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Classic Rock racconta l'estate che ha cambiato il rock
Classic Rock racconta l'estate che ha cambiato il rock
di [user #116] - pubblicato il

Vi anticipiamo i contenuti del nuovo numero di Classic Rock, quello di settembre, il quinto dall’inizio dell’amicizia e collaborazione con Accordo. Uscito oggi in edicola, Classic Rock N° 107 celebra il trentesimo anniversario di un’estate irripetibile, quella del 1991 quando, in sette incredibili settimane, vennero pubblicati una serie di dischi decisivi per la storia del rock: da NEVERMIND dei Nirvana al BLACK ALBUM dei Metallica, passando per BLOOD SUGAR SEX MAGIK dei Red Hot Chili Peppers.


Ma la lista è miracolosa perché ci sono i Soundgarden con BADMOTORFINGER, i Primal Scream con SCREAMADELICA, Ozzy Osbourne con NO MORE TEARS e, soprattutto i Guns N’ Roses con USE YOUR ILLUSION I & II. 
Riascoltare e rileggere questi dischi, permette di scattare una fotografia su un momento artistico e musicale di grande fermento e transizione: “Gli anni 80 non erano ancora morti e gli anni 90 non erano ancora davvero iniziati. Ecco la storia di come l’estate del 1991 dimostrò che il mondo apparteneva ancora al rock (e non solo al Grunge).” (Ric Hobson)
Il 1991 offre il pretesto per un’altra retrospettiva lunga trent’anni: dal 1971 al 1991 i Genesis pubblicano tre album, uno ogni 10 anni: NURSEY CRIME (1971), ABACAB (1981) e WE CAN’T DANCE (1991) ultimo lavoro in studio del trio Banks, Collins, Rutherford. Tre dischi radicalmente diversi ma che scopriamo essere il frutto coerente di un percorso mirato e consapevole affrontato dai Genesis.
L’intervista “I Futuristi del Pop”, mette a fuoco una band cult come gli XTC dando la parola al loro leader e fondatore Andy Partridge. Gli XTC, guidati dalla sensibilità musicale anticonvenzionale e creativa di Partridge e Colin Moulding (bassista stupefacente), fiorirono sulle ceneri del punk creando una ibrido musicale dove convivevano l’allora emergente new wave con la psichedelia degli anni 60, pop di derivazione Beatlesiana e musica elettrica e acustica, persino folk. 
Ampio spazio alla chitarra elettrica, con la seconda parte di uno speciale che si interroga su chi siano i chitarristi più influenti della storia del rock. Ma attenzione: non i più famosi, quelli che - al di là dei dischi venduti e delle copertine conquistate - hanno maggiormente condizionato lo sviluppo e il suono del linguaggio chitarristico. Le schede su Dave Navarro, Rick Nielsen, Steve Morse, Prince, Malcom Young e tanti altri…
E poi, come in ogni numero, interviste (Steve Hackett, Danko Jones, Osanna), una montagna di dischi recensiti tra novità (Iron Maiden, The Aristocrats, Los Lobos, Dee Gees, Tesseract, Elvis Costello…) e ristampe (George Harrison, Aztec Camera, Buena Vista Social Club…) e pure gli strumenti musicali segnalati da Accordo. Abbiamo messo sotto i riflettori due chitarre, la Manne Taos Standard e la Jackson di Marty Friedman e un pedale, il Chorus Juno -60 di Tc Electronic.
A proposito di Accordo, tra le tante recensioni di libri (CONFESSO di Rob Halford, STORIA DEL PROGRESSIVE ROCK di Mick Barnes, GIOVENTU’ SUONATA di Claudio Pescetelli…) c’è anche COMFORTABLY DUMB, primo giallo ambientato tra le chitarre di "tale" Alberto Biraghi, giornalista di Milano che – anche lui trent’anni fa proprio come Metallica e Nirvana –  ha fondato Accordo.it.

