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Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE
Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE
di [user #11506] - pubblicato il

Un nostro lettore racconta la sua esperienza con il liutaio Gabriele Fabbri e con le sue eclettiche Nude Guitars con anima in alluminio.
Recensire uno strumento scelto come proprio non può ignorare le motivazioni e lo spirito che hanno spinto l’interesse per lo strumento in questione: quello che segue è il mio viaggio alla scoperta delle chitarre in alluminio.

Dopo aver speso una vita chitarristica seguendo un percorso comune a molti di noi, passando attraverso i soliti brand e modelli noti e non, la maturità mi ha portato a inquadrare quell’insieme di caratteristiche ergonomiche e timbriche che potevo ritrovare in pochi selezionati ma non in un unico strumento. E da qui il diletto di iniziare la ricerca del mio Graal, uno strumento dal forte attacco, un timbro legnoso/secco e un sustain che rasentasse l’infinito.

Seguendo e bazzicando la scena noise, dark ambient e post metal, notai sempre più l’uso di chitarre con almeno il manico in alluminio. Incuriosito da quello che pensai inizialmente fosse un hype, cominciai più o meno quattro anni fa a interessarmi a questa inconsueta tipologia di materiale liuteristica, scoprendone una storia e una identità tutte particolari.

La genesi della chitarra elettrica in alluminio va ritrovata negli anni '70 con il liutaio Travis Bean che fondò Travis Bean Guitars nel ’73 assieme a Marc McElwee e Gary Kramer. Gary nel '75 lasciò il sodalizio dedicandosi a quello che fu un altro storico brand della liuteria elettrica che possiamo ben immaginare.
Travis immise sul mercato una produzione di chitarre e bassi elettrici relativamente limitata ma pregevole (3600), decidendo nel 1978 di interrompere le operazioni. Peculiarità del suo disegno era l’anima in metallo, un’anima che contava su un pezzo unico di alluminio dalla paletta al ponte portando ancorati i pickup. Un corpo in Koa completava l’opera.

Il risultato finale era una chitarra dalla personalità tutta sua, fuori dai normali schemi costruttivi. Il risultato sonoro era un output dall’attacco deciso, un suono particolarmente dedito alle frequenze medie, ma soprattutto un sustain tutto suo.

Le chitarre di Travis vissero una breve parabola ascendente, facendosi apprezzare anche artisti dal particolare calibro quali Jerry Garcia, Keith Richards e Joe Perry, ma mai conquistando una posizione dominante nell’immaginario del chitarrista elettrico.

Come un sacro Graal mai ritrovato, il concetto di una chitarra elettrica in alluminio si disperse tra gli '80 e i '90 per riemergere a fine millennio assistendo alla crescita di una piccola nicchia di estimatori soprattuto nella scena noise metal e sperimentale, facendosi abbracciare da artisti quali Steve Albini e Lee Ronaldo.

Deciso a esplorare questa tipologia di strumenti e curioso di testarne il differente approccio progettuale, ma non avendo modo di provarne una personalmente, mi misi a studiare il mercato alla ricerca di spunti che potessero tramutarsi in progetti concreti.

Essendo appunto uno strumento inuguale e di nicchia, l’offerta è esigua e difficile da scoprire. Le piattaforme social odierne sicuramente hanno facilitato e stimolato la crescita e il consolidamento a livello mondiale di un certo mercato per questi strumenti e, di conseguenza, la crescita dell’offerta. Tradotto: se ne vuoi uno, lo cerchi direttamente dal produttore.

Due sono le possibili soluzioni. La prima è limitarsi a sostituire il manico con uno in alluminio: in questo caso l’offerta è un po' più ampia e in crescita con piccoli artigiani sparsi tra USA, Europa e Israele.
L'alternativa è ricercare, attraverso un numero limitatissimo di liutai, uno strumento pensato interamente per massimizzare la resa sonora dell’alluminio e qui la scelta si limita a pochissimi artigiani che possiamo contare con una sola mano.

La prima delle sue soluzioni è la meno dolorosa (finanziariamente parlando) per avvicinarsi a questi strumenti e, una volta acquistato e montato uno di fattura israeliana sulla mia Jazzmaster Warmoth, capii che quella era la strada. Fino ad allora, la Jazzmaster che avevo già sintetizzava bene le mie esigenze sonore ma, una volta fatta la conversione, fu amore: maturò la propria voce, offrendo una paletta sonora prepotente e decisa con un sustain insensatamente lungo nonostante il criticatissimo ponte Jazzmaster. Eureka!
La naturale domanda che seguì fu: chi sarà mai in grado convincermi di saper forgiare uno strumento che ti mette a nudo? Ci vorrebbe dio Vulcano e dio Vulcano trovai.

