
Sarà in rotazione radiofonica da venerdì 26 agosto “What a little bit of love can do”, primo singolo estratto dal nuovo album dell’attore, cantautore e musicista Jeff Bridges, vincitore di un premio Oscar per l’interpretazione di una leggenda brizzolata della musica country in Crazy Heart.
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"S.C.O.T.C.H." è il risultato di una lunga gestazione creativa: a quattro anni di distanza da "Il latitante", Daniele Silvestri torna con un lavoro vario e intenso, in bilico tra poesia e attualità.
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Vi segnaliamo la seguente recensione sull'ultimo CD Alien tree del ViruTrio, pubblicata sulla rivista il 24/07/2010 per la Native Language Music.Oltre alla versione originale abbiamo proposto la traduzione in italiano.
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Qualche giorno fa mi sono recato nel solito negozio di dischi con l'intenzione di comprare l'ultimo album di quel genio di Jeff Beck che un amico mi aveva fatto sentire. Entrato nel negozio Mario, che lavora lì ed è un grande intenditore di musica buona mi dice: "Guarda al momento mi è finito, però a giorni dovrebbe arrivare. Comunque non è mica sto granchè l'ultimo di Beck.".
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Come John Mayer non c'è nessuno. O meglio, il giovane chitarrista adorato per il suo modo di proporre un pop-rock delicato e un blues accattivante nonchè per il suo bel faccino, con il suo ultimo album "Battle Studios" svia gran parte delle aspettative nate dopo il capolavoro di "Continuum" (2006).
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"Arrivederci, mostro!" segna il ritorno del rocker italiano che, nonostante il passare degl'anni, tenta ancora di dire la sua. Un disco pieno di chitarre, rivolto ad un pubblico giovane (anche grazie alla produzione seguita da Corrado Rustici) ma con testi maturi e in linea con il pensiero del buon vecchio Luciano.
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La domanda che sto per porvi vi sembrerà strana, ma chi non conosce MattRach? Beh, per chi ancora non lo conoscesse MattRach (nome d'arte di Mathieu Rachmajda) è un ragazzo francese che a 17 anni ha spopolato su YouTube (battendo una certa Veronica Ciccone) con alcune delle sue composizioni ed in particolare con una cover dell'arcinota Canon Rock.
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La critica musicale è fatta spesso più di mitologia che di estetica. Come si creino i miti all'interno della storia della musica, non è sempre chiaro; a volte è casuale, ma più spesso pilotato. Spesso, gli stessi generi in cui suddividiamo la musica sono dei miti, stratificatisi nel tempo, comodi per venire incontro alle nostre esigenze di classificazione e comprensione, o semplicemente seguendo necessità commerciali.
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Il jazz è un genere davvero sconfinato: migliaia di dischi usciti nell'ultimo secolo, recensioni contrastanti, artisti considerati imprescindibili per alcuni ed inutili per altri.
Questo crea confusione soprattutto a chi si accosta per la prima volta a questo mondo.
Un ottimo ausilio è questo Jazz 101 di Flavio Caprera che ho acquistato un paio di mesi fa: un manualetto tascabile che ci racconta con recensioni professionali alcuni dischi, 101 come dice il titolo.
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L'apparizione di Rob sul palcoscenico chitarristico mondiale risale al 1990, quando la rivista Guitar For The Practicing Musician lo proclama "miglior chitarrista di New York" (non è un riconoscimento da poco, visto i nomi illustri a cui la Grande Mela ha dato i natali). Comincia così, quasi inaspettatamente, la sua strada di chitarrista e compositore, che negli anni ha portato Rob a diventare uno dei più richiesti e stimati insegnanti dell'area newyorkese e in Rete, dove il suo canale YouTube spopola con la rubrica "Lick of the week".
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Scrivo, per parlare di una band, probabilmente sconosciuta a tantissimi tra voi, dato che ho notato che nel sito si parla molto poco di Metal e sopratutto dei generi più estremi o di nicchia.
Gli Arcturus nascono, nel 1987 con nome Mortem come band Death Metal, fondati da Marius (basso e voce) , Hellhammer (batteria) e Steinar Sverd Johnsen (chitarra) . Registrano un solo album con questo nome, chiamato Slow Death. Cambiato nome in Arcturus viene registrato un mini cd, My Angel che rappresenta l'inizio del cambio di genere, con un Death molto influenzato dal Black melodico.
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Visto che è raro leggere recensioni di dischi, mi permetto di farvene conoscere uno.
Daltronde, che musicisti siamo se la musica la facciamo e basta!? Dobbiamo ascoltarla! Anche...
Bene, dopo i convenevoli/motivazioni/scuse di questo articolo poco convenzionale tra descrizioni di ampli , cavi , chitarre , plettri e artisti ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc, (tanti ecc, per dare l'impressione del enormità della roba che si tratta su accordo...) mi metto a descrivere questo buon disco...