Classic Rock racconta l'estate che ha cambiato il rock

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di reca6strings [user #50018]
commento del 27/08/2021 ore 19:06:03
Mica per fare il rompiballe, ma l'anniversario "epocale" mi sembra un po' tirato per i capelli: capisco Nevermind, che ha dato un'impronta al decennio successivo, vanno benissimo Badmotorfinger (disco della maturità dei Soundgarden) e Screamdelica (un disco effettivamente unico e di svolta), ma il resto è messo lì un po' a capocchia. Black album è decisamente un bell'album, ma non porta neppure le pantofole a Master of puppets e non è significativo quanto Kill em all. Lo stesso dicasi per No more tears, EP interlocutorio che non ha la verve di blizzard of ozz e diary of a madman, primi passi di Ozzy da solista; volendo prescindere dagli esordi e scegliere un punto di svolta io avrei detto No rest for the wicked che lancia uno strepitoso ed innovativo Zakk Wylde e di cui No more tars pare la copia un po' sbiadita. Medesima valutazione per Use your Illusion: l'album della maturità dei Guns suona come un polpettone un po' indigesto, nulla a che vedere con Appetite for destruction.
Volendo proprio indicare un anno, io avrei detto 1986 per le uscite del già citato master of puppets accanto a pietre miliari del trash quali reign in blood degli Slayer, peace sells... dei Megadeth, il primo album dei Sepultura (Morbid Vision) e, in territori meno pesanti: Slippery when wet che smarca Bon Jovy dall'anonimato. Sempre nel rock meno pesante non si può non citare A kind of magic dei Queen ed il ritorno alla registrazione dei Boston (third stage) o non ricordare la super band di Dave Lee Roth che diede vita ad eat'em and smile.
Insomma, forse l'articolo andava scritto 5 anni fa.
Buona musica
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di Carrera [user #31493]
commento del 27/08/2021 ore 20:36:12
Pur piacendomi alcuni dischi che menzioni...solo il fatto di Nirvana e RHCP fa capire che il 1991 ha mosso cose, cambiato cose che non succedevano almeno da 10 anni o più...i dischi che nomini del 1986 sono bei dischi per carità...ma nulla più...Nirvana, RHCP, BlackAlbum son pietre miliari
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di Lucifer [user #46960]
commento del 28/08/2021 ore 06:30:29
Black Album è una pietra miliare e Master of Puppets no?!? Vabbè, facevi prima a scivere che hai cominciato ad ascoltare i Metallica con il black album! I RHCP avevano già fatto uscire quel capolavoro dell'89 che era Mother's Milk, altro che BSSM. Sono d'accordo con reca6 che si poteva inquadrare la cosa qualche annetto prima dove effettivamente uscirono le cose migliori delle citate bands! Si vede che l'articolo è stato scritto da qualcuno che ha vissuto quegli anni e in quelli di prima era troppo piccolo. PS: Use your illusion un grande album? Forse per chi non ha mai ascoltato "Appetite"!
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di Gianni Rojatti [user #17404]
commento del 28/08/2021 ore 17:55:04
secondo me Master Of P è un album pazzesco, imprescindibile per il metal.
Però è vero che il Black Album e Blood Sugar sono considerati tra i dischi rock più grandi di sempre...e hanno condizionato più di un decennio di musica...

Credo siano dischi con proiezione e valore differente. Però è innegabile che il Black Album resti il disco più conosciuto e venduto dei Metallica e che li ha traghettati da eroi e icone del metal a Rock star...

Rispondi
di Gianni Rojatti [user #17404]
commento del 28/08/2021 ore 17:55:05
secondo me Master Of P è un album pazzesco, imprescindibile per il metal.
Però è vero che il Black Album e Blood Sugar sono considerati tra i dischi rock più grandi di sempre...e hanno condizionato più di un decennio di musica...

Credo siano dischi con proiezione e valore differente. Però è innegabile che il Black Album resti il disco più conosciuto e venduto dei Metallica e che li ha traghettati da eroi e icone del metal a Rock star...

