Chetro (nome strano).
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 11/05/2017 ore 19:47:29
Chetro, a spalla mancante con des. ITALIANO, (lo stesso fatto da Maccaferri per Djiango) che ora tutti i costruttori Cinesi fanno! Chetro è il nome della figlia di ETTORE DE CAROLIS, grande musicista e compositore che ha collaboirato con Remo Serrangeli in occasione delle Chetro e M24!
Rispondi
di franklinus [user #15063]
commento del 23/11/2016 ore 20:25:17
riporto la didascalia di una chetro su un catalogo anni 80:chitarra western concerto,costruita completamente a mano,speciale disegno con spalla mancante per facilitare le note acute,tavola armonica in abete val di fiemme,fasce e fondo in palissandro massiccio,tastiera in ebano,ponticello in osso,capotasto in avorio....ti avevo già scritto di una korral eko ...ripara per bene la paletta,è una chitarra made in italy da 10 e lode
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 24/11/2016 ore 07:10:57
Chitarra sviluppata da Serrangeli con Ettore De Carolis che commissionò un modello a 9 corde a spalla mancante. Il nome della chitarra è quello del gruppo di De Carolis fondato nel 1966: Chetro & Co. Lo stesso nome dato alla figlia, Chetro De Carolis.
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 11/05/2017 ore 19:48:4
Bravo Nava, tutto esatto! Grazie. Collegati con FB in Eko vintage guitars. Ci siamo tutti!
Rispondi
di telecrok [user #37231]
commento del 24/11/2016 ore 09:27:32
Grazie dei commenti, la chitarra ha all'interno, si vede attraverso la buca, un foglietto di carta grezza scritto a con inchiostro e pennino, dice che è stata fatta completamente a mano, poi fà una descrizione dei legni ecc ecc come già detto, il capotasto è in avorio, bellissimo e integro fortunatamente.
Come dicevo, nonostante la descrizione sul foglio incollato all'interno reciti: "ossicini in avorio", questa ha il ponte con un piezo color oro della Shadow, penso tedesca, non sò se funziona devo testarlo.
Il problema è che stranamente, dico stranamente perchè non capisco come si possano fare certi errori grossolani (e non è l'unico) su una chitarra così curata e giustamente descritta come speciale e di gran pregio, il ponte piezo, con sellette separate é presettate (non è possibile regolarlo) ha il radius udite udite, diverso dalla tastiera, il radius tastiera è 9"", il ponte piezo è 7,5", roba da matti.
Il ponte piezo penso sia di serie perché il ponte in legno che lo ospita, realizzato in palissandro indiano (molto bello), ha la giusta sede e l'orifizio che ospita l'attacco dei fili, èpertanto è stato piazzato da Eko, dal liutaio che l'ha fatta. Non è strano?
Un'altra cosa che mi lascia perplesso è la verniciatura, il manico è verniciato in poliestere spesso mezzo millimetro, plasticosissimo ma che ora è secco e facile a venarsi, la cassa anch'essa verniciata inpoliestere ma con una mano leggera, infine il PA che sembra verniciato con una mano leggerissima di cosa non capisco, insomma 3 spessori di verniciatura diversi, non potevano azzardare una bella vernice nitro su tutto, leggera leggera? La descrizione dice "lucidata a mano" ovviamente. Come al solito mi sembrano quei particolari tipici di Eko, ma insomma, hai fatto 30, fai 31, perché questi scadimenti di qualità su una chitarra così? Sono i particolari che definiscono l'insieme, sul resto non c'è nulla da eccepire, realizzata splendidamente con un binding di una eleganza e finezza commoventi, non che il citato intarsio e brand sulla paletta in madreperla.
Non ha numerazione di serie ed è un peccato, vorrei chiedere alla Eko se per caso è all'interno della cassa, nascosto non so dove.
