
Scoperto purtroppo solo recentemente, credo meritasse maggiori attenzioni sia da parte del grande pubblico sia dalla critica in quanto, se da una parte molti (e mi riferisco ai giornalisti) ne hanno parlato in modo benevolo, troppi lo hanno comunque fatto superficialmente, ovvero trattando il suo repertorio più soft e censurando sistematicamente quelle che secondo me sono state le opere di maggior spessore.
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Vi siete mai chiesti perché tutti apprezzano il suono dei tanto amati ampli vintage? Sarà perché quei suoni ci rievocano alla mente le canzoni di tutta la nostra vita, le canzoni con cui è cresciuta tutta la nostra generazione, o, nel caso dei più giovani (come me), la generazione dei nostri padri? Effettivamente sì.
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"Forget the flowers and chocolates! The last present I got from a boy was a Little Big Muff". Quanti accordiani vorrebbero conoscere una donna così? E se vi dicessi che è giovane e anche carina? E che ha una voce da paura e non suona affatto male? Ok, è troppo, non ci credete. Sbagliate.
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Il 01/07/2010 a Monforte d'Alba, in una cornice spettacolare ha suonato Joe Bonamassa. Il concerto, (circa 5cento persone) si è svolto in un anfiteatro medioevale di rara bellezza che fornisce inoltre un'ottima risposta sonora. Ho visto casualmente la data aggiunta nel suo tour europeo ed ho deciso di non perderla; ho fatto bene. Vi riporto così alcune impressioni personali per informare sopratutto coloro che ancora non lo conoscono.
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"Ancora prima che cominci la musica, c’è quell’aria annoiata sulle facce della gente. Una forma di autotortura, il concerto." Il nostro caro Henry Miller con questa frase ha colto proprio nel segno. In questo articolo vorrei parlarvi dell’importanza del primo live per un musicista, e mi sembra che la miglior cosa con cui aprire il discorso è questa stupenda citazione che racchiude molti significati.
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Finalmente è arrivata l'estate! Uhm... dal tempo non si direbbe. Abbiamo quindi un po' di tempo per preparaci un minimo di repertorio da sfoggiare in spiaggia. La cosa importante è stupire divertendosi: le ragazze arriveranno a flotte, gli amici canteranno a squarciagola ma soprattutto darete un senso ai tanti anni di studio che vi hanno costretto a star rinchiusi a casa.
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Sicuramente siamo tutti d'accordo nel considerare il 68' e il movimento del flower power come il primo vagito dell'hard rock, ma è altrettanto vero che proprio fra la fine degli anni 60' e i primi anni 70' la ''crescita'' di questo genere coincise con l'abbandono (forse reazione alla disillusione?) della retorica Hippie e Peace and Love per tematiche piu' o meno oscure, fantastiche e occulte.
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John Butler è un chitarrista californiano/australiano non molto famoso in Italia, forse per via di un look poco da rockstar e poco glamour, ma dotatissimo e che da molti anni sta girando il mondo con la sua band e le sue chitarre, a supporto di artisti più famosi o in modo indipendente.
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Il noto compositore e produttore Daniel Lanois si trova in terapia intensiva a seguito di un serio incidente motociclistico. Rimandati i lavori discografici e i tour in previsione per i prossimi mesi a "quando le circostanze lo permetteranno". Gli appassionati attendono notizie sul suo stato di salute ma anche sulla sorte dell'imminente tour degli U2.
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Quando un pò di malinconia e nostalgia si uniscono in me, trovo spesso conforto riguardando l'ultimo DVD de"The Shadows: The last concert". Non che il titolo possa, di per sè, rinfrancare più di tanto, ma il contenuto registrato è di notevole qualità, almeno per il sottoscritto.
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Chi di noi non si ricorda la prima chitarra che ha preso in mano? Forse era di cartone, di compensato o di polistirolo. I più fortunati potevano permettersi quelle di legno, quelle "con le corde". I parenti e gli amici facevano la differenza: chi poteva prestare una acustica da battaglia o chi suonava in chiesa alla domenica con la chitarra regalata per la cresima. E i giovani vedevano nelle chitarre uno strumento per diventare importanti, per creare nel proprio immaginario la figura della piccola rockstar del paese.
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Quando si parla di blues acustico si sentono spesso i nomi Kaukonen, Clapton, Johnson, Rogers, Sardinas, ma esiste un'interessantissima realtà che proviene direttamente dal continente che essendo stato milioni di anni fa culla dell'umanità, non poteva non partorire la madre di tutte le musiche, il blues: stiamo parlando, ovviamente, dell'Africa.
