
Altro punto dolente ed enigmatico è il manico del nostro strumento, difficile da trattare in quanto molto sensibile alle forti vibrazioni e per quanto possa sembrare "LEGNO VIVO" scoprirete che anche su questo ci sono svariate centinaia di metri di vernice trasparente satinata o lucida. Inoltre è la prima parte che incontreremo che dovremo regolare.
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La Fender Jaguar/Jazzmaster è da sempre la chitarra che ritengo più bella in assoluto, come anche la più stupida! :-) ma com'è possibile che quei geni della Fender abbiamo sfornato un tale capolavoro di ergonomia e design e al contempo un tale scempio di funzionalità? mah...potenziometri con valori assurdi per dei single coil ed un sistema tremolo ad dir poco imbarazzante!
Un paio di mesi fa ho deciso di vendere la mia chitarra principale (PGM300) per prendermi una Jaguar usata e darci dentro con le modifiche, quando tutt'un tratto scopro Warmoth.com.... un MONDO!
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Sabato sera. Si parte.
Quella mensola troppo stretta diventa un’ottimo “metà corpo” che unito all’altra metà forma un intero. Lapalissiano.
Colla e due tasselli di legno fanno il resto. Porca miseria. Non ho morsetti così lunghi. Allora fisso le due metà con tre fascette messe in serie. Funziona.
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L'idea di assemblare una chitarra penso sia passata in mente a tutti, costruirsi una chitarra da zero ed essere soddisfatti della propria creazione...
Fin dal primo post nel diario (29 aprile 2005) parlavo di una telecaster warmoth, poi è passato il tempo, i soldi non c'erano, e piuttosto che imbarcarmi in un lavoro che non sapevo dove mi avrebbe portato ho comprato altro qua e là.
E già perchè per me una chitarra assemblata devo farla io dal primo all'ultimo pezzo, niente liutaio!
Ok, passa il tempo, nel frattempo faccio esperienze di setup sulle mie chitarre, cambio capotasti, cambio pickup, saldature, regolazioni, forse assemblare una chitarra da me non è tanto difficile penso.
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Scrive giugeo77: Ciao amici accordiani, sono di nuovo qui per porvi una questione su una curvatura del manico di una ibanez AEL40 di un mio amico. Premettendo che non sono un liutaio professionista ma solo per passione, vi espongo la questione in oggetto.
Ieri mi è stata portata in laboratorio una chitarra acustica Ibanez AEL40 da un mio amico esponendomi il problema che l'altezza delle corde dalla tastiera da quando l'ha comprata 6 mesi fa è variata e gli impedisce di suonare al di sotto del 10mo tasto. In effetti, guardando la chitarra mi sono reso conto che l'altezza delle corde al 12mo tasto era di 0,5 cm, ben al di sopra dei 0,28 cm standard.
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Il corpo dello strumento deve avere un look usurato, ma non eccessivamente, a meno che voi non vogliate creare la "SRV NUMBER ONE". Se avete comprato una Squier qualunque avrete una finitura poliuretanica spessa diversi KM e dura come il cemento armato. Se invece state intraprendendo la dubbia impresa di reliccare una Fender avrete sempre una finitura poliuretanica relativamente sottile, ma sempre poliuretanica. Se invece state intraprendendo l'orrenda strada di reliccare una Custom Shop allora avrete una finitura Nitro molto sottile.
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Detta in maniera semplicistica esistono due tipi di chitarristi: Quelli che amano il relic e quelli che lo odiano. In principio era il verbo che "verbava" che il relic fosse come la corazzata Potiomkin, ovvero, una cagata pazzesca, poi col tempo... Lo strumento vissuto ha il suo grande fascino, si sa. C'è chi dice che non deve essere altro che la naturale usura a rovinare col tempo uno strumento. C'è chi invece preferisce dare una mano al tempo ed accelerare leggermente il processo di invecchiamento degli strumenti. Io sono uno di questi. Perchè?
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La notte era diventata un tormento.
Quelle vocine ululanti mi ripetevano sempre la stessa cosa “Vieni! Vieni da noi!”.
Quei resti avanzati ogni giorno mi guardavano, mi sussurravano: “Non lasciarci qui! Abbiamo freddo! Ci sentiamo soli”.
Beh, meglio soli che mal’accompagnati! Dicevo io.
(Per i buoni accompagnamenti ci pensa gia il buon Pilo! :-D )
Certo che la chitarra è come il maiale… non si butta via niente!
Perché? Mi direte voi.
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Fra tutte le variabili che sto prendendo in considerazione per la scelta di una nuova acustica gran auditorium, ce n'è una che sta assumendo un peso preponderante. Il manico.
Prima di andare in giro a farmi le mie brave prove, avevo tirato giù una lista mentale abbastanza definita di strumenti che avrei potuto sostituire alla mia vetusta ibanez. tra questi c'erano cort, parkwood, yamaha, norman di fascia media, che per me oscilla tra i 500/800 euro.
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Circa due anni fa tentato dalla GAS e dalla voglia del " ...l'ho fatta io! ", ho acquistato un kit stratocaster. Bene, mi aspettavo una mezza fetecchia che ti rendesse soddisfatto al 100% per i primi due giorni e via via scemando fino all'inevitabile: " ...vabbè, la vendo! " oppure " ...la rismonto e la rivernicio/modifico/cannibalizzo" .
Niente di tutto questo ho suonato quasi sempre e solo questa strato in casa e fuori perchè pratica, ed essendo " reliccata " qualche colpetto era gradito!
