
Dopo mesi di sudati risparmi sono riuscito ad acquistare la testata che, fino a oggi, sognavo ogni notte, e ogni giorno contavo quanto, fino a quel momento, avessi risparmiato. Dunque arriviamo al fatidico giorno. Dopo la chiamata da parte del mio negoziante di fiducia, stacco dal lavoro e corro al negozio, rischiando di perdere la patente e anche qualcos’altro; carico le bambine, dato che ho preso anche la cassa Dual Cab 2X12 con coni Celestion Vintage 30, e mi scapicollo a casa, apro la scatola e, oltre alla testata, trovo in dotazione il footswicht dal quale si possono selezionare i due canali, il boost, il more volume e il send-return, una coperta per la testata, il manuale e il cavo d’alimentazione.
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muffy scrive: Ho un problema con il loop effetti della mia testata (Laney VH100). Ho provato a collegare nel loop un chorus, lo Small Clone ElectroHarmonix, ma ho notato che il suono risultante è molto più basso di volume e con un taglio sulle alte frequenze, rispetto a quando lo metto tra chitarra e ampli. Ho provato anche un phase 90 e il risultato è stato lo stesso. So che nel loop di solito è preferibile usare sistemi a rack che hanno una impedenza d'ingresso più adatta a ricevere segnale dal loop.
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Bizio86 scrive: Premetto che non capisco molto di elettronica anzi, diciamo quasi nulla. Ho un Vox VT30, la serie ibrida valvolare/modelli fisici. Mi trovo molto bene con quest'amplificatore, l'unica cosa di cui sento la necessità, e che manca su questo particolare modello, è un'uscita per una cassa esterna.
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De gustibus non disputandum est. Questa massima tramandataci da tempi remoti è una premessa indispensabile al discorso che seguirà a breve, essendo in gioco anche molti fattori personali che rientrano nel territorio del “palato acustico” (se mi consentite il gioco di parole) delle tante e variegate tipologie di amanti delle sei corde, spesso compresse dal generico termine di “chitarrista”.
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La testata Dualmono è la potente testata orgoglio dell'italiana LAA Custom. Produzione completamente made in Italy e realizzata a mano con componenti di prima qualità, la Dualmono rappresenta un innovativo modo di vedere un amplificatore e i canali che offre, essendo composta da due amplificatori monocanale completi da utilizzare come canali separati a differenti stadi di gain.
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Quando si accenna a un clean per eccellenza nell'ambito dell'amplificazione valvolare per chitarra, il riferimento al marchio Fender è generalmente (e non a torto) condiviso. Per alcuni, tra i quali anche chi scrive, le caratteristiche dei suoni puliti del marchio in esame è più una scelta costruttiva, una filosofia di massima che rappresenta comunque non un circuito unico e inequivocabile, ma l'esplorazione di sfumature e soluzioni molto varie tra loro sia per rendimento globale che per sonorità prodotte.
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Quando si legge Marshall si pensa prima di tutto a quei graqndissimi amplificatori che a cavallo tra gli anni '60 e '70 hanno cambiato un po' le carte in tavola del suono della chitarra. Tra Hendrix, Led Zeppelin e AC/DC, foto e video del epoca ritraggono quelle mostruose testate da cinquanta o addirittura cento potentissimi e magici Watt. Ma chi può scatenare nel piccolo pub o nella piccola cameretta cento assatanatissimi watt?
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Vi voglio raccontare un mio piccolo sogno per lungo tempo rimasto intrappolato nel cassetto. Il piccolo sogno, oltremodo ambizioso e altrettanto ingenuo, era quello di replicare la testata che ha dato voce al leggendario suono di Jimi Hendrix nel concerto di Woodstock!
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Comprai questo vecchio amplificatore a transistor qualche anno fa per una cifra irrisoria, in piena era nu-metal e indie-rock; all’epoca tutti i ragazzini correvano dietro ai Dual Rectifier e ai Vox, ed i vecchi transistor anni ’80 proprio non se li filava nessuno. Lo avevo preso solo per avere un combo potente da lasciare in sala prove, collocata su un solaio la cui scaletta era ripida e angusta.
