In USA stanno comparendo sugli scaffali proprio in queste ore, mentre per l’Europa ci sarà da attendere fino ad aprile 2024, ma gli amplificatori Gibson sono ufficialmente pronti per la grande distribuzione. I primi due modelli, due combo da 7 e 12 watt, ripercorrono la tradizione anni ’60 strizzando l’occhio alla produzione americana d’epoca.
Coi nomi di Falcon 5 e Falcon 20 presi in prestito dai loro illustri predecessori, Gibson li svela entrambi in un assaggio della durata di un minuto.
Più piccolo e maneggevole, il Falcon 5 sfrutta un finale in classe A con una sola valvola 6V6 per sprigionare 7 watt di potenza che possono scendere fino a 3, con una proiezione ideale per una sala prove, per lo studio di registrazione ma anche per una piccola esibizione laddove la preferenza sia per un suono ben carico e ai limiti del crunch. In casa, il riduttore permette di sfruttare sfumature anche a livelli più contenuti, e la presenza sonora tipica dell’altoparlante da 10 pollici è garantita dalla collaborazione riaccesa con Jensen, partner storico dei valvolari Gibson prodotti nella metà del secolo scorso.
Fedele alla propria storia, il modello tiene regolazioni e funzioni sul semplice, con la struttura di un canale singolo e un riverbero valvolare a bordo.
Il Falcon 20 porta le valvole 6V6 a due e opta per un altoparlante Jensen da 12 pollici. Il riduttore di potenza è presente anche qui e, dai 12 watt complessivi, permette di scalare fino a 5 o 1 watt. Per lui, oltre al riverbero, è presente anche un tremolo a valvole.
A dispetto del wattaggio ancora contenuto, il Falcon 20 affronta concerti con presenza sonora e intelligibilità, racchiudendo il timbro tipico della scuola USA anni ’60, caldo e cristallino sui puliti ma capace di diventare graffiante quando si spinge il gain.
La produzione americana alla base dei due modelli, made in Petaluma, svela il compimento di un piano avviato nel 2021 con l’acquisizione di Mesa Boogie da parte di Gibson. Lo storico sodalizio con Marshall aveva già dovuto fare i conti allora con un nuovo partner, e adesso che la produzione torna interamente in casa si nota un deciso desiderio di ammiccare anche all’altro emisfero del sound valvolare, con un’evoluzione da seguire con interesse.
Coi nomi di Falcon 5 e Falcon 20 presi in prestito dai loro illustri predecessori, Gibson li svela entrambi in un assaggio della durata di un minuto.
Più piccolo e maneggevole, il Falcon 5 sfrutta un finale in classe A con una sola valvola 6V6 per sprigionare 7 watt di potenza che possono scendere fino a 3, con una proiezione ideale per una sala prove, per lo studio di registrazione ma anche per una piccola esibizione laddove la preferenza sia per un suono ben carico e ai limiti del crunch. In casa, il riduttore permette di sfruttare sfumature anche a livelli più contenuti, e la presenza sonora tipica dell’altoparlante da 10 pollici è garantita dalla collaborazione riaccesa con Jensen, partner storico dei valvolari Gibson prodotti nella metà del secolo scorso.
Fedele alla propria storia, il modello tiene regolazioni e funzioni sul semplice, con la struttura di un canale singolo e un riverbero valvolare a bordo.
Il Falcon 20 porta le valvole 6V6 a due e opta per un altoparlante Jensen da 12 pollici. Il riduttore di potenza è presente anche qui e, dai 12 watt complessivi, permette di scalare fino a 5 o 1 watt. Per lui, oltre al riverbero, è presente anche un tremolo a valvole.
A dispetto del wattaggio ancora contenuto, il Falcon 20 affronta concerti con presenza sonora e intelligibilità, racchiudendo il timbro tipico della scuola USA anni ’60, caldo e cristallino sui puliti ma capace di diventare graffiante quando si spinge il gain.
La produzione americana alla base dei due modelli, made in Petaluma, svela il compimento di un piano avviato nel 2021 con l’acquisizione di Mesa Boogie da parte di Gibson. Lo storico sodalizio con Marshall aveva già dovuto fare i conti allora con un nuovo partner, e adesso che la produzione torna interamente in casa si nota un deciso desiderio di ammiccare anche all’altro emisfero del sound valvolare, con un’evoluzione da seguire con interesse.
Ma 1800 per il 7W mi pare abbastanza folle...
L’amplificatore di per sé è diventato di fatto un oggetto opzionale: tra emulatori, modeler, sw di simulazione, si può tranquillamente suonare in casa, in studio o live senza amplificatore con risultati eccellenti in termini di resa sonora.
Amplificatori di questo tipo sono per impallinati nostalgici come me che si innamorano dell’oggetto.
Diciamo poi che Gibson produce strumenti che si posizionano nella fascia alta del mercato: produrre un amplificatore di lignaggio è coerente con il resto del catalogo.
E poi Gibson è ingabbiata in questo contesto dove deve necessariamente produrre strumenti “classici”. Ogni innovazione è stata brutalmente stroncata dal mercato (camere tonali, accordatore automatico, ecc. Il chitarrista è un animale tradizionalista).
Un oggetto del genere credo lo si prenda per gustarsi appieno l’esperienza dell’ “amp in a room”, per soddisfare quel piacere edonistico di sentire il “suono vero”, di avere una connessione diretta con la “fisica del suono”, di sentire le valvole increspare sempre di più il suono all’incedere della pressione del plettro sulle corde. Dal vivo ed in studio oramai sappiamo che il vero maestro è il fonico, il quale può tirare fuori un suono meraviglioso da una scatoletta di ampli, oppure una ciofeca da un Dumble. E’ proprio un feel personale.