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Questo articolo mi è stato ispirato dalla foto che scattai il 27 dicembre 2008 alla chitarra di Alessandro "Kid" Gariazzo, in occasione del concerto al Raindogs di Savona della Treves Blues Band. Ebbene, dopo qualche giorno dall'avvenimento mi capitò di passare in rassegna le foto scattate quella sera e notai qualcosa che probabilmente era passata inosservata, forse perché inebetito, o meglio, estasiato dalla bravura estrema del chitarrista della TBB: le condizioni della Gibson Les Paul! Lo potete vedere voi stessi.
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Farsi costruire una chitarra da un liutaio è una esperienza che ha a che fare con la vita in generale non solo con la musica. Ho conosciuto il maestro Ragghainti tramite un amico chitarrista e subito mi sono innamorato dei suoi strumenti, visto che non sono un nababbo ho dovuto attendere un po di tempo per racimolare i soldi e vendere qualche cosa che non usavo più per arrivare al fatidico giorno in cui mi sono recato da Fabio e gli ho commissionato la chitarra. Le mie specifiche erano: una chitarra che suoni cristallina ma dolce mai aspra nemmeno sui cantini e che abbia un buon volume e sustain da poterla usare anche nelle parti solistiche.
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Acero, mogano, ontano, ebano o palissandro? Niente di tutto questo. Solo del fragile e trasparente vetro fa da corpo e manico per queste chitarre dal suono… cristallino.
L’idea (o l’ossessione) dell'artista Brian Chivers è nata dopo aver incontrato Les Paul. Quest’ultimo gli ha rivelato un suo sogno: avere una chitarra completamente di vetro.
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Ho ricablato una chitarra in disuso per fare una prova: ho portato dei nuovi cavi dallo scasso dei potenziometri fino a quelli dei picku ps. Ho inserito dei morsetti alle loro estremità. Ho fatto lo stesso con le estremità dei cavi provenienti dai PU.
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Tre settembre duemilaotto. Arrivo in studio alle otto e mezza come sempre. Dopo aver controllato la posta elettronica inizio la mia rapida “rassegna web” giornaliera: sguardo veloce ai siti dei quotidiani e sbirciata ai miei siti preferiti. Arrivo a www.steelguitarforum.com, sezione “steel without pedals”, ed un post attira la mia attenzione: si intitola “Italian steel guitar” o qualcosa di simile ed è inviato da un tale Bob Reani di Como (la mia città), che invia la foto di una lap steel semi hollow costruita da lui.
Lo strumento, almeno in foto (quella allegata anche qui), è interessante: le proporzioni sembrano quelle delle favolose (e costosissime) Asher usate da Ben Harper, dalle quali differisce per la linea è più aggraziata e meno spigolosa, che ricorda le vecchie Weissenborn e Kona, e per la presenza di buche a f.
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Noi chitarristi si sa, non siamo mai contenti ed io in particolare sono uno di quei casi “gravi” di chitarrista incontentabile e squattrinato. Mi sono accostato al mondo Fender acquistando usata una Telecaster Thinline ’69 che da subito è diventata la mia chitarra preferita in assoluto ed ho potuto apprezzare in questo strumento , considerato non di altissima fascia , in quanto prodotto MEX-classic, le qualità costruttive e sonore tramandate da anni da papà Leo Fender; ebbene sì anche in una Fender non USA si possono trovare, come nel mio caso, inaspettate sensazioni visive sonore e tattili.
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In un recente articolo si è parlato delle varie componenti che creano il suono di una chitarra, sebbene ovviamente approssimativo e incompleto (le variabili sono praticamente infinite), quell’articolo era assai stimolante e mi ha invogliato a proporvi una sfida.
Di solito, infatti, chi scrive su queste pagine, presenta prodotti o progetti già realizzati in modo da condividere le proprie esperienze con gli altri lettori e far così crescere la “cultura chitarristica” di tutti gli amici di Accordo.
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Scrivo questo articolo per approfondire un recente e interessante sondaggio che si proponeva di individuare quale tra i suoni Fender-Gibson-Ibanez fosse il preferito del popolo di Accordo.
Lo scopo è spiegare quali sono le variabili che in una chitarra elettrica determinano un suono piuttosto che un altro.
In altre parole vorrei parlare dell'importanza del suono acustico della chitarra elettrica. Su internet si possono trovare molte informazioni al riguardo, ma vorrei tentare, anche se l'esperienza diretta è sempre la migliore, di raccogliere qui tutti i dati sufficienti per potersi orientare un minimo senza dover passare un sabato intero a confrontare tutte le chitarre del nostro music-store di fiducia, mettendo a dura prova la pazienza del negoziante.
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Riporto parte del testo di un articolo tratto dal sito punto-informatico.it:
"Riunire diverse sonorità in un unico strumento musicale: questa è la sfida lanciata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che hanno realizzato una chitarra in grado di variare il suono emesso, cambiando un solo componente fatto di legno.
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Senza nessuna pretesa ma solo con la voglia di far uscire dal legno un "oggetto suonante chitarriforme", mi sono imbarcato in una impresa che mi insegnato molto. Soprattutto mi ha convinto a lasciar perdere!
Costruire una chitarra (fin qui nulla di nuovo) con un'atrezzatura casalinga e materiali a dir poco scandalosi. I principi erano: economia, artrigianato, (possibilmente) musica. E' possibile costruire una chitarra che sembri tale con oggetti di uso quotidiano? Niente mogano, ontano, palissandro e ebano. Niente capotasto d'osso. Niente acciaio. Non sono il primo (e nemmeno l'ultimo) ad intraprendere questa strada. La rete è piuttosto carica di imprese del genere, alcune bizzarre, molte ottime.
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