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Guida di sopravvivenza AL chitarrista
Guida di sopravvivenza AL chitarrista
di [user #19807] - pubblicato il

Il chitarrista è un essere davvero particolare! In questa mini-serie di articoli, un nostro lettore racconta scherzosamente la vita nella band per convivere - e sopravvivere - al dispotico chitarrista band leader.
Questo breve manuale è nato per gioco nei primi anni del millennio in corso, scritto di getto in alcuni giorni e fatto circolare tra i componenti delle band dove suono. Ironia della sorte, fu proprio il chitarrista solista - ragazzo dotato di senso dell’umorismo e di autoironia, sosia del fratello di Prince a detta di qualcuno - a suggerirmi di inviarlo al sito per chitarristi www.accordo.it. Ci pensai a lungo e a alla fine così feci, così che il manuale venne pubblicato nel 2009, con mia grande sorpresa oltretutto. Ora, a distanza di qualche anno, riveduto e ampliato sulla base di suggerimenti degli utenti di Accordo.it, di nuove esperienze e ricordi affiorati, invio alla vostra bontà d’animo la nuova edizione riveduta, ampliata e corretta.

Come il precedente, anch’esso è destinato in primo luogo a tutti quegli sventurati amanti della musica (sempre meno, purtroppo) principalmente rock, rock-blues, blues, hard, metal, et similia che hanno il desiderio di estrinsecare la loro passione in un gruppo, rifuggendo dalla tecnologia sempre più disumana che consente di fare tutto da soli. Bello eh, ma un po’ freddina.
In effetti, per suonare come si deve il nostro genere musicale preferito è pressoché indispensabile fare parte di un gruppo. È vero che, come dicevo, la tecnologia moderna permette supporti che consentono di suonare e registrare anche da soli, ma questa forma di onanismo musicale è per noi veri rocker un mero ripiego, soprattutto se non siamo dei mostri alla chitarra o se suoniamo un altro strumento. C’è purtroppo necessità assoluta, oggettiva, di avere nella nostra band almeno un chitarrista, che definiremo d’ora in avanti “LUI”, e ciò per giusta importanza e considerazione, a Suo dire, che riveste nella vita e nell’economia della band (i gruppi più sventurati ne hanno persino due, ma so di masochisti che hanno nel proprio organico ben tre chitarristi!).

Mi sembra utile aggiungere che, nella trattazione che segue, non si parla di chitarristi acustici e di chitarra acustica: questa omissione è dovuta al fatto che, pur essendo bassista, adoro la chitarra acustica e i chitarristi acustici, per cui non me la sono sentita di prendere in giro, seppur bonariamente, questo strumento e chi lo suona. È certo che anch’essi, appartenenti alla gens chitarraia, hanno il loro bel caratterino e parecchie idiosincrasie. È anche vero che molti - se non la quasi totalità - dei chitarristi rock (elettrici) sono convinti che la chitarra acustica sia un’elettrica senza pickup magnetici ma con piezo, per cui la zappano, ehm volevo dire la suonano, allo stesso modo, eseguono gli stessi assolo alla stessa maniera (con risultati veramente scadenti) e non si rendono appunto conto che si tratta di un altro strumento. Qui andiamo troppo sul serio e sul tecnico, qualcun altro ne ha già parlato in passato e ne parlerà in futuro.

