
Parliamo ancora del tempo, quello che gli inglesi e gli americani chiamano “tempo”. Nel mio precedente articolo raccontavo quanto l'uso dell'orecchio sia fondamentale per poter suonare “a tempo”. Oggi vorrei parlare, invece, di quanto sia importante, non solo suonare a tempo, ma suonare IL tempo. Un grosso equivoco, infatti, trae in inganno molti musicisti che pensano che suonare bene a tempo significhi suonare alla giusta velocità. Non è così. Potrebbe capitare infatti di suonare alla giusta velocità ma arrivare sempre dopo il click, e sempre alla stessa “distanza” da esso. Quindi non basta: la velocità dev'essere quella, ovvio, ma non basta. Qualcuno allora potrebbe dire che si deve suonare alla giusta velocità ed in sincrono con il click. Ovviamente è già molto meglio, potrebbe anche essere del tutto giusto in certi casi, ma secondo me, invece, non basta.
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Le nuove tecnologie e i cambiamenti nel mercato della musica hanno inevitabilmente influenzato il ciclo di produzione anche a livello professionale. In questo articolo parliamo della registrazione della batteria con Matteo Di Francesco. Matteo collabora, tra gli altri, con Francesco Baccini, Tosca e Fiorella Mannoia. Lo abbiamo incontrato nel suo studio (il Baraban Studio) e ci siamo fatti raccontare delle modalità di lavoro e degli strumenti (musicali e tecnologici) che usa nella realizzazione delle sue produzioni.
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La leva del vibrato, tremolo o whammy bar compare per la prima volta nel 1946 sulle chitarre create da quel diavolo di Paul Bigsby. Poi toccherà a Leo Fender qualche anno più tardi, nel 1953, perfezionare queste geniale invenzione, applicandola alla sua Stratocaster, fissandola direttamente sul ponte, permettendo così una minore scordatura con l’uso. L’ultima evoluzione è quella del Floyd Rose, il quale permette di avere sempre una perfetta accordatura pur maltrattando la chitarra a colpi di leva.
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Un pomeriggio di tanti anni fa ero in camera a suonare quando la mia nipotina di appena un anno, incuriosita, si avvicinò trotterellando verso di me e soprattutto verso la mia chitarra, puntandola col suo piccolo dito indice. Cammina cammina, arrivata a tiro non si ritrasse minimamente e il suo dito arrivò deciso, preciso e di punta, sulla tastiera e su una corda che io stavo suonando e che suonò così, nitidamente, la nota diteggiata da mia nipote. Senza nessun buzz, nessun tremore, nessuno sferragliamento, una nota nitida, chiara e pulita.
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Sì, lo dico sempre:”Il mignolo è l’indice”. Questa frase potrebbe sembrare un gioco di parole senza senso, un assurdo inutile. Non è così e, se avrete la pazienza di seguirmi, vi spiegherò perché, invece, è secondo me il segreto per una buona impostazione della mano sinistra.
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Per chi comincia da zero, non è un quesito sensato: è ovvio che le due opzioni coincidano in tutto e per tutto, senza alternative. Per chi invece già suona, già studia e sta cercando la chiave di volta per progredire ulteriormente propongo questa riflessione che, lo dico subito, tale è e tale rimarrà, credo. Non credo infatti che riuscirò a darmi e a darvi una risposta che non sia un po’ politica e salomonica.
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No, non parlo di pistoni e puleggie: già ci vuole almeno un diploma da perito elettronico per capire gli strumenti, gli ampli e gli effetti. Qui invece si parla dei movimenti delle mani e in particolar modo della mano sinistra. Io chiamo "meccanica" quell’aspetto del suonare che riguarda solo i movimenti (e sequenze di essi) delle dita a prescindere dalle note, dalle corde e dalla ritmica, solo le sequenze di dita.
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George Kollias, batterista della death metal band dei Nile, è il nome al quale in tanti immediatamente pensano quando si parla di una particolare tecnica degli arti inferiori, che comporta un movimento laterale dei piedi sui dei pedali.
