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Davide Linzi:
Davide Linzi: "Servono aiuti più che idee"
di [user #17404] - pubblicato il

Davide Linzi è un nome di punta tra i fonici live italiani. Lo abbiamo invitato, primo di una lunga lista di ospiti, per parlare del buco nero in cui sembra star sprofondando l'attività musicale, artistica e degli eventi dal vivo. Diamo così sostegno e continuazione alla manifestazione "Bauli in Piazza" dello scorso 10 ottobre a Milano.
In questi mesi neri poche cose fanno male come la crisi che investe il settore della musica, degli eventi, dell’arte, degli spettacoli dal vivo. Ci sono preoccupazioni che diventano il dolore concreto di chi non sta lavorando e, soprattutto, non vede da parte di nessuno una strategia di soccorso, una logica da seguire per intravedere luce in fondo al tunnel. 

Davide Linzi: "Servono aiuti più che idee"

Ma quello che fa più male è la sensazione che a attorno alle problematiche di questo settore graviti poco, se non nullo, interesse. Ci sono paradossi che bruciano: come quello dei concerti di questa estate mutilati nell’accesso di pubblico e martoriati dalle – legittime – mille attenzioni sanitarie che rendavano ancora più complesso il lavoro di tecnici, organizzatori, artisti. Difficoltà che si schiantavano però sulla visione degli assembramenti selvaggi della movida che, invece, in posti diversi poteva scatenarsi senza ritegno. E poi c’è una preoccupazione che diventa un dolore più sordo, insinuante e inquietante. Quello delle persone che iniziano a patire l’assenza e la lontananza dall’arte celebrata in una delle sue forme più alte e coinvolgenti: quella dell’esibizione in pubblico. Pubblico e artisti si consumano a vicenda nella lontananza reciproca. Ma se per il primo, il protrarsi di questa costrizione si traduce nella mancanza di arte - cibo per l’anima - per artisti, addetti ai lavori, professionisti del settore rischia di tradursi in una mancanza più disperata e materiale.
 
Per questo abbiamo deciso di dare voce e continuità all’iniziativa che lo scorso sabato 10 ottobre ha portato in Piazza Duomo a Milano 1300  rappresentanti del mondo degli eventi che la hanno ricoperto di 500 flightcase, quei bauli che trasportano strumenti, attrezzatura, cavi, luci, costumi e che oggi sono vuoti e fermi.
Da oggi iniziamo a ospitare voci autorevoli di questo settore: tecnici, imprenditori, musicisti, organizzatori per parlare di questo momento di crisi. 


Davide Linzi è fonico per MisterXservice. Ha cominciato la sua attività partendo da realtà locali in Friuli, sua regione di provenienza, per poi spostarsi a Verona, lavorando con Musicalbox Rent e quindi, arrivare a Milano. Ha lavorato in molti grandi festival italiani e all’estero. È fonico e tecnico audio residente presso l’Alcatraz di Milano e segue da anni come fonico di sala artisti come Ultimo, Jax, Negrita, Francesco Renga…

Davide Linzi: "Servono aiuti più che idee"

Davide, aiuta i lettori a capire quanto ampia è la fascia di figure professionali coinvolte da questa crisi…
Stiamo parlando di una quantità enorme di persone che gravitano attorno allo spettacolo: ad aiutare artisti, musicisti, ballerini, attori nelle performance live ci sono fonici di sala, fonici di palco, backliner, light designer, facchini che caricano, scaricano e movimentano il materiale, macchinisti, rigger per i lavori in quota, adatti al montaggio dei palchi, strutture, coperture, elettricisti, progettisti, direttori di produzione, addetti ai camerini, addetti alla sicurezza, addetti alla biglietteria, promoter, organizzatori eventi, camionisti, mulettisti, gruisti, operatori effetti pirotecnici, maschere, cuochi ed addetti ai catering, tour manager, operatori video, operatori camera, grafiche….ho reso l’idea? Poi esistono persone specializzate nell’ambito del teatro, altri che scelgono il broadcast o la tv, altri ancora il live touring…competenze simili ma specializzate in ambienti diversi che differenziano ancor di più le singole professioni e fanno arrivare a quasi 540.000 le persone che lavorano nell’industria dello spettacolo.

