
Si dice che a caval donato non si guarda in bocca, effettivamente recensire uno strumento che mi è stato in un certo qual modo regalato non è buona creanza, ma io non sono certo famoso per le mie buone maniere e quindi ho deciso di regalarvi una bella recensione dettagliata della Manne Raven Satin Special con top Mastergrade, premio del concorso giornalistico Accordo Manne.
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Dopo un'attenta analisi del materiale inviato, con discussioni e confronti dovuti alla grande quantità di materiale eccellente, la giuria ha scelto (quasi) all'unanimità l'articolo a cui conferire il premio Accordo-Manne.
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I Nightwish sono un gruppo Symphonic Metal Finlandese, formatosi nel 1996 a Kitee, dall’incontro del compositore e tastierista Tuomas Holopainen con il chitarrista Erno “Emppu” Vuorinen e la cantante lirica Tarja Turunen. L’idea del gruppo nasce da Tuomas durante una serata estiva trascorsa in campeggio con gli altri due amici; appunto come un desiderio notturno, la band decide di chiamarsi Nightwish. Ma il gruppo non è ancora completo. Nel 1997 si aggiunge alla batteria Jukka Nevalainen e si passa da un sound acustico ad uno elettrico. La band pubblica il demo “Nightwish” e un album sotto etichetta Spinefarm Records, “Angel Fall First”, che raggiunge la trentunesima posizione nella classifica finlandese. Ma manca ancora la presenza del basso elettrico, che si unisce al gruppo nel 1998 con il bassista Sami Vänskä.
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Spesso per migliorare il nostro suono pensiamo servano particolari alchimie, ma molto spesso la pietra filosofale si manifesta sotto semplici sembianze! Rendere il suono più grosso, presente, bucare l’energico mix di basso e batteria con un “solo” straziante, capace di strappare lacrime di commozione anche al più bruto dei baristi in quel localaccio dove suoni sempre e ti pagano a birra e wurstel può risultare più economico e facile di quanto ci si possa immaginare: basta affidarsi a un piccolo aggeggino di nome Delay! Non lo credevo possibile, ma il mio maestro aveva ragione a definirlo il miglior giocattolo chitarristico che ci si possa procurare!
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L'impiego della musica a scopi curativi risale alla notte dei tempi, quando ancora si pensava che la malattia fosse dovuta alla presenza di spiriti che dovevano essere spaventati e allontanati.
Nelle culture dell'antichità musica e medicina erano praticamente una cosa sola: lo sciamano sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo, ma anche dell'uomo, è dominata dal ritmo e dall'armonia, e pertanto la musica era in grado di esercitare un potere incantatorio e riportare l'armonia perduta.
Gli stessi Platone, che affermava che la musica era la più nobile delle arti perchè più slegata dalla realtà, e Aristotele, oltre che filosofi erano musicologi, convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, e avessero un potere catartico, liberatorio delle tensioni psichiche.
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Questa storia (raccontata un po' al presente e un po' al passato, ma così gioca la memoria) è vera e racconta di come ho inseguito una delle più belle chitarre italiane, la Eko El Gaucho, senza per altro mai raggiungerla. La El Gaucho richiama le Selmer- Maccaferri senza però copiarle pari pari: è una libera interpretazione, e il design italiano si nota subito. La croma rovesciata è a mio parere un piccolo colpo di genio. Ecco la chitarra come appariva nel catalogo Eko del 1973 (fonte: www.fetishguitars.it). In realtà era in vendita già da un paio d’anni.
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Lo sappiamo, stiamo affrontando un problema sociale oltre che musicale, perché i Joy Division hanno rappresentato una linea di partenza anche per gruppi Pop Rock che ne hanno presi e sviluppati i messaggi.
Il loro messaggio rappresenta una continua ricerca di vita e di sensazioni sempre vissuta instabilmente, sempre camminando su una linea di confine in cui si vedono, si sentono e si confrontano stimoli antitetici, nell’affannosa ricerca di una sempre più difficile stabilità.