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Che l’uomo discenda dalle scimmie è un fatto noto, accertato e acclarato, pochi però considerano il fatto che anche la sottospecie dell’uomo-chitarrista abbia le stesse ascendenze. Lecito e naturale, a questo punto, domandarsi in che modo pensare agli antenati possa influire sul nostro modo di suonare: lo vedremo presto. Prima però voglio raccontarvi un fatto.
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Per migliorare bisogna esercitarsi, punto. L'articolo potrebbe anche finire qui, ma forse si può trovare altro da dire. Sembra scontato ma non lo è. Proprio qui su Accordo, infatti, molti sono autodidatti o, comunque, semplicemente hobbisti i quali giustamente non hanno tempo, voglia o possibilità di sottoporsi a ore e ore di esercizi noiosi ripetitivi e dai risultati da raccogliere a lungo termine.
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Per meglio rispondere alle richieste di un lettore di Salerno, in questo video vedrete come affrontare alcuni esercizi per le dita (“Exercises on Finger Control”) proposti dal grande didatta statunitense Gary Chaffee nel suo metodo Paterns – Technique. Buon lavoro.
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Molti aspetti della tecnica chitarristica, negli anni e nei secoli, hanno raggiunto ormai una standardizzazione elevata nell'esecuzione come nella didattica. L'uso della mano destra, che tiene il plettro, e i suoi movimenti, però, non sono certo fra questi. Molti chitarristi tengono il plettro in modo diverso e molti sono coloro i quali, pur tenendo il plettro allo stesso modo, usano poi movimenti differenti della mano o del braccio.
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A volte le cose sono talmente ovvie che non le vediamo, non le consideriamo, non le studiamo e non le impariamo, come fu, fino a Newton, per la forza di gravità. Tutti sanno suonare più forte o più piano, ma pochi sanno come fanno. Queste sono le risposte più tipiche alla domanda, che io pongo ai miei allievi, “come si fa per suonare più piano o più forte?”.
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Il normale ciclo vitale di una nota consta di tre fasi: attacco, decadimento, rilascio. Come a dire nasce, decresce e muore. Che tristezza! Ebbene vorrei proporvi in quest'articolo un modo per far sì che la nota non decresca, ma cresca, o almeno come creare l'illusione che questo avvenga.
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Nella
puntata precedente abbiamo iniziato a creare la struttura di base per la nostra macchina infernale. Allo stato attuale abbiamo quattro oscillatori ad onde quadre che, attraverso l'uso di vari operatori logici, creano delle sequenze ritmiche.
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In quest’appuntamento vedremo come costruire delle ritmiche basandoci su una linea melodica predefinita, ma con un’avvertenza: quando nella melodia ci sono note che cadono sul battere del secondo e quarto movimento, si dovrà omettere la cassa e lasciare solo il rullante.
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In questo video ci soffermeremo su alcune applicazioni tecniche di base, funzionali per poter poi affrontare in maniera corretta lo studio dei cosiddetti sistemi. Per sistemi intendiamo degli obbligato suonati da due o tre arti, sui quali l’altro o gli altri arti eseguono una lettura ritmica.
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Sempre ligi al nostro credo di poter far suonare qualsiasi cosa, questa volta metteremo in piedi un festino di Boole sfruttando in maniera musicalmente costruttiva degli operatori logici. Tramite l'ausilio di quattro onde quadre ed una manciata di operatori booleani (AND, OR, XOR e relative negazioni) faremo letteralmente impazzire un Comb Filter per dare più movimento al segnale audio da trattare.
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Dopo molti esperimenti ho trovato la postura ideale per suonare la chitarra dignitosamente anche in carrozzella. Mi rivolgo ai paraplegici con lesone alta, senza il supporto degli addominali. Questo il consiglio.
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Considerato il padre del Chicago Blues, Muddy Waters è anche stato fonte d'ispirazione per musicisti distanti dal blues nonché vero e proprio elastico per il movimento beat britannico. Oggi
Gibson Lifestyle celebra l'Hoochie Coochie Man per il suo sound inconfondibile e la sua particolare tecnica con lo slide che ha fatto scuola tra i bluesman di ogni epoca. Per i più pigri di seguito si riportano i punti salienti del blog Gibson.
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