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Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio
Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio
di [user #17844] - pubblicato il

Agitare un microfono per simulare un combattimento tra spade laser, picchiare un cavo metallico e parlare dentro un synth con arpeggiatore: ecco come sono nati i suoni di Star Wars.
La sfida di sonorizzare un film di fantascienza o ispirato a un mondo fantastico sta nel dettaglio non trascurabile che i suoni da riprodurre non esistono nella realtà. Non possiamo sapere che rumore farebbero davvero una pistola laser o un dispositivo per il teletrasporto, bisogna lasciarsi ispirare dalle immagini, dal copione e fantasticare su come quella “cosa” potrebbe suonare se esistesse davvero.

Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio

In una produzione cinematografica, l’audio rappresenta una fetta importante del risultato finale. I rumoristi, progettisti del suono, quelli che a Hollywood chiamano “foley artist”, giocano con la mente degli spettatori, suggerendogli cosa aspettarsi da una scena, persino quali emozioni provare, e a volte segnano l’immaginario generale in maniera indelebile.
Cosa sarebbe una spada laser senza il caratteristico ronzio? Un caccia stellare in volo senza il suo sinistro stridio? Cosa sarebbe Star Wars senza Ben Burtt?



Ben Burtt è un sound designer di fama mondiale. Ha firmato dei veri capolavori a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, dai vari Indiana Jones ai film di Star Trek, fino ad aver prestato la voce al film d’animazione Wall-E. L’intera serie di Star Wars ha le sue impronte ovunque.
Sua è l’intuizione di come dovrebbe suonare una lightsaber, che rumore dovrebbe fare un colpo esploso da una pistola laser e suo è l’adorabile linguaggio degli astrodroidi.

Era il maggio del 1977 quando Star Wars - Una Nuova Speranza ha raggiunto le sale cinematografiche. Avrà un successo straordinario e del tutto inatteso, tanto da essere ricordato come il primo grande blockbuster dell’era moderna.
Fino a quel momento, le pellicole ad ambientazione futuristica (l’uso del termine “fantascienza” legato a Guerre Stellari è tutt’ora oggetto di feroci discussioni) erano ancora legate ai canoni stabiliti decenni addietro, con i classici in bianco e nero che spopolavano negli anni ’50 e ’60, quando l’esplorazione dell’universo era un tema caldissimo nelle arti quanto in politica.
Dopo Star Wars, le trame e le scelte estetiche dei film ambientati nello spazio non saranno più le stesse. Guerre Stellari getterà anche le basi per i suoni che tutt’oggi i nostri cervelli collegano alle navicelle spaziali, alle pistole laser e alle voci di robot e alieni. Progettarli non è stata cosa facile, e di seguito vi racconteremo cosa c’è dietro alcuni di quegli effetti iconici.

Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio

La voce di R2-D2
Il linguaggio usato dal simpatico droide R2-D2 (per qualche motivo arrivato in Italia col nome di C1-P8) è stato uno dei suoni più complicati da realizzare. Il copione descriveva la sua voce semplicemente con “beep e fischi” che avrebbero dovuto in qualche modo avere delle inflessioni tali da dare l’impressione che il robot stesse interagendo con gli altri personaggi, ora ponendo domande, ora rispondendo, ora incalzando.
La chiave si è trovata in un sintetizzatore a cui è occasionalmente miscelata la voce dello stesso Ben Burtt, opportunamente modulata.
Ben racconta di essersi esercitato a lungo per padroneggiare i suoni prodotti attraverso la tastiera e le manopole, lavorando con filtri e arpeggiatori da modificare a seconda del tono richiesto. Quanto alle “intrusioni parlate” filtrate attraverso il synth, la sperimentazione è nata dal tentativo di riprodurre con la voce umana quello che gli autori avrebbero voluto fosse il risultato finale, in una specie di contorto reverse engineering a doppio senso.

Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio

Il salto nell’iperspazio
La manovra più famosa del Millenium Falcon. I motori si scaldano, si sente la potenza che cresce, poi il botto: tutto si distorce intorno e la nave sparisce all’orizzonte.
Per renderlo, Ben ha ripreso il motore elettrico di un ascensore al fine di creare l’effetto della nave che si prepara al salto e vi ha aggiunto in coda il frammento di un tuono per la parte esplosiva in cui c’è la vera e propria partenza.

