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Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore
Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore
di [user #116] - pubblicato il

Guardiamo più da vicino i microfoni dinamici e a condensatore per capire quando è preferibile usare una tipologia anziché l’altra nella microfonazione della voce e del canto.
Amplificare un cantante a un concerto, registrare la sua esibizione per un disco, incidere un voiceover per uno spot pubblicitario o trasmettere un podcast sono tutte sfaccettature di una stessa esigenza: microfonare la voce umana.
Per farlo esistono molte vie, innumerevoli prodotti e diverse tecnologie, ognuna con i suoi punti di forza. Tra queste, è fuori ogni dubbio che i microfoni dinamici e quelli a condensatore siano i primi a essere presi in considerazione per lo scopo.

Microfoni a condensatore e microfoni dinamici sono utilizzati in egual misura per la ripresa di voci e canto. Ognuno ha delle precise caratteristiche e, per scegliere il microfono più adeguato, è necessario valutare esigenze e contesti, ma anche il funzionamento stesso alla base dei sistemi scelti.

Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore

Microfoni dinamici e a condensatore si distinguono per la tecnologia che ne permette il lavoro. Con essa, cambia la risposta in frequenza, dettagli non trascurabili come la sensibilità, il transiente, la capacità di reggere a sollecitazioni più forti e la resistenza ai fenomeni di feedback.
Prendiamo a riferimento alcuni esemplari del catalogo Shure - leader nella categoria - per guardare più da vicino al funzionamento, al suono e alle motivazioni che possono portare alla scelta di uno o di un altro modello.

I microfoni dinamici
Un microfono dinamico basa il suo funzionamento sull’induzione elettromagnetica.
È composto da una membrana collegata a una bobina che è avvolta intorno a un magnete. Il campo magnetico creato genera una debole tensione, che varia in intensità con la vibrazione della membrana.
Il segnale elettrico risultante rispecchia le caratteristiche della fonte sonora e, debitamente amplificato e diffuso attraverso un altoparlante, restituirà il suono originale.

È un microfono dinamico l’SM58, padrone incontrastato dei palchi e dei contesti in cui sono richieste una buona direzionalità e una buona resistenza ai fenomeni di feedback. Ma è dinamico anche l’SM7B, microfono di riferimento per il broadcast e per la registrazione dei parlati in studio.

Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore

I microfoni a condensatore
Come il nome stesso suggerisce, in questo caso la struttura della capsula mima quella di un condensatore, componente elettrico composto da due armature di materiale conduttore separate da uno strato isolante, detto anche dielettrico.
Nel microfono, un’armatura è fissa, mentre l’altra è costituita dalla membrana. Il movimento della stessa causa una variazione di tensione ai capi del sistema, cioè del condensatore, tensione che verrà poi convertita in un segnale sonoro.
A differenza del microfono dinamico, che genera un segnale elettrico, il condensatore è un componente passivo e, per funzionare, ha bisogno di un’alimentazione dedicata.
Nei microfoni moderni, tale alimentazione proviene dallo standard Phantom, una tensione fino a 48 volt che viaggia nello stesso cavo XLR usato per il trasporto del segnale audio, senza richiedere connessioni aggiuntive.

Si è soliti associare i microfoni a condensatore alla tipica scocca grossa e uniforme, senza impugnatura, con la griglia spaccata a metà per il lungo e sospesa nell’immancabile “ragno” per assorbire le vibrazioni, come il classico KSM32. Sono però a condensatore anche tipici microfoni “gelato”, come l’SM86.

Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore

Tecnologie diverse generano caratteristiche e resa sonora differente. Per questo, una tipologia può essere preferibile all’altra a seconda delle applicazioni, dei contesti e delle precise esigenze del caso.
Per approfondirne l'utilizzo pratico passiamo la parola a Enrico Sesselego, fonico freelance che ha insegnato al Musicians Institute-Hollywood e alla SAE di Nashville. Tra i tanti ha lavorato con Steve Vai, Thomas Lang, Paul Gilbert...

