
Eccoci qui, dopo aver acquistato una nuova chitarra acustica, ci ritroviamo uno strumento che seppur nuovo, a pur sempre i suoi trascorsi, che ovviamente lo avranno “segnato”, come il cambio di clima, un trasporto non troppo ortodosso, e nel caso di strumenti usati, un po’ di anni accumulati sul manico.
Qundi la “signorina” avrà bisogno di un buon make up, e visto che ultimamente è tornata
Di moda l’autarchia, cerchiamo di rimanere alla moda e facciamo tutto da soli.
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Scrive Bluesivy: Ho acquistato poche settimane fa una Fender Telecaster Bigsby 50. Dopo aver capito con vari tentativi come andassero inserite e fissate le corde, il ponte bigsby, se da un lato mi ha fatto notare che ha dei buoni vantaggi come la stabilità e un buon tremolo, dall'altro mi sta facendo parecchio dannare per via di due piccoli problemi che non so come risolvere, dato che è il primo approccio che ho con questo tipo di ponte. Ho montato sulla chitarra una muta di corde da 0.10 e in seguito una da 0.11 ma il risultato non cambia. Vengo al dunque.
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Eccomi di nuovo qua per la seconda puntata della serie "impara a costruire i tuoi pedali". Dopo la prima esperienza con il Fuzz Face, mi sono lanciato verso un TS808 comprato sempre da Musikding ma scegliendo alcuni componenti di qualità più alta rispetto a quelli proposti nel kit (anche se devo dire, ad onor del vero, che la componentistica di base è comunque buona). Il suddetto pedale è il classico Tube Screamer, con l'aggiunta di uno switch per enfatizzare leggermente le frequenze medio-alte, che ho chiamato "Santeria"
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"Non ti si sente!"
Come al solito inizia tutto così.
Mi sono recato dal mio pusher di fiducia e, dopo sette giorni e sette notti di ricerca nel reparto "usato" mi sposto in quello "usatissimo" ed infine inizio a scavare nel retrobottega. Vedo un cumulo di polvere. Chiedo una cazzuola Fender per vedere cosa cela quel monte di sporco e sotto trovo... ma cos'è? Un sarcofago? Un caminetto? No, un bel Carvin SX 100W.
"Cos'è?"- mi dice il negoziante. "Se non lo sai te!" - rispondo io.
Lo provo. Ruggisce. E' un transistor, ma ha una bella voce.
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Ciao Accordiani quella che vi presento oggi è la mia piccola pedaliera. Premetto che sia l’idea sia la realizzazione non sono farina del mio sacco, ma del sacco di quel “GENIO” di mio padre. Come vedete la pedalboard è composta da 4 pedali : Behringer DM100, Bheringer DD400, Behringer HELLBABE e accordatore REBEL.
La parte superiore è rivestita da una lamiera in alluminio già forata, mentre la parte rigida ovvero il fondo è composto da una tavola di legno (abete credo) .
La mia intenzione era quella di avere tutti i pedali raccolti ( si una pedaliera insomma ;) ) , cosi decisi di chiedere a mio padre se me ne costruisse una.
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Eccola qua! Dopo un mese passato a pensare e studiare le varie possibilità e a trovare i materiali, finalmente è pronta all’uso. La mia prima pedaliera Self made. Con pochissimi “euri” spesi e un po’ di “olio di gomito” sono riuscito nella mia missione!
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Sono nostri amici, ci seguono ovunque e, malgrado noi li maltrattiamo, li calpestiamo a più non posso, essi ci restano fedeli compagni e ci allietano con i loro versi. Non sto parlando del nostri fidi amici animali, ma di quegli esseri che ci fanno innamorare, sbavare, godere, dannare ed infine ci stufano e vogliamo disfarcene. No, non sto parlando della propria (o del proprio) coniuge.
Sto parlando dei nostri amici pedali.
Essi, per funzionare, hanno bisogno di poco. Ma qualcosa mangiano!
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Con questo articolo voglio raccontare come la voglia di migliorare la mia Strato e il solito attacco di G.A.S. che colpisce regolarmente qualsiasi chitarrista, mi hanno portato a intraprendere una lunga avventura per ricreare una chitarra perduta. La storia comincia lo scorso mese di maggio quando decido di rimettermi a suonare dopo una sosta durata quasi venticinque anni.
Allora, ragazzino squattrinato, strimpellavo con alcuni amici grazie agli strumenti messi a disposizione dall'oratorio del mio paese.
A posteriori devo dire che non mi potevo certo lamentare dato che mi "toccava" una vecchia Fender Stratocaster un po' vissuta, oggi diremmo Relic, di inizio anni ’60 (questa chitarra l'ho pure cercata ma ho saputo che è andata persa anni fa durante una ristrutturazione della sala cinema, probabilmente “intascata” da qualcuno che ne conosceva il valore).
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“Ma come? Un self-made-man come te va in giro con l’amplificatore e due pedali sciolti?”
E’ iniziato tutto così. Come sempre.
Tornato a casa vado a letto rimuginando.
La mattina successiva “Din don!”, disse il campanello (in verità emette un rumore simile ad un deragliamento ferroviario, ma non roviniamo la poesia).
Era arrivata la lavastoviglie nuova. Avevo provato ad aggiustare la vecchia, ma appena spostata dal suo alloggiamento ha cominciato a “Niagareggiare”. Vano il tentativo di occludere il pertugio: con la muta da sommozzatore, pinne e maschera mi sono immerso sotto l’apparecchio orami agonizzante. L’abbiamo perso.
Nel giro di tre giorni ecco la nuova schiava pronta a togliere grasso e unto dalle mie stoviglie.
