
Eccoci giunti alla puntata finale di questa serie di articoli incentrati sul Clavinet di casa Hohner. Dopo avervi presentato la storia e gli antenati (YABBADABADUUUU!!) di questo strumento (puntata 1) e le caratteristiche di quest'ultimo (puntata 2) passeremo in rassegna le emulazioni virtuali principali di mercato, per la gioia di tutti coloro che (come me) non hanno la possibilità di pigiare i tasti di un D6 vero. Non disperate, di ciccia al fuoco ce ne è tanta. I plugins a tema Clavinet sono numerosi perchè, tutto sommato, la timbrica di base è facilmente riproducibile (io ricordo il timbro "Harpsicord" sulla mia vecchia GEM DSK 100 acquistata nei lontani anni novanta e...non era niente male!
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Per uno come me, come per tanti altri ragazzi degli anni 50's, dopo l'invasione musicale, dalla Gran Bretagna, degli Shadows prima, ma questi, salvo rari casi, eseguivano prevalentemente brani strumentali, poi dei Beatles e dei loro rivali, si fa per dire, Rolling Stones ( questi si sono invecchiati, ma salvo il caso Brian Jones, non ci hanno mai privati della loro presenza fisica, gli altri purtroppo si sono dimezzati rimanendone in vita la sola parte ritmica ), un problema serio divenne l'amplificazione della voce e l'uso di microfoni professionali, visto che quelli piezoelettrici, che avevamo adottato agli inizi e per mancanza di fondi adeguati, erano metallici e pochissimo fedeli, al massimo andavano bene per un registratore economico o per gli annunci elettorali, poi i vari microfoni a nastro, più pregiati, erano delicatissimi e molto ingombranti, anche molto costosi e, di quest'ultimi, uno solo poteva essere alla portata delle nostre tasche ed era il Davoli Krundaal a nastro, ma detto da tutti a "Biscotto", solo in seguito ne uscì un tipo dinamico, il K 607.
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Pochi giorni fa mi misi alla ricerca di una nuova chitarra che rispondesse alle mie richieste. Ho quasi sempre suonato una Fender Stratocaster American Standard, oltre a una Charvel by Jakson che è stata la mia prima chitarra, e volevo passare a una Telecaster. Parto prevenuto per le Telecaster, sono un grande fan e stimatore di Richie Kotzen, quindi come poteva la mia scelta non ricadere sul suo modello signature?
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Con l'avanzare della mia umilissima vita da chitarrista in erba, mi capita sempre più spesso di suonare in piccole manifestazioni o semplicemente (e lo preferisco) nei pub davanti agli amici. Se all'inizio però non ero del tutto autosufficiente (avevo bisogno di chiedere prestiti per ampli e/o casse e con molta fortuna mi sono capitati anche ottimi oggetti, primo fra tutti un JCM800), ora ho al mio fianco un fiero combetto solid state che, almeno finora, non mi ha mai deluso: il Fender Mustang II.
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Avere uno studio di registrazione riserva dei piccoli piaceri e privilegi, tra i quali vedersi girare molta roba, più o meno strana, in regia e sala ripresa e potersi quindi formare un’idea abbastanza buona su certi prodotti. A mente fredda rispetto a quando l’ho usato, vi vorrei parlare del Ceriatone Lead & Bass 20.
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Proseguiamo a passo di carica lungo il nostro percorso di analisi e sintesi. Oggi, è il turno dell'oscillatore a bassa frequenza, di quel circuito cioè che, strettamente imparentato con il VCO audio, produce forme d'onda "più lente" che risultano particolarmente adatte a qualsiasi tipo di modulazione ciclica applicabile a intonazione (vibrato), filtro (wah) e amplificatore (tremolo). Vista l'estrema somiglianza esistente tra LFO e VCO, molti dei parametri significativi saranno esattamente gli stessi (frequenza, forma d'onda, sincronizzazione, ampiezza, eccetera): questo ci permetterà di procedere con un "andante spianato" nel nostro viaggio, potendo contare su cognizioni precedentemente assimilate.
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Oggi voglio proporvi, come da titolo, una semplice ed economica modifica per il vostro booster, analogico o valvolare che sia. La modifica è infatti applicabile sia a pedali analogici a transistor/op-amp come il famoso Micro Amp di casa MXR o l’LPB-1 Electro Harmonix, sia a valvolari come l’HT-Boost Blackstar.
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"Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse". Com'è vero. In questo caso i galeotti sono ben tre: Martin Kelly, Terry Foster e Paul Kelly. L'effetto è sempre lo stesso: fare innamorare.
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Molti chitarristi, nell’improvvisazione, propongono spesso frasi fatte, riff abituali e ricorrenti che ormai fanno parte del nostro lessico improvvisativo consolidato e a volte ripetitivo. Per tradurre in musica la propria composizione e per dare voce corretta all’istinto e alla creatività, gli esercizi sono molti: cantare le frasi all’unisono con lo strumento, per esempio, è particolarmente efficace, rende più fluido e vivo il fraseggio musicale.
