
Come promesso, vi presento la mia nuova Gibson. Personalmente, credo che possano volerci degli anni per conoscere bene una chitarra, se si ha pazienza. Io mi sono dato una settimana, prima di fare la recensione, per avere qualcosa da raccontare. La chitarra si chiama Les Paul BFG Gary Moore Signature. Breve premessa: so che molti non gradiscono i modelli Signature. In genere, nemmeno io. E' stato un acquisto molto ragionato: l'ho scelta dopo averla controllata minuziosamente, mi è piaciuta molto l'estetica, e soprattutto il suono. Non l'ho scelta per la "firma". Ho visto e provato le BFG "anonime": costano meno, ma il suono, la scelta dei legni e il feeling con il manico, erano diversi.
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In attesa di mettere le zampe sul prototipo della Les Paul Dusk Tiger, che avremo in prova in anteprima esclusiva appena disponibile, ecco una serie di proposte Gibson più classiche (almeno nella struttura) per concludere l'anno in bellezza. Si parte da un classicone che più classico non si può, la Les Paul nella sua prima incarnazione che risale al 1952, riproposta con una replica super-fedele in omaggio al suo ideatore recentemente scomparso.
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..Pronti?...Via..
è un’argomento gia trattato,lo so, se non lo fosse stato non avrei potuto conoscere questa chitarra.
Ho aspettato qualche giorno per capire e capirmi, prima di poter esprimere anch’io un parere quanto meno oggettivo che si avvicinasse al '70/80% della realtà,(il restante è tutta GAS) chiaramente vista a modo mio,ma essendo un incompetente in materia costruttiva e anche altro, vorrei condividere con voi le impressioni di questa nuova arrivata per capire se quel 70/80% di come la vedo è realtà o solo GAS.
Premessa: ormai vi leggo quasi giornalmente e le vostre recensioni per i modelli Les Paul avevano catturato la mia attenzione,
non ho mai avuto la chitarra in oggetto e maledetti/benedetti Voi ho colmato questo gap.
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La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho aperto la custodia e questa incredibile SG mi è scivolata in mano è che Gibson ne sta davvero combinando di tutti i colori. Completamente in multistrato di betulla diversamente colorato, dal corpo al manico, la Zoot Suit è una chitarra che sicuramente non passa inosservata. Ma se di primo impatto l'aspetto estetico sembra predominare, anche da "accesa" sembra avere molte cose da dire.
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Stasera, uscito dal lavoro, pensavo alle parole di un amico.
"Personalmente preferisco l'usato. Con la stessa spesa ottengo di più, e se la chitarra non mi entusiasma la rivendo e non ci rimetto quasi mai."
Avevo in testa questa frase pronuciata da un serpente tentatore...
Nel primo pomeriggio faccio una telefonata al negozio al quale avevo ordinato la Les Paul Studio Faded UN MESE FA:
"E' arrivata"- "Ancora no. DEVI chiamare più tardi. FORSE ci sono delle novità".
Quanta arroganza.
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“Al ponte monta un single coil in stile “lama” (che dall’aspetto assomiglia ad un Bilama Di Marzio), e al manico un Humbucker. Ne risulta un suono molto caldo ma nello stesso tempo definito dalla casa costruttrice come molto vicino ad una Fender Telecaster Custom.” Si, effettivamente il comportamento di questa Gibson è molto anomalo rispetto a quello che siamo abituati a sentire da altri modelli di questa casa. Nel complesso questa M 1 è senza alcun dubbio aggressiva come del resto lo sono le sorelle di Casa, ma appunto con una spiccata sonorità Fender…
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Niente è mai stato più azzeccato per definire le qualità di questa chitarra, si perché è una Gibson fuori dai canoni.
Per cominciare, ha il manico avvitato come le Fender, perché? Questa è proprio bella, pensate che la Gibson ha prodotto appunto questo modello di Les Paul proprio per entrare in concorrenza con, appunto, l’antagonista di sempre.
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Cari Accordiani, prima di tutto vogliamo fare un’importante premessa. Per la prima volta su Accordo saketman2, oltre a scrivere in due come del resto siete già abituati, propone delle prove di entrambi i saket su questa, a nostro avviso, fantastica chitarra.
Che la SG sia un diavoletto… non ci piove. In parole povere questo storico modello di Casa Gibson possiede una incline vocazione all’uso distorto. Il modello di cui vogliamo parlarvi è una Limited Edition Demo della più conosciuta Platinum Special prodotta in circa 2000 esemplari. La chitarra in questione è del 2002 ed è appunto un modello Demo prodotto in circa 400 esemplari.
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La Gibson/Steinberger mi ha fatto odiare il mio amato strumento. Da più di un anno stavo cercando un ponte R-trem di ricambio (o meglio alcuni componenti) per la mia Steinberger degli anni '90. Il customer service Gibson non ha saputo dirmi nulla (mi ha rimandato al sito musicyo chiuso da più di un anno) e nemmeno i più importanti dealers Italiani di Gibson; pare che Steinberger non commercializzi parti di ricambio benché ancora in uso su alcuni strumenti di nuova produzione (Spirit). I liutai della zona si sono eclissati (anche quelli autorizzati Gibson) rimandando a me il problema di trovare i pezzi di ricambio oppure proponendo costosi lavori di tornitura.
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Salve a tutti, amici di Accordo!
Questa è la mia prima recensione e riguarda una delle mie seicorde preferite, ovvero la GIBSON Les Paul Classic (il mio esemplare è stato prodotto a Nashville nel 2007), in finitura “Ebony” con Hardware “Gold” come vedete nelle foto allegate a corredo dell’ articolo.
