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Venti semplici regole
di [user #25769] - pubblicato il

La programmazione dei suoni può essere un processo lungo, tedioso e pieno di insidie. Creare dei bei timbri richiede una combinazione di esperienza, sperimentazione, passione ed un pizzico di fortuna. Ecco a voi un prontuario di consigli utili – soprattutto in momenti in cui la creatività necessita di una spinta - acquisiti nel corso della mia modesta esperienza.

1) Programmatevi un preset iniziale – o Init Patch – da cui partire. Settate gli oscillatori alla loro intonazione naturale; configurate il filtro come passa-basso con frequenza al massimo, risonanza al minimo e nessun intervento da parte del generatore d'inviluppo; azzerate ogni manopola che abbia a che fare con l'intensità delle sorgenti di modulazione; settate i generatori d'inviluppo con Attack e Release al minimo, Decay medio e Sustain al massimo.

2) Mai soffermarsi su di una sola nota. Suonate la vostra patch per varie ottave altrimenti non scoprirete mai se è veramente efficace. Se possibile evitate dei loop MIDI per queste prove, preferendo il tocco manuale sulla tastiera.

3) I suoni hanno bisogno di vita. Usate le sorgenti di modulazione, anche se in maniera subdola, in modo da creare movimento. Ricordatevi che il nostro orecchio è abituato ad ascoltare suoni e rumori che variano continuamente nel tempo.

4) Talvolta la semplicità è la chiave del successo. Prendete come esempio la storica TB-303: un solo oscillatore, un solo filtro ed un generatore d'inviluppo. Evitate, quando possibile, di complicarvi senza motivo la vita con dozzine di layers, modulazioni ed effetti.

5) Sfruttate le sorgenti di modulazione fisica quali velocity, aftertouch e keyboard tracking. Variare, ad esempio, la frequenza del filtro in maniera dinamica aiuta ad ottenere suoni più vivi e musicalmente apprezzabili.

6) Avete programmato un filtro in modo che decada perfettamente, ma quando rilasciate il tasto il suono è troppo chiuso? Aumentate il Release del generatore d'inviluppo del filtro in modo che sia maggiore di quello dell'amplificazione: in questo modo la variazione timbrica sarà meno brusca e più naturale al vostro orecchio.

7) Per dare un attacco più pungente ad un suono provate a sovrapporre due layer identici, ma uno con un Decay molto rapido e con il filtro leggermente più aperto. E' in quei pochissimi millisecondi che risiede tutta la brillantezza e la potenza di un suono percussivo o pizzicato.

8) La forma d'onda sinusoidale è un arma a doppio taglio: può essere utilissima per enfatizzare delle armoniche ben precise (come ad esempio la fondamentale o la subarmonica), dando più potenza alla percezione dei bassi, oppure può farvi sprecare tempo se la filtrate. Infatti, essendo un elemento puro composto da una sola frequenza, l'unico risultato che otterrete filtrandola sarà quello di attenuarne il volume.

9) Il generatore di rumore può essere il vostro amico più prezioso. Provate a filtrarlo con dei passa-banda in parallelo ed iniziate ad alzare la risonanza del filtro. Modulate la frequenza del filtro (e se possibile anche la risonanza) a piacimento e divertitevi.

10) Quando siete a corto di idee, provate il “Function Swap”: prendete un suono e cambiate alcuni parametri con l'intento di farlo comportare come un altro strumento. Ad esempio, potreste prendere un bel pad avvolgente, settarlo come monofonico, azzerare l'Attack dei generatori d'inviluppo, dosare gli altri stadi dello stesso ed ottenere così un basso.

11) Per dei suoni avvolgenti, usate più layer con piccole modifiche al filtro, all'amplificazione, alla frequenza di eventuali LFO e, soprattutto, usate il Pan.

12) Se il vostro sintetizzatore permette di invertire il segnale degli oscillatori o modularne la fase allora approfittatene subito! I risultati saranno molto interessanti.

13) Magari qualcuno storcerà il naso ma... provate ad inserire un compressore dopo un delay o un riverbero. Settate l'attacco tra i 10 ed i 30ms, il rilascio sui 150 e dosate il Threshold finché non avrete un paio di decibel di attenuazione. I transienti del vostro suono ringrazieranno restando ben presenti anche durante il feedback del delay o la coda del riverbero.

14) Mentalizzate i comportamenti fisici del suono e le corrispondenti manovre da effettuare. Ad esempio: il tremolo con un LFO sull'intonazione degli oscillatori; vibrato con un LFO sull'amplificazione; che la dinamica di una corda al naturale non ha mai Sustain ma solo Decay; che la membrana di una percussione sale rapidamente d'intonazione, quindi un generatore d'inviluppo sul pitch dell'oscillatore, e così via.

15) In contraddizione a quanto detto prima, non eliminate del tutto modulazioni complesse. Provate una modulazione incrociata tra due LFO, facendo in modo che l'uno intervenga sulla frequenza dell'altro e viceversa. Se avete a disposizione dei generatori d'inviluppo ausiliari, sfruttateli per modellare l'intensità, nel tempo, di altri modulatori.