Quali ritieni siano le mancanze o leggerezze più gravi che il vostro settore ha patito?
Io credo che il problema più grave sia che il nostro in Italia non è considerato propriamente un lavoro: ci sono molte categorie e sottocategorie che non sono normate in maniera esaustiva. Esistono le cooperative che negli anni hanno cercato di tutelare le figure varie dello spettacolo, cercando di fare formazione, assistenza, regolarizzare contratti…ma c’è ancora troppa disomogeneità che fa si che agli occhi del governo siamo una realtà praticamente sconosciuta. Questa situazione ha insegnato che a fronte di una emergenza non esista una vera forma di tutela per il settore e bisognerà lavorare molto per dare importanza a queste figure sopraelencate perché poi tutte queste persone hanno la responsabilità del denaro che la gente spende per l’entertainment. 

Ci fai un prospetto delle attività a cui, dalla scorsa primavera, hai dovuto rinunciare? Con che ripercussioni per te e le aziende con cui collabori?
Per me e la mia azienda il 2020 si presentava come un anno denso si impegni: quest’anno oltre ai vari tour o eventi di artisti che già seguo da un po’ di anni, dovevamo affrontare il primo tour negli stadi con Ultimo: ci stavamo preparando da tempo, a livello organizzativo e con importanti investimenti. Era una grande occasione per investiste su tutto, crescere professionalmente, dimostrare che dopo tanti anni di duro lavoro potevamo affrontare un tour così importante…E contestualmente avremmo dovuto portare avanti tutti gli altri lavori che ormai da anni seguiamo con altri clienti. Sarebbe stato un anno molto impegnativo per il quale eravamo molto carichi e soprattutto contenti, perché anche se il lavoro era tanto, principalmente questa è la nostra passione.

Davide Linzi: "Servono aiuti più che idee"

La Manifestazione “Bauli in piazza Duomo” chiede al Governo da parte dei lavoratori dello spettacolo regole certe per ripartire. Regole che, nel rispetto della prevenzione sanitaria, consentano la sostenibilità economica dell'industria dello spettacolo e degli eventi. Quali sono per te le prime mosse decisive da compiere da parte del Governo?
Se devo essere sincero, ho un grande punto di domanda davanti a me. Non riesco più ad interpretare le mosse del governo, non so nemmeno come interpretare le notizie o gli andamenti degli eventi. Di certo noi siamo uno dei pochi settori che non ha avuto grandi possibilità di ripartenza, certo si abbiamo fatto i piccoli eventi quest’estate, ma non possiamo vivere di concerti acustici in cima ai monti…bellissimi, da ripetere anche quando questo problema sarà’ solo un triste ricordo…ma la realtà’ dei fatti è che la macchina è ferma, i club non sanno come riaprire, i teatri non sanno cosa fare…e con 200 persone in un luogo chiuso non ci sono le economie per poter fare nulla che permetta una vera ripartenza. Servono aiuti più che idee…ci sono migliaia di persone e aziende che non hanno la possibilità di fare nulla e vogliono lavorare!