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Ramius scrive: Sono il felice possessore di un Fender Hot Rod Deluxe del 98’ che da qualche tempo presenta un difetto: appena acceso, a valvole fredde, è possibile selezionare il canale crunch. La piccola luce gialla si accende e resta accesa per circa cinque minuti dopo di ché si spegne. Da questo momento il cambio canale non funziona più. L’ampli resta sul canale pulito.
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Nel 1947, Leo Fender iniziò la produzione del suo MOD.1: il Champion 600, riprodotto nelle fotografie, e 600 Amp. Le caratteristiche erano molto al di sotto della produzione attuale di ampli: un cono da 6", due watt di potenza, tre valvole di cui le due pre erano le 6SJ7 e, probabilmente, la finale una 6V6GT. I controlli si riducevano al solo volume posto sul retro del cabinet, due ingressi. Nel '51 il pannello controlli si sposta sul frontale e nel '55 si ha un upgrade con un cono da 8" e valvole differenti: una 12AX7, una 6V6GT e una 5Y3GT. La potenza viene portata a quattro watts circa.
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lou-ang scrive: Vorrei sentire la mia chitarra con le cuffie ed eventualmente registrare, passando attraverso la mia JCM900, scollegando la cassa. Lo so che si perde in dinamica etc, ma mi sarà utile di notte e in altre occasioni. Quindi chitarra--jcm900 speaker out--scheda audio.
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relay scrive: In genere il preamp, quando non usato nel modo più naturale (collegato a un finale) viene mandato al return di un combo per poter sfruttare solo il finale del combo.
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Era una giornata di Giugno, di quelle da solleone e, colto da un improvviso attacco di mini art attack, mi sono ricordato di una scatola in fondo a un mio armadio: un vecchio valvorarino artigianale che mi fece il padre di un mio compagno di classe di allora anche lui giovane chitarrista diciassettenne. Mi sono detto: vediamo se funziona ancora. Ero abbastanza sicuro che fosse rimasto intatto all’interno di una scatola da scarpe riempita di bambagia per l’occasione.
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Continuano le novità annunciate all'Experience PRS 2010 con la presentazione dei nuovi amplificatori mostrati in anteprima e in serie limitata all'evento. L'interesse verso l'amplificazione per chitarra è un campo relativamente nuovo per l'azienda, che però promette ottimi standard qualitativi, interessanti caratteristiche nei nuovi modelli e un sound tutto PRS.
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Ciao a tutti. Da qualche anno mi dedico al DIY e vorrei condividere le esperienze maturate con i miei lavori con altri che, come me, sono appassionati di musica, chitarre e amplificatori fatti in casa. Ho costruito alcuni amplificatori a valvole e diverse decine di pedalini e assemblato un paio di chitarre. Ovviamente la mia fonte principale è internet, oltre al diploma di perito elettronico e 25 anni di lavoro nell'elettronica e nell'informatica.
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Eddykeyman scrive: Ho comprato questo ampli già usato da un anno. Ovviamente suona benissimo però anche senza effetti e a volume chiuso mi fa degli strani ronzii. Essendo un valvolare ha due interruttori: quello del on e off e quello dello standby e on.
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E' chiaro che in Fender ci fosse da tempo una passione dilagante per i motori su quattro ruote e principalmente per le muscle car statunitensi, che siano iper modificate e aggressive hot rod spuntate direttamente dagli anni '50 o possenti Mustang dagli enormi cofani che a fatica celano inesplorate meraviglie. E' a quest'ultima intramontabile Ford, ma anche all'omonima chitarra Fender, che si ispira la nuova serie di amplificatori con effetti e simulazioni digitali integrati appena lanciata dall'azienda leader dell'amplificazione americana per chitarra elettrica.
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Con la dilagante passione per il vintage e la costruzione artigianale non è raro che uno storico produttore di amplificatori decida di omaggiare le glorie passate mettendo in produzione dei modelli completamente cablati a mano. Lo aveva fatto Marshall e ora tocca a Vox assecondare le voglie dei feticisti delle produzioni pre-PCB.
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Per quelli della mia leva, un ampli per chitarra non può non essere valvolare e non può avere meno di sessanta/cento watt, per noi figli di Woodstock un chitarrista rock non può prescindere da una cattedrale di casse equivalenti ad almeno qualche migliaio di watt.
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