Pittori e illustratori sono stati i primi a rizzare le antenne: le intelligenze artificiali rischiano di rimpiazzare figure che hanno lavorato sodo per costruire la propria professione fino a rubare agli uomini ciò che li rende unici, come l’arte. Un proclama simile può sembrare catastrofista, ma è sotto gli occhi di tutti come una semplice app possa oggi generare disegni, scrivere testi, persino produrre musica con risultati sempre migliori. Tutto ciò è stimolante ma, è inevitabile, si teme possa ridurre il lavoro che solo poco tempo fa si sarebbe commissionato necessariamente a persone in carne e ossa. Magari i risultati non ottimali spingono chi desidera un lavoro ben fatto a rivolgersi a un professionista, ma sarà sempre così?
Le tecnologie spaventano e affascinano ogni giorno di più.
Qualche tempo fa, la celebre ChatGPT ha progettato un Tube Screamer in versione software. Il risultato poco credibile ha fatto sorridere i più, ma è impressionante ciò che l’intelligenza artificiale è riuscita a ottenere semplicemente basandosi sulle informazioni e le descrizioni trovate in rete. Se si lavora a un’intelligenza più mirata, nata con un preciso scopo, l’esito cambia profondamente: si pensi a IK Multimedia Tonex, un ecosistema creato ad hoc per virtualizzare strumentazione reale, con una resa talvolta impressionante.
Si tratta del tipico “utilizzo virtuoso del mezzo”. Il programmatore di VST diventa un tecnico progettista di AI e a guadagnarci c’è l’utente finale. Non è lo stesso, qualcuno potrebbe obiettare, quando si tira in ballo l’arte pura e semplice. Quando si fanno quadri, si creano video, si fa cantare “Thriller” di Michael Jackson a Freddy Mercury.
Video del genere diventano sempre più diffusi sul web, esperimenti assai interessanti, per lo più davvero credibili, come quello di un Frank Sinatra che fa una cover di “Video Games” di Lana Del Rey, apparentemente con tutti i vibrati, gli intercalari e - perché no - i cliché del suo personaggio messi al posto giusto.
Qui il desiderio dei fan di continuare ad ascoltare la voce dei propri beniamini è evidente. Un po’ morboso forse, ma tutto sommato condivisibile. È ancora aperta la ferita della scomparsa di Chester Bennington, e la versione di ”My Immortal” cantata da una intelligenza artificiale con la sua voce e il suo stile potrà avere qualche sbavatura stilistica, ma fa venire i brividi.
Dinnanzi a prodotti simili si può parlare di semplice interesse scientifico, magari anche di nostalgia. Volendo malignare, si realizza che le mosse commerciali sono dietro l’angolo.
Qui si va oltre la pubblicazione di brani e album postumi, oltre l’impiego di ologrammi per trascinare gli artisti sul palco anche dopo la loro morte. Qui si vanno a creare contenuti musicali inediti sfruttando il timbro e lo stile di un musicista che non c’è più.
Viene da chiedersi se un prodotto simile abbia davvero un valore artistico, se sia onesto nei confronti dell’utilizzatore finale e, non da meno, quanto rispetti la memoria di un cantante che di certo non ha avuto modo di prestare il proprio consenso all’operazione.
Ma la tecnologia avanza veloce e c’è da giurarci che non è questo il traguardo. In un futuro non troppo lontano è facile immaginare che si arriverà a creare persino artisti che non esistono nella realtà: qualcuno, seppure molto sintetico, c’è già… ovviamente in Giappone. Ma un giorno saranno del tutto credibili all’orecchio, generati dalla fusione degli aspetti prediletti nei musicisti più grandi di sempre, oppure persino del tutto nuovi, slegati da ogni altro riferimento.
Forse, proprio come accade oggi in sistemi di dialogo come ChatGPT, basterà chiedere cordialmente a una schermata di creare una nuova canzone per vedersela bella e pronta in pochi minuti. D’altra parte ne sono già in grado da tempo con strumenti come il Compose della DAW Flow Machines.
Sta accadendo in ogni settore. Le intelligenze artificiali rischiano di rimpiazzare sceneggiatori, fotografi, disegnatori, persino intere troupe pubblicitarie, sebbene con risultati ancora acerbi se non addirittura inquietanti.
Andiamo per iperbole e immaginiamo uno step ancora più avanzato: con la profilazione degli utenti sempre più approfondita, tramite i social e qualsiasi altro sistema che oggi coinvolge le tecnologie, in teoria un’intelligenza artificiale potrà un giorno creare musica su misura per ognuno, basandosi sui suoi gusti e interessi. Un mare di musica che nessuno ha pensato né suonato davvero, tutta bellissima, che manderà in estasi chi l’ascolterà perché sarà esattamente ciò che desiderava ascoltare. Intanto i musicisti chissà in che modo si saranno adeguati, semmai lo avranno fatto.