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Forse è un po' inusuale scrivere una recensione su un metodo didattico, credo però che valga la pena spendere due parole su un libro che continua ad essere tutt'oggi un punto di riferimento per molti di noi chitarristi. Sto parlando del Technique Book di Frank Gambale. In questo metodo vengono introdotti concetti fondamentali armonici e melodici analizzandone la loro applicazione alla tecnica solista. Ci tengo a sottolineare che, a discapito del titolo un po' ingannevole, questo non è un manuale di tecnica chitarristica, ovvero non vengono affrontate qui le pratiche di bending, legature, sweep ecc.. (Frank fornisce a riguardo altro materiale didattico altrettanto valido).
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Appena si accende il lettore cd si viene colpiti dalle chitarre grezze di My Messiah, nate per coesistere con la voce calda e aggressiva del buon Richie che appena può fugge dallo schema strofa-ritornello per colpirci dritti allo stomaco con fraseggi al fulmicotone, spesso all’unisono, di basso e chitarra.
Quasi non ci si rende conto di esser passati all’ascolto del secondo pezzo (Long way from home) tanto è omogeneo il sound d’insieme, la miscela unica di rock, blues, fusion e soul rende l’ascolto piacevole a qualunque amante della buona musica. Con il singolo Paying dues si calvalca (a 100km/h!) le vastità del paesaggio rock americano dagli anni ’70 in poi con frasi blues ad accompagnare la nervosa linea vocale di un ispiratissimo Kotzen.
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O dell'insostenibile leggerezza dell'essere... e allora a volte ci torna utile ascoltare. Il miglior violinista è quello più intonato (cito ramengo...) .. Il miglior musicista è quello meglio nutrito. E allora vi parlo, senza parlarvene, di un album che di chitarre non ne ha: Big Science di Laurie Anderson. Non ve ne parlo perchè è stato recensito, radiografato, ascoltato e bandito, finanche, in tutte le salse. Anche una italica, timida pubblicità progresso agli albori, ne ha usato un brano per essere meno timida e quanto più diretta, su un argomento e in un periodo dove la timidezza sarebbe stata foriera di risultati opposti a quelli sperati.
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Sono tornati carichi, potenti e innovativi sotto molti punti di vista. Il terzo album della band (dopo l'omonimo 30 Second to Mars e il successo internazionale di A Beautiful Lie) segna il loro ritorno sulle scene con un impatto notevole grazie alle sonorità utilizzate, sviluppate in modo oculato basandosi su quelle già sentite nei brani degli altri dischi. Un disco in perfetto stile Accordo: Chitarre / Ritmi / Audio.
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Sono tornati carichi, potenti e innovativi sotto molti punti di vista. Il terzo album della band (dopo l'omonimo 30 Second to Mars e il successo internazionale di A Beautiful Lie) segna il loro ritorno sulle scene con un impatto notevole grazie alle sonorità utilizzate, sviluppate in modo oculato basandosi su quelle già sentite nei brani degli altri dischi. Un disco in perfetto stile Accordo: Chitarre / Ritmi / Audio.
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Chi di voi non conosce Lester Bangs(1944-82)? Beh, questo libro é l'occasione per fare la conoscenza di quello che potrebbe, e a buon diritto, essere stato “IL” giornalista rock, e secondo taluni altri pure il più grande scrittore americano del dopo guerra!
Eh... si! Addirittura!!.. come sempre in questi casi il tempo dirà..
La cosa certa é che il giornalismo musicale di oggi non sarebbe com'é senza Bangs, non fosse altro per il fatto che si é letteralmente inventato termini come “punk” e “heavy metal”.
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Paolo Pilo l'ho conosciuto quasi per caso, un paio d'anni fa al Meeting di Sarzana. Noi eravamo lì per la prima volta come Accordo e lui dimostrava per i nostri amici di Music Gallery. Mi aveva colpito il suo modo scanzonato di suonare, di uno tanto bravo e sicuro da non aver mai bisogno di atteggiarsi. Ci siamo rivisti per caso sul treno in direzione Milano e abbiamo scoperto altri interessi comuni, primo tra tutti quello della cucina e della buona tavola. E' cominciata così una collaborazione che ha fatto di Paolo uno dei beniamini degli accordiani. Conosciutissimo per le sue rubriche e la sua attività live, Paolo lo è un po' meno come compositore ed esecutore in studio. E' un peccato, perché anche lì ha prodotto materiale eccellente, come il disco di cui vi parlo oggi.
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A soli tre mesi di distanza da quel 5 luglio in piazza Napoleone a Lucca, dal concerto che ha visto la Dave Matthews Band tornare in Italia dopo un'assenza di dieci anni e mezza carriera di mezzo, la jam band più famosa d'America annuncia il suo ritorno nello Stivale.
Tre date a fine febbraio 2010 (22/2 Milano, 23/2 Roma, 25/2 Padova) che lasciano solamente intuire quanto la band scommetta sull'audience italiana, parte di un tour europeo senza precedenti che li terrà per circa un mese nel vecchio continente, nuovo territorio di conquista per una delle formazioni più “itineranti” degli USA.
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