
Stand By Me è un altro classico sempre richiesto e divertente da suonare. Nasce da un vecchio gospel riadattato in chiave moderna da Ben King, Mike Stoller e Jerry Leiber, non è raro che qualche spettatore voglia sentire questa colonna della musica degli anni '60 e '60, riferendosi alla versione originale o alle sue numerose reincarnazioni, come la nostrana Pregherò, di Adriano Celentano. Ciò che accomuna tutte le interpretazioni sono i tratti distintivi quali ritmica e linea di basso semplice ma efficace, qui Paolo Pilo ci mostra la sua versione per sola chitarra e voce.
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Su Chitarre di luglio Paolo Pilo prosegue la sua rubrica "Chitarre zingare". Ecco
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Nel reggae gli strumenti si incastrano ritmicamente creando un unico sound pulsante e in continuo movimento, un basso sempre ben presente e caratterizzante, la chitarra accenna un levare che va ad accentare il groove delle percussioni. Ricreare con un solo strumento la sensazione di movimento e la pienezza ritmica suggeriti dal reggae non è una cosa semplice. Qui il nostro Paolo Pilo ci mostra delle interpretazioni di alcuni famosi brani di Bob Marley, spiegando le sue personali soluzioni utili a trasportare su una chitarra acustica tutto il senso ritmico e armonico di una formazione reggae.
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Su Chitarre di giugno Paolo Pilo ribadisce il suo approccio alla musica: uscire dai luoghi comuni, prendere la chitarra per suonare ciò che si sente e farlo proprio. Ecco il video collegato alla sua rubrica "Chitarre zingare" pubblicata sul numero di Chitarre in edicola in questi giorni.
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Ancora un pezzo famosissimo, arrangiato per essere proposto da un chitarrista armato solo di una acustica amplificata. In questo caso Paolo ha usato la sua nuova Ovation DJ Ashba, una delle prime arrivate in Italia, che per estetica mozzafiato, prezzo contenuto e prestazioni ha le carte in regola per diventare uno dei best seller per i notturni in spiaggia.
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Ogni volta pronto a deliziarci con le sue utili pillole musicali su Accordo e sempre presente dove c'è musica al di fuori di esso. Paolo Pilo sarà all'Acoustic Guitar Meeting 2010 di Sarzana, la grande manifestazione annuale per gli amanti della chitarra acustica che apre oggi i battenti e si protrarrà fino al 23 maggio, dove farà dimostrazioni dei suoi cavalli di battaglia e spiegherà le sue innumerevoli trovate acustiche.
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Complice una chitarra con le fiamme, ecco che Paolo Pilo ci propone una delle più classiche performance da falò: La canzone del sole. ma Come anche un brano abusato, arcinoto, troppo lungo e anche un po' palloso può diventare piacevole da suonare e da sentire con un po' impegno e voglia di arrangiare. Come sempre queste performance di Paolo - .più che lezioni - sono spunti, provocazioni, inviti a mettere in gioco la propria creatività.
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Paolo Pilo, ormai un beniamino per tutti gli accordiani, comincia la sua collaborazione con Chitarre a partire dal numero di maggio 2010. In questa prima puntata della sua rubriuca "Chitarre zingare" Paolo dà i primi rudimenti della ritmica manouche, la "pompe" e gli accordi. Ecco il video con gli esempi. Trovate le tablature su Chitarre di maggio 2010.
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Jimi Hendrix è universalmente associato con una Fender Stratocaster, meglio se bianca, palettona seconda metà anni '60, destra, suonata capovolta, attaccata a un Marshall. Chi avvicina la musica dell'immortale guitar hero di Seattle comincia procurandosi un'attrezzatura analoga. Eppure le splendide canzoni di Hendrix possono trovare un senso anche sull'acustica, rivelando una forza che va al di là dei ruggiti dell'accoppiata Strat-Marshall. Ecco come Paolo Pilo interpreta tre indimenticabili successi di Jimi.
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Si può suonare manouche anche senza perdere le notti nel tentativo di riprodurre Minor Swing, magari con le dita bloccate con lo scotch per imitare la mano di Django, devastata dal falò della roulotte di famiglia? la risposta è sì - ovviamente - perché manouche è soprattutto un approccio ritmico, potente e gioioso, che si adatta a qualunque musica. Ecco Paolo Pilo alle prese con Michelle dei Beatles, suonata sulla sua nuova Bariselli grand bouche.
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Una Ovation con corde di nylon (difficile chiamarla "classica") inviata in visione dal distributore è stata l'occasione per chiedere a Paolo Pilo di dirci la sua su questo tipo di strumento ibrido, un punto d'incontro tra la folk americana e le chitarre europee, soprattutto quelle della tradizione spagnola. A sentire parlare Paolo, il vantaggio delle corde in nylon è principalmente che si rompono meno frequentemente. In realtà anche il suo suono muscolare viene addomesticato da questo strumento e guadagna alcune gradevoli sfumature latine.
