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Mattia Tedesco: quando suoni devi divertirti. Impossibile se senti male
Mattia Tedesco: quando suoni devi divertirti. Impossibile se senti male
di [user #116] - pubblicato il

Vasco, Achille Lauro, Mina, Gianluca Grignani...sono solo alcuni dei nomi per i quali ha suonato la chitarra di Mattia Tedesco, oggi punta di diamante dei session man italiani. Forte di una pronuncia ritmica modernissima, Mattia riesce a declinare in maniera attuale anche le sonorità e gli approcci più tradizionali. Lo abbiamo incontrato per parlare di In-Ear e della loro complessa gestione in un live.
Un altro appuntamento dedicato agli ascolti sul palco e alle gestione mirata degli In-Ear. Nel precedente articolo ne avevamo parlato con Luigi Schiavone.

"La prima volta che ho usato gli In-Ear Monitor è stato nel 2009 durante il tour con Grignani perché era una cosa obbligatoria. Del resto in ambito pop usarli è la prassi. Sono
diverse le cose interne, non rivolte al pubblico, che in uno spettacolo la band ha bisogno di ascoltare: click, count, il direttore musicale che ti comunica che c’è un problema sul palco o in sala, o chiama il brano successivo…per queste ragioni non puoi non utilizzare gli In-Ear. Anzi proprio per questo genere di comunicazioni di servizio funzionano benissimo: permettono di sfruttare un sistema di talk back, microfoni che arrivano solo alle orecchie di noi musicisti o alla produzione, senza disturbare il pubblico.
Quindi, mi sono abituato presto a usarli anche se la chitarra, a volte, non è lo strumento ideale da mandare in cuffia. Perlomeno,  con In-Ear di qualità non eccelsa che non riescono a gestire al meglio le frequenze medie che sono molto, molto importanti.
La svolta e la fine di questa gestione di suoni non sempre ottimali in cuffia, per me è arrivata con il digitale, quando sono passato ad Helix. Prima di tutto, perché ho potuto prepararmi i suoni a casa, già indossando gli In-Ear. In questo modo, la risposta che avevo in cuffia è la stessa che poi mi sono ritrovato sul palco, sera dopo sera. Invece, con un microfonaggio standard, può capitare che ogni tanto ci sia un rientro, oppure il microfono non venga messo nella maniera adeguata, condizionando suono e ascolto. Tutti i problemi che sono stato felice di poter evitare passando al digitale.

Mattia Tedesco: quando suoni devi divertirti. Impossibile se senti male

Io ritengo l’utilizzo degli In-Ear una scelta molto professionale e che si presta a un tipo di attività del genere. Mi capita di vedere band, magari di ragazzi giovani che li prendono per emulare i professionisti, quelli che fanno i tour. Solo che per usare gli In-Ear bisogna cambiare radicalmente la gestione del suono: la figura di una persona che ti segue, di un fonico di palco è imprescindibile. Perché, soprattutto se usi In-Ear con il calco, sei totalmente isolato dal mondo e se incorri in un problema tecnico, gestirlo senza un fonico di palco è a dir poco difficile. Quindi, per quanto possa fare figo usarli, bisogna essere consapevoli che se non sono gestiti in maniera e in un contesto professionale, ti puoi ritrovare davvero all’inferno con quei maledetti aggeggi nelle orecchie! Per usarli bene, tutto deve essere organizzato ed efficiente come in un tour: con un service, uno staff, un fonico di palco, dei trasmettitori settati con le frequenze ben selezionate che non incorrano in interferenze radio…
Molto ci sarebbe poi da dire su come si gestiscono gli ascolti: cosa chiedere di ascoltare negli In-Ear. Perché, attenzione, è un mix molto differente da quello che si ha e si chiede rispetto a un monitor da terra. Con un monitor a terra, tu hai anche l’ascolto diretto del palco: l’amplificatore, la batteria li senti con le tue orecchie e ti arriva anche quello che esce dai monitor degli altri musicisti. Negli In-Ear ci vuole invece un equilibrio, un balance quasi da disco! Quindi bisogna sentire tutto, con il proprio strumento non troppo alto ma ben inserito nel mix! Immaginando il mix che ci sarà in sala e ascoltando, lo ripeto, tutto! Dal tom al timpano, passando per gli over della batteria, i vari canali delle tastiere…insomma, ci vuole un po’ di cura e pazienza! Non nego, infatti, che tra amici e allievi - tutte persone che suonano per passione e non per professione - tanti mi abbiamo chiesto dopo averli comperati: “Ma come fai a usarli? Io non mi ci trovo” …e il più delle volte la causa è tra quelle che elencavo prima: il fonico di palco non c’è, la gestione del suono e degli ascolti è fatta unicamente fa FOH o magari perché tutto è gestito da un unico mixer tenuto sul palco e manco c’è il fonico! Se usi così gli In-Ear ti garantisci una brutta serata, non ti diverti. Tanto meglio allora usare i monitor tradizionali, per suonare godendosi la serata. Perché quello bisogna fare: divertirsi quando si suona.

Mattia Tedesco: quando suoni devi divertirti. Impossibile se senti male
in ear intervista mattia tedesco
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