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American Professional II: la Fender Telecaster invecchia alla grande
American Professional II: la Fender Telecaster invecchia alla grande
di [user #17844] - pubblicato il

Solida, espressiva, diretta: la Telecaster American Professional II ha il sapore di un mezzo affidabile che non ti lascerà mai a piedi. L’abbiamo testata a fondo sul campo.
Essere uno tra i maggiori riferimenti mondiali in fatto di sound dopo la bellezza di settant’anni di storia non è da tutti ma, se c’è una chitarra che si è dimostrata capace di attraversare le epoche senza dover mai rinunciare del tutto al proprio DNA, questa è la Telecaster.

Due pezzi di legno avvitati, un’ergonomia “tagliata con l’accetta”, un’elettronica elementare, un comparto hardware quanto mai essenziale, ma c’è qualcosa nella Fender Telecaster che ancora oggi la rende una tra le prime scelte negli stili musicali più disparati. Un suono incisivo, dritto al punto, sempre riconoscibile eppure capace di aggiungere un valore speciale nei contesti più disparati. Nella reinterpretazione aggiornata al 2020 della serie American Professional II tutto ciò non poteva essere sacrificato.

American Professional II: la Fender Telecaster invecchia alla grande

I legni
La serie American Professional II raccoglie gli strumenti simbolo della tradizione Fender e li riscrive in una chiave al passo coi tempi, con tutti i crismi che si possono desiderare in uno strumento professionale ma anche con un look e un tono senza tempo.
Così, la Telecaster conserva la configurazione evergreen di un body in ontano - o un meno scontato pino tostato in abbinamento a determinate finiture - e un manico avvitato in acero, con sopra una tastiera in palissandro. 
Inedita è la finitura dello strumento in prova, un originale burst blu elettrico che sfuma nel nero verso il centro del corpo dal titolo Dark Night.

La costruzione
Quando si parla di Telecaster tradizionali, l’assemblaggio manico-corpo a quattro viti è un must. Nella American Professional II i canoni sono rispettati, ma il tacco si arrotonda quel tanto che basta per agevolare l’accesso ai tasti più alti pur senza sottrarre superficie di contatto tra manico e corpo, a tutto vantaggio della trasmissione delle vibrazioni.
Come in tutti gli strumenti della serie, la piastra sul retro offre l’accesso per la regolazione dell’inclinazione del manico. È l’ultima evoluzione del vituperato Micro-Tilt che ha contribuito alla brutta nomea di alcune Fender degli anni ’70 in avanti ma che, giunto alla sua incarnazione più recente, non evidenzia limiti né difetti specifici.
Sostenere che il meccanismo possa in qualche modo rovinare la resa dello strumento è pura teoria, perché nella pratica la Telecaster American Professional II vibra, suona e risuona, grazie a un innesto solido e a una struttura compatta quanto un ciottolo, e tanto ci basta.

American Professional II: la Fender Telecaster invecchia alla grande

Il manico
La suonabilità della serie American Professional II è quella che il tipico fan di casa Fender vorrebbe sentire sotto le proprie mani. Il profilo Deep C del manico è tondeggiante e leggermente più abbondante rispetto al Modern C, ma si assottiglia leggermente man mano che si raggiungono i registri più acuti così da risultare confortevole e naturale in ogni posizione, anche grazie ai bordi smussati della tastiera e alla finitura satinata che rendono il playing liscio come l’olio.
22 tasti narrow-tall sono disposti su un raggio da 9,5 pollici. I fret sono sottili il giusto da dare un impatto vintage, alti quanto basta per un tocco di modernità, su una tastiera arcuata a sufficienza da non stranire i sostenitori della scuola californiana ma non così tanto da proiettarli in un approccio eccessivamente retrò. L’equilibrio che ne risulta è piacevole, naturale, indicato per l’accompagnamento quanto per il solismo grazie all’action piuttosto bassa resa possibile dal ponte fisso.

L’hardware
Le meccaniche staggered sono tra quelle piccole perle che ci si chiede perché non siano più diffuse sul mercato. L’altezza compensata degli alberelli distribuisce meglio la tensione sul capotasto in osso e, di conseguenza, stressa meno lo string-tree, tutto a vantaggio della trasmissione delle vibrazioni e della tenuta d’accordatura.
Contribuisce a tali aspetti anche il solido ponte fisso, un convenzionale sistema con tre sellette in ottone che permette il montaggio delle corde sia string-thru (con corde passanti attraverso il corpo) sia top-load (con corde fermate alla base del ponte per minor tensione e, stando a quanto suggerisce l’orecchio, maggiore attacco).
L’intonazione compensata delle sellette non fa sentire la mancanza di una configurazione più “moderna” a sei sellette e la consistenza delle vibrazioni ringrazia: i fan del genere capiranno.
Inoltre è una piacevole scoperta scovare all’interno della custodia rigida in dotazione la “ceneriera” a copertura delle sellette, per chi ama la categoria.

American Professional II: la Fender Telecaster invecchia alla grande

L’elettronica
Il mix di magneti dei pickup V-Mod II visto per il modello Stratocaster coinvolge anche il mondo Telecaster, così come la scelta di montare un meccanismo treble bleed e di tarare volume e tono per un’escursione regolare, morbida sotto le dita e mai estrema nel suono. Il selettore a tre posizioni suggerisce un’impronta classica ma, anche qui, c’è una chicca nascosta sotto la scocca.

Quando si parla di miscelazione di pickup, tutti sembrano in cerca della famosa posizione centrale da Telecaster: mai nessuno che si occupi di ricreare la risposta corposa e armoniosa al tempo stesso della posizione centrale di una Les Paul.
Ecco, ci ha pensato Fender con uno switch push-push che permette miscelare i due pickup in parallelo per una timbrica tradizionale o in serie per rendere il suono più spinto, pieno e corposo, tendente sensibilmente all’humbucker.

Nell’insieme, il carattere è quello di una Telecaster purosangue, che dimostra però una spiccata malleabilità, una propensione alla personalizzazione del suono e al trattamento per mezzo di effetti, dai distorsori alle modulazioni, emergendone ogni volta con una risposta bilanciata e aggraziata.



La più spartana delle chitarre si rifà il look, ma non cambia anima. Con la American Professional II, la Telecaster è versatile, accattivante, affronta i tour impegnativi con una costruzione solida e gli stage più illuminati con un’elettronica aggiornata, ma conserva tutto il gusto di suonarla con un approccio sanguigno e diretto, senza mezzi termini, creando un legame con lo strumento che pochi altri riescono a offrire. Per essere una “nonnina”, la bella californiana ha un bel po’ di pepe e ancora tanto da dire.
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