E viceversa, dalla parte dei professionisti di settore qual è la linea di condotta che ritieni sia indispensabile che tutti mantengano per ripartire?
Ad oggi credo che l’unica cosa da poter fare sia rispettare le regole sanitarie per evitare che i contagi aumentino. Noi purtroppo lavoriamo con l’assembramento quindi diventa un po’ un controsenso…Non abbiamo smart working e non possiamo consegnare a casa il nostro lavoro…Ciò che si riesce a fare, specie nelle piccole realtà, va fatto con estrema coscienza, nel rispetto delle norme di sicurezza e cercando di fare attenzione a tutto ciò’ che ci viene richiesto anche se pare assurdo. E soprattutto visto che si parla di professionismo, bisogna cercare di non cedere al calo dei prezzi solo perché siamo in un momento di difficoltà. Ovviamente tutti siamo consapevoli che c'è gente che non lavora ormai da nove mesi e non ha avuto nessun tipo di assistenza dallo stato…ma cerchiamo di non distruggere quello che con gran fatica negli anni abbiamo costruito.

Davide Linzi: "Servono aiuti più che idee"
bauli in piazza davide linzi intervista
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di Francescod [user #48583]
commento del 13/10/2020 ore 14:05:12
Ho un lavoro che è molto prossimo alla stanza dei bottoni. Ma da diversi mesi (ma pure prima) mi sembra che si rinunci proprio a schiacciare i maledetti bottoni per fare il necessario. Cos'è il necessario dal mio punto di vista? Beh, detto in sintesi ci sono delle categorie che in questa crisi sanitaria - emergenza indica qualcosa di troppo breve mentre qui parliamo del medio periodo - non hanno subito alcun danno economico, anzi hanno paradossalmente risparmiato (mi ci metto io per primo, così non addito nessun altro), mentre ci sono delle categorie che ovviamente, avendo un lavoro connesso all'aggregazione di persone (spettacoli, ma anche ristorazione ecc.) non possono lavorare come farebbero normalmente. In questo caso un'autorità pubblica esiste appunto per equilibrare le necessità private e tenere insieme una comunità fino ad arrivare alla cessazione della crisi o quasi. Qual è lo strumento principe per un bilanciamento? Il fisco. Brutta parola, ma questo è (ci sono altrimenti, ma questo è il primo). Si prende da una parte, la si mette sull'altra. E non ha senso dire: eh, ma noi già sosteniamo ospedali, scuole, trasporti pubblici ecc. mentre dall'altra parte c'è l'evasione. Questo discorso va interrotto nel momento in cui si è in una crisi.
Il secondo strumento è impedire il più seriamente possibile che i contagi aumentino (ma dal primo giorno, non quando la frittata è nel piatto, e credetemi questo non è accaduto, perché all'inizio si è campicchiato, e così hanno fatto colpevolmente i maggiori governi del mondo...ergo la prossima volta non andate a votare se dovete eleggere uno a caso, il meno peggio o quello che legge meglio il vostro stomaco). Perché? Perché una quantità considerevole di risorse va sprecata appresso al controllo dei contagi. Più ce ne sono, più soldi vengono buttati dalla finestra per tamponare - scusare il termine - l'emergenza, e meno soldi ci sono per aiutare le categorie che non lavorano.
Bene, alla fine del pippone, cos'è accaduto? Niente. Non invocavo tasse severe e crudeli (che avrebbero depresso l'economia ancora di più), ma anche solo un contributo temporaneo. Nemmeno questo. Ci siamo limitati a chiedere soldi dall'alto... in prestito... con un debito già alto... All'interno della comunità nazionale, niente: a chi tocca non s'è ingrugna?
Rispondi
di Gigibagigi [user #49591]
commento del 14/10/2020 ore 10:19:4
Dipendente pubblico?
Rispondi
di TB [user #1658]
commento del 14/10/2020 ore 13:03:
*** Qual è lo strumento principe per un bilanciamento? Il fisco...Si prende da una parte, la si mette sull'altra. ***
No, si fa spesa pubblica in deficit, tanto più in un momento eccezionale come questo, e a maggior ragione ora che i tassi d'interesse sono azzerati, la BCE ti compra tutto per non far saltare l'euro e l'inflazione non è più un problema da anni.
Se non lo si fa è per motivi politici, ma non è questa la sede adatta per discuterne.
Ognuno ne tragga le conseguenze che crede, ma, per favore, non contribuiamo anche qui alla diffusione di leggende metropolitane, per di più condite di moralismo, che servono solo a giustificare un ben determinato assetto distributivo della società.