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E' venuto il tempo... finalmente mi decido a picchettare i tasti del portatile non soltanto per spulciare le interessantissime pagine di accordo, quanto per arricchirle di ulteriori sproloqui (beh, no, spero non proprio sproloqui!)
Ci ho messo del tempo a decidermi. Condividere o meno i miei dubbi con tutti voi? In fondo di articoli-thread-post sul genere ne ho rispolverati parecchi in archivio... utilissimi... eppure ancora non mi è bastato, quindi via, credo non sia sbagliato lanciarsi in prima persona, sperando quanto meno di dare luogo ad una discussione interessante (prima ancora per l'intera comunità di accordo che per il sottoscritto).
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Tutto è partito un anno e mezzo fa, ho avuto la malsana idea di costruire una chitarra elettrica completamente e partendo da zero su tutto, teoria e pratica!
Ne ho parlato con qualche amico e la risposta è stata unanime: "Ma cosa vuoi costruire, impara a suonare che è meglio!"
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Sfogliando “Chitarre” di gennaio, mi sono imbattuto in una foto del caro vecchio, si fa per dire, Mike Stern con in braccio la sua fida Yamaha. Guardandola attentamente ho notato con orrore quanto i tasti della sua bimba, tastiera compresa, fossero intrisi di vagonate di sporco! Mi è venuto in mente allora di riassumere in un articolo i passaggi fondamentali che io eseguo per mantenere belle pulite le mie chitarre ad ogni cambio corde!
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Diciamocelo chiaro, chi non ha sognato almeno una volta di costruirsi il proprio "zen pedal", il proprio overdrive o il proprio delay? Beh, io almeno un milione di volte, poi più leggevo e più mi dicevo che probabilmente non ci sarei mai riuscito, che non era per me e così via. Poi in un passato molto recente, dopo aver letto l'ennesimo articolo di autocostruzione, mi sono deciso all'improvviso, e sempre all'improvviso mi sono reso conto che avevo ordinato un kit da Musikdig, per la precisione un Fuzz Face 69 con transistor al germanio. Arriva il pacco… Apro… Guardo… Penso… Cos'è sta' roba?
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Salve amici accordiani, scrivo questo articolo per farvi vedere un progetto personale fatto in casa per i miei pedalini, basta avere un po' di dimestichezza con trapano, seghetto e giravite!
Innanzi tutto devo premettere che si tratta di una pedaliera che contiene sei pedalini più un pedale wah, fatta naturalmente per le mie esigenze; chi ne possiede qualcuno in più può realizzarne due.
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Il suono valvolare è senza dubbio uno dei motivi di orgoglio del chitarrista elettrico e non a caso più o meno tutti ci siamo sudati il nostro adorato amplificatore, in vista del raggiungimento dell’agognato “tone”. Eppure la convivenza con simili aggeggi non è tutta rose e fiori: si tratta di apparecchi delicati e con parti soggette ad usura, e tra queste rientrano in primo luogo i nostri amati tubi termoionici.
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Salve a tutti, questo è il primo articolo che scrivo su ACCORDO.IT. Ho deciso di condividere una interessante modifica (trovata in rete) di uno dei booster più venduti della Boss al fine di migliorarne il suono di fabbrica. Premetto che è già qualche anno che mi interesso di "faidate" e mi cimento in questi piccoli "lavoretti" (credo che imparare dove e come mettere le mani quando se ne ha bisogno fa risparmiare soldi e dà soddisfazione con risultati soddisfacenti).
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Cari accordiani, ho deciso di pubblicare questo articolo perché magari qualcun altro di voi è un tantinello inguaiato con quei maledetti aggeggi chiamati whammy bar, leva del tremolo, o magari anche “quella roba li attaccata al ponte” come mi disse un mio giovane allievo!
Vi racconterò brevemente la vicenda, così da annoiarvi un po’! (spero di no ovviamente)!
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Scrive barbazza: Tempo fa a casa del nonno di un amico trovai questo mini ampli; mi colpii subito, quindi chiesi subito al mio compare se potevo prenderlo, disse che non cera nessun problema che tanto suo nonno e nemmeno lui suonavano per cui gli avrei fatto un favore, anche per il fatto che non funzionava.
Via... preso caricato in macchina e appena a casa ho immediatamente dato un'occhiata.
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E' un whawha! E' un phaser! E' un synth! E' un cretino con un tubo di gomma in bocca! Più o meno: è un Talk Box.
Questo curioso apparecchio, nato negli anni 70 e diffusosi inizialmente nel funky e la disco-music abbinato alle tastiere ed in seguito adottato volentieri da diversi chitarristi, consiste in un semplice scatolo con all'interno un altoparlante (o un horn simile ai clacson delle automobili). Ben isolato dall'esterno, il talk box convoglierà il suono in un tubo di gomma applicato all'unico foro dello chassis, il ruolo del musicista è quello di modulare il suono in arrivo dal tubo con la propria bocca usandola come una cassa di risonanza, con la possibilità di produrre effetti molto interessanti, di cui magari parleremo in altra sede.
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Ho 24 anni e da nove anni coltivo una grande passione per la chitarra. Leggendo qua e là gli articoli ho letto (nella sezione fai da te) che vengono impiegate le aniline per verniciare la chitarra. Questi prodotti sono veramente ottimi e costano poco,ma meritano delle precauzioni d'impiego poichè sono sostanze cancerogene. Non mi rivolgo ai liutai che sicuramente sanno come maneggiare certe sostanze,ma a tutti quelli che per esperimento,per orgoglio personale o per risparmiare qualche soldino intraprendono la meravigliosa arte della liuteria.
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