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Osvaldo Di Dio:
Osvaldo Di Dio: "Sono cambiati i tempi e le regole del gioco"
di [user #116] - pubblicato il

"Spotify va inteso come un social e non come un negozio di dischi. Come tutti i social, va alimentato con materiale nuovo, continuamente. Il CEO di Spotify, Daniel Ek, lo ha detto chiaramente a fine agosto, ricevendo attacchi enormi da parte della comunità dei musicisti. Ma bisogna accettare che i tempi sono cambiati e con essi le regole del gioco." Parola di Osvaldo Di Dio, uno dei musicisti più eclettici del nostro panorama. Didatta, session man, autore, cantautore e chitarrista pregevole e versatile, Osvaldo ci parla della sua recente produzione acustica particolarmente seguita e apprezzata proprio su Spotify.
 
E' da poco uscito "Coming Home", un tuo brano per chitarra acustica. Ce lo racconti?
E’ uscito il 7 gennaio, è un brano che ben rappresenta lo stile compositivo che ho ricercato sulla chitarra acustica, a metà strada tra Ed Gerhard e Pat Metheny. Anche se mi sono esposto poco negli anni come chitarrista acustico, in realtà il mio primo approccio è stato proprio con questo tipo di chitarre, sia nylon che steel. E’ un’anima che era già emersa nel 2019 con la pubblicazione di Guitar Stories, una suite per chitarra classica che ho composto e registrato nella mia casa a Procida, l'isola che proprio pochi giorni fa il Ministro Franceschini ha nominato Capitale Italiana della Cultura per il 2022. Un secondo brano è in uscita il 28 gennaio, Seventh Heaven.
 
Questo brano si unisce a una serie di brani classici e acustici che stai pubblicando con grandi risultati di ascolti su Spotify...ci spieghi come è nata questa idea?
Come dicevo è iniziato tutto due anni fa, quando ho sentito l’esigenza di far ascoltare il mio lato chitarristico più intimo, quello appunto acustico. Due brani contenuti in Guitar Stories sono entrati nelle playlist algoritmiche di Spotify, generando centinaia di ascolti ogni giorno. Osservando questi risultati, ho cominciato a pubblicare dei singoli in acustico a partire dalla fine di ottobre, il terzo dei quali, una mia versione strumentale di The Long And Winding Road dei Beatles, è entrata in tre playlist editoriali di Spotify, generando migliaia di ascolti al giorno, soprattutto in USA, Canada, Australia e Regno Unito. Al momento ho più di 26 mila ascoltatori mensili, in crescita costante.

Osvaldo Di Dio: "Sono cambiati i tempi e le regole del gioco"
 
Più nel dettaglio, ci aiuti a capire come un musicista può sfruttare in maniera sensata il potenziale di Spotify?
Tramite il confronto continuo che ho con Max Belladonna, che mi affianca come branding strategist e artist developer dal 2017, è emerso che Spotify va inteso come un social e non come un negozio di dischi. Come tutti i social, va alimentato con materiale nuovo continuamente. Il CEO di Spotify, Daniel Ek, lo ha detto chiaramente a fine agosto, ricevendo attacchi enormi da parte della comunità dei musicisti. Ma bisogna accettare che i tempi sono cambiati e con essi le regole del gioco. Ci sono centinaia di playlist per ogni genere musicale, Spotify ha necessità di aggiornarle ogni settimana, sta a noi fornire il materiale. Certo, il guadagno se non si raggiungono certi numeri è basso, ma ne guadagnamo in popolarità che poi può essere spesa in altri ambiti per monetizzare, come ad esempio la didattica. Personalmente, sulla scia del successo di questi brani, sono in procinto di organizzare dei seminari di chitarra acustica a Procida per l’estate 2021.
 
Negli ultimi anni hai lasciato andare la tua vena artistica in svariate direzioni: e ti abbiamo visto session man, chitarrista elettrico e ora acustico. Ma anche cantautore e bluesman. Ci parli di questo tuo continuo evolvere? Soprattutto perchè immagino si traduca in un continuo investire nel rinnovarsi, studiare, aggiornarsi…
Anni fa vivevo questo mio eclettismo musicale come una problematica, in realtà stavo soltanto costruendo una base larga che si basa su un elemento fondamentale: la sincerità. Io sono davvero tutte queste cose, le faccio con lo stesso entusiasmo e con la stessa autocritica. Tutto quello che pubblico soddisfa dei requisiti molto severi che mi auto-impongo. Quando quello che produco ritengo sia musica bella, sincera per l’appunto, ben realizzata.. non mi faccio più problemi. Certamente, è necessario fare attenzione alla comunicazione, ma su questo mi aiuta anche Max.