Si, sono tanti tanti soldi, però la fascia di mercato è quella.
Io personalmente non sento questo forte richiamo verso il marchio Gibson per quanto riguarda gli amplificatori. Sarà anche per i miei ascolti ma Soldano, Mesa Boogie vecchia scuola, Two Rocks, hanno un altro appeal nei miei confronti.
Quasi sicuramente questi ampli saranno validissimi (non possono non esserlo) e sono un investimento sicuro. Tra qualche anno ci ritroveremo su questo forum a dire “Eh sì, i Gibson del 2024 suonavano davvero bene, non come quelli che fanno adesso, però oramai hanno raggiunto prezzi stellari!”.
Come dice però @jack182, anche io faccio altro nella vita. Avranno ragione loro ;-)
L'ampli rimane fondamentale in diverse occasioni, ad esempio ogni volta che siamo in presenza di mixer e casse poco performanti (stessa cosa per tutte le volte che sul palco ci capita un monitor non di ottimo livello), oppure quando l'impianto proprio non c'è. A volte suono con un quartetto jazz, le casse proprio non ci sono perché si suona in acustico. Che me ne faccio dell'Helix? Dovrei comprare una FRFR, faccio prima e meglio a portarmi l'ampli.
Ancora, il digitale è una via "comoda" in tutti i sensi, sia per quanto riguarda la trasportabilità che per quanto riguarda il suono in sé, ma non dimentichiamoci che tutti i chitarristi che ascoltiamo hanno sempre lavorato con gli ampli e non vedo perché l'avvento del digitale dovrebbe stravolgere questa tendenza.
Dipende tanto da cosa si suona: io ho usato diversi sistemi digitali, anche di fascia alta e per mesi, suonavano bene (in registrazione anche benissimo), ma la risposta era diversa. Si, sono abituato all'amp in the room, e ogni volta che accendo l'ampli a due metri da me mi dico che non c'è storia. Si, In registrazione è indistinguibile. Ma quando suono, personalmente la differenza la sento.
Tu scrivi "Dal vivo ed in studio oramai sappiamo che il vero maestro è il fonico, il quale può tirare fuori un suono meraviglioso da una scatoletta di ampli, oppure una ciofeca da un Dumble".
E' lo stesso con il digitale. Un bravo fonico ottiene un gran suono da uno zoom da 100 euro, un fonico capra ottiene un suono orrendo da un Kemper. Nel frattempo tu come suoni meglio? Se cerchi la risposta "fisica" di valvole e cono c'è poca storia.
Ampli del genere hanno ancora senso, secondo me. Io non riuscirei a farne a meno, pur se spesso vado a suonare e uso il digitale. A volte è pure più indicato il digitale, ma non sempre. Il mio stesso fonico, persona innamorata del suono, quando sente il mio fender deluxe reverb (un ampli che per la verità io non amo del tutto) mi dice sempre "butta tutto il resto".
In primo luogo perché, come dici anche tu, non sai mai con che impianto ti trovi a dover lavorare. Diffusori buoni / scadenti, spia presente / assente / presente ma così pessima che è meglio spegnerla, ecc. Ho il mio ampli e, male che vada (problemi di microfonazione, diffusori scadenti, ecc,), gli do di volume e tanti saluti.
In secondo luogo perchè … ragazzi, a me piace ;-) La fatica me la faccio io a caricare/scaricare/posizionare/collegare, ma lasciatemi il piacere di godere della risposta che voglio sotto le dita. Certo il Soldano non riesco a portarlo su tutti i palchi, però anche nei contesti più piccini voglio la mia scatoletta urlante, scelta con passione e sentimento.
Oddio... ad oggi, tutti i chitarristi che seguo e che amo usano amplificatori valvolari. Non me ne viene in mente uno che sia passato al digitale.
Tra l'altro, l'avevo già fatto notare in un post tempo fa, il mercato degli ampli valvolari credo non sia mai stato così ampio e florido come ora in tutta la storia della chitarra elettrica.
C’è da dire però che, sotto sotto, i suoni che tiriamo fuori (o che io riesco a tirare fuori) si rifanno sempre ai grandi classici. Oggi è possibile avere tante rivisitazioni e tante sfumature di quella decina di suoni iconici che abbiamo sentito nei dischi degli artisti più celebrati.
I grandi bluesman e gli idoli del rock vanno duri e puri ancora con l’analogico. Onore al merito.
Molti altri, partendo da Guthrie Govan, passando per i Megadeth, hanno sposato la via della comodità digitale.
Sul boutique non mi sperticherei: l'articolo indica chiaramente che si tratta di ampli per la "grande distribuzione" che, per definizione non è il target dell'artigianato, ma della produzione industriale. A mio parere si potrà trattare di un buon ampli, il cui prezzo (come per le chitarre Gibson) è determinato più dal marchio e dall'hype che non dall'effettiva qualità.
Ciao
Meno male che costano una fucilata ma è proprio il suono (o meglio, uno dei suoni) che mi piace avere.
Belli e carissimi, pazienza, al momento voglio investire (nel mio benessere psichico) altrove.
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Anche Lukater aveva fatto una roba del genere tempo fa...
Quasi quasi mi dispiace non avere un vicino disturbatore da pettinare in questo modo,