
Perché il discutere di vintage chitarristico fa scaldare gli animi? La mia ipotesi è che quando parliamo di oggetti avvolti oggi da un’aura esoterica, come le Gibson Les Paul Standard '58-'60, stiamo considerando in realtà una parte di noi, non un freddo strumento-chitarra. Propongo questo articolo a stretto giro dopo quello molto interessante di Alberto intitolato "Vintageanschaung", con l'intento di contribuire alla maturazione di una prospettiva ragionevole su un tema ancora prigioniero dei luoghi comuni.
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In occasione della formazione della nuova band dei Chickenfoot con Sammy Hagar, e del loro omonimo album di debutto, Gibson USA lancerà la Sammy Hagar Red Rocker Les Paul, progettata dall'artista stesso. Tutti pronti, ecco scolpita nella roccia una nuova era, frutto di un gruppo come quello dei Chickenfoot che in realtà è un vero e proprio supergruppo composto da Joe Satriani alla chitarra, Michael Anthony dei Van Halen al basso, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria, e Sammy Hagar alla chitarra e voce. La Gibson Red Rocker è stata progettata per un rock d'assalto, e la Sammy Hagar Red Rocker Les Paul è il mezzo ideale per questo scopo.
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Ha compiuto i suoi primi 50 anni la Les Paul sunburst del 1960. Cinquant'anni di suoni ed emozioni inarrivabili, anche se spesso messi un po' in ombra dalla più amata e celebrata sorella dell'anno prima. Già, secondo gli esperti la 1959 ha una marcia in più, con quel manico massiccio e il colore che si affievolisce imprevedibilmente, tanto che sull'esclusivo mercato delle Les Paul più preziose del mondo le 1960 anno valutazioni sempre inferiori del 5-10% rispetto alle 1959.
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Nel novembre del 2008, durante un weekend a Londra, nel passare in rassegna i luoghi più leggendari della città (Abbey Road per una foto sulle strisce pedonali davanti all’omonimo studio di registrazione, Denmark Street a lustrarmi gli occhi davanti alle vetrine dei vari negozi di strumenti musicali ecc.) non ho potuto esimermi dal fare un salto alla sede dell’Hard Rock Cafe e poi all’ Hard Rock Store lì di fianco per acquistare l’immancabile maglietta. Mentre mi trovavo all’interno del negozio, un ragazzo italiano che lavorava lì mi ha invitato a visitare il caveu.
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Gibson sì, Gibson no. La storica casa di Nashville è spesso oggetto di critiche per ciò che riguarda i prezzi dei suoi strumenti, specialmente al di fuori degli Stati Uniti, ed è ogni giorno sulla bocca di tutti i chitarristi come punto di riferimento sonoro, o la si ama o la si odia, le ragioni sono molteplici ed oggi voglio mettere altra carne sulla brace esaminando un modello decisamente fuori dai due principali canoni Gibson: pickups e prezzo.
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Come promesso, vi presento la mia nuova Gibson. Personalmente, credo che possano volerci degli anni per conoscere bene una chitarra, se si ha pazienza. Io mi sono dato una settimana, prima di fare la recensione, per avere qualcosa da raccontare. La chitarra si chiama Les Paul BFG Gary Moore Signature. Breve premessa: so che molti non gradiscono i modelli Signature. In genere, nemmeno io. E' stato un acquisto molto ragionato: l'ho scelta dopo averla controllata minuziosamente, mi è piaciuta molto l'estetica, e soprattutto il suono. Non l'ho scelta per la "firma". Ho visto e provato le BFG "anonime": costano meno, ma il suono, la scelta dei legni e il feeling con il manico, erano diversi.
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In attesa di mettere le zampe sul prototipo della Les Paul Dusk Tiger, che avremo in prova in anteprima esclusiva appena disponibile, ecco una serie di proposte Gibson più classiche (almeno nella struttura) per concludere l'anno in bellezza. Si parte da un classicone che più classico non si può, la Les Paul nella sua prima incarnazione che risale al 1952, riproposta con una replica super-fedele in omaggio al suo ideatore recentemente scomparso.
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..Pronti?...Via..
è un’argomento gia trattato,lo so, se non lo fosse stato non avrei potuto conoscere questa chitarra.
Ho aspettato qualche giorno per capire e capirmi, prima di poter esprimere anch’io un parere quanto meno oggettivo che si avvicinasse al '70/80% della realtà,(il restante è tutta GAS) chiaramente vista a modo mio,ma essendo un incompetente in materia costruttiva e anche altro, vorrei condividere con voi le impressioni di questa nuova arrivata per capire se quel 70/80% di come la vedo è realtà o solo GAS.
Premessa: ormai vi leggo quasi giornalmente e le vostre recensioni per i modelli Les Paul avevano catturato la mia attenzione,
non ho mai avuto la chitarra in oggetto e maledetti/benedetti Voi ho colmato questo gap.
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Salve a tutti, amici di Accordo!
Questa è la mia prima recensione e riguarda una delle mie seicorde preferite, ovvero la GIBSON Les Paul Classic (il mio esemplare è stato prodotto a Nashville nel 2007), in finitura “Ebony” con Hardware “Gold” come vedete nelle foto allegate a corredo dell’ articolo.
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È un fatto inevitabile per il chitarrista elettrico: prima o dopo occorre fare i conti con Gibson.
Da un lato si può decidere di prenderne le distanze, dall’altro di farsi rapire da uno dei marchi che, come pochi altri, ha contribuito a scrivere la storia della musica.
Se è fuor di dubbio che nel primo caso ci si trovi di fronte al problema dell’opzione tra le innumerevoli altre case produttrici di sei corde, ciò non toglie che, anche per chi opta per l’approdo al lido di Nashville, si ponga la questione di discriminare tra i possibili modelli disponibili. Ed è proprio dalla constatazione della suddetta difficoltà di scelta tra le diverse elettriche Gibson che prende le mosse questo articolo, nella speranza di renderla meno ardua.
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