16) Se il vostro sintetizzatore vi permette di regolare gli oscillatori a frequenze subsoniche, provate a settarne uno quanto più vicino a 0Hz. La differenza di fase tra i due segnali farà sì che l'oscillatore “fermo” si comporti da waveshaper.

17) Avete a disposizione un'uscita cuffie ed un ingresso per segnali esterni? Prendete un cavo e create un feedback loop! Il risultato può andare dall'incremento del calore del suono alla distruzione più totale. Se poi avete qualche pedalino per chitarra, usatelo nel percorso di feedback. Ne vedrete delle belle.

18) I preset di fabbrica sono creati appositamente per mettere in bella mostra le qualità della macchina. Non esitate ad imparare sfruttando l'esperienza altrui: studiate i preset dei vostri sintetizzatori per carpirne i segreti.

19) I sintetizzatori analogici, specie quelli d'annata, sono famosi per il loro suono caldo e pieno di bassi. Proprio per questo motivo talvolta può essere difficoltoso metterli nel mix. Nel caso di suoni semplici, come bassi e leads, replicate la patch dell'analogico su di un digitale e fateli suonare assieme. A questo punto non vi resta che tagliare le frequenze di troppo, bilanciare i segnali ed avrete un suono più adatto al vostro mix.

20) Quando siete stanchi, staccate tutto e riposate le orecchie. Suoni inizialmente soddisfacenti riveleranno errori catastrofici una volta ripristinato l'udito.

Spero che queste semplici regolette vi possano aiutare a lavorare più facilmente e, soprattutto, più produttivamente.

A presto!

tutorial
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Commenti
bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace ...
di yasodanandana [user #699] - commento del 27/06/2011 ore 10:1
bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace soprattutto la 4).. soprattutto per quanto riguarda i suoni di basso, quasi sempre vince la semplicita'.. un basso fatto da una singola dente di sega esce fuori piu' potente che se a tale dente di sega ne mettiamo accanto un'altra o un'altro paio.. specialmente se le leggermente scordate ... cambiando argomento... a volte ritengo sia utile programmare anche con l'aiuto delle sequenze... nel senso che se il suono che sto programmando dovra' fare il classico basso techno, o il classico, medioso, sequencer, ascoltarlo gia' scritto su cubase, logic, ecc. ecc. e super quantizzato... mi da una percezione della sua efficacia, piu' che suonarlo "a mano"...
Rispondi
Re: bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace ...
di Enrico_Cosimi [user #18600] - commento del 27/06/2011 ore 11:2
beh, un sequencer che "gira sotto" aiuta a capire meglio quali sono le articolazioni utili nel suono che si sta programmando... le sorprese non mancano mai!!! :-)))
Rispondi
Re: bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace ...
di yasodanandana [user #699] - commento del 27/06/2011 ore 11:5
dimenticavo i suoni di batteria.. e dimenticavo pure che un bel po' di programmazione lo si fa, di solito, anche quando si compone... per cui far "girare" la parte mentre si "spippola" puo' essere utilissimo.. andando leggermente OT, e parlando di ascolto dei presets gia' memorizzati... un'altro aspetto e', per me, il fatto che col sequencer che macina, a volte ci si accorge che suoni che abbiamo programmato per un certo uso, ne fanno benissimo pure un altro... a me capita spessissimo di riconoscere che suoni che ho originariamente programmato per fare l'organo, mi funzionano benissimo per fare il basso.. o altro del genere...
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Re: bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace ...
di Enrico_Cosimi [user #18600] - commento del 27/06/2011 ore 12:0
ehhh sssì!!!! pensa a tutta la dance fine anni 90, che andava avanti a colpi di "electric organ" del korg m1 usato per fare i bassi :-)))
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Re: bellissimo articolo... GRAzIE.. mi piace ...
di Luca_Capozzi [user #25769] - commento del 27/06/2011 ore 18:4
è, in pratica, un modo di fare il function swap di cui parlo ;) decontestualizzare la patch "originale" può dare tante belle sorprese. a presto, Luca
Rispondi
Ciao Luca, l'articolo credo sara' utile a ...
di tommaso_cavallini [user #20012] - commento del 29/06/2011 ore 19:0
Ciao Luca, l'articolo credo sara' utile a tanti; a me sicuramente! Grazie quindi per i consigli. ...ma, al paragrafo 17, vuoi dire che se esco dalle cuffie del micromodular, entro in un jomox m-resonator e poi rientro negli audio in del piccolo clavia la macchinetta non si incenerisce? :-) Grazie ancora!
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Re: Ciao Luca, l'articolo credo sara' utile a ...
di Enrico_Cosimi [user #18600] - commento del 30/06/2011 ore 10:4
noooo, non si incenerisce niente :-)) basta lavorare aprendo UN POCO ALLA VOLTA il volume del rientro, fino a che non si sente qualcosa d'interessante (comunque, tieni sempre a portata di mano un estintore a norma.........) scherzo, eh?
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Re: Ciao Luca, l'articolo credo sara' utile a ...
di Luca_Capozzi [user #25769] - commento del 02/07/2011 ore 18:4
visto che rientri nel micromodular, dopo audioin metti un levelmod in modo da dosare il segnale di feedback. quando avevo il micro (poi col g2x) sfruttavo molto queste cosette :) a presto, Luca
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