Solitamente una rock band è composta da un cantante (a volte anche chitarrista, della serie: le disgrazie non vengono mai da sole), un batterista, eventualmente un tastierista/pianista, un bassista e appunto uno o più chitarristi.
Dobbiamo innanzi tutto chiarire che, per il chitarrista rock (ma non solo per quest’ultimo, perché il jazzista è addirittura peggio), tutti coloro che non suonano la chitarra sono prima di tutto musicisti a metà, necessari comprimari ma privi di ogni dignità artistica, di qualsiasi cultura musicale e di diritto di parola nonché di pensiero. Da qui l’assioma che il chitarrista è l’assoluto e insindacabile leader di una qualsiasi band. Conosco bene - per averci suonato - un gruppo il cui capo incontrastato è, ovviamente, un chitarrista soprannominato “Il Kaiser”: un motivo ci sarà!
All’interno di una band raramente accade che qualche discussione avvenga con il cantante, il cosiddetto front leader, ma si tratta di casi sporadici e che il più delle volte si traducono con il defenestramento del suddetto cantante o del suo ridimensionamento a dimensioni più consone e appropriate.
Tratteremo infine in un capitoletto a parte i rapporti tra diversi chitarristi all’interno della medesima band, fenomeno deprecabile ma, a quanto sembra, estremamente diffuso.

La rock band
Cominciamo ad analizzare le figure standard dei componenti di una rock band. Dedicheremo ovviamente la nostra massima attenzione ai sedicenti guitar hero, ma per il momento rivolgiamo il nostro sguardo e il nostro pensiero a tutti coloro che chitarristi non sono, ai quali è in definitiva dedicato il seguente manuale.

Il cantante solista
Questo personaggio è solitamente considerato da LUI come una checca vanesia ed esibizionista, che ha il compito di biascicare e urlacchiare qualcosa tra un Suo riff e un Suo assolo, dimenandosi più o meno virilmente sul palco: questo è il punto fermo, la pietra miliare della Sua costruzione mentale. Ovviamente il chitarrista più evoluto ritiene fondamentale il cantante, perché LUI non ama stare costantemente al centro dell’attenzione: questo ruolo di front man non è dignitoso per un vero musicista come Lui sa di essere, ma è più adatto per un pavone narcisista che deve incantare le ragazzine e i fans più di bocca buona, perché è evidente che i veri cultori - del gruppo in particolare e della musica in generale - hanno eletto ovviamente LUI come loro unico idolo e feticcio.
Quindi LUI lascia il cantante abbastanza libero di sfogarsi e di dimenarsi, tanto sa bene che alla fine quello squallido e sculettante individuo ha il pubblico che si merita nonché la rogna di dover dire e fare sul palco le ovvietà più banali, come per esempio annunciare e presentare i pezzi in scaletta (mentre LUI approfitta di queste pause per accordare la chitarra per la centoseiesima volta).

Guida di sopravvivenza AL chitarrista

Gli altri membri della band guardano generalmente con favore al cantante, perché il più delle volte è colui che ha l’ardire e l’onere di discutere con LUI eventuali questioni musicali, e in tale modo si assicurano essi stessi la sopravvivenza all’interno del gruppo, evitando dolorose ferite sia fisiche sia all’amor proprio, consentendo alla propria dignità, già vilipesa e umiliata per il solo fatto di combattere quotidianamente con LUI, di mantenersi entro livelli accettabili. Invece il cantante, questo androgino e stravagante individuo, gode intimamente nel considerarsi - perlomeno nella sua psiche deviata - il contraltare di LUI e di ritenersi quasi alla Sua altezza. Il meschino ancora non lo sa, e gli altri componenti del gruppo si guardano bene dal dirglielo, ma generalmente il cantante con questa attitudine va incontro a una fine miserevole.

Diverso il discorso se la voce solista è appannaggio di una cantante. In questo caso la faccenda cambia parecchio e i rapporti interpersonali all’interno della band subiscono dei pericolosi e ondivaghi mutamenti, a seconda dell’avvenenza della ragazza. Difatti, se la cantante è gnocca, la si lascia libera di dire qualunque stronzata le venga in mente, tutti cercano di assecondarla con profusione di sorrisi e smancerie per lo scopo talmente chiaro che non vale la pena parlarne.