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“Feticcio: nelle religioni di molti popoli primitivi, oggetto che si ritiene dotato di forza e poteri magici. Ciò che desta sommo interesse e desiderio spesso fanatico di una pluralità di persone”.
Allora, la parola feticcio ci sembrava la più appropriata per definire quel fenomeno in cui la chitarra appartenuta ad un chitarrista di nota fama, per una serie di circostanze volontarie o involontarie, arriva alcune volte nelle mani di un comune chitarrista come noi, il più delle volte bravo e ben documentato sulle abilità e la fama di vari gruppi musicali.
Certo, ci sono anche circostanze che fanno sì che l’oggetto finisca, il più delle volte, nelle ricche collezioni di eccentrici miliardari.
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Oramai non sono più un bambino, però mi permetto ancora di sognare un po’, dopo aver acquistato una stratocaster messicana qualche anno fa è da un po’ che vuoi il gruppo blues, vuoi la mia irrefrenabile GAS, vuoi quello che vuoi, mi sono innamorato della nonna di casa fender, colei che coi suoi due single coil ha segnato il sound di tantissimi chitarristi… la Telecaster! Dopo aver tentato di vendere inutilmente la mia anima al mio negoziante di fiducia in cambio della beneamata ho deciso che avrei cercato una copia, che però avesse in sè un po’ di personalità, non una squier della serie vorrei ma non posso, né una di liuteria della serie vorrei ma non ho i soldi! Ma ecco venir a me per nave un articolo, un interessantissimo articolo, riguardante una marca a me sconosciuta con un nome conosciutissimo: BaCH!
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"NEL MEZZO DEL CAMMIN DI NOSTRA VITA MI RITROVAI PER UNA SELVA OSCURA CHE LA DIRITTA VIA ERA SMARRITA...".
Così il sommo poeta "Dante Alighieri", intraprese il proprio viaggio onirico nei gironi infernali. Ciascuno di noi può, con uno sforzo d'immaginazione, trovare analogie nel citato poema, nel momento in cui ci si avvicina all'acquisto di una chitarra come LA FENDER STRATOCASTER. Ognuno dei neo-possessori di questa meraviglia frutto del genio di tale Leo Fender, può capire cosa si provi ad imbracciare un pezzo di storia del rock, strumento usato e abusato dai più grandi chitarristi che hanno calcato i palcoscenici mondiali e non, mentre per gli indecisi o per coloro i quali non ne fossero proprio innamorati, con ogni probabilità l'avranno acquistata pensando: “se va bene per Hendrix, Clapton, Beck, Malmsteen ecc. andrà bene anche per me”.
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L’avvento del digitale ha cambiato la nostra società, senza dubbio, inserendosi in ogni nicchia, arrivando a far discutere delle possibili applicazioni perfino il più tradizionalista dei chitarristi. Ovviamente, una realtà tanto complessa e soggettiva come è la musica e la sua creazione ha portato (e continua a farlo) anche dubbi, oltre che semplificazioni. Quello che in questo articolo verrà descritto sarà un approccio al problema, non la soluzione.
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Molti di voi penso avranno assistito a concerti o Happening musicali di media o grande portata. Riteniamo opportuno fare un accenno a quello che per tutti è stato il grande concerto per eccellenza: Woodstock, del quale nel mese di Agosto si è tenuta la 40° riedizione.
Pensate che il luogo dove si è svolta la prima edizione nel 1969 e le successive nel 1994 per il 25° e nel 1999 per il trentennale e nel 2009 per il quarantennale è sempre stato il medesimo.
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Cari amici accordiani, eccomi qua di nuovo con voi per raccontarvi una bella mattinata di sole dedicata alla scelta di un nuovo pedale Wha. Dopo un anno passato in compagnia di un Morley Power Wha, ho cominciato a sentire il bisogno di qualcosa di meglio. Così mi sono recato dal mio fidato spacciatore di strumenti musicali e ho cominciato la ricerca. Come sempre, quando acquisto qualcosa, voglio avere le idee ben chiare e una vasta scelta. Nel caso specifico quello che in primis volevo dal nuovo Wha era la definizione sonora, soprattutto sui bassi, e un'apertura precisa e sensibile, ma non avendo mai avuto modo di provare ha Wha di classe, ero pronto a tutto.
