
Su Chitarre di Marzo. Ben ritrovati per questo secondo appuntamento di Hot Funny Shred Guitar. Per me è un vero piacere essere di nuovo qui, tra le vostre pagine e grazie davvero anche a quanti di voi Accordiani hanno lasciato dei commenti favorevoli sulla mia precedente lezione. Hot Funny Shred Guitar è la rubrica didattica che tengo mensilmente sulla rivista e ogni volta che esaurisco un argomento sfrutto l'ospitalità di Accordo per offrirvene un compendio video che possa rendere ancora più chiaro e facilmente fruibile quanto spiegato sulla carta.
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Qualche mese fa il nostro Pearly Gates ci aveva offerto una breve anteprima del nuovo combo di casa Marshall con l'articolo "Class 5: anche Marshall si butta sui 5W All Tubes", suscitando non poca curiosità sull'argomento. Il suono British è tra i più imitati al mondo, con risultati più e meno soddisfacenti, la stessa Marshall ha tentato diverse volte di riproporre il proprio famoso timbro con amplificatori di fascia più economica delle tanto desiderate testatone che ormai fanno capolino sui palchi di tutto il mondo, cercando di venire incontro anche a coloro che non possono permettersi di usare un volume da stadio in casa e nei live.
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Un paio di mesi dopo il Winter Namm 2010 mi resta da raccontare uno dei prodotti più interessanti, controversi, affascinanti e improbabili su cui ho potuto mettere le mani in quell'assurdo Paese dei Balocchi: la Fender Cabronita Especial di cui peraltro avevamo già parlato tempo fa, all'epoca della presentazione. Prodotta in un numero limitato di pezzi dal Custom Shop di casa Fender, ha un indiscutibile fascino, percepibile fin dalla prima occhiata, che poi esplode quando la si prende in mano. Un fascino tale da riuscire a far dimenticare - a tratti - il prezzo a cui iene proposta, al di là di qualunque logica. Come al di là di qualunque logica è la Cabronita Especial, una chitarra talmente illogica e geniale da segnare un punto fermo nella storia dell'azienda che dal 1950 ha ribaltato la voce e l'immagine della musica.
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Su Chitarre di Marzo. Con questo amplificatore (combo in classe A con potenze di uscita che vanno da 1 a 16 watt), Marco Brunetti sembra rivolgersi al musicista che vuole un buon suono anche a bassi volumi (per studiare o registrare) facile da replicare anche nei live senza stravolgere il proprio setup. Il combo si rivolge a chi ama utilizzare gli effetti per espandere la tavolozza sonora con saturazioni, dinamiche, modulazioni e ritardi.
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Gli esercizi di tecnica, o meglio di meccanica, non sono mai abbastanza per sciogliere le proprie dita preparandosi al duro mondo della musica, quindi eccomi con una breve proposta per un approfondimento sull'ormai rodato schema dei Ditones by Donato Begotti. L'esercizio originale, che trovate tra le risorse dell'articolo, come ben saprete consiste in una serie di diteggiature mescolate fra loro e trasportate per tutta la tastiera secondo schemi ben precisi, mentre i primi livelli possono risultare semplici ai più, i livelli più avanzati mettono a dura prova le dita di molti studenti, crescendo in velocità ed introducendo gruppi dispari (sestine) da non sottovalutare.
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Apriamo la custodia della G&L Legacy USA fornita da Aramini (distributore italiano G&L) per la recente prova dei Bassman (l'idea - ammettiamo un po' bizantina - era usare una chitarra non-Fender per il massimo della imparzialità) e restiamo basiti. Avevamo chiesto una Legacy, con l'idea di avere una chitarra non Fender, ma con impostazione Stratocaster. Invece, alzato il coperchio, ci troviamo di fronte due humbucker Seymour Duncan che ci guardano con tutta la loro grinta. Molto perplessi, visto che ci aspettavamo altro, esaminiamo lo strumento, per decidere se rimandarlo indietro e chiederne uno a tre pickup. Poi l'abbiamo presa in mano e...
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Considerando l'indiscussa valenza dei mezzi di riproduzione di cui oggi ogni strumentista può avvalersi l'articolo si prefigge lo scopo di descrivere in modo sintetico e quanto più intellegibile vantaggi e pecche dei due unici modi di generazione del suono operando un'analisi alla fonte e servendosi di termini di paragone che possono esulare dalla vera essenza della materia trattata in quanto implicano il coinvolgimento di altre discipline.
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I complessi segnali acustici che arrivano al nostro sistema uditivo sia prodotti dalla musica che facciamo o ascoltiamo, sia dai rumori che ci circondano, mostrano la contrapposizione tra il fenomeno oggettivo e quello soggettivo.
Il fenomeno oggettivo riguarda proprio la generazione del suono e dei rumori da parte ad esempio di uno strumento musicale o del motore di un’auto ed è misurabile nella sua composizione armonica, di pressione acustica e riascoltata o visualizzata tramite un oscilloscopio come pure un software per file audio, mentre la parte soggettiva riguarda il nostro apparato uditivo che riconosce un suono da un rumore, misurandone se possibile l’altezza in frequenza e la pressione sonora. In questo caso però i risultati possono variare da soggetto a soggetto.
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Senza riverbero né channel switching, senza le manopole gain e master, con quel rivestimento giallino da valigia coloniale, può far pensare di essere cascati nella macchina del tempo. In realtà il primo decennio del 2000 è già completo, ma grazie a un riflusso postmodernista - che in questo caso non ci dispiace affatto - siamo qui a giocare con tre dei più deliziosi (per chi ama il genere retro-basoic) amplificatori sul mercato. La prova è nata quasi per caso: quando abbiamo ricevuto da Roland il pedalino Boss FB-1 in prova, abbiamo subito pensato di confrontarlo con un Bassman (una vigliaccata, per quanto coraggioso sia il Boss non si può opporre un cocker spaniel, benché di razza, a una tigre) dell'epoca. Poi, già che c'eravamo, ci siamo chiesti perché non mettere in corsa anche le due più celebrate repliche di Sua Maestà 1959, il pronipote Bassman LTD e il celebrato Victoria 45410. Detto fatto. Con la cortese collaborazione di Andrea Luciano di 440Hz, Patrizia Bauer di M.Casale Bauer e Roberta Aramini di Aramini Strumenti Musicali srl (che ha prestato la Legacy utilizzata da Ariberto, di cui parleremo diffusamente in un articolo, perché se lo merita) ci siamo trovati in magazzino tutto quello che serviva per un'indimenticabile esperienza 4 x 10 monocanale.
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Quante volte vi siete trovati a dover trasporre una canzone in diverse tonalità per colpa del cantante raffreddato? Scommetto tante, e magari qualche volta è capitato anche senza preavviso, durante una serata, e allora giù a calcolare i gradi, le alterazioni, nel migliore dei casi a contare sulla tastiera.
Eh si, perché il chitarrista, barzelletta di tutte le orchestre, non va mai tanto d'accordo con l'armonia, è il praticone della situazione, quello che suona geometricamente senza sapere nemmeno che note sta pizzicando in quel momento, fate una prova: suonate la scala maggiore di Do pronunciando tutti i gradi, fatelo velocemente, ed ora, alla stessa velocità, fatelo con un'altra tonalità a caso… No, noi non siamo fatti per questo, noi dobbiamo pensare che la scala maggiore ha una forma e la spostiamo qua e là per la tastiera a seconda della tonalità, senza farci tanti problemi, e allora perché non usare le caratteristiche geometriche del nostro strumento a nostro vantaggio essendo però consci di cosa stiamo facendo?
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