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Informazione musicale tra apparenza e sostanza - Audience sui social media
Informazione musicale tra apparenza e sostanza - Audience sui social media
di [user #59848] - pubblicato il

L’ultima indagine disponibile sull’uso degli strumenti musicali in Italia conta circa 400mila musicisti attivi (ovvero chi fa musica almeno una volta a settimana) tra classici e moderni. Se si incrocia questa informazione con un po’ di dati raccolti sui social nell’aprile 2021 sorge immediatamente il sospetto che la gran parte degli operatori attivi sui social non raccolga pubblico organico, ma acquisti “click” e “like” dalle agenzie specializzate.
Due esempi emblematici.

Primo esempio. La pagina Facebook di un sito italiano che qualcuno definisce “competitor” di ACCORDO espone oltre 600mila “follower”, ovvero il 50% in più rispetto al numero totale delle persone che fanno musica in Italia. Però a guardare con un po’ di attenzione si scopre che  questo esercito di “follower” è pressoché inattivo, visto che nelle due settimane centrali di aprile 2021 i post sulla pagina hanno generato un “rating” (la media tra “like” e “follower”) dello 0,002% circa. Cioè: seicentomila presunti appassionati di musica seguono una pagina, ma praticamente senza intervenire, in silenzio.

Per fare un confronto, il “rating” di ACCORDO (che non ha mai comprato traffico, quindi espone un’audience molto più piccola) è lo 0,14% nello stesso periodo, quasi due ordini di grandezza. Quello di Gibson (che investe pochissimo sui social, dunque ha quasi esclusivamente traffico organico) è 0,34% mentre quello della Coca Cola (che investe, ma ha uno staff di comunicazione social molto efficiente) è 0,09%.

Cosa si può dedurre? Semplice: che il traffico organico (quello cioè generato da persone vere, i musicisti che raggiungono la pagina e la seguono per un reale interesse) c’è e reagisce. Quello acquistato a basso costo no, perché ai bot e agli impiegati indiani o cinesi le chitarre in genere non interessano, quindi dopo aver fatto “click” o “follow” passano a un altro cliente.

Secondo esempio. Un canale YouTube dedicato alla chitarra con circa 50mila iscritti ha recentemente pubblicato un video sulle chitarre in carbonio, oltretutto con un titolo neppure troppo accattivante. Ebbene, nonostante il tema di super-nicchia il video ha totalizzato più di 10mila visualizzazioni nel primo giorno di pubblicazione, con un "rating" record del 20%, come se ogni cinque iscritti al canale si fosse precipitato a guardare il video sulle chitarre in carbonio. Per capire la portata dell’impresa l’abbiamo confrontata con le performance di alcuni canali noti e attivi, registrando le visualizzazioni delle prime 24 ore per i video pubblicati nello stesso giorno:

- Breaking Italy, video Hunziker e Scotti, rating 4,8%
- Fender, video Squier Contemporary, rating 1,9%
- Guitar World, video Kramer Original Collection, rating 2%
- Quattroruote, test della nuova Porsche GT3, rating 3,1%
- Serie A di calcio, rating medio delle partite 4%
- Slim Dogs, video sulla storia dei film trash, rating 8,8%

Dunque le chitarre in carbonio hanno fatto segnare un “rating” da Guinness. Oltretutto la raffica di visualizzazioni è continuata nei giorni successivi, fino a superare quota 40mila, ovvero l’80% degli iscritti al canale, che è come se il 10% di tutti i musicisti italiani (inclusi quelli classici) fosse talmente interessato alle chitarre in carbonio (in realtà una voce minuscola della produzione mondiale) da consentire al video di infrangere tutti i record di performance. Fantastico no?

In sintesi: quando il traffico non è realistico in relazione al bacino di riferimento significa che è artificiale, cioè non proviene da utenti reali facenti parte del bacino di riferimento, ma è prodotto da persone o bot che fanno “click” a pagamento. Chi affida i propri budget a questi canali non solo produrrà un numero di conversioni irrisorio se non nullo, ma - come spiegato nella puntata precedente - spende soldi per dare ulteriore vantaggio ai grandi marketplace esteri.

Confrontati con queste performance muscolari i numeri social di ACCORDO possono apparire modesti a uno sguardo superficiale. In realtà sono numeri veri, dunque realistici in relazione al bacino di riferimento nazionale, che come detto conta poco meno di 400mila musicisti attivi. E sono numeri organici, cioè derivano dell’apprezzamento spontaneo da parte di musicisti veri, italiani e attivi che seguono il nostro lavoro e lo apprezzano. Nella sua storia ACCORDO non ha mai comprato un “like”, un accesso, un “follower”. Dietro ogni “click” che riceviamo non c’è qualcuno che genera traffico a pagamento dall’altro capo del mondo, ma un musicista italiano che vuole leggere materiale di qualità perché fa musica in Italia.

Il nostro impegno è concentrato su questa audience reale e al mercato italiano, a cui dedichiamo ogni minuto del nostro tempo e ogni centesimo dei nostri budget. Il nostro fattore di “engagement” è molto superiore alla media perché ci rivolgiamo a persone vere, che fanno musica, parlano la nostra lingua e acquistano strumenti musicali nel nostro Paese.

Questo è l’articolo 5 di 10. Questa serie di riflessioni è frutto della collaborazione di tutto il gruppo di lavoro di ACCORDO (redazionale, commerciale, amministrativo). Tutti gli articoli sono pubblicati con la firma collettiva “Gruppo Accordo” e riuniti sotto l’hashtag univoco #usalatesta. L'indice completo degli articoli è qui.
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