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Ciao a tutti. Tempo fa (si parla di Natale dello scorso anno) ero alla ricerca di un buon overdrive/distorsore, che fosse versatile ma allo stesso tempo orientato ai generi più pesanti. Curiosando un po' in giro per la rete, mi sono imbattuto in molti pedali che tutti conoscete, di fama o di persona; andando ad esclusione in base a prove fatte nei più svariati e improbabili negozi della Brianza e ai samples proposti dai rispettivi siti web dei produttori, ho ridotto la "gara" a due pedali: un MXR ZW44 Zakk Wylde Overdrive e un Marshall JH-1 Jackhammer.
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Nello scrivere questo nome penso di aver fatto inarcare più di un sopracciglio di disappunto tra voi gentili lettori. Sebbene non molto conosciuto in Italia, Herring è da molti anni uno dei chitarristi più attivi e personali emersi dalla cosiddetta scena jam (per jam bands si intendono tutti quei gruppi che prediligono l’espressione dal vivo e l’improvvisazione più libera e che sono spesso in grado di padroneggiare diversi stilemi musicali: blues, rock, funk, jazz ecc).
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Si è parlato e si parlerà ancora molto delle origini della musica e spesso nasce uno scontro tra i sostenitori di una teoria e di un’altra e di un’altra ancora.
Ma quello che mi chiedo io, con la curiosità di chi ha molto ancora da imparare , perché non andare oltre? Perché non partire da un punto comune che non preveda delle schematizzazioni, che non si aggrappi ai generi o alle culture dei vari popoli?
Niente di meglio che partire dall’origine di tutto, dalla teoria dal big bang.
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Eccoci a parlare di un chitarrista il cui modo di suonare del tutto personale e, per certi versi sperimentale, ha spesso creato in molti di noi una certa curiosità, soprattutto per le sonorità che riesce a creare con le sue chitarre. È un modo di suonare, a mio avviso, in continua evoluzione, anche perché per ottenere alcuni effetti spesso ricorre all’uso di oggetti non del tutto convenzionali.
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Si danza per scongiurare la pioggia, per pregare, per rassodare i glutei… si può danzare anche per suonare! Non è un caso che il geniale, burbero trombettista nero di Saint Luis, che risponde al nome di Miles Davis, abbia passato ore e ore davanti allo specchio di casa sua tentando di perfezionare la postura e “le mosse” che avrebbe poi riproposto durante le infuocate esibizioni sulla cinquataduesima strada.
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Questa storia parla dell'avventura liutistica di un ragazzo curioso che smontava le cose per capirne il loro funzionamento, le rimontava e puntualmente avanzava pezzi che a suo parere "non erano necessari".
Quando internet ancora non esisteva, quando forum stava a significare il programma televisivo di Rete 4 e quando Accordo era solo "o maggiore o minore", la voglia di conoscere e scoprire il mondo della musica era davvero avventuroso.
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Negli anni cinquanta il Brasile cambiò non poco. Certo i colori, il sole e il mare c’erano sempre, ma a cambiare fu qualcosa di forse più grande.
Dal punto di vista istituzionale e politico, la democrazia iniziava a dare i suoi frutti e tirava vento fresco dopo una lunga, paralizzante dittatura. J. Kubitscheck fu eletto presidente nel 1956: uomo intelligente e modernista, fece decollare l’economia del Brasile e fece realizzare, durante il suo mandato, Brasilia, nuova capitale del Paese (anche se Rio conserverà la supremazia artistico-culturale che tutti conosciamo). Iniziava insomma il momento storico noto in Brasile come il “periodo d’oro”, fatto di imponenti investimenti pubblici e forti industrializzazioni.
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