*** un'autorità pubblica esiste appunto per equilibrare le necessità private e tenere insieme una comunità fino ad arrivare alla cessazione della crisi o quasi ***
Non scambiare i tuoi desideri per la realtà: chi controlla l'autorità pubblica la usa per raggiungere i suoi fini, condivisibili o meno che siano, legittimamente espressi e dichiarati oppure no.
Per tutto il resto c'è la propaganda (settore professionale che la crisi non l'ha sentita per niente, altro che i musicisti...).


PS: ma non insegnano proprio più niente a chi ha "un lavoro che è molto prossimo alla stanza dei bottoni"?
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 15/10/2020 ore 19:27:53
Non serve. Abbiamo te.
P.s. comunque hai detto una montagna di cose opinabili spacciate per fatti, eh. Entra prima nello stanzino dei pulsantini, poi magari ti esprimi con più fatti alla mano. Le cose le vedrai con gli occhi, senza più bisogno che te le insegnino come vorresti fare tu con gli altri. Limitati a dire la tua senza tirare in ballo opinioni altrui, ci fai più bella figura.
Rispondi
di TB [user #1658]
commento del 15/10/2020 ore 23:27:45
Ooh, il signore si è offeso, mi dispiace...
Viene uno che lavora nella stanza dei bottoni a elargirci tali perle di saggezza (perché è anche tanto buoono e demokratico, lui) e la plebe che fa? Non ci crede? Non le prende per oro colato? Non ringrazia commossa, grata per tanta condiscendenza? Osa addirittura pensarla diversamente???
Che schifo, che tempi! Eeh 'sta democrazia, meno male che i bottoni li spingiamo noi...

PS: no, abbiamo proprio te, e quelli come te. Ma passerà prima o poi, tranquillo.