NOn so come suona, devo prima procedere alla riparazione almeno somaria della paletta e decidere se sostituire il ponte, sarebbe il caso visto il radius diverso che non consente di fare un action decente e non mi và di limare le sellette del piezo, inoltre abbassarne la base è impossibile, è piatta ma ha il pirolino che ospita l'attacco del microfono, non si può modificare.
Ho guardato su Ebay, la Shadow esiste ancora, è una ditta tedesca, ne fà attualmente un tipo che assomiglia molto a quello che ho io solo che le sellette sono in ceramica, questo invece è totalmente in zamak dorato.
Qualcosa devo decidere, ha anche il potenziometro da sostituire, situato sulla spalla super. anteriormente ed il foro è professionale, è sicuramente nata così.
Vorrei mettere delle foto ma come già detto quando mi compaiono nel box dove si caricano, sono grandissime, provo a ridimensionare ma mi dice che non trova il file, insomma qualcuno dovrebbe aiutarmi per favore.
Ho parecchio da lavorare, devo sistemare spaccature sulla cassa e altre cosette, ma per adesso ho deciso di fermare i crolli e vedere se riesco a tenerla così, se è suonabile, diversamente se sarò costretto dovrò mettere un paio di stecche di carbonio per salvaguardare la paletta onde evitare che si rompa staccandosi dal manico, ma è un lavorone, lo farò, se lo farò, in seguito, ora vorrei renderla suonabile con il minimo sforzo.
Tranquillo Claes, la Ranger, quella del 71, è la mia prima chitarra con la quale ho tirato le prime pennate, figurati se non la tengo.
Di Eko ne ho 3, 2 acustiche e una Kobra sunburst, sono affezzionato alla Eko.
Se non riesco a renderla suonabile con piccoli interventi e vedo che la paletta tende ancora a richiudersi verso la tastiera, infatti la zona collo/paletta è piena di spaccature anche se non definitive, dovrò fare il restauro generale, profondo e definitivo e sarebbe veramente il caso in fondo, l'operazione più delicata è sistemare l'attacco paletta/collo che è in unico pezzo, dovrò scollare la fibra vulcanizzata con l'intarsio che la ricopre, staccare la tastiera, una volta fatto, sistemare le superfici, rimettere il tutto in posizione corretta e nel frattempo, mentre è sotto presse, fare due scanalature nel manico, parallele al canale trusrod che procedono sulla paletta, inserire un paio di stecche di carbonio lunghe almeno 10 cm. e richiudere, a quel punto state tranquilli che la paletta non si muove più, ma và fatto prima che si stacchi del tutto, se no occorre tagliare e viene fuori un bordello,(questa operazione è da consigliare alle Gibson che hanno segni di cedimento alla paletta, tipico delle chitarre senza voluta, se vi accorgete che ci sono venature nella vernice, la chitarra non tiene l'accordatura che tende a "mollare" sappiate che potrebbero NON essere le meccaniche, pertanto fatelo fare subito, così salvate la vostra Gibson)
Aiutatemi con le foto, ditemi per favore come posso fare a metterle correttamente e a rimpicciolire il formato, vorrei tanto farvela vedere e sentire una volta a posto.
Ciao e grazie a tutti
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 12/05/2017 ore 09:27:4
In alcune l'etichetta era scritta a china da Ettore Guzzini, manager Italian market!
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 24/11/2016 ore 10:07:14
lei è chetro la figlia di decarolis vai al link

qui il catalogo dell'82 vai al link

qui i chetro, praticamente il gruppo di Pasolini vai al link

qui dell'83 vai al link
Rispondi
di telecrok [user #37231]
commento del 24/11/2016 ore 10:20:20
OK, però la chitarra ripresa con la figlia di Decarolis è un prototipo e ne sono state relaizzate pochissime, di fatto l'unica cosa di diverso e significativo e il ponte con il suo sistema attacco corde, in questa non è a piroli ma le corde sono ancorate in senso orizzontale rispetto al ponte mediante foratura dello stesso, non sò se sono passanti all'interno della cassa, è un sistema sperimentale progettato da Decarolis, un fattore di pregio aggiuntivo, non a caso di questa Chetro "prototipo"
ne vendono una adesso su Ebay a 1700 Euro, è una chitarra veramente rara e se uno ama le Eko e può, dovrebbe comprarsela e non farsela scappare, chiattar perfetta a detta del proprietario.