I blaster
I blaster, cioè le armi da fuoco nell’universo di Star Wars, dovevano avere un suono mai sentito prima. I proiettili dovevano esplodere, ma portandosi dietro una modulazione tutta futuristica.
Ascoltandoli, si pensa subito a una pesante manipolazione del segnale, magari generato da un sintetizzatore. Invece il suono delle pistole laser di Guerre Stellari è forse il più artigianale di tutti, nonché il più facile da replicare: ogni colpo non è altro che una chiave inglese battuta contro un cavo d’acciaio.
Che ci crediate o no, se colpite con qualcosa di metallo un tirante di acciaio, otterrete un effetto del tutto simile a quello ascoltato nella saga. Un effetto non lontano può essere ottenuto colpendo una lunga molla o, in maniera meno diretta, anche sperimentando con il tank di un comune riverbero a molla.



Landspeeder
Le piccole ma velocissime vetture che fluttuano a qualche palmo da terra.
Le loro accelerate sono quelle del motore di un jet ripreso attraverso un microfono ovattato per mezzo di vari strati protettivi. Il ronzio che invece emettono mentre levitano da ferme è il suono catturato da un microfono inserito nella bocca di un aspirapolvere con un rumore di autostrada in lontananza, catturato semplicemente dalla finestra di Ben.

Tie Fighter
Quello del caccia imperiale è, nella memoria del sottoscritto, uno dei suoni più inquietanti dell’intera serie, quasi un grido mostruoso che le navette da guerra emettono mentre si lanciano all’attacco.
Per realizzarlo, Ben ha attinto direttamente dagli archivi della casa di produzione. Si tratta di versi di animali, per lo più barriti di elefanti, provenienti da precedenti film 20th Century Fox, modificati nella velocità e con l’aggiunta di filtri per raggiungere l’effetto desiderato.

Darth Vader
A proposito di suoni inquietanti. Per Darth Vader (o Fener, vabbè), l’idea era creare qualcosa di minaccioso e che facesse subito capire allo spettatore che il signore dei Sith era nei dintorni. Ben spiega di aver cercato di suscitare una reazione simile al ticchettio della sveglia ingoiata dal coccodrillo per Capitan Uncino, in Peter Pan.
Nel copione, Vader è descritto come un essere metà uomo e metà macchina, che fa uso di diversi supporti sintetici per muoversi e respirare. Così, in un primo momento, è stato sperimentato un insieme di rumori metallici ed elettronici, ma un risultato così elaborato rischiava di distrarre lo spettatore dalla scena. Si è pensato allora di concentrarsi sul respiro.
A registrarlo è un microfono lavalier dentro un boccaglio da sub, per rendere il respiro profondo e denso, con i rumori meccanici delle valvole che chiudono e aprono il passaggio alla fine di ogni soffio d’aria. Il tutto è stato poi rallentato rispetto alla registrazione originale e anche la voce è stata filtrata per suonare robotica, più vicina al personaggio e uniforme al timbro usato per il respiro.

Come hanno fatto i suoni di Star Wars: dalla lightsaber al salto nell’iperspazio

Le lightsaber
Quello delle spade laser è stato uno dei primi suoni a prendere vita durante la lavorazione del film.
Ben racconta di aver avuto fin da subito chiaro in testa che rumore avrebbe dovuto emettere una spada di luce.
All’epoca lavorava presso una sala di proiezione e pensò immediatamente di provare a giocare con i motori dei proiettori cinematografici. Ne mise in funzione due: le leggere differenze nelle rotazioni e nei meccanismi generano un rumore leggermente modulato, ciclico e dall’ambiente profondo.
Ma il risultato non lo soddisfaceva: “affascinante, ma non pericoloso a sufficienza”, racconta in un’intervista.
L’illuminazione arrivò quando sentì le interferenze provocate da un microfono in prossimità di un televisore. Provò così a registrarlo e a miscelare i due suoni in post produzione: la somma è l’inconfondibile ronzio della spada laser.
Il fattore “minaccia” aggiunto dall’interferenza del televisore poteva quindi essere dosato in modo diverso a seconda della spada laser, diversificando l’effetto per ogni personaggio in scena.

In un combattimento, però, le spade si agitano nell’ambiente e il suono varia a ogni “swoosh”. Per restituire quella caratteristica, Ben ha registrato la “pasta” di base e l’ha riprodotta attraverso delle casse. Poi, con un microfono in mano, ha imitato i movimenti delle spade nell’aria, ricreando così variazioni che potessero regalare la singolare reazione di una fonte sonora che si muove davanti all’ascoltatore, rendendo il tutto estremamente immersivo.

Nel video, un moderno rumorista tenta di replicare il suono di una lightsaber.



La magia del cinema è anche questo, un mondo fatto di sensibilità e psicologia, creatività e desiderio di sperimentare, che il lavoro dietro un’opera colossale come Star Wars può riassumere alla perfezione.
Quindi, May The Force Be With You!
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