
Giovedì 16 Aprile presso l'Accademia del Suono a Milano in via Arsiero 8 si terrà il seminario “All about the groove” tenuto da Rick Latham.
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Un vero mostro sacro della batteria è salito sul palco dell'Agorà. Da molti considerato uno dei padri fondatori della batteria stile R&R, infatti ha attirato davanti al palco della Musikmesse un folto pubblico composto peraltro non di soli batteristi.
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Non ha assolutamente bisogno di presentazioni Roberto Gualdi. Con lui abbiamo avuto l'opportunità di scambiare qualche impressione passeggiando negli ampi padiglioni della Musik Messe. L'ultimo e recentissimo album di Dolcenera, il lavoro in studio per X-Factor, gli interessanti lavori che ha prodotto e sta producendo con la sua band.
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Eravamo a Los Angeles per il NAMM Show e siamo riusciti a strappare un’intervista esclusiva a Joe Bonamassa appena prima della sua partenza per l’Europa. Nell’intervista che potete leggere su Chitarre di Aprile ci ha parlato del suo nuovo album, The Ballad of John Henry, della sua musica e dei suoi strumenti. Nel filmato che segue, invece, ci ha regalato una breve panoramica degli stili dei chitarristi che più lo hanno influenzato, da Clapton a Beck, da B.B.King a Danny Gatton, da Eric Johnson a Paul Kossoff.
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Come dico nel video introduttivo: “Amici Accordiani, buongiorno”. I filmati che seguono sono gli esempi musicali che trovate trascritti su Chitarre di Febbraio, numero che ha in copertina il grande, immenso, Stevie Ray Vaughan. Il chitarrista texano ha lasciato un’eredità pesantissima, quasi ingombrante per chi voglia cimentarsi con la chitarra elettrica rock-blues, e merita non uno, ma molti approfondimenti. Non è il primo lavoro su di lui e non sarà certo l’ultimo, spero però sia uno che ricorderete con piacere, magari traendo un profitto dal lavoro di trascrizioni allegato alla biografia.
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Amici Accordiani e amici Beatlesiani di tutto il mondo, unitevi! In occasione dell’articolo (sul numero di Chitarre di gennaio) che tratta della pubblicazione dello splendido libro “Summer Of Love” di George Martin, ecco i corrispettivi audio-video degli spartiti che troverete sulla rivista.
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Questo articolo è figlio della storia recente di questo portale a sei corde. Chitarre mi ha chiesto di scrivere uno speciale sul chitarrista dei Dire Straits per il mese di Agosto e, visto che accordo non lo dimentico mai, ho pensato di unire le due risorse nella pubblicazione dell'articolo. Qui proponiamo la parte relativa alla tecnica con gli esempi video mentre sul mensile Chitarre troverete l'articolo completo con una breve storia e alcuni retroscena degli anni 60 e 70 di Mark, una sezione speciale sulla strumentazione, sui suoni e le partiture degli esercizi proposti con lick ricavati da Sultans Of Swing, Romeo And Juliet, Money For Nothing e altro. Da non perdere.
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Manne scrive:
Ciao Alex so che stai lavorando ad un nuovo disco con gli MCM, il trio che hai assieme a Randy Coven al basso e John Macaluso. Parlaci di questo progetto ed anticipaci qualcosa su quest’album…
E' un album live, registrato durante vari shows negli USA e in Sud America...sono pezzi basati su uno o due temi, che poi lasciano spazio a un buon ottanta percento d' improvvisazione. In certi momenti anche le improvvisazioni sembrano composte. Questa è la cosa misteriosa che succede suonando per anni con la stessa gente e arrivando un livello di ESP musicale. Ne siamo tutti e tre molto soddisfatti. Uscirà il 16 di questo mese. Tenete d'occhio il mio website per aggiornamenti.
(segue aprendo l'articolo)
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Si scrive Gypsy, ma in realtà si legge Django, Bireli, o Stochelo, se volete. Il Gypsy e gli gitani sembrano, da sempre, essere in una continua simbiosi osmotica, perché non c’è Gypsy senza gitani, e non ci sono mai stati gitani senza Gypsy. Già, i gitani, funambolici nel suonare violini e bizzarre chitarre dalla buca ovale, sempre un po’ eccentrici, con quei loro nomi strani, e il loro modo di apparire familiari ma comunque apolidi, e un po' anarchici.
Perciò, Gypsy è uguale a “gitano”, come’è noto. Tuttavia il Gypsy ha una nazione d’adozione specifica: la Francia, da sempre culturalmente più aperta a raccogliere quei fenomeni che altrove non avrebbero mai potuto fare breccia. Basta pensare ad esempio al razzismo distruttivo della Germania degli anni ’30, per capire quanto sia stata preziosa e importante la Francia nel secolo scorso nel far sopravvivere popoli e forme d’arte che, altrimenti, sarebbero scomparsi per sempre.
Infatti, il termine Manouche, che è ovviamente francese, connota il Gypsy di una sensazione esotica, e immerge i suoi interpreti in un aurea di magia. In italiano Manouche si traduce con “zingaro”, termine che ha connotazioni non proprio amichevoli, mentre “gitano” è utilizzato solo per contesti più colti (la Carmen di Bizet, ad esempio, ha dei gitani). Si tratta solo di una sfumatura linguistica? Non credo. Il lessico e la lingua portano con loro anche i limiti del popolo che li usa: forse in Italia il Gypsy, e la sua cultura, non sono mai stati compresi fino in fondo. E in Francia, Django è stato e sempre sarà un Manouche.
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Pubblico più che volentieri il comunicato che mi ha mandato Mr Manne perchè dovrebbe inorgoglire un po' tutti noi il fatto che finalmente un prodotto italiano abbia varcato l'oceano e che abbia cominciato a conquistare i gusti di un mercato così importante, mi auguro che questa possa essere la chiave che apre la porta al successo che meritano tutti i bravi costruttori italiani.
"Venerdì 18 Settembre Glenn ha girato il video per il suo nuovo disco che uscirà all'inizio del 2005 usando il suo nuovo Basso Manne "Soulmover".
Alla chitarra Dave Navarro e alla batteria Chad Smith".
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Di Nino De Rose
Nato a San Francisco nel 1925, Cal Tjader – dopo regolari e brillanti studi musicali – si affermò come batterista e occasionale vibrafonista con il pianista Dave Brubeck (1949/51) e come vibrafonista e percussionista (bongo, timbales, ecc.) nel quintetto del pianista George Shearing (1953/54). Come i suoi primi datori di lavoro, Tjader ha goduto del favore del pubblico, ma non di quello della critica.
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Di Alfredo Romeo
Un viaggio nel tempo, un’ideale galleria di personaggi più o meno celebri che hanno contribuito a scrivere la storia della batteria partendo dalla capitale della Louisiana. Dai raduni a Congo Square, piazza dove gli schiavi avevano il permesso di riunirsi la domenica con i loro strumenti, alle marching bands dalle quali è nato quel particolare incedere ritmico che è il marchio di fabbrica dei percussionisti di New Orleans; dai pionieri dello strumento ai batteristi che suonano con stelle del pop…
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Di Nino De Rose
Ricapitolando: il primo tastierista a percussione (o, se vogliamo, percussionista a tastiera) jazz è stato Red Norvo con il suo xilofono. Poi è arrivato Lionel Hampton che, con il suo successo, ha imposto il vibrafono costringendo lo stesso Norvo ad abbandonare lo xilofono per il nuovo strumento a piastre metalliche. Alla fine degli anni Quaranta si segnalò il nuovo fuoriclasse del vibrafono: Milton Jackson, classe 1923.
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