Scusami, questo per dire che la chitarra in foto è davvero un pezzo particolare, il resto è praticamente identico ma bisognerebbe esaminarla per bene.
Un'altra cosa scusatemi, continuo a modificare e aggiungere cose, no è solo per un'altra cosa che mi ha lasciato di stucco e che veramente stento a comprendere, un pò come per la verniciatura dozzinale, riguarda la rosetta, una rosetta squallida costituita da righette nere realizzata in plastica adesiva, plastica capite? Tipo quella degli adesivi, plastica lucida, davvero non riesco a capire, ma come su una chitarra così? Facevano di queste cose alla Eko, un gruppo di liutai rinomati, un laboratorio sperimentale, legni di pregio, un binding mozzafiato per eleganza e finezza, tutta lucidata e realizzata a mano e poi ti mettono la rosetta in plasticaccia, davvero incomprensibile come politica aziendale.
Aiuto redazione o qualcuno, aiutatemi per le foto.
ciao

PS: per la miseria, testi di P.Pasolini, bel pezzo alla JeffersonAirplane in salsa italiana.
Mai sentiti prima, incredibile.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 24/11/2016 ore 12:35:34
storicamente lo scenario era un altro. fine anni 70, lotte sindacali, concorrenza asiatica, crisi nera. la proprietà decide di chiudere e delocalizzare la produzione in asia. un gruppo di resistenti inizia a fare qualche strumento di pregio rispetto alla produzione precedente. Non c'erano liutai veri e propri. c'erano Remo Serrangeli, direttore di produzione e Ettore Guzzini (che scriveva le etichette a mano) del reparto commerciale. si prova qualche tavola armonica massello ma per la paura di vederla saltare si rinforzano le catene un pelo di troppo per usare un eufemismo. si usa quello che c'è in magazzino e la verniciatura è quella bella plasticosa che sappiamo tutti... le rosette probabilmente avanzavano ed erano comprate in Asia. La resistenza non paga :-) e alla fine si guida la Eko verso il fallimento nell'84. Comunque la Chetro era in catalogo quindi parliamo sempre di produzione industriale. ognuno fa il prezzo che vuole ma 1700 euro mi sembrano abbastanza fuori dal mondo sia in relazione al valore della chitarra come strumento musicale, sia dal punto di vista collezionistico.
Rispondi
di JoeManganese [user #43736]
commento del 24/11/2016 ore 12:53:48
Praticamente un catafalco venuto male. Non capisco gli elogi su questo "capolavoro " allora.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 24/11/2016 ore 13:09:37
non proprio. altri tempi... altro mercato, altri musicisti. si suonava sui testi di pasolini con la nove corde. nostalgia, feticismo, ma da qui a 1700 euro il passo è lungo. le uniche chitarre eko che raggiungono queste cifre sono le Rokes.
Rispondi
di mehari [user #25169]
commento del 24/11/2016 ore 21:02:25
Caro Nawa.... ogni volta che ti leggo mi toglierei il cappello...se lo portassi. Mi viene anche un po' di nostalgia, nonostante non abbia vissuto quei periodi in maniera "attiva" (sono del '69)... sento chiaramente che molte di quelle atmosfere e situazioni non torneranno mai più e siamo oramai su una china discendente verso un baratro più o meno lontano. L'idea di collezionare i "cataloghi" dei tempi mi avrebbe fatto sorridere una ventina d'anni fa. Ora la comprendo perfettamente. Buon lavoro, buona passione.... e buon ricordo.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 25/11/2016 ore 17:31:02
io sono del 65. le eko per me erano e sono catorci che recuperavamo per due lire per suonarci new wave e qualcosa di simile al punk. come sono finito a fare il custode della tradizione italica non lo so neanche io :-) comunque grazie delle belle parole.