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Vorrei avvisare la comunità di Accordo che l'altro ieri (9 gennaio) sono state rubate dalla abitazione del cantante dei Mandolin Brothers (Jimmy Ragazzon) le sue due chitarre. Il furto, con scasso, è avvenuto in pieno giorno a Pozzol Groppo (AL), ma che di fatto è sulle colline dell Oltrepò Pavese, all'incrocio delle provincie di PV, AL, PC e GE.
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Dopo la bi-zona, ecco la bi-prova! Prendendo in prestito il modulo tattico che ha reso famoso Oronzo Canà, condivido con il popolo di Accordo le mie impressioni sugli ultimi arrivi nella mia dotazione strumentale. In realtà, la mia intenzione era quella di recensire la chitarra, poi ho pensato che potevo contemporaneamente dare anche alcuni giudizi sull'amplificatore. Ho provato la mia nuova Epiphone Les Paul Ultra III sul mio nuovo Marshall MG100FX.
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Sul "Corriere" di oggi, consultabile anche nell'edizione online, c'è un ghiotto articolo firmato da Francesco Tortora che documenta un altrettanto interessante esperimento condotto da Claudia Fritz (Università di Parigi VI) e Joseph Curtin (liutaio specializzato in strumenti ad arco). I risultati, sono quantomeno sconcertanti, e - da un certo punto di vista - rappresentano un'interessante "palestra di discussione" per rimettere in funzionamento le cellule cerebrali fin troppo offese da settimane di tombola, torroni, bisnonne rimbambite e orrende programmazioni televisive al limite dell'offesa personale...
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Cercando su eBay una cover protettiva per il mio Marshall DSL 100, tra i tanti acessori per ampli mi sono imbattuto in un attenuatore di potenza che mi ha incuriosito. Di attenuatori ne ho provato solo uno, il famoso THD Plate, però il suono che ne risultava non mi ha mai entusiasmato e quindi non ne ho mai fatto uso. Questo invece prometteva di rendere l’ampli una macchina da guerra anche a volumi bassi senza minimamente influire sul suono. Tra l’altro, la cosa curiosa è che non va collegato tra la testata e la cassa, ma bensì nel loop effetti seriale ed è assolutamente passivo.
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Ben ritrovati nella seconda puntata di questo nuovo viaggio attraverso l'evoluzione dell'icona della musica funk. Ci eravamo lasciati nella prima puntata con la storia dello strumento fino al Pianet T. Questa puntata è interamente incentrata sul perno della produzione Hohner, sullo strumento, cioè, che ancora oggi è senza ombra di dubbio nella lista di desideri di svariati musicisti da
ogni parte dell'orbis terrarum (me compreso). Stiamo parlando del Clavinet, nei sue due modelli più famosi, il model D6 e il model E7 più recente ma, ahimè, meno famoso del suo fratellino maggiore... e capiremo il perchè. Prima di addentrarci nello studio delle caratteristiche di questo strumento e del perchè è così speciale e affascinante, è bene fare un piccolo excursus sui modelli di Clavinet a comparire sul mercato.
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Ciao accordiani, mi accingo a fare una breve recensione di questo nuovo gioiello di casa Ibanez, in particolare del modello in mio possesso, il primo arrivato in Italia. Ottobre, mese dell’uscita ufficiale, pare ormai lontano, ma il nuovo anno e il numero di Chitarre di Gennaio, votato al modding e in particolare a Ibanez, rendono fertile il terreno alle nipponiche per eccellenza.
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Una solid body o si ama o si odia. Vi presento oggi la mia nuova chitarra, una Ibanez RG 350 MZY Limited Edition. Premetto che sono un fenderiano nato, sono proprio cresciuto ascoltando tutti i chitarristi che usano le Strat e la Telecaster e accade che poi rimani così legato a quei suoni che alla fine nessun altro strumento ti interessa anche se ha un suono decisamente migliore.
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Poche settimane orsono ho deciso di comprare un secondo amplificatore valvolare, prevalentemente per aver una riserva valida nel caso che l’altro abbia qualche problema. Ora sono qui per far una comparazione tra i due, un Laney VH100R (testata) e un Blackstar HT-60 Stage (combo 212).
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Con questo articolo iniziamo una rubrica che, in 12 puntate, ci porterà a esplorare i passi necessari per la realizzazione di una canzone in home studio e la sua pubblicazione nei negozi virtuali (iTunes, Amazon e simili).
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Era il 1946 quando due musicisti - il pianista e contrabbassista Everett Hull e Stanley Michaels - fondarono l'azienda-laboratorio di elettronica Michaels-Hull Electronic Labs, con il proposito di rendere meno difficile la vita ai suonatori di contrabbasso. Ci riuscirono, inserendo nel puntale dello strumento un microfono, senza modificare niente alla struttura della cassa dello strumento, da cui Amplified Peg (peg è il nome del puntale usato allora) divenuta Ampeg per contrazione, quando nel 1949 fu rilevata dallo stesso Everett Hull, questa volta da solo.
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La mattina dopo mi alzai tardi, non avevo dormito bene, il caffè della moka sembrava più forte del solito ma, non soddisfatto del primo, me ne preparai un altro. Ero solo in casa, avevo tutto il tempo del mondo per fare il lavoro, qualcosa mi diceva che erano anni che aspettavo questo momento (o che questo momento mi stava aspettando).
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