Microfonare la voce? Quando e perché scegliere dinamico o condensatore

Enrico Sesselego: Se si deve parlare di microfoni a condensatore o dinamici è bene fare una considerazione generica che prescinda la singola marca specifica, tanto più che i modelli sono così tanti e, soprattutto, quelli di nuova generazione cercano di implementarsi con caratteristiche che prima erano peculiarità o dell'uno o dell'altro.

Partiamo dal condensatore, alimentato a 48 volt. È un microfono che può aiutarti molto sulle voci, magari soprattutto su quelle femminili che possono avere un timbro e un'emissione più tenue. Ha un gamma di frequenze molto estesa e dettagliata che quindi ti permette di essere molto preciso in ogni dettaglio sonoro. E si tratta di dettagli che possono essere decisivi: pensiamo, per esempio, a una voce femminile che esegue una parte sospirata o con dinamiche davvero sottili.
Del resto, a questa capacità di essere così dettagliato il condensatore affianca anche una certa fragilità: bisogna stare molto attenti in caso di emissioni sonore troppo forti. Per questo sui microfoni a condensatore si usa il Pop Filter che sui microfoni dinamici non è così indispensabile visto hanno una capsula con un diaframma più duro da muovere, più solidale al corpo. Per questo il dinamico, avendo un diaframma che si muove meno, coglie minori dettagli ma è meno suscettibile a cambiamenti di pressione sonora repentini ed è per questo che viene utilizzato su strumenti molto rumorosi: amplificatori per basso o chitarra, rullanti...

Concentrandoci sulla voce, i microfoni a condensatore offrono una possibilità interessante sulle basse frequenze che consente di utilizzare quella che si chiama “figura 8”, la bi direzionalità: questa permette di annullare o ridimensionare in maniera molto sensibile l'effetto di prossimità che si crea con un microfono cardioide. Per intenderci, qualunque microfono cardioide (dinamico o a condensatore) più ci si avvicina alla capsula più enfatizza le frequenze basse. Prova ne sia che per il beatbox (quando con la voce si emula la batteria) si usano i dinamici proprio perché, portati vicinissimo alla bocca e tenendoli stretti in mano sulla capsula, gonfiano le basse a favore dell’effetto ritmico ricercato. Si capisce quindi, che un dinamico sarà la scelta di chi su una voce vuole recuperare le basse, spingerle. Viceversa in una vocalità ricca di basse, un microfono a condensatore aiuterà a gestirle favorendo l'emissione di alte e medie.

Un classico esempio: immaginiamo un corpulento cantante blues o gospel afro americano, con un timbro profondo e ricco di basse: un microfono a condensatore sarà capace sia di tenere sotto controllo il debordare delle basse che cogliere anche sfumature sonore ed espressive del parlato assieme alle dinamiche più sfumate della performance.
Il dinamico si porta dietro tanti vantaggi legati alla praticità: dal vivo teme meno i feedback e le escursioni brusche di volume. E, in effetti, anche in fase di registrazione privilegia praticità e velocità. Per esempio, Trent Reznor dei  Nine Inch Nails è un fedelissimo utilizzatore di microfoni dinamici per la sua voce: non usa nemmeno l’SM58 - che sarebbe la scelta più di prassi - ma l’SM57 che normalmente si abbina alle chitarre. Ovviamente lo utilizza passando per un buon preamplificatore e di sicuro non espone il microfono a escursioni di cinque ottave come Mariah Carey!
Oppure, un altro esempio, è il fatto che un microfono nato per Broadcast, l’SM7 sia stato e sia utilizzato da artisti come Joss Stone, Michael Jackson, Red Hot Chili Peppers. E questo è un microfono dinamico, cardioide e quindi con effetto di prossimità e con Pop Filter incorporato.
ksm32 microfoni shure sm58 sm7b sm86 tecniche di registrazione
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Microfono dinamico Shure SM58
Microfono dinamico Shure SM7B
Microfono a condensatore Shure KSM32
Microfono a condensatore Shure SM86
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