Bello, no?
… No?
Le tecnologie spaventano e affascinano ogni giorno di più.
Qualche tempo fa, la celebre ChatGPT ha progettato un Tube Screamer in versione software. Il risultato poco credibile ha fatto sorridere i più, ma è impressionante ciò che l’intelligenza artificiale è riuscita a ottenere semplicemente basandosi sulle informazioni e le descrizioni trovate in rete. Se si lavora a un’intelligenza più mirata, nata con un preciso scopo, l’esito cambia profondamente: si pensi a IK Multimedia Tonex, un ecosistema creato ad hoc per virtualizzare strumentazione reale, con una resa talvolta impressionante.
Si tratta del tipico “utilizzo virtuoso del mezzo”. Il programmatore di VST diventa un tecnico progettista di AI e a guadagnarci c’è l’utente finale. Non è lo stesso, qualcuno potrebbe obiettare, quando si tira in ballo l’arte pura e semplice. Quando si fanno quadri, si creano video, si fa cantare “Thriller” di Michael Jackson a Freddy Mercury.
Video del genere diventano sempre più diffusi sul web, esperimenti assai interessanti, per lo più davvero credibili, come quello di un Frank Sinatra che fa una cover di “Video Games” di Lana Del Rey, apparentemente con tutti i vibrati, gli intercalari e - perché no - i cliché del suo personaggio messi al posto giusto.
Qui il desiderio dei fan di continuare ad ascoltare la voce dei propri beniamini è evidente. Un po’ morboso forse, ma tutto sommato condivisibile. È ancora aperta la ferita della scomparsa di Chester Bennington, e la versione di ”My Immortal” cantata da una intelligenza artificiale con la sua voce e il suo stile potrà avere qualche sbavatura stilistica, ma fa venire i brividi.
Dinnanzi a prodotti simili si può parlare di semplice interesse scientifico, magari anche di nostalgia. Volendo malignare, si realizza che le mosse commerciali sono dietro l’angolo.
Qui si va oltre la pubblicazione di brani e album postumi, oltre l’impiego di ologrammi per trascinare gli artisti sul palco anche dopo la loro morte. Qui si vanno a creare contenuti musicali inediti sfruttando il timbro e lo stile di un musicista che non c’è più.
Viene da chiedersi se un prodotto simile abbia davvero un valore artistico, se sia onesto nei confronti dell’utilizzatore finale e, non da meno, quanto rispetti la memoria di un cantante che di certo non ha avuto modo di prestare il proprio consenso all’operazione.
Ma la tecnologia avanza veloce e c’è da giurarci che non è questo il traguardo. In un futuro non troppo lontano è facile immaginare che si arriverà a creare persino artisti che non esistono nella realtà: qualcuno, seppure molto sintetico, c’è già… ovviamente in Giappone. Ma un giorno saranno del tutto credibili all’orecchio, generati dalla fusione degli aspetti prediletti nei musicisti più grandi di sempre, oppure persino del tutto nuovi, slegati da ogni altro riferimento.
Forse, proprio come accade oggi in sistemi di dialogo come ChatGPT, basterà chiedere cordialmente a una schermata di creare una nuova canzone per vedersela bella e pronta in pochi minuti. D’altra parte ne sono già in grado da tempo con strumenti come il Compose della DAW Flow Machines.
Sta accadendo in ogni settore. Le intelligenze artificiali rischiano di rimpiazzare sceneggiatori, fotografi, disegnatori, persino intere troupe pubblicitarie, sebbene con risultati ancora acerbi se non addirittura inquietanti.
Andiamo per iperbole e immaginiamo uno step ancora più avanzato: con la profilazione degli utenti sempre più approfondita, tramite i social e qualsiasi altro sistema che oggi coinvolge le tecnologie, in teoria un’intelligenza artificiale potrà un giorno creare musica su misura per ognuno, basandosi sui suoi gusti e interessi. Un mare di musica che nessuno ha pensato né suonato davvero, tutta bellissima, che manderà in estasi chi l’ascolterà perché sarà esattamente ciò che desiderava ascoltare. Intanto i musicisti chissà in che modo si saranno adeguati, semmai lo avranno fatto.
Bello, no?
… No?
1) ma tu ti fidi del modo di operare di coloro che hai citato?
