
Un paio di mesi dopo il Winter Namm 2010 mi resta da raccontare uno dei prodotti più interessanti, controversi, affascinanti e improbabili su cui ho potuto mettere le mani in quell'assurdo Paese dei Balocchi: la Fender Cabronita Especial di cui peraltro avevamo già parlato tempo fa, all'epoca della presentazione. Prodotta in un numero limitato di pezzi dal Custom Shop di casa Fender, ha un indiscutibile fascino, percepibile fin dalla prima occhiata, che poi esplode quando la si prende in mano. Un fascino tale da riuscire a far dimenticare - a tratti - il prezzo a cui iene proposta, al di là di qualunque logica. Come al di là di qualunque logica è la Cabronita Especial, una chitarra talmente illogica e geniale da segnare un punto fermo nella storia dell'azienda che dal 1950 ha ribaltato la voce e l'immagine della musica.
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E' arrivata la nuova bambina, e si sta rivelando un arrivo speciale, per cui mi sento di condividerlo con voi. Non considero infatti quel che segue assolutamente come una recensione vera e propria, poiché non credo di avere imbracciato così tante chitarre differenti da poter fare considerazioni comparative, lo definirei più che altro un'esperienza di viaggio, da aprire al confronto con altri "viaggiatori".
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Tanto si è detto e tanto si continuerà a dire sugli ampli "reissue series" Fender degli ultimi anni: non credo che troveremo mai il minimo comune denominatore negli innumerevoli pareri e commenti suscitati, forse bisognerebbe rimandare ai posteri la sentenza, tuttavia nulla ci impedisce di continuare a confrontarci nel merito.
Questo articolo-recensione vuole, in tal senso, rappresentare un piccolo contributo nel grande mare delle parole... come tale spero possa essere utile ed apprezzato, particolarmente perchè riferito ad un prodotto di cui negli archivi di accordo non era ancora presente menzione.
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Scrive Bluesivy: Ho acquistato poche settimane fa una Fender Telecaster Bigsby 50. Dopo aver capito con vari tentativi come andassero inserite e fissate le corde, il ponte bigsby, se da un lato mi ha fatto notare che ha dei buoni vantaggi come la stabilità e un buon tremolo, dall'altro mi sta facendo parecchio dannare per via di due piccoli problemi che non so come risolvere, dato che è il primo approccio che ho con questo tipo di ponte. Ho montato sulla chitarra una muta di corde da 0.10 e in seguito una da 0.11 ma il risultato non cambia. Vengo al dunque.
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Un maggiorenne cosa può fare? Guidare una macchina, votare... Ma una chitarra di 18 anni cosa può fare? COSA PUÓ FARE!! Che domande! Può suonare e suonare e suonare ancora! Soprattutto quando la chitarra in questione è una Stratocaster Ultra, che ha raggiunto la sua maggiore età! Questa chitarra è molto particolare, che fa della versatilità la sua caratteristica principale. Ma andiamo con ordine.
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Senza riverbero né channel switching, senza le manopole gain e master, con quel rivestimento giallino da valigia coloniale, può far pensare di essere cascati nella macchina del tempo. In realtà il primo decennio del 2000 è già completo, ma grazie a un riflusso postmodernista - che in questo caso non ci dispiace affatto - siamo qui a giocare con tre dei più deliziosi (per chi ama il genere retro-basoic) amplificatori sul mercato. La prova è nata quasi per caso: quando abbiamo ricevuto da Roland il pedalino Boss FB-1 in prova, abbiamo subito pensato di confrontarlo con un Bassman (una vigliaccata, per quanto coraggioso sia il Boss non si può opporre un cocker spaniel, benché di razza, a una tigre) dell'epoca. Poi, già che c'eravamo, ci siamo chiesti perché non mettere in corsa anche le due più celebrate repliche di Sua Maestà 1959, il pronipote Bassman LTD e il celebrato Victoria 45410. Detto fatto. Con la cortese collaborazione di Andrea Luciano di 440Hz, Patrizia Bauer di M.Casale Bauer e Roberta Aramini di Aramini Strumenti Musicali srl (che ha prestato la Legacy utilizzata da Ariberto, di cui parleremo diffusamente in un articolo, perché se lo merita) ci siamo trovati in magazzino tutto quello che serviva per un'indimenticabile esperienza 4 x 10 monocanale.
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Con questo articolo voglio raccontare come la voglia di migliorare la mia Strato e il solito attacco di G.A.S. che colpisce regolarmente qualsiasi chitarrista, mi hanno portato a intraprendere una lunga avventura per ricreare una chitarra perduta. La storia comincia lo scorso mese di maggio quando decido di rimettermi a suonare dopo una sosta durata quasi venticinque anni.
Allora, ragazzino squattrinato, strimpellavo con alcuni amici grazie agli strumenti messi a disposizione dall'oratorio del mio paese.
A posteriori devo dire che non mi potevo certo lamentare dato che mi "toccava" una vecchia Fender Stratocaster un po' vissuta, oggi diremmo Relic, di inizio anni ’60 (questa chitarra l'ho pure cercata ma ho saputo che è andata persa anni fa durante una ristrutturazione della sala cinema, probabilmente “intascata” da qualcuno che ne conosceva il valore).
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Questa volta proviamo una chitarra vintage. Si tratta di una Fender Jaguar del 1968 messa gentilmente a disposizione per noi da Salvatore Aglieri Rinella. E' uno strumento interessante e versatile progettato per il Jazz ed il Surf Rock che però è stato usato, negli anni, per molti altri generi.
La configurazione del test è quella standard con il setup consigliato dal manuale. Originale in tutti i dettagli (custodia inclusa), è arrivato con corde lisce di scalatura 0.11 che comunque si lasciavano suonare facilmente (bending a parte) per effetto della scala da 24".
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Cari accordiani, ho deciso di pubblicare questo articolo perché magari qualcun altro di voi è un tantinello inguaiato con quei maledetti aggeggi chiamati whammy bar, leva del tremolo, o magari anche “quella roba li attaccata al ponte” come mi disse un mio giovane allievo!
Vi racconterò brevemente la vicenda, così da annoiarvi un po’! (spero di no ovviamente)!
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Realizzata in soli 250 pezzi, la Stratocaster Baglioni è nata rara e sta diventando sempre più oggetto di desiderio tra collezionisti ed invstitori. In un momento in cui il mercato è pronto a pagare cifre pazze per una Stratocaster vintage, la tendenza alla falsificazione totale o parziale è notevolissima. I problemi che incontrano i collezionisti sono, sempre, quelli di identificare con certezza ciò che si sta comprando. Infatti, basta unire un corpo più recente a un manico con data anteriore, facilmente assemblabili, ed ecco servito il tarocco da migliaia di euro.
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