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Infatti, bazzicando la Rete cercando un'alternativa alla blasonata EGC americana, mi imbattei nell’etrusco Gabriele Fabbri detto Gabo, mente del brand fiorentino Nude che già anni prima si era palesato alle mie orecchie in quanto chitarrista della band noise math sludge Nudist, gruppo dall’identità musicale poliedrica e sonoramente complessa nonostante la semplicità estetica. Ebbene sì, per una chitarra in allumino (ma direi non solo) chi può meglio tradurla nella sua essenza e costruzione se non uno che con la chitarra si esprime?

Per comprendere le Nude bisogna prima comprendere (chiaramente da osservatore esterno e lontano) il Gabo: solo da poco ha un suo sito, si è fatto conoscere più grazie al canto dei suoi strumenti che al marketing (praticamente nullo), è chiaramente uno che ama quello che crea e lo fa perché si ritrova nel farlo e non nel venderlo.
Nonostante questo vengo a scoprire che la sua non è una liuteria improvvisata, ma coltivata professionalmente fin dal 1992. Nonostante il suo progetto Nude sia giovane con le prime produzione nel 2016, le sue chitarre (ancora alquanto limitate, io sono solo il 31esimo “guerriero”) sono comunque riuscite a penetrare nel cuore e nelle mani di artisti come Xabier Irondo ed Eraldo Bernocchi, artisti che della materia e identità sonora hanno fatto il loro marchio.

Il suo approccio progettuale è essenziale: un'anima di alluminio che parte dalla paletta fino a raggiungere il ponte su cui appunto magneti, ponte e corde son fissati rendendo un tutt'uno il corpo vibrante. Lo strumento è poi completato da un corpo avvitato all’anima di alluminio e una tastiera in legno scelto a seconda del progetto. In cantiere so che ci sono una hollow body e una chitarra tutta in alluminio ma sempre seguendo l’intento di disegno originale. L’aspetto che mi ha più colpito è che, mentre in progetti simili ho sempre notato un tentativo di minimizzare la presenza di alluminio nel corpo - soprattuto per renderla leggera - nella Nude la massa di alluminio non è risicata al minimo ma mediata nel ricercare un proprio equilibrio in termini di comportamento dinamico. L’alluminio è lì per servire una causa e non viene sacrificato ma piuttosto disegnato per trovare il miglior compromesso.

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Folgorato dalle sue creazioni (fino a poco tempo fa difficili da ritrovare in rete, provate voi scrivere su Google "Nude Guitars"), convinto dal suo disegno costruttivo (ricalca con una sua propria interpretazione il progetto iniziale delle Travis Bean) mi decisi l’autunno scorso a fare il gran salto.
 
Contattato già una prima volta un paio di anni prima, gli riscrissi e ritrovai come sempre una persona disponibile che ti comunica dritto al cuore come un amico al bar. Subito mi chiese di abbandonare le email per passare a WhatsApp, creando un bond comunicativo facile e confidenziale. Mettersi d’accordo sulle specifiche fu roba facile: io già volevo una chitarra nuda e non si poteva che non capirsi immediatamente.

Tolta l’anima in alluminio, lo strumento è completamente customizzabile anche se poi il Gabo cerca di conservare la propria identità almeno nella scelta del corpo e dei legni: il noce italiano è il suo fuoco, consigliato non verniciato, e nonostante si possano definire i profili a proprio piacimento si percepisce subito che selezionare il corpo da lui disegnato è la scelta più onesta che si possa fare. Infatti, il corpo offset che strizza l’occhio a SG e Mosrite è disegnato per meglio bilanciare il cuore progettuale delle Nude e, strumento alla mano, dona una comoda ergonomia.
  
I dettagli restanti non richiesero molto per essere definiti: ero già in possesso di una coppia di Barenuckle Mule e di uno switch Freeswitch a sei vie con cui intendevo inseguire la configurazione della mia PRS Custom. Gli ultimi dettagli rimanevano nel manico: decidemmo per una scala 25,5 (le opzioni sono tra 24,75, la 25,5 e la baritona 27). Per la tastiera, nonostante la possibilità di averla anch’essa in alluminio, optai per un elegante ebano Gabon senza segnatasti.
Il ponte rimane fuori questione della famiglia Tune-o-matic con corde passanti da ancorare all’anima di alluminio per massimizzare la resa sonora.