2) non credi che, anche se coloro che hai citato ci metteranno il massimo della loro buona volontà, saranno coloro che avranno cattive intenzioni a trarne il massimo vantaggio? (secondo me sono già lì che si stanno fregando le mani)
Mi fido? Non tanto, ma spero in bene, per un motivo disincantato, avendo avuto la fortuna di operare con persone di grande valore umano e professionale. Però posso dire che tutto sommato il mondo è meno peggiore di come certe volte ce lo dipingiamo, in ogni contesto c’è sempre un po’ di lotta tra il bene e il male, interessi privati contro bene comune. Conosco molti che cercano di fare cose buone, e ci sono anche emeriti speculatori/approfittatori, spesso coalizzati tra loro per interessi convergenti, che pensano solo a trarre il massimo vantaggio dalle circostanze scaricando le conseguenze sulla collettività. Posso dirti che le istituzioni assomigliano un po’ a quella parabola biblica in cui con l’intento di estirpare la zizzania c’è il rischio di eliminare anche il grano e allora le cose vanno pian pianino, anche perché chi sta lì solo per interesse personale tira il freno sulle cose buone. Ma è un processo costante di miglioramento, purtroppo molto più lento e imperfetto di quello che vorremmo. So che a fronte dei danni che tanti possono combinare ce ne sono anche molti che cercano di metterci una pezza. È un lavoro incessante e quotidiano, spesso silenzioso, ma come sempre, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
Un abbraccio.
Qual è la priorità assoluta per il pianeta, e la spravvivenza dell'essere umano? Cessare (o per lo meno ridurre drasticamente) di immettere in atmosfera CO2. Lo dicono i biologi da 30 anni, lo dicono gli astronauti quando guardano la Terra da un punto di vista privilegiato ed esaustivo.
Questa, oggi, è la cosa più importante, e da questa dipendono un mare di condizioni.
Le vedi consapevoli e andare nella giusta direzione le istituzioni?
E per "istituzioni" intendo il cinese, il russo, il turco, l'americano, l'inglese, il brasiliano, gli arabi, gli africani, e anche noi poveri europei... eccetera.
Mi hai fatto paragoni non troppo calzanti, è chiaro non si riuscirà mai a risolvere tutto.
Qui parliamo di gestire dei processi che coinvolgeranno tutta l'umanità (la stanno già coinvolgendo) e se non ci si mette d'accordo, sarà una sciagura.
Già se guardo l'africa, la guerra in atto (le tante guerre in atto), l'asia, l'america latina, e per certi versi anche quella del nord, mi sembra un mondo sciagurato.
Ammesso che siamo nella fase di innesco di un processo di cambiamento epocale e ci sono diversi attori che stanno adottando strategie di posizionamento ciascuno pro domo sua, alcuni senza preoccuparsi troppo del contesto. Sono visibili i frutti delle scelte di ciascuno, soprattutto quando producono effetti clamorosi. A vedere tutto questo dal lato dell’uomo della strada si tende ad avere uno sguardo pessimista perché subire le conseguenze negative quando era possibile fare qualcosa per evitarle è destabilizzante; è l’esempio del semaforo, o dell’alluvione in Emilia Romagna. In ogni caso ciò non vuol dire che il processo di tamponamento delle falle e miglioramento delle criticità si sia fermato, che non ci siano tanti nelle istituzioni e fuori, che lavorano per migliorare le cose, azioni che magari passano sottotraccia, come la foresta che cresce; eppure apportano miglioramenti che impattano positivamente su un contesto in cui capita che neanche ci si accorga del grande lavoro che c’è stato dietro. Dunque, davanti al momento attuale non mi sento particolarmente tranquillo perché mi rendo conto che siamo in una fase dove è necessaria la massima vigilanza, e forse inevitabilmente qualche frittata verrà fatta, ma sono fiducioso che nel lungo periodo le prospettive saranno migliorative, senza per questo illudermi che si risolvano del tutto le criticià. Abbiamo spaccato l’atomo e questo ha portato grandissimo progresso all’unanimità, certo ci ha portato pure le bombe atomiche, per le quali la nostra guardia è altissima. Mutatis mutandis mi aspetto qualcosa di simile con le AI. La storia non si ripete ma esiste una sorta di ciclicità nelle vicissitudini umane; dal dopoguerra abbiamo avuto un periodo piuttosto tranquillo, oggi invece attraversiamo un contesto storico in cui da un lato è al crepiscolo l’egemonia delle energie fossili, l’asse del mondo s’è spostato più a est, la digitalizzazione è la nuova frontiera della competitività e il clima ha detto che se non cambiamo presto approccio la sconteremo in modi del tutto inattesi. È pressoché nelle cose che in questo contesto l’instabilità si manifesti un po’ ovunque, come gli esempi che hai citato. Siamo sulla giostra, il processo non può essere arrestato ma possiamo tentare di governare quello che abbiamo per riportarlo su binari più tranquilli (pur con le nostre istituzioni nazionali e internazionali un po’ stanche e datate). Non abbiamo soluzioni magiche per migliorare le cose di botto, solo la politica dei piccoli passi, ma confido che siano costanti e ben ponderati, e nel tempo produrranno buone fondamenta. In questo io tendo a dare una certa fiducia al genere umano, anche se qualche volta apriamo gli occhi solo a un passo dal baratro.