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Se la cantante non è gnocca ma è brava, il gruppo la rispetta moltissimo e, per un’atavica galanteria tipica del rock e dei rockers old time, viene assecondata spessissimo nelle sue paturnie e nelle sue velleità, anche perché costei, come tutte le donne, sa benissimo come portare dalla sua parte l’unico che ha voce in capitolo, cioè LUI e questo almeno finché non comincia a rompere le balle pure a LUI.
Nel caso in cui all’interno della band la cantante è racchia e scarsa, sono problemi della band in questione e alla stessa li lasciamo!

Il batterista
È il motore del gruppo, persino LUI è costretto a riconoscerlo, ma questa benevolenza deriva dal fatto che il batterista non Lo potrà mai insidiare sotto nessun aspetto (a conferma di ciò vi dicono niente i carismatici nomi di Ringo Starr, Charlie Watts, Ian Paice, Larry Mullen? L’elenco potrebbe proseguire di parecchio).
Difatti il batterista deve innanzitutto stare costantemente seduto, di solito in fondo al palco. Difficilmente al giorno d’oggi fa assolo (oddio, i più megalomani hanno un momento tutto loro di rullate e deliri vari, ma sono pochi minuti e di solito alla fine del set, così che LUI ne approfitta per accordare per la duecentodiciassettesima volta la chitarra).
Di solito il batterista non scassa gli zebedei per voler aumentare il volume, perché già di suo pesta come un fabbro incazzato. È costantemente ed esclusivamente concentrato sul proprio drumming (a proposito, avete mai osservato la postura e l’atteggiamento di un batterista sul palco? Sguardo da catatonico, busto piegato in avanti e inclinato verso i tamburi, occhi rivolti esclusivamente sul charleston, neanche fosse un film porno) ed è totalmente estraneo a qualsiasi forma di partecipazione collettiva della musica che si sta suonando.
Anche dal punto di vista del look, il batterista di solito è un mondo a parte: si veste come un cialtrone homeless dicendo che così è più comodo (ma dove? Mettiti un jeans e una maglietta, barbone!), sudatissimo come un maiale (e qui è giustificato) e beve come un cammello durante l’intera esibizione, e più beve e più suda, e più suda e più beve, un circolo vizioso che lo fa assomigliare sempre più a un qualcosa di indefinibile nella scala evolutiva del genere umano.

Guida di sopravvivenza AL chitarrista
 
Chi ha passato gli …anta e ricorda il batterista del Muppet Show sa di cosa stia parlando. Per questa serie di motivi il chitarrista generalmente ama il batterista, dello stesso amore che un pensionato ha verso la guida tv o verso un cantiere aperto con operai al lavoro: non ne può fare a meno, Lo rassicura.

Il bassista
Se il batterista è il treno, costui è la rotaia (o viceversa, fate voi, a me piaceva l’immagine). LUI intimamente lo disprezza abbastanza, considerandolo un chitarrista mancato (e perciò frustrato) e scarso tecnicamente (altrimenti avrebbe suonato la chitarra). Il fatto stesso di suonare uno strumento a corde che non sia la chitarra è per LUI quasi un’offesa, una mancanza di rispetto. Se poi il meschino adopera un basso a cinque o, eresia suprema, a sei corde, il chitarrista lo dileggerà senza pietà, ridicolizzandolo per qualunque motivo di fronte a tutti (beh, certo che se un bassista rock usa un basso a sei corde qualche vaffanculo se lo merita!), e comunque il livello di considerazione nella Sua scala valori subirà un ulteriore e definitivo ribasso.
Comunque per LUI il bassista una funzione, almeno scenica, ce l’ha, perché più manici e palette si agitano su un palco e più il gruppo funziona. Certo, il bassista è meglio che si metta in seconda o terza fila, e la spiegazione che tale posizione sia dovuta a un fatto di simmetria visiva (manico più lungo, paletta più grossa, e quindi asimmetrici con il manico e la paletta della chitarra) è una pietosa menzogna che LUI adotterà per non ferire ulteriormente il già basso amor proprio del Suo meschino pigiaquattrocorde.