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Unica nota dolenta fu tempo di attesa previsto di sei mesi che, anche se in linea con i tempi tradizionali della liuteria, son sempre tanti agli occhi di un bambino senza età.

Magicamente, grazie anche al costante canale aperto col Gabo, il tempo passò incredibilmente veloce, con il Gabo sempre solerte e proattivo nell’aggiornarmi e coinvolgermi nella realizzazione: scelta dei legni, dettagli nella sagoma, sviluppo del disegno del battipenna, posizione dei controlli.

Nonostante le limitazioni imposte dal tragico evento pandemico, sei mesi dopo il Gabo fu in grado di consegnarmi la chitarra. Purtroppo l’idea iniziale era di consegnarmela a mano in quel di Bruxelles durante il tour europeo dei suoi Nudist, ma le circostanze ci obbligarono a fare uso del solito corriere celere.

Arrivato il case, alla sua apertura non potei non apprezzare la sua nuda ed essenziale bellezza: il corpo è finemente sagomato con una cura centesimale nell’assicurare l’innesto dell’alluminio nel corpo, con bordo perimetrale propriamente smussato per facilitare la suonabilità e donare allo stesso tempo tridimensionalità. Quello che sorprende è lo spessore della chitarra: sottile come una Diavoletto! Il battipenna è un piccolo gioiello: la piastra di vinile è più spessa del solito, tutta nera ma con un profilo che abbraccia il potenziomentro con una semplicità di disegno degno delle più raffinate scuole di design. La scelta dei pomelli grandi, oltre a garantire un controllo migliore mentre si suona, è il fiore dell’occhiello per quanto riguarda l’impatto estetico.
Le meccaniche Hipshot aperte strizzano l’occhio a un immaginario industrial come pure i segnatati laterali forati.

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Una volta imbracciata mi sentii come Artù con la propria Excalibur: lo strumento è ben equilibrato, il manico cicciotto ti fa capire che si avrà bisogno di una presa solida per domare la chitarra e il peso sorprende per essere contenuto. Soprattutto non è uno strumento freddo: certo non restituisce lo stesso feeling del legno, ma è un piacere scorrere la mano sul manico e tenerci incollato il pollice.

Come già lo si poteva evincere dalla sua estetica essenziale anche se curata, questo è uno strumento nato per essere suonato, non è uno strumento per dentisti o avvocati (magari per ingegneri quale il sottoscritto).

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Il disorientamento emotivo più forte lo si ha quando si accende l’ampli: lo strumento è incredibilmente reattivo, quasi nervoso. Sarà l’attacco naturale incredibilmente forte, ma trovare le proprie coordinate per suonarlo propriamente richiede un po' di tempo. Non è una questione di strumento che non perdona o difficile, è una questione di energia che va propriamente canalizzata in quanto ogni accordo lo si sente suonare. La configurazione progettuale permette infatti di avere un voicing aperto e chiaro a tutti i livelli di gain facendo apprezzare un quadro armonico ricco. A questo si accompagna un sustain imbarazzante: se suonato con un compressore, anche sul pulito la nota non muore mai. Quanto appena menzionato introduce per me l’aspetto più affascinante dello strumento: la gestione del feedback. Infatti la sua ricchezza armonica combinata con le uniche caratteristiche di attacco e sustain fanno sì che il feedback generato è paragonabile alla creta: lo si può malleare e controllare con estrema naturalezza rendendo l’interazione ampli-chitarra uno strumento nello strumento.

Anche se il Gabo non l’ha mai accettato, la scelta del selettore a sei vie è stata poi la ciliegina sulla torta: ai tempi ordinai i Barenuckle Mule per la mia Pro Custom, ma rimasi deluso dal suono un po' incompleto che poi, una volta splittato, annichiliva l’identità della chitarra (sulla PRS montavo i HFS e Vintage Bass che mi avevano abituato a una bella emulazione Stratocaster in posizione quattro). Montati sulla Nude, i pickup hanno assunto una voce differente che quando splittati la rendevano più secca e legnosa nei puliti proprio come avevo sempre sognato.

