Maple neck
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/143955/600x0/00/maplen-s.jpg" alt="maplen-s.jpg" style="float:left;">Curioso: tra le mail che riceve Accordo la richiesta "cos'è il maple neck" è molto frequente. Eppure - per caratteristiche estetiche e funzionali - è una componente caratterizzante della chitarra moderna "Fender-style". Sostanzialmente il termine significa "manico in acero" e indica quei manici la cui tastiera ha un colorito bianchiccio o bianco-giallino. Ma attenzione! Non tutto quel che è pallido è un "maple neck"...</p>
L'immortale Leo Fender, padre di tutte le "Caster", si concentrava soprattutto sulla funzionalità. Lungi dall'essere un liutaio, pensava i suoi strumenti da meccanico, concentrandosi sulla funzionalità e sulla facilità di manutenzione.
Una delle prime invenzioni (davvero rivoluzionaria, uscita esclusivamente dalla sua testa) fu proprio il "maple neck", un manico in unico pezzo di acero, concepito nel 1948 sul (bruttissimo) prototipo di Esquire qui raffigurato con i seguenti intenti:
- risparmiare manodopera per la costruzione, non c'è la necessità di incollare la tastiera
- eliminare il refretting: si cambia tutto il manico
- facilitarsi la vita all'utente in caso di riparazione (si spedisce il solo manico anziché tutta la chitarra)
Il truss rod (che sulle primissime chitarre non era previsto, tant'è che i manici si curvavano alla grande nonostante il profilo del manico a mazza da baseball) è inserito da dietro e il canale è chiuso con una striscia di legno più scuro. In origine (e anche oggi sulle varie repliche) si accedeva alla vite di regolazione dal lato del corpo, con la necessità di smontare il manico per la regolazione (o di rovinare il tutto cercando di regolare a manico montato, salvo Pistolesi, che grazie a un attrezzo autocostruito regola un maple neck senza smontarlo e senza fare danni).
Che altro dire? Bè, che il maple neck è bellissimo, caratterizza una vecchia Fender come nient'altro. Secondo alcuni è più veloce, secondo altri appiccica, c'è chi lo rende opaco con la carta vetrata fine, chi lo deve lavare dopo ogni suonata perché non smaltisce il sudore. Fatto sta che generazioni di grandissimi fenderisti - da E.C a Danny Gatton passando per Albert Lee e Eddie VH e chi più ne ha più ne metta - hanno suonato milioni di note proprio sui maple neck.
Abbandonato nel 1959 il maple neck è riapparso (salvo pochi esemplari custom) in forma riveduta e corretta nel 1967-68, con tastiera applicata (si riconosce perché non ha la striscia scura dietro e il "tappino" sulla paletta). E' tornato se stesso - un pezzo unico - nei primi anni '70, più o meno in contemporanea con l'introduzione del famigerato attacco a tre viti con MicroTilt e "bullet" di regolazione alla paletta.
Ultima incarnazione, quella introdotta dalla rinata Fender a fine anni '80, un maple neck con quattro viti, micro tilt un po' migliorato (ma sempre ciofeca rimane) e truss rod che agisce attivamente in entrambe le direzioni.
Leo nel frattempo, incassati i 13mega dollari nel 1965 da Cbs in cambio della sua ditterella, dopo l'inattività contrattuale, riprese a fare chitarre con maple neck (e MicroTilt, ma notevolmente migliorato) col nome Music Man prima e G&L dopo. In quest'ultima però il maple neck è realizzato unendo due metà simmetriche incollate longitudinalmente. Secondo Leo il sistema consente di aumentare drasticamente la stabilità (a lui interessava principalmente per eliminare la necessità di regolare la chitarra dopo il trasporto).