Osvaldo che consiglio daresti ai musicisti per vivere in maniera positiva (nei limiti del possibile ovviamente... ) questo periodo così delicato? (risposta in video)
 


Le foto dell'articolo sono di ​Photophobia Photography
intervista osvaldo di dio
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di rabbitjoke [user #49842]
commento del 20/01/2021 ore 16:16:25
Postare un pezzo al giorno toglie l’arte di torno !
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 20/01/2021 ore 20:28:45
Condivido la visione sui network di distribuzione della musica, c’è in questo momento un vero e proprio commercio di playlist su spotify da parte di persone che sono sostanzialmente degli “influencer”; tutto sommato mi sembra che quelli che tendono a emergere sono quelli più capaci di sfruttare il mezzo non necessariamente perché fanno la miglior musica, ma è una constatazione senza alcun intento polemico. In epoca di TV venivano ricercati i più telegenici. Tuttavia ciò non vuol dire che non si possa far breccia con qualcosa di veramente interessante e fatto con passione. Certo ci vuole tanto impegno e tanta caparbietà ma credo che mai come ora ci sia stata per ciascuno una finestra spalancata sul mondo.
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 20/01/2021 ore 20:31:10
Onestamente, a me questo approccio sembra totalmente perdente, perchè significa che fare il musicista è divemtato un hlbby e che la professione non esiste più. Monetizzare su spotify significa fare milioni di ascolti al mese. Spotyfy paga per un ascolto meno di mezzo centesimo. Questo significa che con 26.000 ascolti al mese si guadagnano circa 111 € da cui bisogna togliere le tasse (30% circa) e i contributi professionali. Ovviamente, se non si produce nulla non si guadagna più nulla.
Rispondi
di rabbitjoke [user #49842]
commento del 21/01/2021 ore 00:11:55
Esatto, chi guadagna è Spotyfy. I creativi sono soltanto degli utensili. È qualcosa di profondamente sbagliato alla radice.
Rispondi
di Ernestor [user #46937]
commento del 21/01/2021 ore 00:51:29
Se la vedi dal lato discografico hai ragione al 100%, io ne facevo più un'opportunità per rendersi visibili. Sinceramente, mi sembra che tralasciando alcuni fenomeni da baraccone, alla fine emergono anche quelli che ci mettono tanto impegno e metodo pure se non sono cool per il mainstream, e quelli davvero bravi anche se non sembra, perché magari sono più impostati sull'immagine. Provo a fare un esempio: dal lockdown mi capita sempre più spesso di fare collaborazioni internazionali e ogni tanto capitano anche persone fuori dal mio giro. Sono stato contattato da una cantante inglese, che mi ha mandato un video live, immaginati una in stile lady gaga, o Miley cyrus, smutandata e panterona in quel modo. Ci metteva la grinta, le mosse giuste, vocalmente ci stava dentro eppure mentre me la guardavo in mezzo ai laser mi venivano in mente quei programmi tipo tele italia con le orchestrine di liscio. Una distanza netta rispetto ai riferimenti. Mi sono reso conto che per certi artisti sovraesposti sui media può passare facilmente in secondo piano quanto possono essere bravi artisticamente. Uno per cui mi sono tolto il cappello in questo senso è justin timberlake per esempio. Poi capisco che possa essere musica mainstream, a molti musicisti possa far storcere il naso per l'accento sulla commercialtà della musica, ma non mi riferisco solo a questo tipo di artisti è solo un esempio per dire che certe volte non percepiamo che la bravura ha molte facce, e alla fine chi ha davvero qualcosa da dare viene fuori, sia quando è un animale da classifica, sia quando è un musicista impegnato e di nicchia. Avere a disposizione un palco internazionale come internet mi sembra una grande opportunità per farsi notare. Da lì poi, se uno pensa di farci i soldi corre il rischio di restare deluso.
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di Sykk [user #21196]
commento del 21/01/2021 ore 08:57:17
Una volta su vinile uscivano i singoli e solo in seguito usciva il Long Playing.
Oggi è tornato sensato mantenere alta l'attenzione del pubblico/follower mettendo online un pezzo al mese.

I soldi vendendo i dischi non si fanno più; il grosso era sul costo del supporto e della distribuzione, che non esistono più e comunque agli artisti arrivava poca roba.

Oggi si è costretti a regalare la propria musica a Youtube e Spotify, in modo da aumentare la visibilità e sperare di riuscire a fare qualche soldo coi concerti. O nel caso di un chitarrista famoso reinventarsi come turnista per il fenomeno commerciale del momento, fare clinic e lezioni private, libri, ecc...

...Poi conosco un sacco di gente che se la racconta, tipo:"è uscito il mio disco", mentre hanno solo messo una demo online...
Rispondi
di MuddyWaters [user #47880]
commento del 23/01/2021 ore 09:27:4
Noi a lui stavamo aspettando che ce lo veniva a dire.
Rispondi
di onlyfender [user #5881]
commento del 23/01/2021 ore 12:05:14
I tempi cambiano ma le belle canzoni restano, in questo momento sto ascoltando Crazy di Willie Nelson nella versione di Patsy Cline... è un brano che ha 60 anni e probabilmente tra 100 anni, quando nessuno di quelli che leggono questo messaggio sarà più su questa terra, si ascolterà ancora.
Comunque Coming Home di Osvaldo Di Dio mi è piaciuta, appena ho ascoltato il frammento in video mi ha fatto venire voglia di prendere l'acustica.
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