Se dio Vulcano fosse stato un liutaio? Forgerebbe NUDE

Dopo tre mesi di possesso, confesso che è l’unica chitarra che ho suonato tranne una breve parentesi di due ore con la Jazzmaster e non mi ha mai fatto mancare le altre chitarre nella mia rastrelliera.
Se proprio bisogna trovare un neo nello strumento, lo posso solo riconoscere nell’alloggiamento dei pickup. Se volessi sostituirli avrei bisogno di disassemblare lo strumento intero essendo i pickup fissati sulla pista di alluminio sul retro del corpo con nessun accesso dal top. Ma è un dettaglio che in teoria si può facilmente risolvere in fase di costruzione del corpo con appositi scassi laterali ai pickup.

Alla domanda: "che genere meglio abbraccia?" posso rispondere che riesce a trovare la sua identità dentro qualsiasi quadro sonoro. Il suo disegno progettuale e i materiali scelti non fanno altro che dare una estrema tridimensionalità al suono, quando sicuramente una scelta attenta dei pickup aiuta a finalizzarne il focus. Nella configurazione attuale, posso spaziare a 360 senza pensieri.

Aggiungo, divagando leggermente: spesso ho assistito a dibattiti su queste pagine sul futuro della chitarra a livello di disegno e funzionalità. L’esplorazione dell’alluminio può esserne una interessante evoluzione senza stravolgerne il concetto.

In generale non posso che elogiare lo strumento, il suo liutaio e convincermi della scelta fatta: è uno strumento frutto di passione carnale per la musica e la si apprezza proprio per questa attitudine che si prova una volta abbracciata. Se siete alla ricerca dello strumento vostro, senza pensieri di brand e rivendibilità, la Nude è la chitarra che può darvi quello che cercate nel profondo del vostro spirito musicale.
chitarre elettriche gli articoli dei lettori nude
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di stefano58 [user #23807]
commento del 04/11/2020 ore 12:05:11
Articolo interessante e ben scritto, ma manca una cosa essenziale a questo punto: sentire come canta il dio Vulcano 😉
Rispondi
di dvg [user #11506]
commento del 04/11/2020 ore 19:17:00
Hai ragione, vorrei fare una comparativa con la tele e la prs ma ho la testata dal tecnico e temo di snaturare la prova con amplitube
Rispondi
di adriphoenix [user #11414]
commento del 04/11/2020 ore 13:04:11
Bellissima descrizione e stupenda chitarra (complimenti), quasi premierei il design prima delle sue qualità liuteristiche. Effettivamente sentirla in azione non sarebbe male, anche se sul sito ci sono diverse demo e video per rendersi conto della resa, con tutte le limitazioni di youtube s'intende. Dulcis in fundo, ho notato anche la bella collaborazione tra NuDe e Dreamsongs pick-ups, connubbio made in Italy di tutto rispetto!
\m/
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 04/11/2020 ore 15:08:52
"questo è uno strumento nato per essere suonato, non è uno strumento per dentisti o avvocati"

Hai ragione, soprattutto noi avvocati compriamo gli strumenti solo per esporli :-)
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di dvg [user #11506]
commento del 04/11/2020 ore 16:52:34
perdonami voleva essere piu una citazione di quanto si dice ad esempio delle prs
Rispondi
di Dinamite bla [user #35249]
commento del 04/11/2020 ore 19:01:29
E' sicuramente un lavoro che ha richiesto molto impegno e tempo, e soprattutto merita i complimenti per essere una creazione originale!
Però..... se devo essere sincero, la trovo veramente ma veramente brutta.
Per fortuna de gustibus, quindi spero possa regalare belle emozioni al proprietario!!
Rispondi
di dvg [user #11506]
commento del 04/11/2020 ore 19:15:38
Ohhhhh dai, diciamo simpatica ;)
Rispondi
di MAURIZIO [user #49375]
commento del 05/11/2020 ore 07:01:50
"questo è uno strumento nato per essere suonato, non è uno strumento per dentisti o avvocati"
Il produttore delle batterie MC drums (il mio ex batterista Mimmo Condello di Reggio Calabria) mi raccontava di avere sfornato una splendida doppia cassa con hardware placcato oro per un medico che doveva esporla in salotto accanto a un pianoforte a coda. Ovviamente il medico non sapeva suonare né l'una né l'altro.
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di oscar1965 [user #19484]
commento del 05/11/2020 ore 18:07:18
grazie per le info, interessante, vedo sul sito ci sono vari modelli, anche dei bassi!
Rispondi
di dvg [user #11506]
commento del 05/11/2020 ore 20:20:16
cerca di provarli...in generale lo strumento in alluminio e' una esperienza tutta particolare
Rispondi
di oscar1965 [user #19484]
commento del 05/11/2020 ore 20:38:42
e come faccio? si accettano suggerimenti :)
Rispondi
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