
Il nuovo millennio tra gli echi del passato e le esplosioni del futuro. La solitudine provocata dal progressivo impoverimento fisico dello studio mi ha indotto ad aumentare il parco chitarre. Gran parte degli expander e dei processori esterni se ne sono andati o se ne andranno (chissà?), scacciati dalla carica dei lettori virtuali di campioni, dei virtual instrument e dai plug-in di effetti.
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Gli anni Novanta furono quelli della definitiva affermazione del sequencing, dei primi timidi passi e poi dell’affermazione dell’hard disk recording, dei suoni campionati di qualità sempre migliore, della diffusione e della “morte” del DAT - apparso sul mercato già nel 1987 - quale supporto per veicolare le versioni più o meno definitive delle creazioni.
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Il computer e il MIDI. La decade degli anni Ottanta, a parte l’arrivo della nuova versione del Teac, il 3440 dotata del riduttore di rumore di DBX, fu caratterizzata dalla diffusione, dapprima timida, del computer e delle applicazioni musicali a esso collegate (sequencing soprattutto), dall’arrivo del Midi, dei suoni campionati e della Yamaha DX7, una vera pietra miliare tra le tastiere professionali utilizzate anche in ambito casalingo. L’effettistica registrava l’ingresso a casa dapprima del modulo di riverbero Fostex 3180 e poi del mitico SPX90 di Yamaha che acquistai nel 1987.
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La rivoluzione Teac tra tastiere e batterie programmabili. La prima vera rivoluzione nel mio fare home recording arrivò proprio a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta con l’acquisto del registratore Philips Stereo 4408. La sua capacità di riversamento e mixaggio su una traccia dei segnali provenienti dall’altra traccia registrata e dall’ingresso era fantastica.
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La prima chitarra, di marca imprecisata, la comprai usata nel 1962 e fu in quell’anno che iniziai ad appendere parole alle note. Da subito mi nacque fortissima l’esigenza di non perdere quello che “inventavo” musicalmente poichè, non sapendo nulla di notazione musicale, potevo fermare su carta solo i testi delle prime canzoni.
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Chi non si è mai chiesto il perché della particolare accordatura EADGBE (dal grave verso l'acuto) che i chitarristi di tutto il mondo considerano standard? La progressione per quarte giuste, interrotte da una terza maggiore tra seconda e terza corda, è una visione naturale per chi suona questo strumento, ma non mancano le curiosità in merito, soprattutto per quel particolare intervallo che obbliga a cambiare diteggiatura quando si scala di una corda, pena orrende stecche. Il Tech Talk Fender ce lo spiega.
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Credo siate d’accordo con me se dico che la fantasia è l’Altra Stanza, quella in cui desideriamo entrare quando la Stanza del Vero in cui viviamo è così piena di sé, spesso fastidiosamente, che impedisce i passi alla nostra immaginazione, ci obbliga ad annusare gli stessi profumi.
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Nell'acciaio degli anni cinquanta. Dopo il precedente sfogo delirante, devo ammettere che sono anch’io un esagerato fruitore della moderna tecnologia, e che non sono qui a invitare a impossibili ritorni al passato.
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L'anno 1962 significò, per questo modello e non solo, subire una modifica all'apparenza non rilevante ma che, invece, fu una svolta importante: il passaggio dalla tastiera in palissandro Slab a quella Veneer. La prima veniva incollata sul manico in acero piallato piatto: era il palissandro a essere sagomato con il radius secondo brevetto e implicava un generoso impiego di questo legno, come si può notare dalla fotografia.
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Tech Talk, la sezione tecnica del blog presente sul sito Fender, dedica spesso le sue pagine ad argomenti inerenti alla storia dell'azienda, ripercorrendo più volte la nascita e la crescita di modelli storici, talvolta svelando interessanti curiosità, come quelle che girano intorno alle diverse grafiche che da più di cinquant'anni rendono riconoscibili amplificatori, chitarre e bassi senza i quali forse la musica sarebbe oggi ben diversa.
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Un amplificatore che ha segnato un'epoca e ha attraversato gli anni amato da bassisti quanto dai chitarristi, che lo hanno spesso adottato nella loro strumentazione nonostante la sua progettazione originale lo vedesse come sistema di amplificazione studiato per la prima vera chitarra basso elettrica, il Fender Precision. Il Bassman è giunto al 2010 con numerose riedizioni immancabilmente seguite da cloni e prodotti di altre marche ispirati al suo concetto originale, oggi Fender lo celebra raccontandone le origini e il lungo percorso.