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di luxvan [user #15458]
commento del 27/08/2021 ore 20:09:52
USE FOR ILLUSIONS ?????
Rispondi
di luxvan [user #15458]
commento del 28/08/2021 ore 14:06:32
Pronta la correzione 👏👌
Rispondi
di Carrera [user #31493]
commento del 27/08/2021 ore 20:34:17
Bello! Ho comperato questo giornale che non leggevo da un po il mese scorso ed è stato bello trovarci un po di noi accordiani. E lo compererò anche questo mese...che anno il 1991 e che dischi...
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 28/08/2021 ore 12:53:01
Certo è meglio Master of puppets, ma il black album ha messo i Metallica alla portata di un pubblico ben più vasto, tra l'altro dopo And justice for all che è pesissimo e pure io lo ascolto a fatica.
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di Gianni Rojatti [user #17404]
commento del 28/08/2021 ore 17:55:51
Esatto. La penso alla stessa maniera.
Rispondi
di Johnny92 [user #43424]
commento del 28/08/2021 ore 13:08:54
Nel 1991 usciva anche, e niente di meno che, l'album 1916 dei Motörhead..... album con brani del calibro di I'm so bad, The one to sing the blues, Going to Brazil, Ramones, 1916... un grandissimo album. Ma in Italia, e solo in Italia, si manda in onda, purtroppo, solamente Ace of Spades.
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di giambibolla [user #5757]
commento del 28/08/2021 ore 13:51:05
Quell’estate ero in giro negli USA e ricordo che in radio passava frequentissimamente Cliffs of Dover , disco dell ‘anno prima, ma io lo scoprii solo nel 91 appunto.
Rispondi
di Sciamano [user #50087]
commento del 29/08/2021 ore 00:31:42
Ma da quale alto grado di pressappochismo bisogna essere affetti per ignorare "Spiderland" degli Slint e "loveless" dei MBV?
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di Sykk [user #21196]
commento del 29/08/2021 ore 11:02:25
Forse il motivo è che non sono stati dei gamechanger, o comunque sono non rimasti nella memoria come quelli citati.

Io più che i red hot sono stato segnato da The Real Thing dei Faith No More (1989) ma per qualche strano motivo è una band che almeno in Italia ricordano in (relativamente) pochi.

Discorso simile per i Queensryche che hanno fatto qualcosa di innovativo, poi sono arrivati i Dream Theater e se lo sono preso.
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di Sciamano [user #50087]
commento del 29/08/2021 ore 14:27:08
Non per te eh, ma non ho voglia di spiegare il perché e il per come siano stati dischi seminali. Lo dice la storia e teoricamente sarebbe sotto gli occhi di tutti. Mi limito a precisare soltanto che rappresentano un buco enorme all'interno di un discorso che passerebbe in rassegna esperienze che - testuali parole - "hanno maggiormente condizionato lo sviluppo e il suono del linguaggio chitarristico". Come sempre, vengono citati i soliti nomi: per comodità editoriale, ma credo anche per incultura musicale.
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 29/08/2021 ore 19:05:38
Anche nella memoria musicale i Faith No More e Queensryche sono due gruppi di riferimento assoluto.

Nella mia personale classifica, in ambito heavy, metto sul primo gradino delle preferenze quel capolavoro di "Operation: Mindcrime" del 1988, ma se dico che è stato una pietra di fondazione del prog-metal non credo di fare un'affermazione troppo condizionata dai miei gusti personali.

A mio avviso dici benissimo sui DT, tra l'altro nella serie di interviste di Guitar World a Petrucci visibili su YouTube, nel capitolo dei power chord, questi afferma che sul tema le sue due principali influenze sono stati i Rush ed i Queensryche, in particolare su questi ultimi si sofferma non poco nell'analisi.
Rispondi
di XLarge [user #10353]
commento del 29/08/2021 ore 08:40:01
Che periodo incredibile...
E poi avevo 30 anni di meno. Scusate se è poco!
Rispondi
di bulgi81 [user #45146]
commento del 29/08/2021 ore 21:41:12
E Ten dei Pearl Jam? 30 anni oggi.
Rispondi
di Gianni Rojatti [user #17404]
commento del 30/08/2021 ore 10:13:57
Da quanto ho sbirciato, Ten avrà uno speciale dedicato nel prossimo numero!

G

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