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Carlo Di Pinto: songwriting per chitarristi
Carlo Di Pinto: songwriting per chitarristi
di [user #116] - pubblicato il

Chitarrista, session man, insegnante e dimostratore, Carlo studia musica dall'età di 8 anni. Ha frequentato prestigiosi corsi e collaborato con tanti artisti. Ci siamo fatti raccontare la sua passione per Jeff Beck e il suo rapporto e le collaborazioni live con Ricky Portera. In particolare, però, abbiamo parlato della sua recente formazione in songwriting, esperienza esclusiva maturata alla scuola di Mogol

Perché è importante che un chitarrista si dedichi o comunque studi il songwriting?
Perchè tentare di lasciare la nostra impronta nel panorama musicale è importantissimo. L’artista nasce per creare, quindi per lasciare la sua traccia indelebile. L’artista comunica attraverso un suo linguaggio, nel nostro caso la musica, ed è l’unica maniera autentica che ha per comunicare. Spesso sento musicisti che non scrivono per paura di essere giudicati e tutto ciò non deve succedere: l'importante è scrivere, esprimersi. Nn farlo è peggio che ricevere un giudizio magari non positivo.
L'arte del songwriting mi ha sempre affascinato: credo sia uno degli aspetti più importanti nel mondo della musica.
Il processo attraverso un cui un artista scrive, inizialmente mi appariva misterioso. E ho scelto di studiarlo, tanto da specializzarmi in questo aspetto con un master presso la UWS in Scozia.

Come ci si avvicina a questo studio?
All'inizio nella maniera più semplice: studiando stili differente e imparando tante cover. Bisogna mettere a fuoco e cercare di capire quello che è stato scritto da altri.

Carlo Di Pinto: songwriting per chitarristi

Ci racconti la tua esperienza nella scuola di Mogol?
Per me è stato un grande onore ricevere la borsa di studio al CeT di Mogol. Proprio per il mio interesse per il songwriting, non ho avuto dubbi e ho subito scelto il corso “compositori”. È stata, ed è tutt'ora, un'esperienza fantastica: in quell’angolo di paradiso dell’entroterra umbro si vive la musica a 360 gradi. Si crea l'ambiente perfetto per scrivere la propria musica.
Al CeT sei a contatto con docenti di grande spessore musicale, su tutti il grande e immenso Mogol, autore insuperabile, poeta di grande sensibilità, patrimonio indiscusso della storia della canzone italiana nel mondo. Il corpo docente si dedica a spiegarti in modo mirato come si deve scrivere una canzone. Sei sempre stimolato, ogni giorno, anche perché gli allievi sono tutti artisti bravi e selezionati, con un’età che varia dai 18 fino ai 60 anni e si interagisce con tutti, si lega con tutti, e le persone che fino a qualche giorno prima erano degli estranei diventano più che dei semplici amici.
Per scrivere le canzoni ci vuole anche il posto giusto e il CeT lo è: la struttura è fantastica, camere stupende, distese infinite di verde, teatro, cavalli... a volte mi sembra di essere a Hogwarts, ma invece di studiare magia studiamo musica. Non vedo l'ora che i corsi riprendano, purtroppo al momento il Covid ha bloccato tutto.

Sei un grande estimatore di Jeff Beck; perché questo chitarrista è ancora oggi un'icona estremamente attuale?
Penso che Jeff sia uno che faccia cantare, letteralmente, lo strumento! Basti pensare alla sua cover di “Nessun Dorma”, per citarne una.
Studiare il suo stile è stato per me fondamentale perché mi ha aiutato a suonare le note giuste, a metterne sempre meno, a suonare con le dita per dare espressività alle note. La sua grandezza è dovuta alla sua espressività e alla semplicità della sua strumentazione: Strato, Marshall, pochi pedali e tanto suono.
Il suo uso della leva è iconico! Tanti chitarristi hanno assimilato questo concetto e sono stati condizionati dal suo approccio: come ad esempio Steve Vai...
Penso che la sua grandezza non sia dovuta solo alla sua abilità e alla sua tecnica incredibile. Il merito è soprattutto della sua musicalità: le sue canzoni  si lasciano ascoltare serenamente anche senza essere chitarristi o ascoltatori esperti.

Carlo Di Pinto: songwriting per chitarristi

Hai suonato spesso dal vivo con Ricky Portera. Che ricordi hai di quelle esperienze e cosa hai imparato da lui?

Ho dei ricordi stupendi e tanti aneddoti da raccontare... Ricky è stato uno dei miei maestri sul “campo”, mi ha insegnato a stare sul palco, a essere prima uomo e poi musicista, a capire i momenti giusti di un chitarrista sia sul palco che in produzione. Inoltre, mi ha insegnato ad avere sempre il suono giusto e, se durante un live c'è qualche problema (quelli non mancano mai) mi ha spiegato che non si deve mollare: bisogna portare sempre e comunque avanti lo spettacolo. Mi ha forgiato, letteralmente. Lo stare con lui mi ha fatto fare il passaggio da ragazzo appassionato a “professionista”. Amo molto il suo modo di suonare e di approcciarsi ad un solo. Spesso, quando mi commissionano le chitarre per un brano, mi capita di pensare: “cosa suonerebbe Ricky?”. Lo ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato.
Vi racconto volentieri un ricordo al quale tengo maggiormente: mi piaceva molto il suo brano “Piazza Maggiore” ma avevo difficoltà a trovarlo tutto ad orecchio. Cosicché lui, stanco di vedermi annaspare su quel brano, durante un backstage si mise vicino a me e me lo insegnò passo dopo passo con tutta la pazienza del mondo. Per me fu una cosa fantastica! Lì, in un backstage, poco prima di salire insieme sul palco....un momento indimenticabile!
 
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