stefano aria
Rispondi
di remoserrangeli [user #23728]
commento del 11/05/2017 ore 20:39:37
Andammo in produzione di serie, come la Martin, La Gibson, la Taylor ed altri. La chitarra Korral (e Chetro) è stata fatta inizialmente con la collaborazione di John Huber, allora area manager della Martin e liutaio (ora vive in Svezia ed insegna alla università di Stoccolma). Ne facemmo 200 per lui. Io chiesi l'autorizzazione di ripetere la incatenatura, la TA ed il manico. Tutto iniziò quindi nel 1975. Andammo in produzione nel 1978 con l'ing. Francesco Guzzini, che diregeva il laboratorio con apparecchiatura Bruel Kier, le stesse della scuola di Cremona! Ogni TA veniva selezionata nel laboratorio. Quindi posso dire che ora la chitarre della serie Korral e Chetro sono al livello delle migliori nel mondo, Checchè ne dica JoeManganese, che parla senza conoscere la chitarra. Invito tutti a collegarsi in FB e cliccare Francis Kuipers, sentirete che cosa è ora la chitarra! Noi della Eko eravamo abituati agli insulti e disistime varie fatte normalmente da incompetenti e sedicenti liutai. Abbiamo continuato imperterriti fino a che ce lo hanno permesso. Poi hanno voluto fare cose assurde, senza di noi ( Io e Ettore Guzzini) E' TUTTO NEL LIBRO. NON PARLATE A VANVERA, DOCUMENTATEVI! un saluto unito ad un abbtaccio dal Veccho Remo! Mi trovate su FB. Ciao!
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 24/11/2016 ore 13:59:28
la tastiera è ebano prima scelta. fasce e fondo laminato. piano abete val di fiemme. lo shadow era originale. chiavette e rosetta giapponesi
Rispondi
di telecrok [user #37231]
commento del 25/11/2016 ore 11:27:47
Mà, ne sento un po' di tutti i colori, anche qui su Accordo è stata santificata come chitarra di pregio in un articolo di anni fà.
Comunque i 1700 Euro li vuole uno che vende un prototipo, quello con il ponte fuori ordinanza e probabilmente altre chicche qualitative, si tratta di una delle pochissime fatte, penso 4 o 5 pezzi al massimo, la mia è una standard a spalla mancante.
E' per questo che parlo di collezionismo e di pezzo molto raro. Poi fate un po' voi.
Per quanto riguarda la Chetro 6 come la mia, c'é uno su Ebay che la vende a 700,00 Euro, perfetta,
molto bella e se uno neha vista una almeno una volta dal vero e soprattutto ha avuto occasione di provarla potrebbe fraci un pensierino, posso garantirlo, inoltre è stagionata e i legni sonio al massimo dello splendore, una chitarra così vale molto di più di 700 euro a mio avviso, la rosetta si può cambiare.
Per quanto riguarda il fatto che si trovava in catalogo non significa che non sia vero che è fatta "interamente a mano" come recita il foglietto incollato all'interno e io gli credo.
Catafalco? Ho Martin e Gibson, ho termini di paragone di una certa levatura, pertanto posso affermare, soprattutto al signore che l'ha definita un pacco, un catafalco o qualcosa del genere che la chitarra l'ho provata appena l'ho presa solo per sentire il suono, non si poteva accordare per bene pertanto ho sentito solo il timbro e il volume, bè è una gran chitarra, suona benissimo, ha una tastiera che è un sogno di ebano, non capisco questo modo di etichettare la roba degli altri con una certa strafottenza e poca delicatezza, comunque libero di pensarla come vuole.
In più posso dire che la chitarra ha suonato, come dicevo all'inizio articolo, molto, moltissimo, ha suonato e suonato, poi è passata di mano ed è stata maltrattata in giro per osterie e vari convegni etilico/culinario/cantautorali, per anni, ma ha suonato anche in studi di registrazione ed il proprietario gravitava nell'ambiente dei musicisti e cantautori genovesi, tutti famosissimi, a voi immaginare chi potrebbero essere.