Probabilmente non sarò stato sintetico —come al solito— e forse sarò stato anche un po’ noioso, ma spero almeno di essermi spiegato meglio.
Un abbraccio.
Configurare scenari distopici quindi è utilissimo per considerare rischi e pericoli. In fondo già è in atto un processo di riflessione e revisione; confido che l’essere umano abbia le risorse per trovare le soluzioni, e del resto non sarebbe accettabile l’alternativa di subire passivamente.
Ora queste sono mie personali considerazioni di carattere sociale, spero di non essere frainteso e interpretato come complottista. Un caro saluto
Ciao
Al di là di questi scenari uto/distopici, l'AI in quest'epoca storica (cioè in questi mesi visti i rapidissimi progressi della tecnologia) è ancora un ottimo supporto per il creativo, in quanto può fornire una base sulla quale condensare le prime idee, che poi andranno necessariamente ottimizzate da un professionista (che molto probabilmente utilizzèra pure lui l'AI nel suo lavoro). Tutto questo è ancora molto artigianale perchè il lavoro di impostazione e di selezione è fondamentale. La macchina è in grado di recepire ed interpretarci a seconda di come la “istruiamo”, ed è uno strumento come lo sono altri, non molto più dell' LFO di un pedalino.
Poi, non mi sembra "uno strumento come lo sono altri", un conto è riprodurre in simulazione uno strumento musicale, un altro conto è riprodurre in simulazione una voce umana, un'intelligenza, un pensiero, eccetera eccetera.
C'è una bella differenza.
Ciao
In chiusura mi sia permessa una battuta: Vasco Rossi sta facendo da 30 anni le stesse due canzoni (una ballad ed una "rock"), si dice anche scritte da ghost writer musicali che vengono scelti apposta per comporre "alla Vasco", cosa cambia se a farlo è un computer?
Ciao
Ciao
L'AI è un "salto di qualità" parificabile alla differenza tra l'uomo e la scimmia: la macchina non si limita più a seguire istruzioni per ordinare o elaborare dati forniti dall'esterno (come, finora, siamo stati abituati a trattare il PC, il "cretino velocissimo"), ma partendo da un DB di dimensioni inimmaginabili (e comunque superiore a quello accumulabile da qualsiasi consesso umano) crea da sé dati nuovi e sempre da sé stabilisce il modo migliore di usarli.
E' evidente che l'impatto sulla società, da qui a dieci anni, sarà esplosivo; dovremo cambiare il nostro approccio a molte modalità di vita che non saranno limitate all'ambiente del lavoro.
L'aspetto artistico della creatività è tutto da capire, nel senso che noi abbiamo sempre legato la "creatività" alla sensibilità, al sentimento, e alle capacità e modalità espressive. Tutti sanno dire "Ti amo", ma "Odi et amo" di Catullo è unica e irripetibile; a naso, la "macchina", la AI, per quanto perfezionata e potente, difficilmente potrà innamorarsi, odiare qualcuno o sentire l'odore del muschio bagnato in una mattina valdostana. Quindi la creatività resterà (almeno, per quanto ne so io), una caratteristica tutta umana.
Solo che, oltre che "l'artista", c'è, dall'altra parte, il fruitore. Ora, non voglio aprire polemiche inutili, però è evidente che tra Neil Young e Justin Bieber c'è una bella differenza, in termini di "creatività"; e però il fruitore di Justin Bieber non se ne rende conto. Può la macchina AI replicare, clonare Justin Bieber in un prodotto "nuovo"? A occhio, direi di si: molta parte della musica commerciale ripete moduli e combinazioni sonore già usate migliaia di volte, assemblandole in forme apparentemente diverse, ma che di fatto non hanno nulla di "creativo". Per un'AI "comporre" un tormentone estivo presenta la stessa difficoltà che avrebbe un ingegnere a recitare la tabellina del due. Considerato l'attuale approccio alla distribuzione della musica, è evidente che "l'artista" umano, che ha qualcosa da dire, difficilmente riuscirà a emergere tra le centinaia di migliaia di aspiranti divi che, con l'aiuto dell'AI, emetteranno potenziali hits usa-e-getta da buttare in pasto al mercato.
Tutto questo, poi, immaginando un accesso all'AI abbastanza libero e aperto; se però immaginiamo che a "detenere" le potenzialità dell'AI sarà un numero ristretto e limitato di industrie / aziende / personaggi / nazioni, beh, le previsioni potrebbero essere addirittura peggiori...