
Quante volte, girando per negozi di strumenti musicali, siamo stati colpiti da una chitarra acustica (o da una elettrica), non tanto per le sue qualità sonore, ma per la qualità degli intarsi presenti sullo strumento... Ebbene, l'intarsio è una forma d'arte che impreziosisce ed esalta quelle qualità che uno strumento si porta dentro.
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Prendendo spunto da un articolo pubblicato dall'amico AndyFender inerente alla stereofonizzazione di una Telecaster, ho pensato che sarebbe stata una bella idea descrivere un procedimento per la realizzazione al 100% di una chitarra stereo. Inanzitutto ricordiamo bene che cosa sia lo stereo, ovvero la presenza di due canali audio distinti e separati l'uno dall'altro in ogni loro parte, ma pur sempre miscelabili fra di loro, benchè mantenenti sempre e in qualunque momento le loro personali origini e destinazioni.
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La malattia del liutaio improvvisato ha colpito anche me. Non molto tempo fa infatti ho incominciato a gironzolare per i negozi di musica bergamaschi alla ricerca di una degna succeditrice della ormai vecchia Cort. Oltre all'età, stavano anche incominciando a diventare un problema le sellette del ponte, oramai talmente consumate che bastava esagerare un po' con la potenza delle pennate in Pride and Joy e il re si arrendeva.
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"Cara, ques'anno vorrei portarmi la chitarra elettrica in vacanza..."
"Sgrunt... portatela!"
"Sì, ma vedi... ce ne vorrebbe una piccola... ne ho vista una perfetta in quel negozio..."
"Argh! Basta! Se ne compri un'altra faccio come la Bobbit, poi ti pago l'intervento per rimettere tutto a posto solo per il gusto di tagliarlo un'altra volta!!!!".
"Va bene...".
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Immagino che molti, come il sottoscritto, in questi giorni abbiano vigilato costantemente sul sito di IK Multimedia in attesa del fatidico lancio della versione di Amplitube per i dispositivi portatili Apple, pensando già a come fare per testare la versione gratuita senza avere a disposizione un iRig, l'adattatore disegnato appositamente dall'azienda per collegare la chitarra all'iPhone/iPod/iPad. Signori, oggi è il grande giorno e io ho qualcosa per voi.
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I tasti cominciano a friggre... I solchi sui tasti oramai sono arrivati quasi al legno della tastiera? I soldi sono pochi e, per refrettare una tastiera, il liutaio più vicino chiede dai 120 ai 180 euro a seconda che la tastiera abbia o meno il binding! Niente paura ragazzi, ora vi spiego passo passo come fare, per evitare di spendere un capitale, e per riavere una tastiera "immacolata" come quando la vostra chitarra era nuova.
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E finalmente, dopo averlo aperto due volte (la seconda perché avevo commesso un paio di errori, approfittandone peraltro per fare un’altra modifica) divenne un JCM800, o quasi. Senza addentrarmi troppo nei tecnicismi, devo specificare che ora la mia Peavey Windsor è affatto simile alla prima versione del JCM800, quella targata 2204, con due canali non splittabili.
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Quando si parla di Relic o di Vintage io non ci caspisco niente. Avrò letto 100 volte cosa vuol dire "pre-cbs" ma ancora non mi entra in testa. Quando vedo una strato tutta consumata e "rovinata" penso solo una cosa: "Se la mia fender ha 6 anni ed è come nuova, quanti anni dovrò aspettare ancora per renderla vissuta come quella?!"
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Il Blu-Tac è una miracolosa sostanza polimerica, derivata dalle più recenti tecnologie sui materiali in campo aerospaziale. Macchè... Il Blu-Tac è una specie di plastilina, più comunemente nota come "pasta per lavelli", presente sempre nella valigia di ogni buon idraulico. "Normalmente" la si utilizza, appunto, per appiccicare il lavello d'acciaio al piano di marmo. Direte: ma questo.. si è bevuto il cervello?! Nel campo dell'Hi-fi questa "miracolosa" sostanza è ben nota da molti anni, e alcuni tra i marchi più prestigiosi come Marantz, ne fanno largo uso, specie nei lettori cdp.
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No, non siamo nella classica situazione "tu porti da bere, lui porta il salame, io porto la chitarra...". Siamo su un palco, e stiamo suonando dal vivo. Il pubblico è lì davanti, arriva il momento del solo. Tutti gli occhi sono puntati sul chitarrista (TU!) mentre inizia ad inanellare scale e bendings finchè, al culmine dell'emozione... gli sfugge il plettro! Aaaagh.
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In principio era il buio… Poi ho premuto l’interruttore e la soffitta polverosa si è illuminata. Lei era lì, esattamente dove l’avevo abbandonata una quarantina di anni fa, nella stessa identica posizione, il tempo passato non l’aveva piegata! O forse sì.. Una parte del fondo si era scollata dalle fasce, ma per il destino che avevo in mente per lei la cosa non aveva molta importanza. Sulla tavola armonica erano evidenti i segni lasciati dai miei sforzi adolescenziali di possedere un’elettrica: uno scasso rettangolare per un pickup vicino al ponte e un foro per il jack. Ma per il resto era proprio come me la ricordavo, il mio primo amore a sei corde, la mia Eko Studio L con il suo manico avvitato!