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L'amplificazione della chitarra acustica è uno degli aspetti più critici per un musicista quando suona dal vivo, soprattutto se si esibisce nella formazione più minimalista che c'è: voce e chitarra. Un buon pre può fare la differenza, offrendo una gamma di sonorità quanto più ampia possibile, consentendo al musicista di variare l'accompagnamento e vivacizzare la sua performance, come dimostra oggi Paolo Pilo. Ovation è l'azienda che ha diffuso nel mondo il pickup piezoelettrico applicato alla chitarra acustica e ancora oggi - nonostante una concorrenza agguerrita - occupa una posizione di leadership grazie a continui miglioramenti dei suoi sistemi di preamplificazione.
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Chi l'avrebbe mai detto che esiste la pennata texana e quella inglese? La prima - lo dice la parola stessa - è vigorosa, eseguita con tutto l'avambraccio, proprio come quella dell'indimenticabile SRV vista nella puntata precedente di questa serie. La seconda è più precisa, delicata, fatta soprattutto articolando il polso. Paolo la chiama così perché l'ha sempre vista fare a chitarristi d'Oltremanica, dai Beatles a Rory Gallagher attraverso Shel Shapiro (d'oltremanica ma approdato a Roma). Ecco dunque un interessante video in cui Paolo condivide con gli accordiani la sua "pennata inglese". Enjoy!
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Non ce l'abbiamo fatta a non farci una suonata. Approfittando della presenza di Paolo Pilo e di un altro accordiano DOC, Davide Facchini (MyTele su Accordo), abbiamo confrontato la Ranger XII edizione limitata del cinquantesimo anniversario, prima di spedirla al fortunato vincitore del gioco fotografico, con una Ranger originale dei primi anni '70 che porta sulle sue solide spalle esperienza e disagi di quarant'anni di onorato servizio.
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A una ventina d'anni dalla sua prematura scomparsa, Stevie Ray Vaughan rimane comunque uno dei guitar hero più amati, apprezzati, imitati, studiati. Secondo un sondaggio un po' burlone ma realistico pubblicato recentemente da un sito americano, oltre un terzo delle prove di chitarre in negozio comprendono qualche lick del compianto texano (non sempre fatti bene, tanto che alcuni negozianti esasperati l'hanno incluso nell'elenco di pezzi espressamente vietati nelle prove). Osannato per i suoi fantastici soli, SRV era però anche uno straordinario chitarrista ritmico, capace di creare un
groove poderoso. E' su questo aspetto della sua grandezza che si concentra oggi la rubrica di Paolo Pilo
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Light My Fire, uno dei più straordinari pezzi degli immortali Doors, può diventare un'arma con cui il chitarrista acustico da bar cattura l'attenzione del pubblico più disattento. L'importante è inventare una ritmica efficace, che consenta all'orchestra minimalista chitarra-voce di rendere il feel del pezzo. Ecco come lo interpreta Paolo Pilo.
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Poteva capitare, in epoca pre-Internet, di acquistare un manuale pensando che fosse di "blues" e scoprire invece che era di "bluegrass", tutta un'altra cosa. E' successo anche a Paolo Pilo, che non si è scoraggiato, non ha restituito il manuale, anzi ne ha fatto tesoro, scoprendo una serie di trucchi e tecniche con cui arricchire il proprio bagaglio di chitarrista.
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La chitarra sotto l'albero è il sogno di tutti, però meglio provarla prima di dare il suggerimento ("Cara, se a te va bene, io prenderei quella Martin 00-28 herringbone che c'è da Pippo Guitars"). Non è un caso se in questi giorni i negozi di chitarre sono pieni di pazzi che provano come ossessi una chitarra via l'altra, per non rischiare di trovarsi col regalo sbagliato. E ai poveri commessi, costretti a sorbirsi milioni di volte lo stesso shuffle, non ci pensa nessuno? Tranquilli commessi, c'è Paolo Pilo, che ha a cuore la salute delle vostre orecchie.
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E' opinione diffusa che la "formazione minima" (chitarra e voce) sia un modo limitato e limitante di proporsi al pubblico. In realtà non dover rendere conto ad altri musicisti, non dover seguire una struttura condivisa né uno schema predisposto consente di variare a volontà. Ecco allora che un pezzo può diventare più veloce o più lento, più allegro o più serio, più fluido o più ritmato in relazioni alla situazione, al tipo di pubblico e perché no all'umore dell'artista. Paolo Pilo propone oggi una serie di cinque interpretazioni totalmente differenti tra loro di un classicone che più classicone non si può, "The house of the rising sun". Il breve excursus finale sfrutta un pezzo celeberrimo dei Police per dimostrare come si possa alleggerire un accompagnamento senza svilirne il carattere.
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Paolo Pilo l'ho conosciuto quasi per caso, un paio d'anni fa al Meeting di Sarzana. Noi eravamo lì per la prima volta come Accordo e lui dimostrava per i nostri amici di Music Gallery. Mi aveva colpito il suo modo scanzonato di suonare, di uno tanto bravo e sicuro da non aver mai bisogno di atteggiarsi. Ci siamo rivisti per caso sul treno in direzione Milano e abbiamo scoperto altri interessi comuni, primo tra tutti quello della cucina e della buona tavola. E' cominciata così una collaborazione che ha fatto di Paolo uno dei beniamini degli accordiani. Conosciutissimo per le sue rubriche e la sua attività live, Paolo lo è un po' meno come compositore ed esecutore in studio. E' un peccato, perché anche lì ha prodotto materiale eccellente, come il disco di cui vi parlo oggi.
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