
Si chiama Fender Blacktop Series ed è la nuova gamma di solidbody pensata per arricchire il sound con la potenza degli humbucker. Le neonate chitarre (Stratocaster, Telecaster, Jazzmaster e Jaguar) sono state create dunque per rispondere alle esigenze di quei chitarristi affascinati dall'intramontabile look Fender ma che, per esigenze legate al loro genere musicale e playing, avevano optato la loro scelta su chitarre dotate di humbucker hi-gain.
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Quando si accenna a un clean per eccellenza nell'ambito dell'amplificazione valvolare per chitarra, il riferimento al marchio Fender è generalmente (e non a torto) condiviso. Per alcuni, tra i quali anche chi scrive, le caratteristiche dei suoni puliti del marchio in esame è più una scelta costruttiva, una filosofia di massima che rappresenta comunque non un circuito unico e inequivocabile, ma l'esplorazione di sfumature e soluzioni molto varie tra loro sia per rendimento globale che per sonorità prodotte.
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Il suono di un chitarrista proviene dalle sue mani, è ormai un dato di fatto, tuttavia la corsa alla strumentazione che ha contribuito alla nascita dei più grandi miti della storia del rock è incessante e non vuole sentire ragioni pur di saziare la fame di GAS di alcuni fortunati collezionisti. Stavolta un ricco amante delle sei corde elettriche potrebbe appropriarsi di un vero pezzo da collezione unico nel suo genere, la Fender Duo Sonic più famosa di sempre, quella appartenuta a Jimi Hendrix durante i suoi primi anni di carriera.
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Ramius scrive: Sono il felice possessore di un Fender Hot Rod Deluxe del 98’ che da qualche tempo presenta un difetto: appena acceso, a valvole fredde, è possibile selezionare il canale crunch. La piccola luce gialla si accende e resta accesa per circa cinque minuti dopo di ché si spegne. Da questo momento il cambio canale non funziona più. L’ampli resta sul canale pulito.
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Nel 1947, Leo Fender iniziò la produzione del suo MOD.1: il Champion 600, riprodotto nelle fotografie, e 600 Amp. Le caratteristiche erano molto al di sotto della produzione attuale di ampli: un cono da 6", due watt di potenza, tre valvole di cui le due pre erano le 6SJ7 e, probabilmente, la finale una 6V6GT. I controlli si riducevano al solo volume posto sul retro del cabinet, due ingressi. Nel '51 il pannello controlli si sposta sul frontale e nel '55 si ha un upgrade con un cono da 8" e valvole differenti: una 12AX7, una 6V6GT e una 5Y3GT. La potenza viene portata a quattro watts circa.
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Un esclusivo basso va ad aggiungersi alla serie Artist prodotta da Fender, è una replica del Precision Bass utilizzato da Roger Waters, amato compositore e venerato bassista dei Pink Floyd sul cui manico hanno preso forma storici riff e armonie che da sempre affollano il cuore di musicisti di tutte le età.
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L'anno 1962 significò, per questo modello e non solo, subire una modifica all'apparenza non rilevante ma che, invece, fu una svolta importante: il passaggio dalla tastiera in palissandro Slab a quella Veneer. La prima veniva incollata sul manico in acero piallato piatto: era il palissandro a essere sagomato con il radius secondo brevetto e implicava un generoso impiego di questo legno, come si può notare dalla fotografia.
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Avendo a disposizione due Stratocaster di anni a cavallo fra PRE-CBS e CBS, è curioso scoprire quante cose non abbiano in comune seppur costruite a distanza di tempo così breve. La Sunburst ha il numero di serie L86090 e la faccio risalire all'Agosto '65. Non ho mai smontato il corpo per verificare la data sul manico, poiché proveniente da persona affidabilissima. La Blue ha il numero 195328 serie F ed è stata smontata da me e il mio liutaio per controllarla, dato che non conoscevo il venditore: il manico riporta la data 13 SEPT 66.
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Osservando con minor superficialità l'oggetto del titolo mi sono reso conto che, nella sua semplicità apparente, deve aver dato al buon Leo parecchi grattacapi nella sua realizzazione, tanto che ho iniziato a considerarlo come uno dei particolari metallici della Stratocaster più complicati.
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Qualche anno fa, tormentato dalla perenne idea di possedere il trio perfetto, ossia Les Paul, Stratocaster e Telecaster, mi misi alla ricerca di questa storica quanto intramontabile ascia. Devo dire la verità: di Telecaster non ne avevo mai suonato una prima. Al momento dell'acquisto della mia Fender Stratocaster Highway (di cui sono molto soddisfatto e, a detta del mio liutaio, ho avuto la fortuna di trovarne una che suona molto bene pur essendo la versione economica della serie) avevo avuto l'opportunità di provarne sempre una Telecaster Highway ma, dovendo decidere, scelsi la Strat per un discorso di versatilità.