PPS: se non ce la fai a reggere uno scambio di opinioni che TU hai provocato lascia stare i forum, ci fai più bella figura tu.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 16/10/2020 ore 00:25:30
Troppo lungo. Prova ad andare in sintesi e leggo. Ho già fatto l'errore una volta. Anzi, desisto pure in sintesi: ho già capito lo spirito, e non lo condivido. Il luogo sbagliato. Saluti.
Rispondi
di TB [user #1658]
commento del 16/10/2020 ore 00:41:54
Certo, i pipponi chilometrici li puoi fare solo tu.
La sintesi l'ho fatta prima, hai fatto finta di non capirla, amen.
Ti lascio ai tuoi bottoni e ai tuoi specchi.
Rispondi
di acif [user #51223]
commento del 13/10/2020 ore 16:21:01
non è un segreto quello che chi ha lavorato sotto il lockdown, lavorando nel pubblico settore, ha percepito pure dei soldi in più, io faccio parte di questi, naturalmente sono rimasto perplesso assieme ad una collega, si discuteva, che avrebbe avuto più senso dare a chi non percepì nulla, posso capire che erano pochi spiccioli, però capperi, potevano darli a chi veramente era in braghe di tela, di sicuro non mi lamento però rimango perplesso ogni volta che ci penso
Rispondi
di jack182 [user #41282]
commento del 13/10/2020 ore 16:34:19
Premessa: non crocifiggetemi. È un mio pensiero, idea, che spero possa essere smentito da qualcuno di più competente. A mio avviso era già un settore che sarebbe dovuto essere regolamentato da tempo. Per quel che ho visto e vissuto in ambito musicale onestamente non sono mai uscito da uno studio di registrazione con una ricevuta fiscale, idem sale prova. Ci siamo sempre lamentati dei gestori dei locali che volevano incassare sulle spalle dei musicisti e di insegnanti di musica non so quanti dichiarano i loro ricavi pagandoci le tasse. A me spiace un sacco tutta questa situazione, per chi non sta lavorando, e spero torni tutto come qualche anno fa. A mio avviso era però già una situazione labile e questa sciagura ha dato il colpo di grazia. Così come in tanti altri settori, sia chiaro. È giusto aiutare, ma io ho l'impressione che molti che ora invocano aiuto in passato si siano riempiti per bene le tasche contribuendo poco al "sistema". Ripeto, spero di essere smentito.
Rispondi
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 13/10/2020 ore 17:30:50
Mah, questo discorso vale per qualsiasi categoria di lavoratore autonomo, non ha senso applicarlo nello specifico a quello degli spettacoli.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/10/2020 ore 17:36:15
Ma che replica è? L'articolo parla della crisi dello spettacolo, mica dell'ortofrutta, e Jack evidenzia una stortura che quel mondo vive. O si ribatte che non è così, ma non si può, oppure dire che la stessa stortura la vivono anche altri settori non elimina il problema.
Ciao
Rispondi
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 13/10/2020 ore 17:48:03
No invece perché ha detto "A mio avviso era già un settore che sarebbe dovuto essere regolamentato da tempo" e siccome ne faccio parte dico che chi vuole le regole le segue e ci sono, come in tutti gli altri ambiti di lavoro autonomo. Il mondo dello spettacolo dal punto di vista fiscale non ha bisogno di regolamentazioni particolari, se non quelle che esistono già. La crisi del mondo dello spettacolo che si è verificata non è legata alla mancanza di regolamentazione e, si, nel mondo dello spettacolo c'è chi non fattura, così come in tutti gli altri ambiti, ma questo non è che ha contribuito ad affossare di più il sistema spettacolo. Ti va bene così come replica?
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/10/2020 ore 18:09:18
Questa risposta articolata chiarisce meglio, certamente, grazie. Resta un problema di fondo: se tutto è in regola si tratta ne più ne meno della medesima crisi che vivono molti altri settori: dall'estetica alla ristorazione al turismo, quindi non è una notizia. Se, invece, la crisi morde più ferocemente, forse non tutto è stato fatto come si doveva prima e, dunque, diventa un po' particolare invocare l'aiuto pubblico se non si è contribuito a crearne la base.
Ciao
Rispondi
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 13/10/2020 ore 21:57:23
Beh ridurre al fatto che ci sia chi fa nero nel mondo della musica la causa della maggior incisività della crisi sul settore musica è sbagliato. A differenza di altri settori la crisi si è fatta più sentire perché le chiusure si sono protratte anche dopo il lockdown e, anche volendolo, non c’era nulla da fatturare. Nessuno dice che non esista che vive fuori dalle regole ma non si può manco dire il mondo della musica non ha contribuito a creare la base dell’aiuto pubblico.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 14/10/2020 ore 11:27:50