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La Gibson SG, volendo utilizzare un paragone automobilistico, è una coupè.
Nasce infatti come compromesso tra le grandi e solide berline (Les Paul) e le agili e sportive spider (Stratocaster), ma acquista ben presto una propria identità e un proprio manipolo di estimatori.
Infatti la SG doveva, in principio, essere un restyling della Les Paul, e infatti il suo nome completo era "Les Paul Solid Guitar". La chitarra però ben presto si dimostrò completamente diversa dalla madre spirituale, di cui non aveva ereditato nulla se non la serigrafia "Les Paul" sul battipenna, tra pick up al manico e tastiera.
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Ebbene si, anche le Gibson hanno un difetto, secondo gli utilizzi, si intende.
Parto da una breve premessa: la mia Les Paul, Special Reissue, ha ormai 10 anni. E' avvezza alle modifiche gia da tempo, meccaniche Schaller Vintage, pickups, ponte Bigsby, manopole sempre Schaller Vintage Chrome, attacchi cinghia etc... etc... Questa però, è l'unica modifica che si è resa davvero necessaria. Uso corde con scalatura 0.11 e action altina (che volete... mi piace così... ;-)) e in dieci anni ho già cambiato il ponte originale 3 volte. Perchè? Perchè le corde hanno la simpatica abitudine di scavare le sellette, tanto da finirci "dentro". Questo avviene soprattutto nel Re e nel Sol,
dove la pressione sul ponte è maggiore, e comporta uno sfasamento dell'action molto fastidioso, tanto da ritrovarsi con, ad esempio, il Mi cantino più "alto" sulla tastiera rispetto appunto alle 2 corde centrali Re e Sol.
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La chitarra di questo test è la Gibson SG Special Faded, versione "semplificata" della più rifinita, e costosa, SG Standard. L'idea è quella di contenere i costi cercando di risparmiare su tutto quello che non contribuisce a costruire il suono. Quindi body in tre pezzi, verniciatura con un solo strato alla nitro, segnatasti dot, pick up scoperti e custodia ... pessima (qui si poteva fare meglio).
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While My Guitar Gently Weeps, una delle più struggenti canzoni dei beatles, non convinceva in sala di registrazione. I quattro di Liverpool non trovavano un arrangiamento che le rendesse giustizia. Così George Harrison chiamò in aiuto l'amico Eric (Clapton).
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È un fatto inevitabile per il chitarrista elettrico: prima o dopo occorre fare i conti con Gibson.
Da un lato si può decidere di prenderne le distanze, dall’altro di farsi rapire da uno dei marchi che, come pochi altri, ha contribuito a scrivere la storia della musica.
Se è fuor di dubbio che nel primo caso ci si trovi di fronte al problema dell’opzione tra le innumerevoli altre case produttrici di sei corde, ciò non toglie che, anche per chi opta per l’approdo al lido di Nashville, si ponga la questione di discriminare tra i possibili modelli disponibili. Ed è proprio dalla constatazione della suddetta difficoltà di scelta tra le diverse elettriche Gibson che prende le mosse questo articolo, nella speranza di renderla meno ardua.
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Entrai in negozio e la vidi lì, davanti a me, che mi guardava con aria eloquente. Le sue curve parevano onde del mare e io, troppo emozionato, distolsi lo sguardo per posarlo sullo stand che la reggeva.
La luce, riflessa dal top, conferiva alle venature dell’acero un’aurea divina, che saliva su, lungo la tastiera, fino alla paletta, maestosa corona di legno per una dama che un solo nome poteva avere: Gibson Les Paul BFG Gary Moore.
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"Les Paul cominciò con l'armonica, il banjo e la chitarra quando era ancora a scuola. Si esercitava senza tregua, facendo di tutto per ottenere le sonorità dei professionisti che sentiva suonare live sui canali National Barn Dance di Chicago e Grand Ole Opry di Nashville. Un giorno Sunny Joe Wolverton lo portò da St. Louis a Kalamazoo per regalargli la sua prima Gibson, una L-50 archtop (più avanti Joe gli comprò una L-5)". Continua...

Ciao a tutti, innanzitutto un saluto a questa Community di bongustai della musica e della chitarra in particolare!
Finalmente anch'io dopo circa 15 anni di speranze, passioni e sogni sono riuscito a realizzare il più grande desiderio della mia vita: comprare la regina!
Sono infatti da meno di una settimana in possesso della chitarra più bella che ci sia: la Gibson Les Paul. La mia è il modello Traditional Hcs plus, ha un top eccezionale ed è di una bellezza straordinaria.
Veniamo ad una minirecensione.
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Ciao a tutti amici accordiani. Vorrei esporvi un dilemma che spero sappiate rsolvermi. Sono ormai parecchi anni che suono e vorrei comprare una chitarra elettrica di livello medio/alto dal prezzo massimo di 700 euro. La scelta è inizialmente ricaduta su una epiphone les paul custom zakk wylde signature
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NdR: per il ciclo delle ristampe abbiamo ripescato oggi questo meraviglioso articolo sulle Les Paul di Alberto del 2 Novembre 2004. Vuole anche essere a nostro modo un piccolo tributo a Lester William Polfus in occasione della sua inaspettata dipartita. L'articolo già riprendeva un vecchio scritto di Alberto stesso per la rivista "Fare Musica" del luglio 1994, tuttavia ancora oggi è godibilissimo e vale la pena di rileggerlo.
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