Ovviamente non ne ho le prove ma si potrebbe ascoltare il suo bellissimo suono in qualche famoso disco. Ecco il catafalco ha fatto tutto questo e ne porta le ferite.
Ci sono degli scadimenti di stile e qualità incomprensibile, l'ho detto io stesso, ma la rosetta scadente non può deteminarne la qualità generale che è ottima, dico ottima.
Caro Nawa, fasce e fondo, con spessori così e su chitarre di grande tiratura, sono sempre in laminato è un'esigenza costruttiva, ma c'é laminato e laminato, diversamente, un fondo in massello bisognerebbe realizzarlo scavandolo ed è improponibile per costi e tempi.
Anche le chitarre di gran nome hanno fondo e fasce in laminato, non sarebbe possibile contenere le tensioni mantenendo spessori accettabili e relativa leggerezza, il legno si venerebbe subito.
I fondi Martin di una D28 standard per esempio, sono in laminato preformato anch'essi, non sono carved ed è così anche per altri Gibson, Guild, Larrive ecc ecc comprese, è la qualità del laminato che conta.
Le meccaniche sono giapponesi è vero, molto belle le originali, molto precise, all'altezza delle Grover montate ora da Martin e anche meglio, visto che hanno la ghiera a vite per l'ispezione che consente di estrarre l'elicoidale per sostituirlo e per fare pulizia a fondo o lubrificare l'interno, non so quante hanno questo accorgimento tra le meccaniche di pregio.
Purtroppo ne ho solo 4 e le dovrò sostituire.
Ora provo a mettere le foto. Spero di farcela, avevo chiesto aiuto per poterle inserire e sarebbe gradita qualche dritta invece di sole critiche velenose, non mi offendo per carità, critiche spesso non corroborate da prove, solo per sminuire senza conoscere, vorrei sapere quanti di quelli che disprezzano, in verità pochissimi, l'hanno vista dal vero e suonata, sinceramente.
Le critiche sono ben accette ci mancherebbe, non vorrei essere frainteso, ma se sono costruttive e non tanto per sparare a zero per partito preso solo perché è una Eko, anche le Martin serie pre war reissue o le 0000 o 035 sono in catalogo, chitarre da 4-5-8000 Euro sono a catalogo, cosa significa, che sono dei catafalchi?
E' una gran chitarra credetemi e se poi calcoliamo che costava un'inezia è un vero miracolo.
Se uno avesse l'opportunità di averne una a disposizione, poterla ispezionare e valutare a dovere, guardando solo la qualità eccelsa dei vari binding sulla cassa, solo questo testimonia senza ombra di dubbio una manifattura "a mano", l'intevento diretto della mano di un liutaio esperto, impossibile fare certe cose con le macchine, impossibile.
Qua e là ci sono scadimenti qualitativi, tipo le catene abbastanza approssimative ma in fondo ben realizzate, il sotto ponte, non proprio accuratissimo, ma sono particolari trascurabili sul complesso dell'oggetto in questione e per il prezzo richiesto.
In ultimo, quando dico mia, significa che l'ho io adesso, ma l'ho in riparazione, è di un diciamo cliente, per la precisione.
