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EMS Story - Prima Parte
di - user #18600 dal 27/03/2009 |

EMS - Electronic Music Studios. The inside history. Queste righe sono il frutto di una conversazione avuta con Robin Wood, attuale proprietario della EMS e, da oltre venti anni, comprimario in numerose scelte storiche del prestigioso marchio; un’occasione pressocè unica per conoscere “da dentro” i retroscena di uno dei più controversi pool di cervelli mai impegnatosi sul fronte della sintesi a trecento sessanta gradi.

EMS è il parto della mente del Dr. Peter Zinovieff, i cui genitori sfuggirono dalla Russia dopo la Rivoluzione del 1917. All’inizio degli anni ’60, Zinovieff era interessato all’utilizzo dell’elettronica nella musica e decise di stabilire uno studio sperimentale nella zona londinese di Putney Bridge –non dimenticate che il nomignolo con cui, all’inizio, i VCS3 erano conosciuti era proprio Putney. In questo studio si iniziò ad utilizzare computer DEC per il controllo di oscillatori analogici, filtri ed inviluppi. Bob Moog aveva appena pubblicato nei quaderni della AES il suo articolo sulla teoria del controllo in voltaggio e Zinovieff aveva ingaggiato David Cockerell per realizzare una visione “particolare” della musica elettronica sotto controllo computer.

Nel 1968, crearono un sistema composto da un banco filtri a 60 canali sotto completo controllo computer, in grado di analizzare lo spettro audio di qualsiasi segnale passante. Il sistema poteva memorizzare e trasformare il segnale analizzato prima di riprodurlo utilizzando i 60 filtri interni mandati in auto oscillazione sinusoide. Zinovieff sviluppò il software mentre Cockerell progettò l’hardware necessario. Harrison Birtwistle, Hans Werner Henze e John Buller furono alcuni dei compositori che, invitati da Zinovieff, lavorarono nello studio EMS con il neonato sistema a 60 canali di analisi / risintesi.

Nel 1969 la complessità dello studio era arrivata ad un punto tale che Zinovieff non era più in grado di mantenerne operativa la struttura senza dover ricorrere ad aiuti economici esterni. Con il supporto di un gruppo di compositori, si decise di pubblicare una lettera aperta sul The Times, in cui lo studio veniva offerto “alla nazione” come una libera risorsa per le arti. L’offerta non venne accetta, così si decise di riconvertire la tecnologia e l’expertise accumulato in favore della produzione per strumenti commercialmente adatti alla composizione elettronica. Venne formata la società EMS – Electronic Music Studios – ed il primo prodotto realizzato in forma completa fu il modello VCS3 – Voltage Controllerd Synthesizer 3 – in origine preceduto da un prototipo, mai commercializzato, definito VCS4 con chiaro riferimento al numero degli oscillatori in esso contenuti.

Sotto la leadership di Zinovieff, Cockerell e del compositore Tristam Cary, EMS divenne un produttore a largo raggio, generando una serie di prodotti innovativi per la musica elettronica, decisamente in anticipo sui suoi tempi. Il VCS3 .- il primo sintetizzatore portatile – anticipò la commercializzazione del Minimoog. Il Sequencer 256 – il primo digital multitrack sequencer al mondo. Poi il primo Pitch to Voltage Converter. Poi la DK1 – la prima tastiera elettronica sensibile alla dinamica. Il primo Video Synthesizer – Spectron. Il primo vocoder commercialmente prodotto, fino al Sounbeam realizzato nel 1985…

Il computer studio continuò a crescere, con i suoi progetti di ricerca che diventavano costantemente più ambiziosi. DOB – il Digital Oscillator Bank – disegnato da Peter Eastty, venne completato nel 1974 ed offriva 192 oscillatori digitali con un preciso controllo di frequenza, forma d’onda ed inviluppo. Venne seguito dal Analytical Engine, sempre progettato da Eastty, i cui 128 filtri ditali fornivano dati necessari al controllo della sezione DOB, il tutto in relazione con la successiva Analysing Keyboard. Contemporaneamente a queste iniziative, Zinovieff cercava di sfondare nel mondo delle telecomunicazioni utilizzando la tecnologia di analisi / risintesi precedentemente sviluppata in EMS per l’encoding speech applicata ai sistemi telefonici.