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Di tanto in tanto, visitando le pagine web dei marchi storici, è possibile imbattersi in qualche interessante articolo contenuto nelle news del sito. Stavolta si tratta di Fender, che fornisce un'accurata ricostruzione storica di tutto il percorso dei modelli Thinline, dagli albori fino alle ultime riedizioni. A
questo indirizzo è possibile leggere il testo originale in inglese, ma per i più pigri ne forniamo la traduzione.
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Ho notato che molti accordiani fanno raffronti e chiedono lumi sulla differenza tra la vecchia Ranger quella attuale. Io ho fabbricato la vecchia e la nuova, posso confrontare i materiali impiegati e la tecnologia applicata.
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Non di rado capita di imbattersi nell’assunto che vuole la chitarra come uno strumento giovane, nel senso che rispetto agli altri cordofoni, quali i violini, che si presentano da ormai due secoli nella loro forma definitiva, essa si è venuta a definire solo con il secolo scorso, seppure le sue origini possano essere fatte risalire alla fine del XV secolo, quando la “vihuela de mano” si era affermata in Spagna. Nel 1487 Johannes Tinctoris, nel suo “De inventione et usu musicae” descriveva uno strumento “inventato dagli spagnoli, che sia loro che gli italiani chiamano viola, ma i francesi mezzo-liuto.
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Queste sono le 25 band, a mio personalissimo modo di vedere, piu' importanti nella storia della musica ROCK, ordinate in una classifica che associa l'importanza della Band alle emozioni che mi ha trasmesso.
Ho volutamente escluso gli artisti italiani e quelli, seppur grandissimi, a mio avviso piu' POP che ROCK ( Beatles, U2 etc).
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Alla domanda sulle ragioni del suo amore per la Gibson 335, il grande Larry Carlton rispose che è l'unica con cui può passare dal blues al jazz al rock senza cambiare chitarra. E' questa versatilità la caratteristica che più di tutte ha fatto della 335 una favorita di alcuni dei più grandi chitarristi della storia. Dal giorno della presentazione, avvenuta a fine 1958, la Gibson semi-hollow e semiacustica ha affascinato eserciti di musicisti per il suono caldo, il fantastico sustain, la resistenza al feedback e la suonabilità. Un fascino che viene confermato oggi dalla "50th Anniversary 1960 ES-335TD".
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Perigeo. Cosa centra col Blues direte voi. Beh, vi posso assicurare che le atmosfere e l’interiore spiritualità insita in questo gruppo e in questo grandissimo contrabbassista Giovanni Tommaso, cuore pulsante e fondatore del gruppo, sono l’anima del Blues. Anche se si può definire “Progressivo Jazz Blues ” o quanto altro si voglia dire, quello dei Perigeo, ha tutto il messaggio e l’interiorità propria del Blues; le sensazioni le sofferenze la forza e la carica interiore di questo album per me è unica.
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1981 e per la precisione il 19 Settembre, e pensare che per 20 giorni me lo sono perso. Si, sapete son dovuto ripartire e rientrare in Italia a fine Agosto, dopotutto le ferie si possono si' “ stirare” ma non così tanto. E poi cosa avrei detto al Direttore del Personale di quella mia prima Agenzia : scusate, lo so che avrei dovuto rientrare a fine mese, dopotutto avere un mese di ferie, non è affatto male ma sapete, c’era il Concerto, ecco perchè vi ho telefonato dicendovi che avrei posticipato il rientro… entro l’ultima settimana di Settembre.
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Ultimamente sto rimettendo ordine nelle mie librerie e, sposta e riordina, ho trovato il biglietto di un concerto di Pat Metheny del 1987. E’ uno di quei chitarristi che apprezzo moltissimo pur non eseguendo brani del suo repertorio ed essendo di estrazione chitarristica diversa. Perché ? Semplice, i suoi suoni particolari e ben studiati mi hanno affascinato moltissimo fin da quel lontano 29 Giugno 1987 quando lo vidi suonare al Palatrussardi di Milano.
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Venerdì 1 gennaio 1965, esattamente 45 anni fa, la proprietà della Fender Company passa da Leo Fender alla CBS, innescando la reazione a catena che porterà alla nascita della "vintagemania". In pochi anni le Fender "pre-CBS", ovvero costruite prima del fatidico 31 dicembre 1964, diventano oggetto di ricerca da parte dei musicisti, che le considerano infinitamente migliori delle nuove versioni aggiornate dagli incompetenti tecnici che hanno sostituito lo stesso Leo Fender, George Fullerton, Forrest White e tutti gli altri artefici di alcune tra le chitarre più belle della storia.
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