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Chiede a una AI se sa cos'è un Tube Screamer: questa glielo programma in VST
Chiede a una AI se sa cos'è un Tube Screamer: questa glielo programma in VST
di [user #17844] - pubblicato il

La storia è questa: un utente chiede a un chatbot se sa cos’è un Tube Screamer, e l’intelligenza artificiale gliene sviluppa uno in VST.
Evitiamo il clickbait. Chiariamo da subito che le intelligenze artificiali non sono capaci di ricreare da sole il suono di uno dei pedali più famosi di sempre. Non ancora, almeno. Ma il risultato della “conversazione” con un chatbot in grado di programmare software da sé resta impressionante.

Il 2023 si apre con una storia che i fanatici della fantascienza anni ’80 troveranno inquietante. Skynet è sempre più vicino, ora coi computer si conversa, i software imparano dalle proprie esperienze e sanno programmare a loro volta altri software, fino a creare il codice per trasformare un Ibanez Tube Screamer in un VST.
Più o meno.

Chiede a una AI se sa cos'è un Tube Screamer: questa glielo programma in VST

ChatGPT è un software specializzato nella conversazione con utenti umani mediante protocolli di machine learning e intelligenza artificiale. Ha già colpito (e a volte spaventato) per il realismo con cui si interfaccia alle richieste degli interlocutori, sfoggiando un talento nella creazione di contenuti tanto da lasciare immaginare che un giorno potrebbe sostituire giornalisti, scrittori e autori. A seguito dell’esperimento condotto dallo youtuber Burned Guitarist, pare che ChatGPT sia sulla buona strada anche nel linguaggio che più gli appartiene: quello di programmazione software.



Tutto nasce in una semplice finestra di chat in cui l’utente, dapprima, chiede alla macchina se sa cosa sia un Tube Screamer. La risposta è enciclopedica e, per un computer con accesso a internet, non stupisce. La cosa si fa curiosa quando ChatGPT si vede avanzare la richiesta di compilare un codice di programmazione per trasformare il famoso overdrive in un VST.
Una sfilza di stringhe in C++ compare sullo schermo, seguita da una seconda versione più approfondita e accurata, poi suggerimenti su come impostarlo in un framework apposito.
L’intelligenza artificiale procede passo dopo passo, in completa autonomia sulle sole gentili richieste dell’utente. Alla fine il codice viene “confezionato” e il primo overdrive generato interamente da un’intelligenza artificiale è pronto a far sentire la sua voce.

Più del ruggito di un crunch, sembra di sentire il trombone di un vecchio cartone animato (ua-ua…): il primo test non è entusiasmante.
Qualche richiesta più specifica permette di rendere il suono più piacevole all’orecchio, viene persino ricreata un’interfaccia basilare ispirata al pedale Ibanez.
Nella sua ultima versione, il VST smussa parte della sua frizzantezza, si sbarazza dei glitch che sembravano fare il verso a un ring modulator e di sicuro non suona come un TS9, ma come un vecchio fuzz dal tono gonfio e dal gain contenuto sì.
D’altra parte, le uniche informazioni su cui l’intelligenza artificiale si è basata per creare l’effetto è una descrizione generica di “un circuito che distorce il suono della chitarra, che aggiunge sustain e ha un suono caldo” che, diciamolo, vuol dire un po’ tutto e niente.

È impressionante comunque come un’intelligenza artificiale sia riuscita a raggiungere un risultato simile solo basandosi sulle richieste scritte di un utente e su qualche descrizione trovata online del suono di riferimento, senza avere alcun input “reale” in merito né clip audio a cui rifarsi.

Certamente basterebbe qualche riferimento in più, forse un po’ di pazienza o delle specifiche tecniche approfondite per tirare fuori qualcosa di completamente diverso. Pensate cosa potrebbe fare un sistema simile se avesse a disposizione gli schemi elettronici di Leo Fender o degli amplificatori di Jim Marshall, se il suo interlocutore fosse lo stesso creatore del Tube Screamer Susumu Tamura.
Le interazioni uomo-macchina si fanno sempre più approfondite e stimolanti, e le potenzialità delle intelligenze artificiali crescono ogni giorno, lasciando intendere che il prossimo futuro avrà in serbo rivelazioni sorprendenti. O raggelanti, dipende dai punti di vista.
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