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In una recente discussione con il simpatico Accordiano Pone mi è capitato di citare il chitarrista, soprattutto acustico, Jorma Kaukonen che io ho amato molto per la sua musica fin dalla fine degli anni ’70. Ecco direte, il solito saket “matusalemme”. Che volete che vi dica, chi non lo conosce lo ascolti, ne rimarrà favorevolmente colpito. Perché Jorma Kaukonen è un chitarrista molto poliedrico. Innanzi tutto è stato uno degli storici componenti dei Jefferson Airplane. Questo gruppo ha iniziato a essere conosciuto a cavallo degli anni ’60 per poi, dopo la sua esibizione di Woodstock nel 1969 approdare sui “piatti” della maggior parte di noi Europei.
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Ciao a tutti, vorrei sentire il parere di voi, colleghi chitarristi/bassisti, riguardo una questione della quale sento sempre parlare molto: il suono. Il discorso è questo: si parla sempre di suono, e di conseguenza di chitarre, pickup, effetti, ampli, etc. Il tutto sempre finalizzato ad ottenere un particolare "suono", ma raramente sento o leggo di qualcuno che affronta il discorso del suono prendendo in considerazione il "tocco" del singolo musicista. Grazie alla (o per colpa della) tecnologia, che negli anni ha forse tolto importanza a questo fattore, ormai non si sente più parlare di questo argomento, ma il sogno di ogni chitarrista è sempre stato quello di avere un “proprio” suono, riconoscibile e originale, anche se per piccole sfumature, rispetto a quello degli altri.
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Probabilmente negli ultimi anni ci siamo abituati alle ormai quasi scontate reunion di gruppi storici per i più svariati motivi, ma credo soprattutto e come molti pensano, che il motivo principale sia il "vil denaro". Ma almeno a me, questo poco importa, dato che ho così la possibilità di vedere band che mai mi sarei sognato di riuscire a vedere.
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Ho cominciato appassionarmi a Tom Waits un po' in ritardo, all'inizio degli anni Novanta, ma in una fase entusiasmante della sua incredibile carriera. Ricordo che ero alle prese con il recupero dei primi dischi, dopo aver ascoltato, quasi per caso, Heartattack and Vine, e con l'assimilazione degli innovativi capolavori degli anni Ottanta (la trilogia Swordfishtrombones, Rain Dogs, Frank Wild Years) quando uscì un nuovo disco: Bone Machine.
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Ogni tanto me lo chiedo.
Capita di sentire chitarristi eccellenti per tecnica e suono, salvo poi farci una gem capire che non riescono a tenere un levare, solisti eccellenti che non sanno fare altro che quei quindici soli che hanno in scaletta, in modo perfetto, ma solo quei quindici.
Poi trovi il secondo chitarrista che fa solo accordi ma è un genio dell'arrangiamento ed è la colonna portante della bend.
Per la stragrande maggioranza dei fruitori musicali non musicisti (ma anche musicisti), la velocità è la qualità che più importa.
Per non apparire il solito musicista invidioso ho dovuto “limare” la mia opinione su un noto chitarrista della zona poiché considerato dalla massa un virtuoso, ma alle mie orecchie giungevano cariolate di note si, ma sporche, confuse e soprattutto stonate.
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Scrivo con urgenza. Con l'urgenza dell'idiota aggiungo. Idiota perchè dopo tanto leggere e postare, mi sono reso conto (dopo un commento appunto, dove toccavo l'argomento) che uno degli argomenti più importanti sotto ogni punto di vista per noi chitarristi o amanti della musica in genere, è la salute delle nostre orecchie. Se n'è parlato tanto? Bene! Ne parlo ancora, che è meglio. Se n'è parlato poco o mai?
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Cercando nel sito son rimasto alquanto sorpreso nel non trovar menzione alcuna di un chitarrista che considero essere tra i più interessanti degli ultimi tempi. Sto parlando di Steve Tibbets.
Mi imbattei nella recensione di un suo disco all'interno di una rivista per chitarre, non ricordo quale, quando il suo secondo lavoro fu ri-pubblicato dalla ECM (parliamo di circa vent'ani fa). Considero una fortuna l'essermi incuriosito di detta recensione, poiché altrimenti forse mai mi sarei imbattuto in tale personaggio, non concedendo egli assolutamente nulla al panorama più "commerciale".
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Si lo so, sono già stati spesi fiumi di inchiostro o, se preferite, sono stati consumati tonnellate di polpastrelli sulle tastiere dei PC per scrivere a riguardo.
Io però vorrei parlarvi di un argomento "di nicchia" ma non per questo meno interessante per chi, come me, ha una passione sviscerale per questo straordinario artista ed anche perchè si tratta di una cosa che tutti noi amiamo profondamente: una chitarra.
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