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Tuttavia costui non se la prende più di tanto, in quanto all’interno dell’economia della band è di solito ‘the quiet one’, il tipo tranquillo, più che altro per sopravvivenza se non per indole (Bill Wyman, John Entwhistle, John Paul Jones, Roger Glover, Adam Clayton, tutte le più grandi rock band del passato hanno avuto bassisti tranquilli e silenziosi: fa eccezione Paul McCartney, ma costui è nato chitarrista, quindi il discorso torna).
A volte il bassista ricopre anche la funzione di fare i cori, tanto la sua reputazione è scesa a un livello talmente miserevole che non sarà per il fatto di urlettare qualcosa di tanto in tanto che peggiorerà la sua immagine, ma almeno per LUI questa sarà un’ulteriore possibilità di mortificare il Suo sottoposto e quindi ricordare, una volta di più, la gerarchia all’interno della band.
Spesso il bassista è l’intellettuale del gruppo, e questo perché - a detta di LUI - ha un sacco di tempo per pensare tra una nota e l’altra che suona, ma questa è un’ulteriore maldicenza gratuita perché, se il bassista si azzarda a suonare scale veloci o fraseggi, verrà immediatamente redarguito da LUI per lesa maestà nel tentare di assurgere a un ruolo solista che non gli spetta (“sta' al tuo posto, suona le fondamentali o il riff che ti ho detto e non rompere i maroni!”).

Il tastierista
Verso costui il chitarrista rivolge una maggiore considerazione, nonché un atteggiamento ambiguo: innanzi tutto non suona uno strumento a corde e quindi non si macchia del reato infamante di lesa maestà. Inoltre capita a volte (non sempre) che il tastierista, meglio se pianista/organista, abbia un’infarinatura musicale almeno sufficiente per confermare - non dico discutere, badate bene, confermare - le idee musicali del chitarrista (abbiamo già visto precedentemente come gli altri componenti del gruppo non abbiano diritti, ma solo obblighi derivanti dalla grazia ricevuta di essere stati assoldati da LUI e suonare nel Suo gruppo la musica che LUI decide).

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Se il tastierista/pianista/organista vuole avere ulteriore chance di essere considerato, non deve assolutamente cantare, meno che meno fare i cori: questo lavoro di bassa manovalanza è compito della base ritmica o del chitarrista ritmico (una curiosa figura che esamineremo più avanti) o, come abbiamo visto, del bassista. Altro compito essenziale per il tastierista/pianista/organista è quello di iniziare i pezzi con un’introduzione breve (per dare tempo a LUI di terminare di accordare per la quattrocentosettantatreesima volta) e di inframmezzare qua e là l’esecuzione di un pezzo con brevi e misurati assoli, ovviamente a un livello di volume ben più modesto di quello che verrà adoperato per il ‘vero’ assolo, che LUI eseguirà nell’ammirato e sussiegoso rispetto degli altri componenti della band, mentre il delirio del pubblico sarà completo, totale e definitivo (almeno LUI la vede così).

A volte, in alcune band appaiono altre figure di contorno:
- coristi, ma è soprattutto dal vivo e in band di megalomani esaltati;
- coriste, presenti nell’organico di gruppi di assatanati e di maniaci sessuali, ma lo ‘jus primae noctis’ del chitarrista è spesso fonte di diverbi e litigi insanabili tra i componenti della band, nonché di repressioni e frustrazioni tra gli altri componenti;
- fiati - in sezione o singoli - che però con le moderne tecnologie trovano sempre meno spazio e quindi non ne parliamo in questa sede.

Ascendendo nella scala sociale del gruppo abbiamo il chitarrista ritmico.