Infatti sto allargando il campo: le cooperative citate nell'articolo non sono altro che un escamotage per risparmiare sui costi dei dipendenti (ahimè è un mondo che conosco da 20 anni per lavoro), ma portano con se' una minor tutela degli addetti.
Che dopo il lockdown non ci fosse nulal da fatturare non è proprio esatto: Molti hanno ridotto le pretese e si sono esibiti per 1/5 del solito, ma almeno hanno fatto cassa (Max Gazzeè l'ha anche devoluta ai suoi collaboratori, ad esempio). Altri (Vasco) hanno preferito un bell'arrivederci e grazie all'anno prossimo. Quindi hanno scelto di non fatturare, non direi proprio un gesto di solidarietà.
Quanto al costruire la base, oltre a quanto sopra, ti ho già risposto sotto che, a mio parere, manca lo spirito di aggregazione.
Ciao
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 13/10/2020 ore 17:36:31
Non verrai smentito. Anche se la dimensione della categoria è composita più di quanto si possa immaginare e non si può troppo generalizzare. E' però vero che, a prescindere dalla legittima regolamentazione di cui necessita in realtà mezzo paese (viviamo in un'assurdità in cui alcuni sono tartassati dal fisco ed altri non esistono, con l'aggravante di una burocrazia che ti spinge a non pagare per evitare complicazioni!), questa emergenza è una cosa a parte. Ero pronto a fare la mia parte, come appartenente a una quota benestante della società. Niente, non ci hanno nemmeno pensato. Ora, se questa non è una crisi che avrebbe giustificato una solidarietà organizzata dall'alto e uno sforzo comune per superare una situazione inedita e critica, allora mi si dovrà dire quando sarà il caso.
Faccio solo gli scongiuri adesso affinché le grandi risorse che arriveranno non verranno utilizzate "all'italiana".
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/10/2020 ore 17:31:20
Condivido, come premessa, il punto di vista di jack: purtroppo gran parte dei lavoratori dello spettacolo hanno essi per primi rifiutato di costituire una vera rete di rapporti di lavoro ed un'organizzazione "regolata", dunque, oggi non ci si può lamentare che non sono una categoria formalizzata e per questo al di fuori degli ammortizzatori sociali. Detto questo sono in totale disaccordo col titolo dell'articolo: a mio parere servono idee e voglia di condividere. Se avessimo costruito una rete ed una cultura della musica anzichè correr dietro ai mega eventi o ai super talent, forse oggi la musica sarebbe un settore economico. Invece chi ha trovato la via per la notorietà si è sempre più chiuso in una torre lontana dalla base. Negli USA ed in UK puoi aver la fortuna di sentir suonare anche un big in un club o locale relativamente piccolo, qui da noi è impossibile sia per la logistica sia per lo snobismo degli "artisti" che non si muovo se non ci sono gli adeguati cachet. Se quelli che stanno in cima alla piramide anzichè guardare solo avanti si fossero dati anche un'occhiata indietro il panorama sarebbe dioverso. A mio parere bastava poco: donare un mixer usato o un paio di casse dismesse, magari dare due dritte ad un ragazzino con la passione del fonico; fare una comparsata ogni tanto per dare notorietà ad un locale per connotarlo come club musicale e dare una mano ai giovani (insomma il modello Zelig Club). Invece impera la politica dell'ognun per se' e, dunque, Dio per tutti.
Ciao
Rispondi
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 13/10/2020 ore 18:02:08
L'idea di consorziarsi a spot l'ho vista nascere un sacco di volte. Credo che il problema sia l'enorme eterogeneità del sistema musica che difficilmente potrebbe essere inglobato in una sola categoria. Poi se ci aggiungiamo che tra difficoltà burocratiche, spese ecc anche solo fare una serata "in regola" diventa una cosa infinita il gioco è fatto. Poi, sì, in effetti è un mondo molto homo homini lupus purtroppo... :-(
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 13/10/2020 ore 18:12:38
Sono uno strenuo sostenitore del lobbismo inteso nella sua accezione corretta: per avere voce occorre fare massa, cosa che deriva solo dall'aggregazione. Un gruppo di pressione è in grado di orientar ele scelte politiche e, di conserva, una gestione più snella e meno costosa.