Ciao a tutti

PS: aiutatemi per le foto.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 25/11/2016 ore 18:02:47
Io ho un atteggiamento che più neutro non si può. Per quel poco che posso sapere del mercato dei collezionisti delle chitarre vintage italiane il problema neanche si pone. semplicemente la Chetro non è né vintage, né collezionabile. quindi il valore è riferibile solo alla qualità intrinseca dello strumento. (naturalmente ognuno è libero di collezionare qualunque cosa e pagarla qualunque cifra, ma allora perché parlarne?). Rimane il discorso sulla qualità dello strumento e sugli aspetti storici. Sulla storia dello strumento mi sembra di saperne abbastanza e volevo solo dare informazioni (di solito le informazioni sono gradite dai possessori di una chitarra). La fonte principale è il capitolo 11 del libro di Remo Serrangeli, il papà della Chetro. Lì troverai tutte le informazioni che ho tentato ingenuamente di riassumere. La Eko credeva che il tiraggio delle corde fosse intorno ai 200 chili invece dei 60/70 reali. quindi non aveva il coraggio di fare chitarre in massello e quando lo fece dimensionò le catene come travi della soffitta. Fu, casualmente, la visita in fabbrica di John Huber, liutaio inglese, che dando un'occhiata alle catene prese uno scalpello e diede un'aggiustata al volo che poi fu copiato per altri esemplari. Gli operai erano in cassa integrazione e fuori la fabbrica era bloccata dai picchetti del sindacato (cfr archivio storico dell'Unità). Quando parlo di laminato riferisco solo le informazioni di Serrangeli, a proposito, gli intarsi erano di plastica finta madreperla. e se guardi bene erano proprio quelle avanzate dalle palette Vox. Inoltre non erano intarsi ma incollati e affogati nella vernice. Per me questo è abbastanza divertente e interessante, più di un intarsio in vera madreperla. Sulla lavorazione manuale di alta liuteria: gli operai delle tastiere erano Pieretti, Marinelli e Maccaroni, avevano una macchina che metteva i tasti tutti in una volta e producevano 5000 tastiere l'anno. I tasti sono alpacca 18% nichel incollati con vinavil diluita al 30%. I ponti erano incollati da Gilberto Campanari con cianoacrilico loctite.
Una curiosità: nella tua l'interno è verniciato? se sì, ho un altro aneddoto da raccontare :-)

Saluti e comunque complimenti per la bella e rara chitarra.
se le foto sono buone puoi mandarle a aria@fetishguitars.com e le metto sul mio sito che poi puoi linkare dove vuoi.
Rispondi
di telecrok [user #37231]
commento del 28/11/2016 ore 09:50:44
Ok, grazie Nawa delle ulteriori informazioni, comunque guarda che non mi riferivo per niente ai tuoi interventi quando mi sono lamentato di scarsa delicatezza.
Comunque aggiungo queste ultime cose e vedete un po' voi e tirate le vostre conclusioni sulla bontà o meno di questo strumento.
Sabato, dovendo andare dal mio falegname che mi tiene una tavola di mogano sudamerica di circa 40 anni di invecchiamento, avuta in eredità dal vecchio falegname proprietario dell'attività, recuperata nel magazzino, (non sò se è Honduras, ci sono dei marchi ma non li capisco) per scegliere e tagliare le tavolette da mettere in pressione per stabilizzarle, mi sono portato dietro la chitarra, abbiamo esaminato bene l'interno con la telecamerina e devo dire che mi sono sbagliato, fasce e fondo non sono in laminato, ma in palissandro "massiccio" come recita la pubblicità della Eko, è vero, proprio così, non mentivano, le rigature corrispondono perfettamente dal dentro al fuori, sono rimasto piacevolmente sorpreso, il falegname ha anche lui indicati fondo (tavola spaccata a libro) e fasce come "lastroni in massello", sul resto non aggiungo altro, solo che il capotasto una volta ripulito e riveduto ha evidenziato le bellissime rigature che contraddistinguono l'avorio, un materiale così oggi come oggi mi farebbe ribrezzo, ma la chitarra ha 34 anni e allora l'importazione era ancora legale, questo mi fa pensare che non si mette un capotasto in avorio (anche il ponticello era così sui modelli senza piezo) su uno scassone.
Nawa all'uopo aggiungo che la scritta "eko" e l'inlay sulla paletta sono in verissima madreperla, non è plastica, tu probabilmente ti riferisci ad alcuni modelli di Ranger che sulla paletta hanno dei pacchiani inlay di plastica gialla cangiante, sono chitarre tutte nere, ne ho visto una una volta, hanno solo delle bellissime tastiere in palissandro brasiliano.