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Gli effetti, un argomento particolarmente caro ai chitarristi, ma anche un campo in cui dilaga molta disinformazione e confusione, talvolta imputabile anche a madornali errori commessi dai produttori di congegni meccanici o elettronici che dovrebbero aiutare il chitarrista, e lo fanno, ma contemporaneamente creano convinzioni totalmente sbagliate sul funzionamento degli stessi e il loro scopo all'interno della strumentazione.
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E' chiaro che in Fender ci fosse da tempo una passione dilagante per i motori su quattro ruote e principalmente per le muscle car statunitensi, che siano iper modificate e aggressive hot rod spuntate direttamente dagli anni '50 o possenti Mustang dagli enormi cofani che a fatica celano inesplorate meraviglie. E' a quest'ultima intramontabile Ford, ma anche all'omonima chitarra Fender, che si ispira la nuova serie di amplificatori con effetti e simulazioni digitali integrati appena lanciata dall'azienda leader dell'amplificazione americana per chitarra elettrica.
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Cari accordiani, devo raccontarvi la mia storia di odio verso le Stratocaster, e come poi questa finì per diventare il mio strumento principale. Io suono una sorta di post-rock strumentale, qualche giorno fa mi convinco a fare la svolta: sostituire la chitarra con una nuova di negozio (ho sempre avuto chitarre usate da buono studente squattrinato) che possa diventare la mia chitarra al 100%, senza che sia passata per varie mani.
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Ogni volta che dai laboratori Fender viene sfornato un modello signature, subito le acque del mondo chitarristico si agitano per capire se la nuova arrivata sarà una Stratocaster con appiccicata una firma da mille euro, oppure uno strumento di classe degno del prezzo che porta attaccato al cartellino.
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Ammettiamolo: checché se ne dica, gli amplificatori Fender della serie Hot Rod hanno sempre avuto un grande successo. Ed è facile capirlo andando a farsi un giro per locali: un bel po' di gente va equipaggiata con un Deluxe e un Deville. Chiedendo informazioni in giro, poi, si viene a scoprire che gli Hot Rod vengono scelti per una frequente serie di motivi.
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Sfogliando per la milionesima volta un pubblicazione sulla Fender Stratocaster non ho potuto fare a meno di rimanere nuovamente ammirato davanti alla semplicità disarmante dell'esploso del pickup di questa chitarra e di cui allego il disegno: un avvolgimento attorno a sei magneti, due pezzi di cartone o bachelite per fare il top e il fondo, due fli di uscita e il cuore di una Strato è fatto!
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La Telecaster, solid body per eccellenza, concepita dalla mente visionaria di Clarence Leonidas Fender, viaggia attraverso sessant'anni di storia senza mai perdere un colpo, mutando più volte forme e contenuti ma senza mai perdere di vista il suo carattere originale, che ha fatto innamorare migliaia di chitarristi e che ora ha ispirato il regista Bob Hewitt, che ne ripercorre e celebra la storia in un DVD colmo di curiosità e partecipazioni eccezionali.
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Tech Talk, la sezione tecnica del blog presente sul sito Fender, dedica spesso le sue pagine ad argomenti inerenti alla storia dell'azienda, ripercorrendo più volte la nascita e la crescita di modelli storici, talvolta svelando interessanti curiosità, come quelle che girano intorno alle diverse grafiche che da più di cinquant'anni rendono riconoscibili amplificatori, chitarre e bassi senza i quali forse la musica sarebbe oggi ben diversa.
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Un amplificatore che ha segnato un'epoca e ha attraversato gli anni amato da bassisti quanto dai chitarristi, che lo hanno spesso adottato nella loro strumentazione nonostante la sua progettazione originale lo vedesse come sistema di amplificazione studiato per la prima vera chitarra basso elettrica, il Fender Precision. Il Bassman è giunto al 2010 con numerose riedizioni immancabilmente seguite da cloni e prodotti di altre marche ispirati al suo concetto originale, oggi Fender lo celebra raccontandone le origini e il lungo percorso.
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Penso che a molti di voi sarà capitato di avere per le mani uno strumento non vostro per qualche tempo. Così è successo a me, poiché sabato scorso ho ricevuto da un amico (che chi ha seguito il mio diario saprà essere l'utente di Accordo Lisso92) una Fender Stratocaster Made in Mexico facente parte della serie Classic '50, che vuole replicare gli strumenti che Fender produsse in quegli anni. Una delle caratteristiche di spicco di questa serie, infatti, è la presenza di colori come i vari Fiesta Red, Surf Green e Daphne Blue.
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