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Questa curiosa figura generalmente si divide in due categorie: o svolge il doppio ruolo di supporto chitarristico e di cantante, oppure non canta (o fa qualche coro sguaiato e fuori tonalità alla Keith Richards) ed è lì perché raccomandato o perché dispone della sala prove o perché è quello che conosce le ragazze. È di solito accettato benevolmente dagli altri (e come potrebbe essere diversamente, tanto se è lì è perché Qualcun Altro, e sapete bene di Chi sto parlando, ha già preso la decisione!) ma ha dovuto subire un preventivo e attento esame da parte di LUI. Parleremo più avanti del rapporto fra più chitarristi all’interno di un gruppo, rapporti che di solito sono caratterizzati da sentimenti di odio/sopportazione/disinteresse/complicità.
Una volta che il chitarrista ritmico ha superato il Suo esame teorico-pratico (con domande tipo: “quanti e quali effetti usi? Che chitarre hai? Quante volte hai cambiato pickup negli ultimi tre mesi? Com’è composta la tua pedaliera? Ma quella leva del vibrato è originale o hai montato un tergicristallo di una Fiat Uno? Chi comanda qui?”) costui è ammesso alla corte di LUI, il CHITARRISTA SOLISTA.
 
Guida di sopravvivenza AL chitarrista

Costui è il vero protagonista, non solo di questo manualetto ma, come dice LUI stesso, della vita e della cultura occidentale degli ultimi settant’anni.
Il chitarrista (quello solista in particolare, ma il discorso è valido per tutti i chitarristi di una band) è un animale strano, particolarissimo, con abitudini curiose e a volte stravaganti, che una volta analizzate e (forse) capite aiuteranno i componenti di un gruppo musicale a sopravvivere.

Guida di sopravvivenza AL chitarrista

Partiamo dall’ego del chitarrista, che di solito è smisurato. L’abilità e la fama di un chitarrista è data dalla somma di varie componenti, tra cui l’ego è appunto parte essenziale. Di solito o dà il proprio nome al gruppo (anticipato da un “The” all’inizio e da un “band” alla fine) o impone un improbabile nome di fantasia. Conosco chitarristi che quando non perdono tempo a svisare o a eseguire riff e assoli inventano liste di nomi, per lo più assurdi, per i loro gruppi. Quando hanno stabilito come chiamare la band subito ne formano un’altra per utilizzare un nome “che è bellissimo, dobbiamo usarlo assolutamente” (di solito quest’altra band è formata dai quattro quinti della precedente, ma questo è un fatto secondario, così come il repertorio, l’importante è utilizzare il nome).
Altro metro di valutazione fondamentale per un chitarrista è la ‘tecnica’. Intendiamoci bene fin dall’inizio: il concetto di tecnica è quanto di più soggettivo esista nell’universo! Ogni chitarrista è intimamente e totalmente convinto che solo LUI è padrone della ‘tecnica assoluta’; tutti gli altri sono o troppo scarsi o troppo prolissi (definiti dai più intolleranti anche “jazzisti di merda”). Quindi LUI, e solo LUI, possiede la padronanza tecnica, per cui non azzardatevi mai a dire che il tale assolo non è perfetto, che ci sono troppe note o troppe poche note, o che il bending è eccessivo oppure che (eresia massima) l’assolo è troppo lungo (del volume ne parleremo a parte): licenziamento e relativa scomunica sono sempre in agguato.
So di bassisti legati al proprio ampli con una muta di corde e costretti ad ascoltare l’opera omnia di Ritchie Blackmore ovviamente a volume da concerto da stadio, ma anche di un pianista che a una obiezione sulla durata eccessiva di un assolo è stato costretto ad ascoltare integralmente e in lingua originale una conferenza stampa di Keith Richards dal titolo “Perché voi non capite un cazzo di musica se non ascoltate Brown Sugar sniffandovi contemporaneamente tre etti e mezzo di coca purissima e recitando un mantra a Leo Fender”!!! (nell’originale inglese suonava più o meno così: Uuuuayyyyyoufuckbreaaannnnntybrrrauunsciuuugaaaar – buuuurrrp (rutto) – uaaaahtyofuckinfendaaar).
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