Nel 1975 venne formato il gruppo IVM (International Voice Movement), con l’idea di scalare il mercato americano. Dopo un periodo iniziale in cui ci furono sensibili finanziamenti esterni, la ricerca scientifica continuò costante, ma – ad un certo punto – i finanziamenti necessari vennero meno e l’intera operazione si bloccò.

Nel 1976 il matrimonio di Peter Zinovieff andò a rotoli e, conseguentemente, si decise di trasferire la sede della EMS da Londra a Great Milton nel Oxfordshire. Lo studio venne ricostruito nella nuova locazione e prese forma il progetto del Computer Synthi. Questo sistema sarebbe dovuto diventare un sofisticato controller digitale per il grosso Synthi 100 disegnato da Peter Eastty. EMS aggiunse due nuovi Vocoders al suo catalogo di prodotti, continuando così a mantenere un’indiscussa leadership in questo campo di applicazioni sonore.
Tuttavia, i sintetizzatori polifonici programmabili prodotti da Sequential e Roland segnarono l’inizio del declino di apparecchiature come il VCS3 ed il Synthi A, sicuramente più flessibili, ma meno appetibili per le nuove esigenze commerciali. Questo costrinse la EMS a mettere in cantiere ilprogetto del Polysynthi. E’ inutile dire – la storia la conosciamo tutti – che il Polysynthi fu un flop commerciale: vennero prodotti 50 pezzi in tutto, compresa la preserie sperimentale ed il suono risultante non era certo tale da poter impensierire la concorrenza.

I costi di sviluppo sopportati per produrre il Polysynthi ed una serie di problemi con la EMS-Germany portarono veolcoemente il team EMS di Zinovieff alla bancarotta. Nell’estate del 1979, il team di progettisti si separò: David Cockerell, Peter Eastty ed il programmatore Jim Lawson entrarono a far parte del progetto IRCAM di Parigi voluto da Pierre Boulez. Zinovieff si trasferì a vivere in una remota isola della costa occidentale scozzese e tutto il materiale del computer studio venne smembrato e svenduto dai liquidatori del fallimento EMS.

ems vintage
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Commenti
ems synthi A
di robocoder - user #12615 dal 11/05/2007 | 27/05/2009 @ 09:5
Possiedo un synthi A e devo dire che è incredibile, suoni organici quasi vivi. E' stupendo perché ogni volta, anche riproponendo la stessa patch, c'è sempre qualcosa di diverso e di imprevedibile. Basta davvero una minima variazione dei potenziometri per cambiare drasticamente il risultato ottenuto. Unica pecca a parer mio è il fatto che il synthi si limiti solo ad essere una fantastica macchina per effetti. Insomma un pò poco flessibile. Non che sia interessato a comporci musica però neanche a produrre solo effetti sonori. In generale è un mezzo straordinario, peccato per i costi elevatissimi. Il mio l ho pagato quando una piccola macchina usata. avesse le ruote ed un motore probabilmente con la giusta configurazione potrebbe anche mettersi in moto!!! :D Ultimamente mi era venuta in mente la malsana e stupida idea di volerlo vendere per comprarmi un modulare nuovo. Per fortuna mi è passata subito dalla testa. Grazie EMS per aver creato questa macchina dispensatrice di psichedelia aliena!
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Re: ems synthi A
di sony - user #17615 dal 18/01/2009 | 28/05/2009 @ 01:3
Ti consiglio di ascoltare Fetus di Franco Battiato, lì utilizza moltissimo il tuo giocattolo (ad avercelo :) e non produce solo rumori, anzi, praticamente ci suona quasi tutto l'album!
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ems synthi A
di robocoder - user #12615 dal 11/05/2007 | 28/05/2009 @ 09:0
probabilmente avrà utilizzato il sequencer con la sua bella tarstierina. a parer mio è comunque sprecato per essere suonato, la sua bellezza risiede nella sperimentazione da laboratiorio :D
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sicuramente, volerci
di Enrico_Cosimi - user #18600 dal 27/03/2009 | 22/06/2009 @ 11:4
sicuramente, volerci fare le melodie è uno spreco: il bello esce fuori quando inizia a fare giri assurdi con la matrice di connessione!!! che macchina fenomenale.... a presto enr
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