Ciao
Rispondi
di acif [user #51223]
commento del 13/10/2020 ore 19:12:03
il mondo della musica si sa, è un posto che se non ti tuteli a dovere rischi di rimanere in miseria.. guardiamo Manuel Agnelli, che se ne andò da X Factor nel 2018, diceva che non era il suo mondo, però quest'anno è tornato a fare il giudice.. se non sbaglio qui sopra c'era un articolo di Bonamassa dove B.B. King gli disse, pensa sempre prima alla grana, eccolo qua vai al link
è un mestiere che comporta vari rischi, anche Luca Colombo, prima ancora del virus cinese, era messo che non aveva ingaggi e si trovava in una brutta situazione, purtroppo chi lo fa di mestiere sa cosa va in contro anche quando non c'era il virus a peggiorare la situazione.. purtroppo come dissi già altre volte, siamo tutti sullo stesso mare, ma c'è chi naviga con il panfilo, chi con lo yacht, chi con la zattera e chi è già affondato ,
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 13/10/2020 ore 19:25:49
Il lavoro del musicista è da sempre stato precario, come tutti quelli legati all’intrattenimento. Secoli addietro, quando c’erano epidemie o pestilenze, si bardavano le porte dei teatri con drappi di colore viola (per questo il viola posta sfortuna per i musicisti) e i teatri dovevano stare chiusi finchè non toglievano i drappi quando l’epidemia o la pestilenza terminana il suo ciclo. è così, è sempre stato così, quello del musicista è un lavoro incerto e per nulla redditizio da circa 20 anni e va vissuto come un secondo lavoro o un hobby. Non lo dico con cinismo, ma è semplicemente un dato di fatto. Detto questo è sempre stato così, un musicista ha sempre una parabola artistica che dura qualche anno, poi non lavora più perchè il suo genere non ha più mercato. capita ai migliori (salvo 3-4 rockstar), figuriamoci ai comuni mortali che andavano avanti come session man. Il covid ha solo accentuato la natura del problema, legata alla labilità dimquesta professione. Quella del musicista non sarà mai una categoria protetta, rassegnatevi. Iscrivetevi alle liste di giggino per chiedere il reddito di cittadinanza finchè dura e non finiscono i soldi.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 14/10/2020 ore 10:42:35
Stai facendo un censimento occupazionale degli utenti?
E siccome non è educato rispondere a una domanda con un'altra, non evado il quesito pur deludendoti per la vaghezza della risposta: lo sono solo in parte (non sai quanto può essere bizzarro il mondo lavorativo di nicchia).
Rispondi
di NICKY [user #46392]
commento del 14/10/2020 ore 10:53:37
60% di tasse sulle spalle di chi lavora e diamo il reddito di cittadinanza a zingari, pregiudicai e spacciatori! In compenso ci si preoccupa di quelle quattro scimmie pagate miliardi per calciare un pallone! Ci vorrebbe una rivoluzione per rimettere le persone al loro posto!!!
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 14/10/2020 ore 11:59:00
Quanto qualunquismo.
In realtà un recente studio dimostra che l'imposizione fiscale media è al 48% che è tantissimo e decisamente troppo, ma non al 60, giusto per amor di verità. Dopodichè neppure a me piace il reddito di cittadinanza per come è congeniato, ma è fuori discussioen che un paese civile deve avere uno strumento (anzi più d'uno) per venir incontro ai più deboli. Quanto ai calciatori non stanno rubando nulla: i miliardi glieli offrono le società e gli sponsor, le prime magari indebitandosi e fallendo, i secondi perchè li hanno, ma questa è impresa e, soprattutto, legge della domanda e dell'offerta: togli la prima e vedrai che un calciatore vedrà ridotto il suo stipendio. Più che la rivoluzione basterebbe acquistare con un minimo di senso critico.
Ciao
Rispondi
di Lisso [user #45363]
commento del 15/10/2020 ore 14:45:18
Urca che pensiero di livello!
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 16/10/2020 ore 12:40:32
Ad ogni modo mi complimento davvero con Accordo perché questo articolo-intervista aiuta davvero i lettori a capire di cosa stiamo parlando e scende un po' nel dettaglio parlando con un operatore del settore. Solitamente persino gli articoli della migliore stampa nazionale si limitano a riportare l'invocazione ad avere aiuti ma senza mai spiegare o raccontare o intervistare di cosa si sta parlando. Alla fine rimangono solo vaghe idee sulle difficoltà che vivono alcuni comparti colpiti. Invece così avete dato un contributo a farsi idee più precise.
Rispondi
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