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Slayer, "Seasons in the Abyss": thrash lugubre e minaccioso
di [user #60369] - pubblicato il

Continuiamo il nostro viaggio attraverso i dischi decisivi dell'heavy metal: quello più duro, incisivo, cattivo ed influente nell'evoluzione del genere. Oggi ci concentriamo su un capolavoro degli Slayers, "Seasons in The Abyss" del 1990.


Siamo nel 1990, anno di transizione anche per la musica, che vede per quanto riguarda gli album metal un bel movimento da parte di svariate band: i veterani Iron Maiden e Judas Priest, il thrash dei Megadeth, il quarto album dei Testament, Pantera con l’album della svolta: “Cowboys from Hell”, il death-technical dei Death, i Blind Guardian e il loro power teutonico, Exodus con la prova del cantante Steve “Zetro” Souza, Anthrax e “Persistence of Time” album che strizzava l’occhio al progressive, Scorpions e l’inossidabile “Wind of Change”… Insomma per tutti i generi e per tutti i gusti! Negli anni 80 alcuni di questi gruppi hanno “dettato legge” nel modo di fare, nei live e hanno creato la “fratellanza metal” che ancora ci accompagna (ma quanta nostalgia!); poi sono arrivati loro, gli anni 90, in cui i vari “generi” metal sono stati sdoganati più facilmente anche per via dei video musicali più articolati e “cinematografici”.  Da dire che nel decennio 80, il metal era caratterizzato dal thrash e invece, negli anni 90, troviamo il power-progressive dei Dream Theater e Symphony X; ma è anche l’inizio del grunge, con Nirvana, Pearl Jam, Blind Melon, della Generazione X e in coda del nu-metal (entrambi non accettati appieno dalla comunità metallara).



Ma il 9 ottobre 1990 viene pubblicato “Seasons in the Abyss” quinto album degli Slayer, la band thrash formatasi nel 1981 (41 anni quindi di attività!) grazie a Kerry King e Jeff Hanneman.
Prima di questo lavoro i nostri spaccaossa avevano pubblicato “Reign In Blood”, furioso e potente e “South Of Heaven”, meno tagliente ma non per questo meno centrante nel loro percorso. Ma veniamo a “Seasons in the Abyss”, gioiello che si incastona perfettamente tra gli altri due: album maturo, dal thrash tirato ma dalle atmosfere più lugubri e minacciose rispetto ai lavori precedenti. Forse manca la cattiveria/arroganza di “Reign In Blood” ma la violenza thrash di alcuni brani come ad esempio “War Ensamble” è spettacolare. Ma anche brani come “Expendable Yout”, “Blood Red” e la sublime “Seasons in the Abyss” hanno la meglio! Perché?  È presto detto: sono canzoni più lente sicuramente, ma sono veri e propri pugni in pieno volto, dei macigni che ti lasciano senza diritto di replica se non quello di ascoltare e farne tesoro. Da menzionare anche “Dead Skin” brano che parla di un serial killer, forse sulla scia dei tanti casi che dominavano la cronaca nera (uno su tutti Ted Bundy, autore di almeno una trentina di omicidi di ragazze e morto nel 1989) e nel brano si parla di un ragazzo, Ed Gein (realmente esistito e romanzato nel libro e poi film ‘Psyco’ di Alfred Hitchock) che impazzito uccide delle donne e muore in un ospedale psichiatrico. Da segnalare che in “Dead Skin” vi è una voce di donna che recita la parte di una vittima mentre la voce di Tom Araya si staglia su un riff di morte. 



L’album vede come ultimo brano la title track: brano di puro thrash, senza fronzoli, lugubre, evocativo, allucinante e potente, coadiuvato dall’incedere sinistro della batteria di Dave Lombardo e dall’assolo thrash all’ennesima potenza di King e Hanneman, mentre la voce di Araya è satanica ed estrema e il suo basso è come il maligno che si insidia nelle menti. Oltre sei minuti in cui tutte le espressioni musicali della band convergono all’unisono.  Per quanto riguarda l’apporto delle due chitarre, sono di manifattura ESP, brand americano. I pickup utilizzati sono EMG, le tecniche in questo brano sono varie: tra cui power cord, palm muting e tapping nei soli, con una delle due chitarre droppata. Pochissimi effetti, amplificatori Marshall spinti ulteriormente da overdrive o distorsori extra. Nel 2013 ESP ha prodotto in edizione limitata, una chitarra come tributo a questo album, una Limited Edition di 300 pezzi, di cui solo 6 disponibili per l’Italia.
L’oscurità incalza, l’inquietudine arriva e in questo brano si sprigiona, come se i precedenti avessero intessuto un tappeto prepotente e trasgressivo in cui tutto diventa sulfureo e tetro.
 “Seasons of the Abyss” è l’album da cui attingere ancora potenza e irriverenza, tenacia ed efficacia, da ascoltare perché il thrash di questa portata non sazia mai.

I classici dell'heavy metal slayer
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