
Non sono pochi i possessori di chitarre elettriche e archtop semiacustiche a cui, almeno una volta, è balenata in mente l'idea di sostituire il proprio ponte fisso con un vibrato di tipo Bigsby, che tanto bene si sposa col look di determinate chitarre me che tanto a cazzotti fa con lo stoptail che molte di queste posseggono di fabbrica. Il signor Towner era tra questi.
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Chi lo ama, chi lo odia. E spesso chi lo odia imputa a questo pezzetto di storia della chitarra (volenti o nolenti è così) un funzionamento non efficiente, alludendo in particolare alla tenuta dell'accordatura. Il discorso è più complesso, o volendo fin troppo semplice.
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libbico scrive: Nella ricerca di una chitarra semiacustica per muovermi tra jump blues, rockabilly e swing, mi sono fatto l'idea di aver bisogno di una chitarra in acero, a cassa alta, con pickup P-90, e siccome l'unica chitarra con queste caratteristiche che ho trovato in circolazione era la bellissima, ma costosissima, Gibson ES-295, dopo una lunga e vana ricerca mi sono dovuto accontentare della replica Peerless, la Gigmaster Sc.
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Scrive Bluesivy: Ho acquistato poche settimane fa una Fender Telecaster Bigsby 50. Dopo aver capito con vari tentativi come andassero inserite e fissate le corde, il ponte bigsby, se da un lato mi ha fatto notare che ha dei buoni vantaggi come la stabilità e un buon tremolo, dall'altro mi sta facendo parecchio dannare per via di due piccoli problemi che non so come risolvere, dato che è il primo approccio che ho con questo tipo di ponte. Ho montato sulla chitarra una muta di corde da 0.10 e in seguito una da 0.11 ma il risultato non cambia. Vengo al dunque.
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