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Cari amici accordiani, vi propongo una soluzione fai da te per la realizzazione di un oggetto utile al batterista. L’oggetto in questione è un pad o allenatore che dir si voglia, con il quale è possibile esercitarsi tranquillamente sulla propria batteria o su un tavolino senza scatenare l’ira dei vicini. Quando navigando su alcuni siti di batteria ho scoperto l’idea, mi sono subito messo all’opera datoche abito in condominio al 2° piano e potrei indispettire sia i vicini di sotto, sia quelli che abitano sopra. Ma veniamo ai fatti.
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La serie di chitarre acustiche Ovation di DJ Ashba (Dj non è il lavoro che fa, bensì le iniziali di Daren Jay...) ha suscitato in tutti noi una forte emozione.
C'è chi le ama per le sue provocanti e affettuose areografie e chi le odia perchè rispecchiano il satanismo trasformato in top per chitarra.
Ma cari amici, tutti noi cerchiamo un qualcosa che espliciti la nostra anima rock&roll: chi sotto forma di spendaccioneria per setup, chi tramite strabilianti accessori folkloristici -colorati e inutili- e chi con il proprio buontempo dà un tocco manuale di artisticità al proprio strumento.
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Avevo permutato una Epiphone Slash snakepit con una Stratocaster messicana diversi anni fa. l'avevo scambiata per avere qualcosa di diverso rispetto al mio sogno di nome Les Paul standard che mi ero appena comprato.
Non l'ho mai considerata molto, la suonicchiavo ogni tanto e basta. All'improvviso mi assale la pazzia della reliccatura......è stata la fine per la povera messicana nera!
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Abbiamo voluto l’analogico, abbiamo speso una barca di soldi per i tanto amati pedalini ed alla fine ci siamo trovati con in mano (anzi ai piedi) tanti oggettini sparpagliati, collegati da un gomitolo di cavi e con un consumo di batterie che ci ha reso i maggiori azionisti della duracell!!! Insomma eravamo solo all’inizio…
Nella costruzione della pedaliera ho trovato molto utili gli articoli precedentemente postati su accordo, e quindi spero che il mio contributo sia un buono spunto per chi decide di cimentarsi nell’impresa.
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Sono entrato da poco tempo in possesso di una Peavey Windsor head, che ho comprato da un ragazzo molto gentile ad un prezzo veramente basso. Di fatto l’ampli è di per se piuttosto economico, tuttavia, l’ho pagato meno della metà del prezzo da nuovo, spedizione inclusa, e mi è arrivato a casa molto ben imballato ed in tempi più che ragionevoli.
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Cari amici Accordiani, oggi vi racconterò in che maniera un Homo Chitarristicus Artigianus, creatura nota alla scienza per la sua naturale predisposizione alla continua ricerca di materie prime utili a fare musica (pezzi di legno, fili elettrici, potenziometri, condensatori, ecc.), sia riuscito a mettere su un oggettino atto ad arrecargli piacere anche in piccoli luoghi di ritrovo, senza dover necessariamente ricorrere all’uso del suo principale attrezzo da lavoro, denominato Ampli Plexiformis! Beh, allora facciamo un passo indietro e vediamo come nasce l’idea del BrownSugar.
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Salve amici accordiani, come promesso, scrivo questo articolo per farvi vedere una variante del progetto personale precedentemente realizzato per altri pedalini come al solito "trapano, seghetto e giravite"! Si tratta di una pedaliera che contiene cinque pedalini più un pedale wah, con gli alimentatori e la ciabatta di alimentazione questa volta inclusi direttamente sulla pedalboard.
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Mi sono cimentato nell'impresa qualche mese fa, con tanta dedizione e buona volontà, ma con la speranza sotto i tacchi delle scarpe: prima di allora non avevo mai preso in mano un saldatore, mai visto uno schema di un amplificatore, mai imparato a leggere i codici a colori delle resistenze, niente di niente.
Bene, avere un coinquilino quasi ingegnere elettrotecnico nonchè chitarrista/batterista/pianista è stato davvero d'aiuto!
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Scrive Danilodeth : Ho un problema riguardante l'alimentazione del pedale in oggetto, che necessita di alimentazione a 9V con negativo centrale (e fin qui niente di strano).
Il problema è che lo spinotto della daisy chain Visual Sound risulta piccolo (balla all'interno della "femmina") e corto, ovvero non arriva a fine corsa) tant'è che non riesco a far funzionare il pedale. Ho fatto un giro in alcuni negozi di strumenti e in negozi di elettronica, ma non sono riuscito a trovare un adattatore, anzi, mi hanno consigliato di modificare la femmina con una standard. Ho contattato un noto fabbricante, ma mi ha chiesto 20€ (salvo problemi) e ho lasciato perdere. Allora ho comprato una femmina standard ed sto decidendo per una modifica fai da te (non mi sembra difficile fare due saldature e operazioni del genere sono abbastanza semplici). Premetto che non l'ho ancora aperto in quanto non sono provvisto al momento di chiavi esagonali (proprio strano sto pedale, le classiche viti no eh?) però ho un dubbio.Il connettore "femmina" che ho trovato ha tre linguette e non due come pensavo (+ e -), basta escludere quella che non serve o bisogna collegarle tutt'e tre? In tal caso rispetterei la configurazione esistente.
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