Ora manderò le foto all'ndirizzo indicatomi gentilmente da Nawa, vedrà lui se inserirle nella discussione, le foto sono state fatte con il mio vecchio Brondi e spero siano decenti, soprattutto i colori, spero che si possano apprezzare cura costruttiva e materiali, potrete apprezzare il livello delle meccaniche, la ghiera di cui parlavo, che consente lo smontaggio dell'elicoidale serve per regolare l'attrito, montare delle meccaniche così sofisticate e accuratissime su una chitarraccia? Vedrete le foto, fatevi un'dea e giudicate se è vero quanto sostengo.
Spero possiate apprezzare la qualità del mogano del manico, del palissandro indiano delle fasce di un bellissimo color arancio striato di marrone scuro, della finezza e accuratezza dei binding.
grazie a tutti e ciao.

PS: Nawa, solo per informazione e non per polemizzare, sei gentilissimo e mi scuserai, non ho capito se ne hai mai visto una da vicino e magari provata.
Rispondi
di nutrio1962 [user #17778]
commento del 23/01/2017 ore 11:25:30
Vi diro,' ho una eko chetro 6 del 1981, e' uno dei rari protitipi con il bridge gigante e incatenatura sperimentale tipo Torres a ventaglio al posto del classico X braces, lo strumento e' tutto originale, a parte che e' stata fatta ritastare completamente con i jescar evo, il top dei tasti in circolazione.
Il fatto che sia un prototipo completamente in legno massello mi e' stato certificato da Remo Serrangeli ed Ettore Guzzini che l'hanno vista e sentita suonare, Ettore si rammarica che la copia del progetto di questo prototipo sia andata perduta, ma mi ha confermato che per un Collectors questo strumento non ha prezzo, se non quello che il compratore e' disposto a pagare e il venditore a incassare.........e' in vendita su Ebay a 5000 euro e ci stara' per un bel pezzo, ma non ho fretta credetemi, al di la del mero valore commerciale ed affettivo sto' valutando anche l'ipotesi di cederla al museo Eko di Recanati.
Rispondi
di peter86 [user #27026]
commento del 22/05/2017 ore 11:41:0
Ciao a tutti! Anche se in ritardo mi accodo alla discussione per dire la mia... Posseggo da pochi mesi una Korral del 1981 e una Ranger VI forse di poco più vecchia. Le due chitarre non sono paragonabili da nessun punto di vista: suono, liuteria, estetica... Senza nulla togliere alla Ranger che, come qualcuno ha già detto, trovo ottima per lo strumming "veloce", la Korral è assolutamente un altro pianeta. Spalla mancante a parte credo che come specifiche sia identica alla Chetro degli stessi anni. Anche nella mia è presente il bracing di tipo Torres e la buca più piccola rispetto allo standard da 10 cm per dread. A titolo di esempio, ho da poco fatto un confronto diretto con una D28 e una 814CE, oltretutto con le stesse corde. Beh, differenze timbriche a parte, che vanno a gusti, posso garantire che la Korral aveva un volume superiore alle altre due...
Rispondi
Seguici anche su:
Cerca Utente
Scrivono i lettori
Una semi-acustica home made: l’evoluzione di una chitarra unica
Never Ending Pedalboard (e relative sfumature made in Italy)
Gretsch G5220: gran muletto per i più esperti
Mini Humbucker FG Mini-H SP-1
Fattoria Mendoza Hi-Crunch: il fratello arrabbiato dell'M
Harley Benton Tube5 combo: sei bella quando strilli
Parliamo di analogico!
Sistemi digitali per cinquantenni soddisfatti
Impressioni a freddo sul Neural DSP Quad Cortex
Acquistare strumenti musicali in Gran Bretagna: come funziona il dazio...
Basi o Altezze?
M-Vave: profiling per tutti
Vintage V132: Les Paul style con un rapporto qualità-prezzo sbalordit...
Wiring Nashville su un kit Telecaster

Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964